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EXTINCTION

Un futuro non troppo lontano. Ha l'incubo ricorrente di perdere la sua famiglia sotto il fuoco di un tremendo attacco alieno il padre di famiglia Peter (Michael Peña). 

E comincia a preoccuparsi per davvero la dolce moglie Alice (Lizzy Caplan).

Purtroppo l'incubo del pater familias si trasforma in realtà quando appaiano gli invasori di una non specificata razza aliena in città.

Tra il balenare dei raggi laser ed afferrate le bambine, inizia a combattere per la sua vita e quella dei suoi cari.

EXTINCTION è un film di fantascienza (produzione Netflix) del filone usa e getta nel dimenticatoio. Quando avviene l'invasione aliena, assistiamo ad un replay di SKYLINE, meno divertente dell'originale, anche il colpo di scena, difficilmente intuibile, risulta riuscito. 

Il resto, però, è quasi interamente puro riciclaggio di molteplici film del genere (quasi tutto fatto in computergrafica). E visto che l'originalità non può essere limitata a un solo escamotage, è inevitabile che il giudizio non possa essere positivo, nonostante gli attori siano comunque decenti.

Inoltre la non eccessiva lunghezza aiuta, se non altro, a sopportare meglio le parti di mera fuga, con inseguitore alle calcagna. 

In pratica sufficiente nella confezione ma terribile nei dialoghi, in gran parte costituiti da invocazioni filiali piagnucolose ("babbo, non mi lasciare") e rassicurazioni paterne fasulle. Senza dimenticare il messaggio familistico finale che chiude il cerchio di uno sci-fi di mediocrità assoluta.

Trascurabile.

ESSI VIVONO

 

Stati Uniti. Attraversa il paese a stelle e strisce il giovanottone John Nada (Roddy Piper). Perfetto esempio della working class, partito da Denver, cerca lavoro per sbarcare il lunario.

Ignora completamente, preso dai problemi del quotidiano, che l'invasione degli "aliens" è già cominciata.

Anche se nessuno se n'è accorto.

L'operaio se ne accorge per caso un giorno. Proprio dopo l'irruzione della polizia in assetto antisommossa in Justiceville, baraccopoli sorta alle porte della città e divenuta rifugio di tutti gli sbandati e disadattati che vivono ai margini della società.

Inforcato uno strano paio di occhiali da sole, vede orribili teschi (al posto delle sembianze del tutto umane che gli apparivano a occhio nudo).

Gli extraterrestri inoltre non sono venuti per scopi pacifici: vogliono dominare il mondo. E per riuscirci condizionano l'umanità con messaggi subliminali.

Messaggi che da ogni superficie adatta, cartelloni pubblicitari, insegne, manifesti, riviste, fino alle banconote stesse, invitano al consumo, all'obbedienza, all'apatia.

Aiutato dal fresco amico afroamericano Frank (Keith David), cerca di infiltrarsi nei mass media per denunciare il complotto.

ESSI VIVONO è un discreto fanta-horror che, come spesso accade nelle pellicole di John Carpenter, presenta evidenti coloriture politiche (di sinistra) tese questa volta a smascherare il potere manipolatorio della pubblicità che spesso si annida in maniera occulta nella nostra società.

Scritto dal regista stesso, con lo pseudonimo di Frank Armitage (dal racconto Eight O'Clock in the Morning di Ray Nelson), è una produzione indipendente a basso costo. Probabilmente quella con cui Carpenter fa il suo film più scopertamente sociopolitico.

Che nonostante la confezione da TV movie anni '80, è impregnato di succhi libertari.

La prima parte intriga e coinvolge, ma poi scade in un convenzionale cinema d'azione violento. Da recuperare, comunque, anche perchè sembra un anticipo di MATRIX.

Tutta la parte vista da Nada con gli occhiali è in bianco e nero.

BLADE RUNNER 2049

California, Anno 2049. Fumo grigio acciaio soffocante, ovunque. Nebbia fitta, interrotta qua e là da una desolata devastazione giallo ocra.

Alberi scheletrici, replicanti bioingegnerizzati e ribellioni violente tra miserabili senza speranza.

Nel mondo attuale non c'è posto per gli esseri umani.

Nel desolante scenario opera il detective della polizia di Los Angeles KD6-37 (Ryan Gosling), semplicemente Agente K.

In pratica un replicante di nuova generazione che dà la caccia ai vecchi della Serie Nexus quando questi si rifiutano di svolgere le mansioni per le quali sono stati creati.

Proprio come il repli-agricoltore (il wrestler Dave Bautista) con cui si deve scontrare.

Sarà la volontà di fare luce su delle ossa ritrovate la ragione per cercare l'appoggio dell'ex agente Rick Deckard (Harrison Ford) sparito nel nulla tre decenni prima.

Forse l'unico che sa opporsi agli arbitri perpetrati negli anni dalla Tyrell Corporation.

Ormai fallita visto che la crisi di livello globale ha spianato la strada a Niander Wallace (Jared Leto), cieco, e le sue industrie.

