Stati Uniti, 1979. E' un abile pilota della TWA, uno dei più giovani al comando di un 707, lo scaltro aviatore Barry Seal (Tom Cruise).
Però, il suo desiderio di «integrare» lo stipendio con il contrabbando, lo fa «attenzionare» dalla CIA che lo recluta come proprio operativo, ma in incognito.
Il suo compito è scattare fotografie in volo, in zone pericolose, per spiare le attività dei guerriglieri sandinisti in Nicaragua.
Attività che lo porta anche ad entrare in contatto con quello che sarà il Generale Noriega a Panama e con il sanguinario cartello di Medellin e, in particolare, con Pablo Escobar, con il quale diventa amico e complice.
In pratica, mentre serve il suo paese, l'ex pilota di linea, riesce, grazie alla sua abilità, a diventare trafficante di armi (sempre per il Governo, ma non solo), corriere della droga (ma arruolato anche dalla DEA), a gestire una compagnia aerea, a incassare vagonate di dollari (denaro contante nascosto nei posti più assurdi).
Un simpatico imbroglione (così viene mostrato sullo schermo), assetato di ricchezza, pronto a fare il doppio e triplo gioco pur di cavarsi dai guai. Come è andata a finire, lo scoprirete arrivando alla fine del film, se non volete informarvi prima in Rete.
Indubbiamente, BARRY SEAL - UNA STORIA AMERICANA, basato sulla storia vera dell'omonimo pilota truffaldino, conquista. Il tono volutamente ironico di una vicenda, ricordiamolo, criminale, è scelta rischiosa.
Però, non è un documentario e certamente la strada percorsa dagli sceneggiatori e dal regista Doug Liman (EDGE OF TOMORROW) ha il pregio di non far cadere mai il ritmo, raccontando brillantemente vicende non edificanti.
Accanto a Tom Cruise, noto per indimenticabili interpretazioni di personaggi rimasti nel cuore degli spettatori e nella storia del cinema, partendo da quel tenente Pete "Maverick" Mitchell di TOP GUN, c'è la biondissima Sarah Wright, che interpreta sua moglie.
"IL CINEMA E' IL MODO PIU' DIRETTO PER ENTRARE IN COMPETIZIONE CON DIO"
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OBLIVION
Terra, 2077. Il nostro povero pianeta ha dovuto subire l'ennesima invasione aliena, avvenuta sessant'anni prima.Tranquilli, abbiamo vinto, ma a che prezzo. Si è dovuto, infatti, scatenare l'arma nucleare per trionfare sull'invasore ma questo ha reso irriconoscibile la Terra. E apparentemente invivibile, una prateria di desolazione.
Tanto che i terrestri sopravvissuti sono stati spediti su una colonia lunare.
Tranne Jack Harper (Tom Cruise), una sorta di militare-vigilante-operaio che deve vigilare sulle estrazioni di risorse vitali per gli umani, messe spesso a rischio dagli Scavs (gli alieni).
Su di lui vigila la bella Victoria (Andrea Risebourough), con la quale divide l'appartamento (e il letto) posto in una torre di un architettura avveniristica quanto essenziale che si trova a 3500 piedi di altezza. Un bel vivere, soprattutto di notte.
Di giorno, tra paesaggi sterminati pieni di nulla, Jack, pilota temerario ed abilissimo, vola a bordo della sua Bubble Ship, una navicella, metà elicottero, metà jet, che permette all'uomo di spostarsi nei cieli.
Fino ad un bel giorno, quando ormai rimangono solo due settimane di servizio prima che anche loro due evacuino per trovare riparo su Titano, nel quale Jack si imbatte nella straniera Julia Rusakova (Olga Kurylenko), piombata sulla sua strada dopo lo schianto di una navicella precipitata davanti ai suoi occhi.
Sorpresa: è la donna che misteriosamente fa capolino nei suoi sogni con immagini legate all'ormai irriconoscibile Empire State Building.
Come se non bastasse a confondergli le idee, Jack scopre che sulla martoriata Terra non erano rimasti solo loro tre ma anche un eroico manipolo di sopravvissuti straccioni guidati da Malcolm Beech (Morgan Freeman).
E se le cose fossero diverse da come le aveva conosciute fino adesso?
OBLIVION è un inquietante e visivamente spattacolare film di fantascienza post apocalittica con cui il regista Joseph Kosinski (lo stesso del noioso TRON:LEGACY) ci porta sulle tracce dell'apocalisse disegnando un mondo tanto indesiderabile quanto seducente.
I suoi scenari vasti e incredibili e le sue visioni rivoluzionarie ma dalla cifra stilistica patinata non avrebbero però l'efficacia che hanno se non vi fosse un protagonista assoluto ad abitarli: Tom Cruise, che rende credibile lo smarrimento psicologico del suo personaggio, confermando la raggiunta maturità di attore.
Forse poco originale ma accattivante.
Da vedere.
TROPIC THUNDER
Hollywood. L'arrogante produttore Les Grosman (Tom Cruise) è sicuro: sarà un grande film quello che ambienterò nella giungla vietnamita.
Ecco il cast: Tugg Speedman (Ben Stiller), eroe di pellicole alla Rambo; il cocainomane, instancabile scoreggione Jeff Portnoy (Jack Black); il rapper Alpha Cino e con la faccia rifatta dal chirurgo, il fanatico dell'Actor's Studio Kirk Lazarus (Robert Downey Jr.).
Poi i continui capricci dei quattro divi e una vera mina che fa saltare in aria il set convincono il regista Damien Cockburn ad accogliere la proposta del soggettista Quattrofoglie Taback (Nick Nolte), che malgrado un libro di successo, la giungla non l'aveva mai vista.
E la finta guerra si trasforma in vera guerriglia contro i narcotrafficanti.
TROPIC THUNDER scritta, diretta e interpretata da Ben Stiller, è una rumorosa, efficace e sboccatissima parodia del genere bellico, che mette alla berlina soprattutto lo star system hollywoodiano (che comunque non credo abbia tremato granchè), il tutto contornato da un cast di stelle.
Da dire che lo scatenato Ben sbeffeggia senza freni classici come APOCALYPSE NOW e IL CACCIATORE, allungando il brodo con rumori e battute pierinesche.
Gran colonna sonora 70es che rievoca gli anni del vero conflitto del Vietnam.
Strepitosa la trovata dell'attore stanislavskiano che cambia colore della pelle per interpretare un nero, con gran merito a Downey Jr. che fa un ottimo lavoro.