Aziende capaci di produrre colture sintetiche necessarie per la sopravvivenza del genere umano. Di fatto reintroducendo nuovi "lavori in pelle", senza i difetti dei vecchi,  nella società.

BLADE RUNNER 2049, ambientato temporalmente a distanza di 30 anni dal precedente mitologico BLADE RUNNER firmato da Ridley Scott, è un seguito più malinconico ed umanista.

Il regista Denis Villeneuve, che riesce nell'impresa di non sfigurare, ha un tratto da sci fi filosofico anche se le atmosfere sono visivamente meravigliose.

Tanti i temi trattati, come il morire per una giusta causa, la cosa più umana che si possa fare. Oppure la riflessione sul ruolo della memoria e sulla fragilità del digitale. Il protagonista deve mettere le mani nel fango, invece che sulla tastiera visto che il blackout ha distrutto i "big data". L'analogico è la sola possibilità.

Un cast notevole (oltre ai citati, Robin Wright, Jared Leto e Sylvia Hoeks).

Secondo noi, nel complesso questo BLADE RUNNER 2049 può essere considerato il degno seguito di un capolavoro.

CAPRICORN ONE

Cape Canaveral. Il conto alla rovescia è ormai partito per CAPRICORN ONE e stanno per iniziare il loro viaggio su Marte i tre astronauti della Nasa a bordo della navicella.

Purtroppo per loro l'Agenzia, propria alla vigilia della storica missione, ha scoperto che un'avaria farebbe sicuramente fallire la stessa.

La situazione non è solo imbarazzante: per l'Ente Spaziale non è in gioco soltanto il prestigio, ma anche il ricco finanziamento governativo per i progetti a venire.

L'equipaggio di CAPRICORN ONE viene così sequestrato in una base segreta dove una finta radiocronaca televisiva presenterà al pubblico l'impresa come realmente avvenuta.

I tre astronauti, dopo aver subito un vero e proprio ricatto, comprendono che al termine della montatura la NASA ha intenzione di eliminarli e tentano la fuga nel deserto.

Intanto il testardo giornalista Robert C. (Elliott Gould) inizia ad avere una strana sensazione...

CAPRICORN ONE è un solido thriller complottistico, un cult anni '70, ispirato alla teoria del falso sbarco sulla Luna e che riesce abilmente a ricreare sullo schermo il clima paranoico che gli Stati Uniti vissero negli anni '70, specie dopo lo scandalo Watergate.

Solido ed "onesto" come l'altro titolo di fantascienza di Hyams, niente affatto datato e sempre godibile, oltre che per lo spunto di partenza, per la simpatia di Gould giornalista testardo ed ironico, i dialoghi brillanti, i bei paesaggi desertici.

Da ricordare inoltre la cruda sequenza in cui l'astronauta superstite (James Brolin), disidratato e affamato, uccide e divora un serpente e un gran finale action con la comparsa del mitico Telly Savalas.

PITCH BLACK

Da qualche parte nella galassia. E' costretta ad un "atterraggio" di fortuna l'astronave intergalattica che sta conducendo un gruppo eterogeneo di persone verso un lontano avamposto chiamato Nuova Mecca.

I naufraghi stellari arrivano al momento giusto perché il desertico e sconosciuto pianeta è proprio alla vigilia di una eclissi totale che allinea tre astri solari e che lo sprofonda in una interminabile notte.

L'unico membro dell'equipaggio che è rimasto vivo è il pilota Carolyn Fry (Radha Mitchell), mentre i passeggeri che si arrampicano dal relitto comprendono un ufficiale di polizia (Cole Hauser) e il pericoloso prigioniero che sta trasportando, Riddick (Vin Diesel).

Cosa fare, si chiedono, mentre osservano le abitazioni abbandonate.

Non ci metteranno molto a scoprire che il pianeta è infestato da stormi di mostruosi ed assetati di sangue volatili fotofobici.

Riusciranno a rimanere vivi?

PITCH BLACK è una ingegnosa pellicola di fantascienza spaziale imperniata sull'ancestrale paura del buio e  incrociata con l'horror grazie ad alieni poco amichevoli, in bilico tra ALIENS e FANTASMI DA MARTE.

Suspense sagace, atmosfere inquietanti nel deserto (esterni nel Queensland), due o tre belle idee di sceneggiatura tra cui il "cattivo" che si trasforma in eroe e un finale non scontato.

Inoltre può vantare semplici ma efficaci idee, come il viraggio giallo/blu in funzione del sole che in quel momento illumina la superficie del pianeta, che rimangono impresse.

Un prodotto che incarna al meglio lo spirito del b-movie di hollywoodiana memoria?

D'accordo, ma più intelligente, coinvolgente e spaventevole di tanti colossi di serie A.

THE TIME MACHINE

E' sempre con la testa perso nei suoi complessi calcoli matematici il dottor Alexander Hartdegen (Guy Pearce), scienziato e inventore.

Il suo cruccio più grande? Nientemeno che riuscire a dimostrare che è possibile viaggiare nel tempo.