Ecco il cast: Tugg Speedman (Ben Stiller), eroe di pellicole alla Rambo; il cocainomane, instancabile scoreggione Jeff Portnoy (Jack Black); il rapper Alpha Cino e con la faccia rifatta dal chirurgo, il fanatico dell'Actor's Studio Kirk Lazarus (Robert Downey Jr.).
Poi i continui capricci dei quattro divi e una vera mina che fa saltare in aria il set convincono il regista Damien Cockburn ad accogliere la proposta del soggettista Quattrofoglie Taback (Nick Nolte), che malgrado un libro di successo, la giungla non l'aveva mai vista.
E la finta guerra si trasforma in vera guerriglia contro i narcotrafficanti.
TROPIC THUNDER scritta, diretta e interpretata da Ben Stiller, è una rumorosa, efficace e sboccatissima parodia del genere bellico, che mette alla berlina soprattutto lo star system hollywoodiano (che comunque non credo abbia tremato granchè), il tutto contornato da un cast di stelle.
Da dire che lo scatenato Ben sbeffeggia senza freni classici come APOCALYPSE NOW e IL CACCIATORE, allungando il brodo con rumori e battute pierinesche.
Gran colonna sonora 70es che rievoca gli anni del vero conflitto del Vietnam.
Strepitosa la trovata dell'attore stanislavskiano che cambia colore della pelle per interpretare un nero, con gran merito a Downey Jr. che fa un ottimo lavoro.
EDGE OF TOMORROW - SENZA DOMANI
Terra, in un futuro prossimo. Il maggiore William Cage (Tom Cruise) è l'ufficiale che si occupa dell'ufficio stampa dell'esercito mondiale impegnato nella più grande guerra mai sostenuta dall'umanità, quella contro gli alieni che hanno invaso la Terra infischiandosene della crisi.
La loro razza è quella dei Mimics, hanno ucciso milioni di esseri umani e nulla sembra fermarli.
Reticente a misurarsi sul campo di battaglia quando viene inviato sul fronte dal generale rifiuta l'incarico e per questo viene ammanettato e spedito senza tanti complimenti lo stesso a combattere come disertore, proprio nel giorno della gigantesca offensiva (una sorte di sbarco in Normandia in versione aliena nda) progettata dall'umanità.
Lui che non ha mai partecipato neppure a un giorno di combattimento.
Totalmente incapace di manovrare l'esoscheletro con il quale si combatte, non fa in tempo a scendere dall'aereo che viene ucciso dagli alieni. Per sua fortuna, però, qualche istante prima , aveva fatto fuori un Mimic raro il cui sangue, ricoprendolo, gli aveva trasmesso un potere unico: quello di resettare la giornata appena trascorsa per risvegliarsi esattamente nella stessa posizione e nell'identico momento della stessa mattina.
Racchiuso in un loop temporale e condannato a ripetere sempre gli stessi eventi.
Con il continuo ripetere comincia a conoscere bene le mosse del nemico, diventa sempre più abile nell'affrontarlo, dimostrando un'abilità in battaglia che cattura l'attenzione della combattente delle Forze Speciali Rita Vrataski (Emily Blunt), che condivide, con lui, un comune segreto.
La ripetizione di ogni battaglia li farà avvicinare sempre di più alla soluzione per annientare il nemico.
Basterà?
EDGE OF TOMORROW - SENZA DOMANI, diretto da Doug Liman, è un felice e gradevole incontro tra la dinamica narrativa di RICOMINCIO DA CAPO, la spassosa commedia dove Bill Murray riviveva all'infinito lo stesso "Giorno della Marmotta", un film di fantascienza alla STARSHIP TROOPERS - FANTERIA DELLO SPAZIO e lo scopiazzamento delle situazioni tipiche del mondo dei videogames sparatutto (le vite infinite e il reset).
EDGE OF TOMORROW - SENZA DOMANI, diretto da Doug Liman, è un felice e gradevole incontro tra la dinamica narrativa di RICOMINCIO DA CAPO, la spassosa commedia dove Bill Murray riviveva all'infinito lo stesso "Giorno della Marmotta", un film di fantascienza alla STARSHIP TROOPERS - FANTERIA DELLO SPAZIO e lo scopiazzamento delle situazioni tipiche del mondo dei videogames sparatutto (le vite infinite e il reset).
Ah! dimenticavo lo sbarco del soldato Tom.
Aggiungete dialoghi azzeccati (dovuti alla particolarità della trama), l'alchimia tra i due protagonisti, i tentativi di dare una spiegazione logica (pur nell'ambito della fantascienza) agli avvenimenti sullo schermo, qualche colpo di scena riuscito e a un finale non così scontato, e avrete un perfetto Blockbuster che ha il grande pregio di non annoiare.
Aggiungete dialoghi azzeccati (dovuti alla particolarità della trama), l'alchimia tra i due protagonisti, i tentativi di dare una spiegazione logica (pur nell'ambito della fantascienza) agli avvenimenti sullo schermo, qualche colpo di scena riuscito e a un finale non così scontato, e avrete un perfetto Blockbuster che ha il grande pregio di non annoiare.
COCKTAIL
New York. Il giovane e ambizioso proletario Brian Flanagan (Tom Cruise) di giorno studia i segreti della finanza e, mentre sogna una strepitosa carriera con contorno di montagne di dollari, alla sera lavora di shaker dispensando alcol in un bar.Il localino è quello del cinico Doug Coughlin (Bryan Brown), mezzo birbante e mezzo filosofo.
Il ragazzotto diventa cosi bravo con i cocktail, ed è anche piacente, che le signore impellicciate della Manhattan bene fanno la fila.
Una delusione amorosa con una mantide pronta a saltare dal suo letto a quello dell'amico, lo convince a trasferirsi in Giamaica, dove scoppia il colpo di fulmine per la graziosa Jordan Mooney (Elisabeth Shue).
Ma anche tra le palme caraibiche si annidano le vampire del sesso.
COCKTAIL, prodotto, scritto e girato in funzione del divo nascente Tom Cruise (idolo delle teenager di tutto il globo dell'epoca nda), è una commedia per ragazzi, superficiale e dolciastra che si traveste nell'ennesimo ritratto (ma meno eclatante di altri) del rampantismo americano degli anni '80 stavolta in ambienti finanziari ed "etilici" (bar).
L'opera appare evidentemente centrata sul suo protagonista maschile, un Tom Cruise ancora acerbo che dispensa sorrisi a 32 denti e bevande, saltando come un acrobata e sventolando massime sul successo da Baci Perugina.
Ma le perle filosofiche "da bar" diventano presto stucchevoli e alla fine di COCKTAIL restano impressi solo gli incantevoli scenari giamaicani e una bella colonna sonora.
Elisabeth Shue sempre bella.
La regia inoltre adopera l'abusatissimo stile da spot pubblicitario: tutto liscio, levigato e in confezione regalo.
LEONI PER AGNELLI
Washington. La nota e nevrotica giornalista di lungo corso Janine Roth (Meryl Streep) è ricevuta per un intervista in esclusiva dal palestrato senatore del Partito repubblicano tutto sorrisi-32-denti e fulgida carriera a Westpoint Jasper Irving (Tom Cruise). Il "falco", politico rampante in cerca di prestigio e visibilità da spendere al momento giusto sul tavolo da poker della carriera, intende rivelarle i piani di una nuova offensiva in Afghanistan.
Università della California. Il vecchio professore universitario sessantottino, con tanto di cicatrice "conquistata" sul campo, Stephen Malley (Robert Redford) ha convocato in studio uno dei suoi allievi più promettenti, il giovane e fancazzista Todd, in orrida camicetta stile hawaiano,che sta prendendo la decisione di abbandonare gli studi.
Esterno notte sulle desolate creste montuose d'Afghanistan.
Triste ma onorevole avventura senza lieto fine di due soldati, volontari, a stelle e strisce: Arian, di colore, e Ernest, messicano (Michael Pena), antichi studenti di Malley, intrappolati in territorio nemico per le solite informazioni a cazzo della solita intelligence.
LEONI PER AGNELLI è quasi un film di impianto teatrale che predilige il dialogo sull'azione che pure viene mostrata.
Attraverso il dialogo (tra il senatore che propende per l'azione militare e la giornalista progressista e contemporaneamente tra il maturo professore universitario e il dotato studente) il film prende una chiara posizione anti-bellica, chiaramente non condivisibile visto che i personaggi liberal (quelli con il vizio di sentirsi sempre dalla parte del giusto) sono segnati dalla sindrome della bandiera bianca.
I soli che cercano di darsi da fare o sono opportunisti o sono idioti.
Insomma pensiero debole, malgrado la magistrale prova degli interpreti e la bella sceneggiatura.
Inutile dire che a noi è piaciuto da matti, oltre che i due onorevoli soldati, gli unici capaci di vivere e morire in piedi, il grandioso Tom Cruise, a cui la parte dell'uomo d'azione machista e tutto d'un pezzo riesce alla perfezione.
I soli due autentici leoni sono un nero e un messicano, non fighetti wasp della uptown ma abitanti della downtown freschi di adamantino entusiasmo patriottico.
Fanno la parte dei fessi? Forse, ma sono gli unici che vivono e muoiono in piedi invece che in ginocchio.
JACK REACHER - LA PROVA DECISIVA
Pittsburgh. Sei chirurgici colpi di fucile ed un killer uccide cinque persone, un uomo e quattro donne, apparentemente a caso, sulla banchina di un fiume, mentre conducono la vita di tutti i giorni. Sembra non esserci dubbio, le prove sono schiaccianti e incastrano un ex militare, James Barr, un tiratore addestrato.
Pestato brutalmente durante l'interrogatorio, prima di cadere in coma, il cecchino accusato fa un solo nome: quello dell'ex commilitone Jeack Reacher (Tom Cruise).
La bionda avvocatessa dalla scollatura generosa Helen Rodin (Rosamund Pike), figlia del procuratore capo (Richard Jenkins), non sa come soddisfare la richiesta del suo assistito, visto che Reacher sembra non esistere, ma ecco che è lui stesso a presentarsi.
Ex ufficiale della polizia militare dell'esercito americano, mosso soltanto dagli imperativi morali di giustizia e verità, ci mette poco a capire e la sua teoria è a dir poco spiazzante: il militare è colpevole, ma non di quell'eccidio.
Per trovare il vero omicida, però, l'indagine si ribalta. E se tra le vittime ce ne fosse una uccisa non a caso?
Insomma neanche gli eroi sono quelli di una volta e l'action deve restare al passo con i tempi, con qualche vago richiamo a Jason Bourne e una piccola dose di soprannaturale.
Tutto sommato comunque un film, senza troppo pretendere, godibile e consigliabile.
Merito anche dei tre grandi vecchi che nobilitano il cast: Richard Jenkins, Robert Duvall ed il superbo "cattivo" Werner Herzog: con la faccia che si ritrova non ha neanche bisogno di parlare.
NATO IL QUATTRO LUGLIO
Massapequa, Long Island (Usa) 1964. Il diciottenne Ron Kovic (Tom Cruise), nato il 4 luglio, lascia la sua donna, si arruola nei marines e parte volontario per il Vietnam, credendo fermamente in quello che fa.Una pallottola feroce lo trapassa e si ritrova paralizzato (ed impotente): è qui l'inferno.
Ragazzo mio, non ci servi più, ti rimandiamo a casa.
E dove si nasconde il nemico una volta tornati dal fronte, costretti per il resto della vita su una sedia a rotelle? Ora la sua vita sembra non avere più senso, mentre nessuno dopo il ritorno mostra di apprezzare le sue motivazioni ideali.
LA GUERRA DEI MONDI
New York. L'ex moglie gli ha affidato i ragazzi, il rabbioso adolescente Robbie (Justin Chatwin) e la piccola Rachel (Dakota Fanning) per il week end.
Ma lo scorbutico quanto disorientato (dal logorio della vita moderna, la società che cambia ect. ect.) operaio specializzato in movimentazione container Ray Ferrier (Tom Cruise) non ha il tempo per realizzare : le strade si squarciano, le auto volano via come foglie sbattute dal vento e le case crollano.
Terroristi? Peggio, alieni spremiumani in attesa da decenni.
LA GUERRA DEI MONDI è un travolgente (nella prima parte) kolossal fantascientifico a tinte cupe di Steven Spielberg che assimila l'attacco alieno al fatidico 11 settembre o a Perl Harbour.
Ma lo scorbutico quanto disorientato (dal logorio della vita moderna, la società che cambia ect. ect.) operaio specializzato in movimentazione container Ray Ferrier (Tom Cruise) non ha il tempo per realizzare : le strade si squarciano, le auto volano via come foglie sbattute dal vento e le case crollano.