La sua missione diventa ostinazione dopo la morte violenta della bella Emma (Sienna Guillory), l'amata a cui aveva appena chiesto la mano.

La tragedia personale fa da carburante alle sue ricerche: voglio cambiare il passato!

Non sarà così facile. Anche perchè il testardo inventore grazie alla sua macchina del tempo verrà scagliato nel futuro a 800.000 anni di distanza.

Ohibò, quanto è cambiato il mondo e il genere umano (o forse no?) tra cacciatori ... e prede.

Tratto dal classico della letteratura di fantascienza di H.G. Wells, questo THE TIME MACHINE è il classico prodotto del genere fantasy d'evasione, schiacciato sotto gli effetti speciali (che peraltro sono abbastanza convincenti).

La storia d'amore infiacchisce tristemente la prima parte, dove ci si dilunga nella battaglia contro il destino trascurando gli interessanti e fantascientifici passaggi tra le epoche.

Nella seconda parte il ritmo risale, si entra nel vivo dell'azione tra Eloi e Morlock, ma è ormai troppo tardi.

Sicuramente semplicistico ma non si può chiedere ad Hollywood soluzioni a domande ancestrali ma solo di regalarci un ora e mezza di sogni.

Jeremy Irons sembra uno spaventapasseri elettrico.

A.I. - INTELLIGENZA ARTIFICIALE

In un lontano futuro. Dopo lo scioglimento della calotta polare gli oceani hanno sommerso il mondo e decimato la popolazione.

Il robot bambino David (Haley Joel Osment), ultimo modello ideato dal dottor Hobby (William Kurt), è adottato dai ricchi umani Monica (Frances O' Connor) e Henry per rimpiazzare il figlioletto in coma Martin.

L'ospite è felice nella nuova casa, dove chiede solo di essere amato, ma dopo la guarigione del fratellino, la "mamma" l'abbandona nel bosco.

Vagando con l'orsetto giocattolo (parlante) Teddy, incontra il gigolò meccanico Joe (Jude Law), che gli evita la rottamazione e lo porta nell'arena, dove il pubblico impietosito lo salva da una fine orrenda.

L'incontro con la Fata Turchina è il preludio, duemila anni dopo, al ritorno a casa.

A.I. - INTELLIGENZA ARTIFICIALE è un originale e affascinante, ma anche fluviale e dispersivo kolossal tecnologico di mastro Steven Spielberg, che stilisticamente e tecnicamente non si discute, già interminabile progetto del maestro Stanley Kubrick.

Una favola triste, addirittura angosciosa ed angosciante, che mescola E.T., Pinocchio e BLADE RUNNER, dando vita a un film complesso e commerciale allo stesso tempo.

Insomma filosofia e fantascienza, merce caldamente sconsigliabile ai bambini.

Con quesiti sulle questioni etiche della scienza, sul futuro della specie umana e delle intelligenze artificiali, sulle responsabilità morali degli uomini verso gli esseri da loro creati, con la presunzione umana, la presunzione di sostituirsi a Dio.

Haley Joel Osment faceva già intravedere di essere un mostro. Di talento, si intende.

Non un capolavoro, infatti a tratti affascina ed emoziona, a tratti infastidisce e annoia.

Comunque da vedere.

THE WAR - IL PIANETA DELLE SCIMMIE

Terra, anno 2028. Tra uomini e scimmie ormai è guerra totale. Da una parte Cesare, condottiero giusto e malinconico, che abbandona presto l'idea di raggiungere la pace con la fazione nemica.

Di fronte a lui lo spietato colonnello McCullough (Woody Harrelson) e le sue truppe armate fino ai denti.

Il militare ribelle (gli uomini sono divisi in due fazioni nda) si rifiuta di cedere il Pianeta ai primati e, al grido di "siamo noi l'inizio e la fine", marcia con le sue truppe per distruggerli tutti. E quando l'ufficialone stermina molti primati tra cui moglie e figlio maggiore di Cesare, per la scimmia resta solo la vendetta.

A scapito anche del resto del branco che pagherà l'ira del condottiero, finendo prigioniero in una sorta di gulag.

Addentratosi con un pugno di scimmie in una landa innevata, però, Cesare incontrerà una bimba muta, l'unica creatura che sembra possedere ancora un briciolo di umanità.

Quale sarà l'esito del conflitto e il destino delle due specie e di tutto il pianeta?

THE WAR - IL PIANETA DELLE SCIMMIE costituisce la chiusura ideale della trilogia di reebot (termine utilizzato per indicare il riavvio di una saga cinematografica nda) de IL PIANETA DELLE SCIMMIE.

L'idea di fondo è che con questo cupo, a tratti molto duro e struggente terzo capitolo, raggiunga l'apice il conflitto tra scimmie ed esseri umani, con un braccio di ferro finale che decida chi debba ereditare il pianeta.

E concludere la vicenda di Cesare, la scimmia superintelligente che comanda gli animali ribelli.