Terroristi? Peggio, alieni spremiumani in attesa da decenni.
LA GUERRA DEI MONDI è un travolgente (nella prima parte) kolossal fantascientifico a tinte cupe di Steven Spielberg che assimila l'attacco alieno al fatidico 11 settembre o a Perl Harbour.
Tutta robetta emotiva utile per ricompattare lo stato famigliare, riconsegnare il senso della vita, fino a trovare nel proprio inconscio, ormai depurato, l'antidoto per combattere con successo chiunque attenti all'esistenza e all'orgoglio di un popolo.
Scene visivamente di alto livello: la bambina che vede i corpi trascinati dalla corrente del fiume, l'assalto alla macchina, il passaggio a livello.
Convincente Tom Cruise nel ruolo principale. Più leziosa l'isterica Dakota Fanning (da cui gli alieni se ne terrebbero alla larga).
Bravo Tim Robbins, come sempre.
Scene visivamente di alto livello: la bambina che vede i corpi trascinati dalla corrente del fiume, l'assalto alla macchina, il passaggio a livello.
Convincente Tom Cruise nel ruolo principale. Più leziosa l'isterica Dakota Fanning (da cui gli alieni se ne terrebbero alla larga).
Bravo Tim Robbins, come sempre.
COLLATERAL
Los Angeles. Il cordiale tassista notturno Max (Jamie Foxx) ha appena fatto una corsa con Annie (Jada Pinkett Smith), una piacente procuratrice che l'indomani terrà un'importante udienza
per crimini legati alla mafia, quando riceve l'allettante offerta dal nuovo cliente, l'elegante forestiero Vincent (Tom Cruise): per seicento dollari devi portarmi in giro per tutta la notte per cinque tappe.
Max si fa convincere, senza sapere che da quel momento avrebbe iniziato un viaggio allucinante.
Alla prima tappa, pum, sulla macchina ferma sotto un fatiscente palazzo di periferia piove un cadavere.
Si, sono stato io, intima, pistola spianata in volto, lo scomodo passeggero all'autista sconvolto, un vero e proprio commesso viaggiatore della morte.
E via per la nuova esecuzione, ricorda sono cinque, col rude detective Fanning (Mark Ruffalo) che piano piano sta sbrogliando l'intricata matassa.
COLLATERAL di Michael Mann, splendido regista del cinema adrenalinico di classe, è un cupo e violento poliziesco, un lungometraggio, frenetico ed efficace, con continui cambi di ritmo che si svolge, temporalmente, tutto in una notte.
Difficile dire se l'elemento più coinvolgente di questo riuscito action movie sia quello visivo o quello della sceneggiatura.
I primi piani strettissimi, la notte losangelina, il montaggio serrato (spettacolare la scena della discoteca con un incessante e ipnotica musica martellante) e l'uso del digitale che rende le immagini notturne più nitide con un conseguente iperrealismo, il mucchio di morti ammazzati che si fondono con le chiacchiere zeppe di messaggi filosofici tra Vincent e Max.
L'insolito cattivo Tom Cruise (in versione sale e pepe), che spara a raffica e salta come un grillo, e il misurato Jamie Foxx si affrontano a viso aperto, col secondo che ruba la scena al primo.
Max si fa convincere, senza sapere che da quel momento avrebbe iniziato un viaggio allucinante.
Alla prima tappa, pum, sulla macchina ferma sotto un fatiscente palazzo di periferia piove un cadavere.
Si, sono stato io, intima, pistola spianata in volto, lo scomodo passeggero all'autista sconvolto, un vero e proprio commesso viaggiatore della morte.
E via per la nuova esecuzione, ricorda sono cinque, col rude detective Fanning (Mark Ruffalo) che piano piano sta sbrogliando l'intricata matassa.
COLLATERAL di Michael Mann, splendido regista del cinema adrenalinico di classe, è un cupo e violento poliziesco, un lungometraggio, frenetico ed efficace, con continui cambi di ritmo che si svolge, temporalmente, tutto in una notte.
Difficile dire se l'elemento più coinvolgente di questo riuscito action movie sia quello visivo o quello della sceneggiatura.
I primi piani strettissimi, la notte losangelina, il montaggio serrato (spettacolare la scena della discoteca con un incessante e ipnotica musica martellante) e l'uso del digitale che rende le immagini notturne più nitide con un conseguente iperrealismo, il mucchio di morti ammazzati che si fondono con le chiacchiere zeppe di messaggi filosofici tra Vincent e Max.
L'insolito cattivo Tom Cruise (in versione sale e pepe), che spara a raffica e salta come un grillo, e il misurato Jamie Foxx si affrontano a viso aperto, col secondo che ruba la scena al primo.
MISSION IMPOSSIBLE - PROTOCOLLO FANTASMA
Mosca. Implicati loro malgrado in un gravissimo quanto spettacolare attentato terroristico al Cremlino l'agente Ethan Hunt (Tom Cruise) e i suoi collaboratori sono ritenuti, in qualche modo, colpevoli e messi al bando dal governo americano.Il Presidente lancia l'operazione "Protocollo Fantasma".
Così Hunt e il suo manipolo di agenti ufficialmente non agiscono più per conto degli Usa ma tocca a loro, senza alcuna copertura, provare nel non semplice compito di dover fermare chi sta cercando di scatenare una guerra nucleare che potrebbe distruggere il mondo intero, contando sulla mai sopita diffidenza tra russi e yankee.
Non si può parlare di MISSION IMPOSSIBLE - PROTOCOLLO FANTASMA senza passare dal suo assoluto protagonista, un Tom Cruise che probabilmente non si vedeva così in forma da anni (probabilmente dai tempi di COLLATERAL) .
Il suo Ethan Hunt, versione 2012, alla sua quarta missione, pur abbondando in smorfiette è uno spasso, in un film sempre denso di azione, tensione e una buona dose di ironia ed umorismo.
Sembra averci guadagnato con la maturità ed è apprezzabile, pur resistendo ad ogni percossa, vederlo zoppicare dopo un salto o roteare gli occhi, con evidente disappunto, per lamentarsi prima di una missione impossibile. Insomma più umanizzato.
Per quanto riguarda la regia (strepitosa) è ora il turno di Brad Bird che, lasciati i supereroi in cerca di tranquillità de Gli Incredibili (2004) e i fornelli di Ratatouille (2007) e relativi Oscar per l'animazione, affronta attori in carne ed ossa.
Azzeccato il cast di supporto dove spicca , per la bellezza esplosiva, Paula Patton e il personaggio, con una punta di ironia, interpretato da Simon Pegg.
I cattivi? Non mancano e fanno proprio il loro mestiere, come spiega Hunt offrendoci in due battute una lezione di sceneggiatura di genere: "Quando sparano non pensano. Tirano su tutto quello si muove."
INNOCENTI BUGIE
Wichita, Kankas. L'ochetta bionda June Havens (Cameron Diaz) che restaura auto d'epoca, all'aeroporto della cittadina, in attesa di prendere un aereo diretto a Boston, va a sbattere per due volte contro il misterioso e affascinante Roy Miller (Tom Cruise).
I due si ritrovano a bordo dello stesso volo, e mentre la ragazza è in bagno, lui, atletico 007 in incognito, ammazza i pochi passeggeri e anche hostess, steward e i due piloti, che volevano farlo fuori.
Lei, più sbigottita che spaventata, dopo un atterraggio di fortuna in mezzo a un campo di granturco, arriva a casa ed è sequestrata dall'Fbi.
Cosa c'è sotto?
Semplice, si far per dire: tutti, compreso un ricco trafficante d'armi spagnolo, vogliono impadronirsi dello Zefiro, una minuscola batteria capace di produrre energia all'infinito.
Che sconquasso con tutta quella gente alle calcagna della strana coppia in fuga precipitosa per mezzo mondo.
Già, perché lo scalpitante regista James Mangold per questa storia semidivertente sospinge la sua troupe di gran carriera da New York a Salisburgo, dalle Azzorre a Siviglia. Elicottero, treno, auto, moto e aereo (come suddetto con precipitoso atterraggio su un campo di grano), ogni mezzo è buono per alzare la tensione, quasi sempre fittizia, e scatenare la fragorosa colonna sonora.
Quasi dieci anni dopo VANILLA SKY, Cameron Diaz e Tom Cruise si ritrovano.Tom Cruise sfodera muscoli e sorrisi, senza accorgersi di essere ormai bollito. Insomma un viale del tramonto a 300 km l'ora contromano.

Cameron Diaz inalbera moine e smorfiette, ma se non altro in ridottissimo bikini rosso fa ancora la sua figura.
Al contrario del titolo italiano, INNOCENTI BUGIE, l'originale Knight & Day gioca sull'omofonia inglese fra “notte” e “cavaliere”, aprendo un gioco di doppi sensi che vede la statuetta di un cavaliere usata come nascondiglio divenire il pretesto per allestire una caotica sarabanda in giro per il mondo senza sosta, notte e giorno.
Insomma un insieme di film di azione e spionaggio e commedia romantica che ha come evidente e abbastanza dichiarato modello di ispirazione (compreso il titolo italiano che lo richiama apertamente) True Lies, ricordando anche Due nel mirino.
Il tono generale è lo stesso e anche se il film di Mangold è meno riuscito del suo predecessore, rimane il pedale spinto sull'azione, un ritmo elevato e le affascinanti “location” scelte, anche se le roboanti scene d'azione alla lunga stancano.
I due si ritrovano a bordo dello stesso volo, e mentre la ragazza è in bagno, lui, atletico 007 in incognito, ammazza i pochi passeggeri e anche hostess, steward e i due piloti, che volevano farlo fuori.
Lei, più sbigottita che spaventata, dopo un atterraggio di fortuna in mezzo a un campo di granturco, arriva a casa ed è sequestrata dall'Fbi.
Cosa c'è sotto?
Semplice, si far per dire: tutti, compreso un ricco trafficante d'armi spagnolo, vogliono impadronirsi dello Zefiro, una minuscola batteria capace di produrre energia all'infinito.
Che sconquasso con tutta quella gente alle calcagna della strana coppia in fuga precipitosa per mezzo mondo.
Già, perché lo scalpitante regista James Mangold per questa storia semidivertente sospinge la sua troupe di gran carriera da New York a Salisburgo, dalle Azzorre a Siviglia. Elicottero, treno, auto, moto e aereo (come suddetto con precipitoso atterraggio su un campo di grano), ogni mezzo è buono per alzare la tensione, quasi sempre fittizia, e scatenare la fragorosa colonna sonora.
Quasi dieci anni dopo VANILLA SKY, Cameron Diaz e Tom Cruise si ritrovano.Tom Cruise sfodera muscoli e sorrisi, senza accorgersi di essere ormai bollito. Insomma un viale del tramonto a 300 km l'ora contromano.

Cameron Diaz inalbera moine e smorfiette, ma se non altro in ridottissimo bikini rosso fa ancora la sua figura.
Al contrario del titolo italiano, INNOCENTI BUGIE, l'originale Knight & Day gioca sull'omofonia inglese fra “notte” e “cavaliere”, aprendo un gioco di doppi sensi che vede la statuetta di un cavaliere usata come nascondiglio divenire il pretesto per allestire una caotica sarabanda in giro per il mondo senza sosta, notte e giorno.
Insomma un insieme di film di azione e spionaggio e commedia romantica che ha come evidente e abbastanza dichiarato modello di ispirazione (compreso il titolo italiano che lo richiama apertamente) True Lies, ricordando anche Due nel mirino.
Il tono generale è lo stesso e anche se il film di Mangold è meno riuscito del suo predecessore, rimane il pedale spinto sull'azione, un ritmo elevato e le affascinanti “location” scelte, anche se le roboanti scene d'azione alla lunga stancano.
JERRY MAGUIRE
Los Angeles. Resta disoccupato il rampante procuratore sportivo, che sogna uno sport pulito, Jerry Maguire (Tom Cruise), che per conto di una supersocietà curava gli interessi di grandi campioni. Ad un tratto era stato colto da un raptus etico di cattiva coscienza, scoprendo che il denaro non è tutto nella vita, cercando di farne partecipi i colleghi e i superiori. Licenziato seduta stante, chiaramente. Mollato anche dalla spocchiosa fidanzata (quando la nave affonda, si sa, i topi scappano...) riparte da zero ritrovandosi al fianco solo la ragazza madre Dorothy (Renèe Zellweger) e il modesto giocatore nero di football Rod Tidwell (Cuba Gooding jr.), unico cliente, che gli si affida per il prosieguo della carriera.
Miracolo, il brocco in mezz'ora diventa un asso, imbrocca tutte le partite e si guadagna un contratto milionario.