Ottima la regia di Matt Reeves, soprattutto nel gestire i tre colpi di scena finali. Girato con discreto ritmo, evita allo spettatore pause troppo prolungate, puntando su, rabbia, follia e cieca vendetta, che possono trasformare il pianeta in un inferno in terra.

Woody Harrelson è impegnato in una spudorata imitazione kurtziana nel ruolo del colonnello fuori di testa.

Come se non fosse abbastanza chiaro il debito con APOCALYPSE NOW, a un certo punto su un muro si legge "Ape-pocalype now".

Molto suggestive ambientazioni e fotografia. Da vedere.



SIGNS

Buck County, Pennsylvania (USA). Dopo la morte della moglie, ha perduto la fede il reverendo agricoltore Graham Hess (Mel Gibson), pedre dei piccoli Morgan e Bo.

Il fratello minore Merrill (Joaquin Phoenix) è andato a vivere con lui nella fattoria per dargli conforto e una mano a falciare l'erba.

Un giorno il reverendo scopre degli enormi cerchi tracciati nella piantagione di granturco intorno alla sua fattoria. Il fenomeno si manifesta anche in India e, successivamente, in tutto il mondo.

E' opera di alieni particolarmente pericolosi e abili nel non farsi individuare. Qualcuno di loro si muove anche nei pressi della fattoria.

SIGNS è un insulso thriller psicologico, scritto e diretto dal genio, sempre più presunto, M. Night Shyamalan (IL SESTO SENSO). Bisogna dire che il regista si muove con sicurezza nel territorio del paranormale e del contatto con gli alieni.

Per quasi due ore si aggira con sicumera tra paranormale e fantascienza, menando il can per l'aia. Già verso metà film si comincia a perdere interesse, nonostante il cast annoveri alcuni elementi di spicco.

Anche perché questa volta si avvale di un Mel Gibson dalla recitazione decisamente poco ispirata.

Giustamente massacrato da SCARY MOVIE 3, che se non altro dà un senso a questo film. Evitabile.

FUGA DAL PIANETA DELLE SCIMMIE

Anno 3955. Tre scimpanzè della specie più evoluta, quella antifascista, subentrata da tempo all'umanità distrutta dalle armi atomiche, balzano sull'astronave per sfuggire alla disintegrazione della Terra.

Un guasto a bordo dovuto all'onda d'urto e si ritrovano in mezzo all'oceano con l'orologio spostato indietro di due secoli. In pratica siamo nel 1970.

Un gorilla strangola Milo, gli altri due,Cornelius e Zira,condotti davanti alla commissione d'inchiesta avvertono l'umanità: non sapete il tremendo futuro che vi attende.

Profondamente turbato il folle scienziato Otto Haschlein si arma. Soltanto uccidendo i due menagrami e il loro nascituro si potrà salvare il mondo.

FUGA DAL PIANETA DELLE SCIMMIE è un asmatico dramma fantascientifico, tanto lugubre nelle catastrofiche profezie sul nostro futuro quanto ironico nella descrizione dell'ambiguo rapporto tra essere umani e cugini di quarto grado.

La pellicola, dopo una prima parte frizzante, perde il suo spirito caustico.

Terzo film della saga inaugurata da IL PIANETA DELLE SCIMMIE, ha in comune con i precedenti il sottotesto morale ed ecologico, nonché un fondo di critica politica. Di novità rispetto al passato c'è che questo episodio si svolge ai tempi nostri e non nel futuro, quindi sulla terra sono gli uomini a detenere il potere e non le scimmie

Tuttavia pur essendo migliore del secondo capitolo della serie è segnato da un eccessivo sfruttamento dello spunto iniziale (scimmie versus umani) che lo rende alla lunga monotono e ripetitivo.

Tanto che la voglia di fuga viene presto allo spettatore. Magari con un intelligente uso del classico espediente del viaggio nel tempo.

Chi ama la serie lo veda tranquillamente, gli altri lo possono evitare senza perdersi nulla.

JOHNNY MNEMONIC

New York, 2021. Il giovane corriere neurale Johnny (Keanu Reeves), con un impianto nel cranio che gli consente di usare il suo cervello come un hard disk, usa la testa invece della ventiquattr’ore.

Unica controindicazione: per fare spazio, l’emisfero cerebrale, sommerso di informazioni, sottrae spazio ai ricordi del passato.

Raddoppiata la capacità della sua memoria con una espansione, riempie il cervello di dati e poi li recapita. Mica gratis, ovviamente.

Purtroppo la massa di dati che per una grossa somma ha accettato di recapitare supera i suoi limiti, e lo porterà alla morte se non sarà in grado di scaricarla entro breve tempo.

Ciò che Johnny ignora è che sta trasportando la formula criptata della cura del male del secolo, il NAS (Sindrome da Attenuazione del Sistema Nervoso), trafugata da alcuni ricercatori della Pharmakom che vogliono renderla pubblica.

Ma la multinazionale farmaceutica che ne è proprietaria è intenzionata invece a trarne il massimo profitto. Ed ha incaricato la Yakuza di recuperarla a qualsiasi costo.