JERRY MAGUIRE è una lunga, prolissa, noiosa e zuccherosa commedia, che inneggia al buonismo della grande America senza timore del ridicolo. Come nella partita decisiva, quando l'esagitato Cuba Gooding jr. (Oscar come attore non protagonista) cade fulminato, per rialzarsi a suon di capriole.
La sceneggiatura è un capolavoro di romanticismo ruffianesco, politicamente corretto nei minimi particolari. Insomma un film stereotipato al massimo con tutti i luoghi comuni che può contenere: commozione, rivincita, reazione di fronte alle avversità e via dicendo. All'americana.
Il filosofo Tom Cruise discute e sbraita con il telefonino attaccato all'orecchio che neanche Moggi dei tempi d'oro.
OPERAZIONE VALCHIRIA
Berlino, 1944. Mentre cresce in Germania l'insofferenza, per usare un eufemismo, contro Hitler, che sta portando il paese alla disfatta, il coraggioso colonnello della Wehrmacht Claus von Stauffenberg (Tom Cruise), nobile di nome e di fatto, sta combattendo nel Nord Africa (Tunisia) ma ha già maturato una profonda ribellione contro i metodi hitleriani. Un attacco aereo lo priva di un occhio, del braccio destro e di due dita del sinistro. Rientrato in Germania si unisce a un folto gruppo di alti ufficiali, guidati dal generale Ludwig Beck (Terence Stamp) che preparano il golpe: se riuscirà, il generale Friedrich Olbricht (Bill Nighy) sarà il nuovo capo di Stato.
Il piano prende progressivamente forma: si dovrà attentare alla vita del Fuhrer e immediatamente dopo, attuando un piano già istituzionalizzato, accusare le SS dell'omicidio, neutralizzarle e assumere il comando di una nuova Germania.
Per compiere materialmente l'attentato si offre il coraggioso colonnello.
Messi al sicuro a Bamberg la trepidante moglie Nina (Carice Van Houten) e i quattro bambini, il 20 luglio 1944 il temerario ufficiale in persona porta l'ordigno esplosivo nella Tana del Lupo ed è testimone dell'esplosione. Quello che non sa è che Hitler si è salvato.
Al lungo prologo il regista Bryan Singer fa seguire un lunghissimo giorno: quel 20 luglio che doveva cambiare la Storia e che invece vede crollare il sogno di un uomo come minimo coraggioso, che aveva sognato di incarnare la "Germania segreta", ma il cui sogno si era infranto nello scontro con un altra lealtà: quella di un subordinato, per giunta, il maggiore Otto Ernst Remer.
Perchè la forma breve della guerra civile, il colpo di Stato, offre al militare il dilemma di quale lealtà sia vera.
L'esigua vocazione golpista dei militari tedeschi era nota dal disastroso Putsch di Kapp (1920), ma la facile destituzione del Duce nel luglio del 1943 li aveva rinfrancati. In Germani però non c'era un re: i militari giuravano fedeltà al Fuhrer. Così, come nel 1920, anche il complotto del 1944 fallì. E sull'aristocrazia, che l'aveva ideato, s'abbattè il terrore nazista, analogo a quello giacobino.
Accantonata per un attimo la realtà storica il film è un avvincendente dramma sviluppato come un giallo, romanzando una vicenda su cui sono stati scritti molti libri.
Tom Cruise incarna con passione e credibilità l'eroe puro e (quasi) senza paura.
Restano nella memoria due sequenze che meritano la sottolineatura. La prima, tipicamente hollywoodiana, in cui la famiglia del colonnello è costretta a interrompere un momento gioioso per cercare riparo in un rifugio mentre, simbolicamente, sul piatto del grammofono gira la Cavalcata delle Walkirie di Wagner. La seconda, molto più cinematografica nel senso migliore del termine, è quella in cui viene battuta la (falsa) notizia della morte del Fuhrer e una delle addette scoppia a piangere. Segno tangibile del potere di fascinazione di qualsiasi dittatura.
Perchè è stato girato "Operazione Valchiria"? Per due motivi: il primo, fidando sulla leggendaria ignoranza delle giovani generazioni (chissà se Hitler sopravviverà al micidiale attentato?); il secondo, per ricordare che non tutti i tedeschi furono nazisti. E pazienza se i refrattari erano soprattutto aristocratici.
MISSION: IMPOSSIBLE 2
Usa. Mentre collauda tendini e muscoli, col suo bel sorriso e serrando le mascelle, scalando impervie pareti rocciose, a mani nude e in canottiera, restando attaccato, se scivola, con le braccia spalancate e le ascelle tirate, mentre un elicottero quasi lo sfiora, il baldo agente segreto Ethan Hunt (Tom Cruise), avvezzo alle missioni impossibili, è richiamato in servizio.Il tuo ex collega Sean Ambrose (Dougray Scott) ha rubato Chimera, un virus creato in laboratorio che provoca morti atroci, nonchè il suo unico antidoto, Bellerofonte. Bisogna recuperare il maltolto o sarà la catastrofe.
Il baldo agente dell'impossibile corre subito a Marsiglia, con l'intenzione di arruolare la seducente ladra internazionale Nyah Hall (Thandie Newton), ex donna del sadico cattivone, da utilizzare come passe-partout. Poi, con due tirapiedi al seguito, Luther e Billy, vola a Sidney a stanare il megalomane omicida.
Più facile a dirsi che a farsi.
Travolgente, dinamico e frenetico kolossal tecnologico avventuroso del regista cinese di Hong Kong John Woo, ancora, se possibile, più improbabile e rumoroso seguito del capostipite di Brian De Palma (che almeno cercava di tenere un certo equilibrio).
MISSION: IMPOSSIBLE 2 è un film onesto, che dà quanto promette: ossia il massimo di Tom Cruise e il massimo di John Woo, il principe dell'effimero, probabilmente il miglior regista di film d'azione al mondo.
La trama è inconsistente, soprattutto nella prima parte, ma va preso per quello che è: un giocattolone pieno di effetti speciali, con qualche sprazzo di ironia, con un paio di scene da lasciare senza fiatoTutto deve essere (iper)spettacolo, anche una semplice passeggiata per le vie di Siviglia deve promettere qualcosa di straordinario che non c'è: attraverso il rallenty, per fare un esempio.
Alla fine tutto bene, dopo aver sbaragliato il cattivone e il suo assistente.
L'abuso di maschere, tanto care al regista, deluderà le ammiratrici del sempre più innamorato di se stesso Tom Cruise.
EYES WIDE SHUT
New York. Si strusciano e titillano sul letto il medico di successo Bill Harford (Tom Cruise) e la bionda moglie Alice (Nicole Kidman).Poi, ripensando alla festa della sera prima dal ricco Victor Ziegler (Sidney Pollack), dove entrambi hanno e si sono lasciati sfacciatamente corteggiare, lei rievoca antiche immagini lussuriose (l’attrazione irresistibile per un ufficiale) e lui, per quanto sembra sorriderne, si rode dalla gelosia.
La rivelazione lavora sulla sua coscienza e nei suoi incubi.
Immagina la moglie in atti sessuali con l’ufficiale.
Ad ingrossare il turbamento giunge l’inattesa dichiarazione d’amore di una paziente e l’incontro, subito interrotto, durante una passeggiata notturna con una squillo, ed infine, ritrova l’amico pianista Nick.
Dopo avergli strappato un indirizzo proibito, si presenta con maschera e mantello ad un castello per viziosi vip, dove belle ragazze per niente vestite si accoppiano, in ogni modo, agli ospiti in incognito (dal mantello spunta solo il…necessario).
Insomma, orgie a gò-gò.
E l’incubo raddoppia a casa.
EYES WIDE SHUT è il morboso, attesissimo (all’epoca), dramma giallo-erotico dell’eclettico regista Stanley Kubrick, mai così licenzioso, che dirige quello che fu il suo ultimo film, quello che chiuse tre parabole: ricerca, carriera e vita.
Dopo tanto rigoroso, totale, maniacale e mistico impegno, affrontando (e risolvendo con la sua visione) questo e quel tema della vita e del cinema, qui viaggia tra fantasie (sessuali) e realtà.
Il regista si ispira a un racconto di Arthur Schnitzler, Doppio sogno, ambientato nella Vienna degli anni venti, e traspone la vicenda nella New York dei giorni nostri.
Alta borghesia, alto censo, belle case, bella gente, ma il sesso in primo piano. La manifestazione del desiderio sessuale in tutte le sue dimensioni (onirica e reale), senza tuttavia che esso venga soddisfatto.
Perché il sesso è una cosa seria e misteriosa, dolorosa e, soprattutto (ed ecco Kubrick) pensata. Il sesso è di certo a lungo e fortemente rappresentato, ma Kubrick si è abbondantemente guadagnato la franchigia di artista, dunque lo stile tutto soccorre.
Il resto è ormai cronaca-leggenda: i quasi tre anni di lavorazione, certi attori assunti poi protestati, come Keytel e Malcovich, e le crisi matrimoniali-sessuali di alcuni protagonisti, a cominciare dalla coppia regina Tom-Nicole, i due soavi protagonisti. Che sparano idiozie, tubano, litigano e si raccontano le proprie ossessioni da porcelli.
Certo Nicole Kidman, nuda tra i titoli di testa, vale, comunque la si pensi sul film, sicuramente la visione.
VANILLA SKY
New York. Il ricchissimo, giovane e bello, sottaniere David Aames (Tom Cruise), che avendo ereditato una grande casa editrice deve combattere contro i «sette nani» del consiglio di amministrazione, nel tempo libero flirta con la bionda Julie (Cameron Diaz).Alla festa di compleanno resta però folgorato dalla bruna Sofia (Penélope Cruz) che identifica con la donna dei suoi sogni e, essendo abituato ad ottenere ciò che vuole, quando vuole, la frega all’amico romanziere Brian (Jason Lee).
La gelosissima fidanzata, scoperte le corna, lo scarrozza a tutta birra per la città.
"Quando due persone fanno l'amore, stringono un patto che non va tradito", sibila la ragazza. Poi si tuffa con lui da un cavalcavia, in un tentativo di suicidio/omicidio automobilistico.
Lei muore, il giovane resta sfigurato e con la maschera di lattice torna dall’iberica forestiera: sei Sofia o Julia?
Intanto ti soffoco con il cuscino, poi vedremo.
Urge il ricovero in un manicomio criminale, dove lo ritroviamo accusato di omicidio senza sapere (non lo sa neanche lui) quale delle sue amanti ha ucciso: la bionda Cameron Diaz o la bruna Penelope Cruz?
E’ affidato alle cure dell pacato psichiatra Mc Cabe (Kurt Russell): mio Dio! non ci capisco niente.
Giallo psicologico e fantascientifico, in bilico tra realtà ed allucinazione,di difficile comprensione del regista Cameron Crowe, che porta a spasso i suoi personaggi in una New York deserta e spettrale.
Lei muore, il giovane resta sfigurato e con la maschera di lattice torna dall’iberica forestiera: sei Sofia o Julia?
Intanto ti soffoco con il cuscino, poi vedremo.
Urge il ricovero in un manicomio criminale, dove lo ritroviamo accusato di omicidio senza sapere (non lo sa neanche lui) quale delle sue amanti ha ucciso: la bionda Cameron Diaz o la bruna Penelope Cruz?
E’ affidato alle cure dell pacato psichiatra Mc Cabe (Kurt Russell): mio Dio! non ci capisco niente.
Giallo psicologico e fantascientifico, in bilico tra realtà ed allucinazione,di difficile comprensione del regista Cameron Crowe, che porta a spasso i suoi personaggi in una New York deserta e spettrale.
Il riso abbonda sulle labbra di Tom Cruise per tutta la prima parte di VANILLA SKY, ma poi si trasforma nel ghigno di un volto orrendamente sfigurato.
Però che pacchia confondere in continuazione sogno e realtà con un montaggio frenetico per far venire il mal di pancia allo spettatore.
Cose da pazzi! Un pò come piantare Cameron Diaz per Penelope Cruz.
E’ ben chiara la ricerca del regista dell’impeccabile equilibrio estetico di ogni inquadratura, spargendo per la scena un numero imprecisato di dettagli (soprattutto simboli della cultura pop), la copertina di un disco, una chitarra spezzata on stage o la locandina di un libro, focalizzando l’amore in un cielo color vaniglia ispirato da un quadro di Monet e disseminando l’invito al risveglio (“Apri gli occhi”) dell’originale spagnolo dal quale prende spunto, in tutta la seconda parte.
Colonna sonora strepitosa (R.E.M., Peter Gabriel, Paul McCartney, Radiohead, Chemical Bros, Bob Dylan).