Accompagnato dalla bella Jane, guardia del corpo contagiata dal NAS, ed inseguito dai sicari della mafia giapponese che dopo aver trucidato gli scienziati ribelli vogliono ora letteralmente la sua testa, microchip compreso, Johnny trova rifugio tra i Lotek.

Riuscirà il ragazzotto a decodificare la formula ed a liberarsene prima che l’eccesso di dati nella sua mente raggiunga il punto critico?

JOHNNY MNEMONIC è una bizzarra galoppata nell’universo virtuale. Ed è uno di quei casi in cui il fattore storico fa la differenza. Erano i tempi in cui il cyberpunk, la computermania, il digitale e le leggende via etere facevano il loro massiccio ingresso nei sogni di tutti.

Uscito troppo in anticipo sui tempi, quindi incompreso (visto oggi rende molto meno), è un assoluto precursore del nuovo modello di cyberpunk che sfocierà in futuro in MATRIX.

Ambientata nel 21° secolo (che ormai è anche il nostro), la vicenda dipinge un mondo ipertecnologizzato e al tempo stesso decadente, in cui gruppi economici di dimensioni planetarie controllano i loro enormi interessi ricorrendo senza scrupoli alla forza illegale di organizzazioni criminali come la Yakuza, la potente mafia giapponese.

Allo strapotere delle multinazionali si contrappongono gruppi di resistenza clandestini come i Lotek, che vivono, confusi nell’eterogenea massa di una popolazione tagliata fuori e minacciata dal nuovo morbo del secolo, tra le rovine fatiscenti e abbandonate delle periferie urbane.

Il grosso neo di JOHNNY MNEMONIC è di aver affidato la regia (inconcludente) a tal Robert Longo, ex pittore purtroppo convertitosi al cinema.

Discreto il cast, tra cui possiamo menzionare, oltre a Keanu Reeves che prende le misure alla matrice, Dina Meyer (Starship Troopers), il rapper Ice-T, il regista-attore Takeshi Kitano e Dolph Lundgren.

PIANETA ROSSO

2050. La Terra è ormai agli ultimi giri visto che l'inquinamento e lo sfruttamento massivo delle risorse da parte dell'uomo cattivo sta per renderla invivibile.

Sull'orlo del disastro ecologico, gli scienziati cercano un'altra "casa".

Con alcuni esperimenti, allora provano a rendere abitabile Marte, in modo che una colonia di terrestri possa iniziare una nuova civiltà.

Il progetto sul pianeta relativamente vicino, dopo un promettente avvio, fallisce.

Per capirne i motivi viene inviato nell'orbita marziana un equipaggio composto da Kate Bowman (Carrie-Anne Moss), che ne ha il comando, cinque uomini e un robot.

Quando l'astronauta Robby Gallagher (Val Kilmer) e gli scienziati Quinn Burchenal (Tom Sizemore) e Bud Chantillas (Terrence Stamp), provano a toccare il suolo marziano, si schiantano rovinosamente contro il pianeta rosso .

L'equipaggio è arenato in un ambiente inospitale, senza possibilità di comunicare, mentre la donna lotta disperatamente per trovare un modo per riportarli a casa.

A peggiorare le cose, il robot che è stato progettato per servirli e proteggerli è andato in tilt, e ora sta cercando di cacciarli come prede.

Riusciranno a salvarsi dal'ambiente ostile e dal mortale nemico?

PIANETA ROSSO (Red Planet), quasi contemporaneo a MISSION TO MARS, (certo uno dei film meno riusciti di Brian De Palma), affronta in pratica lo stesso argomento in un film che è più francamente d'evasione rispetto al precedente.

Discreto per quanto riguarda gli effetti speciali (soprattutto l'incendio in assenza di gravità nda) e i credibili paesaggi marziani, il film di Anthony Hoffman si basa però su una storia decisamente troppo scontata, senz’anima, senza poesia, con dialoghi ultramediocri.

Purtroppo la sola fotogenia della bella Carrie-Ann Moss in canottiera non basta a dare linfa a un tipo di storia che risulta poco originale.

A dir poco.

Trattasi di fantascienza apparentemente di seria A, a cominciare dal cast di rilievo e l'alto budget, ma PIANETA ROSSO è solo un'occasione sprecata.

SKYLINE

Los Angeles. Hanno fatto le ore piccole il fotografo Jarrod e la sua compagna Elaine (che gli ha rivelato di essere incinta) alla festa di compleanno del migliore amico di Jarrod, Terry.

Il gruppo di amici viene risvegliato nel cuore della notte da un forte raggio luminoso azzurro che irradia dalla finestra.

E non è finita. Nel cielo della città si librano veicoli spaziali alieni e l'inquietante raggio attrae irresistibilmente lo sguardo degli umani provocando in loro mutazioni fisiche.

Dì lì a poco compariranno anche enormi astronavi pronte a risucchiare al loro interno chiunque si trovi a portata.