MINORITY REPORT
Washington, anno 2054. Funzionano meglio di Giucas Casella, Wanna Marchi e Silvan assommati i tre veggenti immersi nel lattice. Niente di particolarmente tecnologico: semplicemente tre umani dotati di capacità paranormali. Si chiamano pre-cog, da precognitives.
I loro nomi sono un inno al "giallo", Agatha come Christie, Dashiell come Hammett e Arthur come Conan Doyle.
Vivono in una piscina e hanno visioni che poi trasmettono a un secondo livello, a un'unità di pronto intervento, la squadra anticrimine guidata dall'agente scelto John Anderton (Tom Cruise).
Tra un'ora avverrà un delitto nel tal posto, avvertono i precog, e il baldo poliziotto si precipita sul luogo, in tempo per fermare la mano omicida.
Che maraviglia!!, da sei anni non c'è un omicidio, gongola il gran capo Lamar Burgess (Max Von Sydow), che però rivela preoccupato al suo subalterno: lo zelante funzionario del dipartimento di giustizia Ed Witwer (Colin Farrell) è qui per sabotarci.
E i guai arrivano quando i veggenti a un certo punto indicano proprio John come futuro omicida di un tale che non conosce.
Dunque il detective comincia la caccia a se stesso, naturalmente c'è la possibilità di qualche trucco, qualcuno per esempio potrebbe fabbricare non false prove, ma false visioni. Da qui una corsa contro il tempo, che è breve.
MINORITY REPORT è un originale e inquietante thriller futuribile che il regista Steven Spielber ha tratto da un racconto del re della fantascienza Philip K. Dick, scrittore-culto del genere (ha firmato BLADE RUNNER e ATTO DI FORZA, fra gli altri, e scusate se è poco).
L'azione prevale (ritroviamo il Cruise delle Missioni impossibili e non è necessariamente un male) e giù il cappello davanti agli effetti speciali.
Cose che fanno capire che Spielberg ha fatto prevalere la ricerca del successo di pubblico rispetto ai significati letterari.
Il film comunque c'è.
Rimane solo l'atroce dilemma per il gentil sesso: è più fascinoso il collaudato Tom Cruise o Colin Farrell?
CODICE D'ONORE
Guantanamo (Cuba). Due marines della base militare americana sono deferiti al tribunale militare per l'omicidio (involontario) di un commilitone.Parte un inchiesta affidata al tenente di marina Daniel Kaffee (Tom Cruise) e alla seducente avvocatessa con le stellette Joanne Galloway (Demi Moore), contrapposti (d'ufficio) al capitano dei marines Jack Ross (Kevin Bacon).
Durante le indagini il duo di difensori si convince che fu un'applicazione di “codice rosso”, la norma militaresca non scritta che impone dure correzioni fisiche ai compagni che sbagliano e che, data la rigida disciplina ("Corpo, Reparto, Dio, Patria"), non poteva non essere stata autorizzata, anzi ordinata dai superiori, proprio come si difendono i due militari accusati di omicidio.
Tra i quali superiori finisce presto sul banco degli imputati il comandante della guarnigione, Nathan Jessep (Jack Nicholson).
Quanti scheletri nel suo armadio.
Avvincente e crudo dramma processuale, che pur calato nelle convenzioni e negli stereotipi del dramma giudiziario, risulta essere un film ammirevole per la sagacia nel dar forma drammaturgica alla problematica morale sui limiti dell'obbedienza, per il disegno dei personaggi, per la capacità di dosare gli ingredienti, i toni, la suspense.
Diretto da Bob Reiner prende quota soprattutto dopo l'irritante preambolo zeppo di luoghi comuni sui disagi della naia.
Poi l'azione si fa serrata e i colpi di scena si susseguono fino all'epilogo choc.
Il luciferino Jack Nicholson, in tre scene, rischia di rubare il film all'impettito Tom Cruise.
Bene Demi Moore, anzi benissimo. Senza, si badi bene, mostrare un lembo di pelle scoperta più del lecito.
"Io faccio colazione a 300 metri da 4000 cubani addestrati per uccidermi, quindi non creda di poter venire qui a sventolare un distintivo nella speranza di farmi innervosire"
TOP GUN
Miramar (California). Gli spavaldi aspiranti avieri Maverick Mitchell (Tom Cruise) e Goose Bradshaw (Anthony Edwards) sono finalmente ammessi alla Top Gun, prestigiosa scuola per pilotare caccia da combattimento della Marina militare americana.La selezione è, giustamente, severissima e Maverick stenta molto ad adattarsi alle ferre regole del corso: neanche la bionda e ultrasexy istruttrice Charlie (Kelly McGillis) riesce a metterlo in riga.
Poi la morte accidentale dell'inseparabile collega-amico e relativo superamento della crisi depressiva riesce a fare del ragazzo un pilota pronto, all'occorrenza, a battersi con chiunque, sovietici per primi.
Enorme successo di pubblico per questo film d'avventura girato come un levigato e lungo spot pubblicitario da Tony Scott (fratello del più celebre Ridley, a torto ritenuto il meno dotato), ideologicamente schierato a destra (meno male nda) nell'epoca di Ronald Reagan.
Gli aerei sfrecciano tra bagliori metallici, tanta disco-music e dialoghi non proprio profondissimi, mentre sullo sfondo implacabili sono però schierate, allineate e coperte, retorica e propaganda: ragazzi arruolatevi che la Patria, con tutta la sua potenza tecnologica di superpotenza planetaria, vi attende.
Un film simbolo
Tutto ciò nulla toglie a un fatto: Top Gun è uno dei film simbolo degli anni '80, e ha popolato i sogni di milioni di teenager di allora. Gli ingredienti c'erano tutti: un pugno di giovani piloti dell'aviazione americana lanciati a velocità supersoniche contro i caccia nemici - come detto, sovietici -, protagonisti di una Guerra Fredda da videogame, in competizione l'uno contro l'altro per ottenere la palma del migliore.
Aggiungiamo poi una storia infarcita di fisici tonici e abbronzati che si sfidano a beach volley sulle spiagge della California, una sfilata di giubbotti di pelle e occhiali alla moda, moto che sfrecciano nella cornice dei tramonti di Malibu: era impossibile per orde di ragazzine resistere dall'innamorarsi di Tom Cruise e degli altri protagonisti. Fu, insomma, un vero fenomeno di costume.
La bionda Kelly McGillis, trenta chili fa, pur improbabile nella parte di insegnante di aviazione, era davvero irresistibile.
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