Insomma l'intera popolazione umana rischia di sparire dalla faccia della Terra.

Come fare a sfuggire a una morte che sembra certa mentre i soccorsi non arrivano o risultano impotenti?

SKYLINE è un film sull'invasione aliena ma non il solito film sull'invasione aliena.

Purtroppo guardando SKYLINE si ha la costante sensazione di essere di fronte a idee riciclate da altri film del genere.

Astronavi madri sulla città come in INDEPENDENCE DAY, con alieni tentacolari di matrixiana memoria, aspirano umani alla maniera dei tripodi della GUERRA DEI MONDI.

Se a questo si aggiungono banalità sparse, dialoghi mediocri e attori insignificanti, personaggi senza spessore e una parte iniziale assai fiacca, vien da liquidarlo come scopiazzatura mal fatta.

Ed invece no, quando si entra nel vivo il film acquista una sua B-dignità, i mostri sono ben fatti, l'assedio al grattacielo mette una discreta ansia, il finale è abbastanza sorprendente.

Inoltre gli effetti speciali, strabilianti e particolareggiati, sono il vero punto di forza di questo sci-fi, offrendo un grado di dettaglio degno di nota.

Inutile dire che la trama si dimentica subito.

Alla fine rimane la curiosità di capire cosa vogliano questi cattivoni alieni succhia-meningi.

GHOST IN THE SHELL

In un futuro (non molto lontano?). Il Maggiore Kusanagi (Scarlett Johansson) è un prototipo, il primo del suo genere: un umano salvato da un terribile incidente, il cui corpo biologico è stato cyber-potenziato, sostituito interamente con uno interamente artificiale.

Un perfetto soldato, un'arma potentissima messa a capo della Section 9, gestita dalla Hanka Robotics, che ha l'ordine di trovare ed eliminare i criminali più pericolosi del mondo.

Ma il suo ghost, cioè l'anima, è rimasta la sua.

Quando il terrorismo raggiunge un nuovo livello che include la capacità di hackerare le menti delle persone e controllarle, il Maggiore appare come l'unico capace di fermarlo.

Mentre si prepara ad affrontare il misterioso e terribile nemico, Kuze, Kutanagi scopre l'amara verità: la sua vita non è stata salvata, è stata rubata.

Non si fermerà davanti a nulla per recuperare il suo passato, scoprire chi l'ha fatto e fermarlo prima che lo facciano agli altri.

GHOST IN THE SHELL, basato sull'omonimo manga giapponese di fama internazionale, è una vedibile e nulla più fantapellicola con reminescenze Blade Runneriche, che non riesce però a esprimere nulla di veramente innovativo dal punto di vista delle idee. Troppo plasticoso.

La metropoli cyberpunk con proiezioni olografiche fluttuanti è piuttosto suggestiva e di interessante impatto visivo.

Ma se poi si analizza la storia (tanto rumore per poco), ecco che il tutto si riduce a un fanta-action abbastanza canonico, con indagine annessa.

Mantenuto faticosamente a galla da una brava protagonista, una Scarlett Johansson in forma smagliante, e da alcune scene ben realizzate.

In sintesi GHOST IN THE SHELL appare godibile ma di poco impatto. Un blockbuster guardabile e poco più.

SOPRAVVISSUTI

USA, chissà quando. Sopravvive da sola in una minuscola e verde valle risparmiata dal fallout radioattivo la giovane Ann Burden (Margot Robbie).

Quelli della sua famiglia e del suo villaggio sono morti o partiti. Che è uguale.

La catastrofe della guerra nucleare è alle spalle ma non si conosce il numero dei sopravvissuti. Potrebbero essere milioni o solo poche decine di persone, oppure…nessuno…

La ragazza, che potrebbe essere l'ultima donna sulla Terra, si arrangia come può tra campi da coltivare e galline.

Fino a quando non gli appare la visione più stupefacente della sua vita: un altro essere umano.

Lo scienziato Loomis (Chiwetel Ejifor), decisamente sconvolto, quasi impazzito dall'esposizione alle radiazioni e dalla sua disperata ricerca di altri.

Un filo di fiducia fragile li collega e così provano ad arrangiarsi in due. C'è un altro essere umano con il quale condividere parole, sentimenti, emozioni, cibo, cose. Non è poco.

Sino a quando nella valle non compare un altro maschio, Caleb (Chris Pine) ed allora...

SOPRAVVISSUTI è un film di fantascienza post-apocalittico, decisamente moscio, senza capo né coda dato che non si capisce, fino alla fine, dove voglia andare a parare. L'unico guizzo di fantasia si ritrova nel titolo originale (Z FOR ZACHARIAH), poi banalizzato nell'edizione italiana.

Non lo si può definire un film brutto o mal recitato, ma non dice nulla di nuovo sul tema, scivolando via come acqua fresca (non contaminata).

Perché presto l'apocalisse nucleare passa in secondo piano e il succo di tutto sarà il solito vecchio ménage à trois: lui, lei e l'altro.

A un certo punto si cerca persino di inserire una sorta di introspezione religiosa che puzza di cartuccia sparata a vuoto.

L'ambiguità del (poco) sorprendente epilogo non è sufficiente a rendere meno insipida la solita minestra post-apocalittica.

La bellissima Margot Robbie, indimenticabile e riluccicante moglie di Di Caprio in Wolf of Wall Street, è irriconoscibile nelle vesti dimesse dell'ingenua contadinotta montanara.

RIDDICK

Chissadove. Tradito dalla sua stessa specie, Richard B. Riddick (Vin Diesel) si ritrova mezzo morto abbandonato su un pianeta ostile, brullo e popolato da feroci predatori alieni.

L'unica missione possibile: sopravvivere.

Per fortuna Riddick ha la pelle dura e vuole provare di tutto per tornare al suo pianeta di origine, Furya, e salvarlo dalla distruzione.

Per riuscirci dovrà sopravvivere prima agli attacchi dei predatori e poi a quelli di antichi nemici e cacciatori di taglie.

Due gruppi di mercenari, infatti, sono atterrati allo scopo di catturarlo.

Uno guidato dall'instabile e violento Santana (Jordi Mollà), l'altro da Johns (Matt Nable), combattente intergalattico che con il ricercato ha un vecchio conto da saldare.

Per il furyano Riddick sono una minaccia, ma anche la possibilità di allontanarsi da quel mondo brullo in cui è confinato.

RIDDICK è il terzo capitolo dell'epopea fantascientifica dell'affascinante criminale spaziale interpretato dal roccioso Vin Diesel, muscoli scolpiti e volto di pietra.

Ancora una volta quella di Riddick è la parabola dell'uomo solo contro un mondo spietato, impegnato a sopravvivere in un universo oscuro nel quale si muove con agilità dopo aver modificato chirurgicamente gli occhi, che ora possono contare su una sorta di struttura riflettente che permette di vedere al buio.

In questo terzo episodio della saga sci-fi il regista statunitense David Twohy, in un evidente ritorno alle origini, cerca una difficile miscela riprendendo gli ingredienti di successo dei più gustosi b-movie, amalgamando azione effervescente, un pizzico d'ironia, l'inevitabile gusto splatter, gran quantità di effetti speciali (primi 30 minuti muti da urlo).

Consigliato.

ROBOCOP 2

Detroit, anni 2000 e passa. La città è diventata la capitale del crimine: la polizia è incapace a fronteggiare la violenza, l'amministrazione pubblica rischia la bancarotta e la OCP (Omni Consumer Products), la potente multinazionale che dovrebbe collaborare alla tutela dell'ordine, sfrutta l'egemonia tecnologica ed economica per conseguire il controllo di tutto.

Quanta droga in giro.

L'ha messa in circolo proprio la cattiva multinazionale per "ammorbidire" la cittadinanza.

A ostacolare lo spaccio della "Nuke" c'è Robocop (Peter Weller) lo sbirro automa creato con i resti dell'agente Murphy che, spalleggiato dalla collega Anne (Nancy Allen) fa strage di criminali.

Occorre mettergli contro un altro uomo meccanico, riciclato dal cadavere del boss della droga Cain (Tom Noonan).

E adesso a noi due!

ROBOCOP 2 è una rutilante, fragorosa cavalcata ciberbetica che si compiace di chiasso, effetti e effettacci, insomma violenza fine a se stessa.

Il film mantiene l'inespressivo protagonista Peter Weller, senza conservarne l'ironia di fondo, ma soprattutto senza raggiungere i raffinati livelli di lettura raggiunti dal primo film (che era insieme film d'azione ma anche corrosiva satira socio-politica su temi come capitalismo, privatizzazione, sciopero, bancarotta), che non vengono neanche lontanamente sfiorati in questo sequel.

Quello che resta è un film d'azione che in alcune parti appare coinvolgente e ben fatto (e bello visivamente) come centinaia di film del genere che si dimenticano subito dopo averli visti.

Gli scontri tra macchine killer ed il cyborg poliziotto sono visivamente perfetti, nè manca qualche effettaccio splatter davvero impressionante.

In definitiva la pellicola è infatti un modesto film di fantascienza anni '90 come tanti e basta.

Peccato.

THE LAST DAYS ON MARS

Marte, base Tantalus, chissà quando. Proprio alla vigilia del rientro sulla Terra dopo una missione di sei mesi sul Pianeta rosso, un membro dell'equipaggio individua un elemento che può mutare radicalmente le nostre teorie sull'origine della vita: su Marte esistono batteri attivi.

Il dubbio, che rapidamente si traduce in realtà, è che siano da maneggiare con cura.

Le trasformazioni che provocano negli esseri umani sono da incubo, visto che trasforma i morti in simil-zombi aggressivi.

Si salvi chi può.

THE LAST DAYS ON MARS è un film di ordinaria amministrazione marziana (dall'evidente carenza di mezzi) dall'originalità prossima allo zero, l'ennesimo infection-movie, bolso e scolorito.

Che inoltre spreca due buone chances: una ambientazione naturale piuttosto suggestiva e la presenza di un bravo attore come Liev Schreiber nel solito equipaggio di psicolabili assemblato in simili occasioni (il più squilibrato ed inaffidabile del gruppo? Incredibilmente lo psicologo).

La prevedibilità del soggetto (appassionati e non capiranno da quasi subito come andrà a finire la vicenda) si associa alla convinzione che basti periodicamente agitare la macchina da presa e far urlare un personaggio, ormai vittima del virus (con trucco e parrucco neanche tanto bello), per tenere viva l'attenzione.

Noioso.

SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN

Marte. Si mette male per l'equipaggio della missione Ares 3 a causa di una tempesta spaziale.

Il botanico Mark Watney (Matt Damon) viene colpito da un detrito: credendolo morto, il comandante Lewis (Jessica Chastain) ordina alla squadra di ripartire per la Terra, abbandonandolo sul suolo del pianeta rosso.

Ma Watney è vivo e, ripresosi, sfrutta al massimo l'hub che faceva da rifugio al gruppo, trasformandolo in una risorsa di sopravvivenza.
Grazie alle sue conoscenze biologiche, infatti, riesce a produrre acqua, coltivare patate (concimate con i suoi escrementi) e, successivamente, a mettersi in contatto con la Nasa (con una vecchia ricetrasmittente).

E alla Nasa esclamano: riportiamolo a casa. Non sarà facile.

SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN è uno sci-fi (anche se si tratta di scienza più che di fantascienza), anche se l'ennesima incursione di Ridley Scott nel genere fantascientifico attraversa vari generi.
Parte come un dramma, diventa poi riuscita commedia (si sorride spesso) nell'illustrarci i tentativi del protagonista di restare in vita e sprofonda, infine, nell'americanata spinta con l'enfatico patriottismo della missione di salvataggio, in uno sventolio continuo di bandierine stars and stripes.

Certo ci sono anche i cinesi a dare una mano.

Eppure vale la pena di vederlo grazie alla ritrovata vena ispiratrice del maestro Ridley Scott, il profeta dei futuri distopici di BLADE RUNNER, capace di compiere, con successo, un discreto miracolo: dirigere, con maestria e senza far calare troppo l'attenzione dello spettatore, una pellicola, così lunga, su un "naufrago" stellare, "dimenticato" su un pianeta deserto e ostile, senza possibilità di interagire con altri se non con se stesso.

Insomma un'opera che sembra più dalle parti di CAST AWAY che non di ALIEN o PROMETHEUS.

Ottima la prova del protagonista da salvare Matt Damon (Salvate il soldato Ryan) che colonizza l'intera pellicola e la meravigliosa fotografia della desolazione marziana.

Rosso, brullo e indomabile, il quarto pianeta viene privato della allure che lo ha accompagnato in un tutt'altro che brillante passato cinematografico, attraverso l'espediente di ipotetiche civiltà pre-terrestri (MISSION TO MARS) o alieni belligeranti (LA GUERRA DEI MONDI).

E presentato per ciò che è, un gigantesco e suggestivo ostacolo alla vita.

E per finire la soundtrack settantina...

TRON - LEGACY

Sam Flynn, che era solo un bambino quando vide il padre l'ultima volta, indaga sulla misteriosa scomparsa proprio di suo padre Kevin (Jeff Bridges, in versione doppia), brillante programmatore informatico che risulta scomparso dal 1989, inghiottito da un programma che stava cercando di sviluppare.

Il ragazzo, deciso a cercarlo, si trova così catapultato nell'universo cibernetico di Tron.

Frizzi e lazzi di bit, con l'aiuto della bella Quorra (Olivia Wilde).

TRON - LEGACY arriva 28 anni dopo il film originale (della Disney) che uscì quando non c'era ancora internet (anno 1982 nda), sembrando un film coraggiosamente anticipatore, quasi geniale si ma troppo all'avanguardia per quei tempi.

Il suo sequel tridimensionale appare invece superato dai vari MATRIX che si sono succeduti negli anni.

Un sequel molto atteso e decisamente rischioso. 

Salvando il film sul versante tecnico, con un opera visivamente appagante e gradevole da seguire, oltre che (ma questo era piuttosto scontato) di alto livello riguardo ad ambientazione ed effetti speciali, rimane il fatto che, narrativamente invece, il film non ha molto da aggiungere rispetto al capostipite e anche il personaggio di Jeff Bridges sembra avere esaurito il suo potenziale.

Nota positiva la colonna sonora a cura dei Daft Punk, il duo elettronico composto dai francesi DJ Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter.

Notevole il moderno look dei guerrieri al neon che erano, nel primo film, figli della psichedelia anni Sessanta e della disco dei Settanta. Senza dimenticare le Light Cycle, le motociclette luminose, iconiche quanto le light saber di Guerre Stellari.

Senza dimenticare Olivia Wilde, la co-protagonista femminile, in tutina optical design: sembra l'unica cosa che veramente funzioni al 100%.