Buck County, Pennsylvania (USA). Dopo la morte della moglie, ha perduto la fede il reverendo agricoltore Graham Hess (Mel Gibson), pedre dei piccoli Morgan e Bo.
Il fratello minore Merrill (Joaquin Phoenix) è andato a vivere con lui nella fattoria per dargli conforto e una mano a falciare l'erba.
Un giorno il reverendo scopre degli enormi cerchi tracciati nella piantagione di granturco intorno alla sua fattoria. Il fenomeno si manifesta anche in India e, successivamente, in tutto il mondo.
E' opera di alieni particolarmente pericolosi e abili nel non farsi individuare. Qualcuno di loro si muove anche nei pressi della fattoria.
SIGNS è un insulso thriller psicologico, scritto e diretto dal genio, sempre più presunto, M. Night Shyamalan (IL SESTO SENSO). Bisogna dire che il regista si muove con sicurezza nel territorio del paranormale e del contatto con gli alieni.
Per quasi due ore si aggira con sicumera tra paranormale e fantascienza, menando il can per l'aia. Già verso metà film si comincia a perdere interesse, nonostante il cast annoveri alcuni elementi di spicco.
Anche perché questa volta si avvale di un Mel Gibson dalla recitazione decisamente poco ispirata.
Giustamente massacrato da SCARY MOVIE 3, che se non altro dà un senso a questo film. Evitabile.
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U-TURN - INVERSIONE DI MARCIA
Superior (Arizona). Lo strafottente malavitoso giocatore d'azzardo Bobby Cooper (Sean Penn) ha fretta di correre a Las Vegas. Deve pagare un debito di 12000 dollari a un esponente della mafia russa, che non scherza, come gli ricorda la visione delle due dita mancanti della mano destra.
Un guasto al motore lo costringe alla sosta forzata.
Perbacco, che bambola, pensa adocchiando la sculettante Grace (Jennifer Lopez), senza accorgersi che i guai sono appena iniziati.
U- TURN - INVERSIONE DI MARCIA è un eccitante e perverso dramma criminale ad alta tensione su un originale sfondo western (sottolineato ancor di più dalle musiche di Ennio Morricone) che mescola sesso e violenza, condito con salsa di umorismo nero.
Violento, eccessivo, truculento, iperrealista, recitato costantemente sopra le righe da un ottimo gruppo di attori, con la polposa JLO, selvaggiamente erotica, che si fa guardare (e vorrei vedere...).
La storia si fa via via più improbabile ed intricata col passare dei minuti, ma più del "cosa" conta il "come", cioè il modo stralunato col quale il regista sviluppa il film.
Veramente variegata la sbramba sfilza di personaggi, uno più folle dell’altro, in cui s’imbatte il malcapitato Sean Penn (che recita come al solito benissimo).
Veramente variegata la sbramba sfilza di personaggi, uno più folle dell’altro, in cui s’imbatte il malcapitato Sean Penn (che recita come al solito benissimo).
Nick Nolte, marito ringhioso e brutale della torrida femme fatale Jennifer Lopez, il bulletto di paese Joaquin Phoenix, lo sceriffo perverso Boothe e soprattutto il bislacco meccanico Billy Bob Thornton, vera attrazione dell’intero film.
Elemento onnipresente nel film è il deserto, ambientazione resa evocativa dalla fotografia e dal montaggio, e vuole essere la metafora della vittoria della natura su ogni sforzo umano.

La trama del film è spezzettata periodicamente da flash back e da avvenimenti fuori trama che coinvolgono lo spettatore negli stati d'animo dei protagonisti e fanno fisicamente percepire la tensione da "catastrofe incombente" che aleggia nel piccolo e dimenticato paesino nel deserto dell'Arizona.
Un'opera particolare (sembra la versione pulp di FUORI ORARIO nda) anche in una filmografia tutta particolare come quella del regista Oliver Stone, che molto spesso assurge a bandiera delle (cattive) cause perse.
Elemento onnipresente nel film è il deserto, ambientazione resa evocativa dalla fotografia e dal montaggio, e vuole essere la metafora della vittoria della natura su ogni sforzo umano.

La trama del film è spezzettata periodicamente da flash back e da avvenimenti fuori trama che coinvolgono lo spettatore negli stati d'animo dei protagonisti e fanno fisicamente percepire la tensione da "catastrofe incombente" che aleggia nel piccolo e dimenticato paesino nel deserto dell'Arizona.
Un'opera particolare (sembra la versione pulp di FUORI ORARIO nda) anche in una filmografia tutta particolare come quella del regista Oliver Stone, che molto spesso assurge a bandiera delle (cattive) cause perse.
IL GLADIATORE
Roma, 180 dopo Cristo.La vittoria nelle lande germaniche del prode e possente Generale Massimo (Russell Crowe) aumenta, ove fosse possibile, l’ammirazione dell’imperatore Marco Aurelio (Richard Harris): alla mia morte ti cederò il trono, non mi fido della mia inetta discendenza rappresentata dal rampollo Commodo (Joaquin Phoenix).
Però. Però il legittimo quanto poco marziale erede strangola il padre, si impadronisce del bastone del comando e ordina di assassinare l’alto ufficiale Massimo, il vero protettore di Roma.
Il quale, da combattente di razza qual è, riesce a mettersi in salvo, ma non può impedire l’uccisione dell’amata moglie e del diletto figlio.
Distrutto dal comprensibile dolore viene catturato e spedito in Africa, al mercato degli schiavi. Dalla gloria alla schiavitù, viaggio solo andata. Per altri.
Viene acquistato dal liberto Proximo (Oliver Reed), un ex-gladiatore che si è conquistata la libertà combattendo e ora organizza gli show al sangue al Colosseo.
Dai cui spalti, ammassati e urlanti, i bravi cittadini romani spasimano per vedere teste mozzate, arti che volano, esseri umani sbranati dalle belve feroci. È il loro divertimento preferito, malauguratamente negato per troppo tempo dall’imperatore-filosofo, da quel Marco Aurelio appena morto.
Ora, per fortuna, sul trono c’è il figlio Commodo, uno che è bravo a soddisfare i gusti del pubblico pagante. E non. È lui ad avere indetto cinque mesi di ludi gladiatori, centocinquanta giorni di feste sfrenate per far dimenticare ai sudditi qualche “piccola” magagna (tipo l’uccisione dell’imperatore e il tentativo di fare lo stesso con quello designato).
Ma Massimo inizia a fare quello che sa fare meglio, da bravo soldato: combattere, combattere, combattere. E uccidere, alla bisogna.
Di combattimento in combattimento (spettacolari le scene di azione, soprattutto quando Massimo prende il comando nell’Arena, impartendo “naturalmente” ordini di dispiegamento agli spaesati compagni di sventura) può dimostrare tutto il suo valore. E’ il più bravo e nessuno, né uomo né belva può fermarlo.
Così la sorte gli regala la possibilità di ritrovarsi a Roma.
Vendetta, tremenda vendetta con l’aiuto della bella (e innamorata) sorella dell’ambiguo (sembra avere “attenzioni” per la sorella) Lucilla (Connie Nielsen). Fino a trovarsi di fronte all’odiato cattivone integrale.
“Mi chiamo Massimo Decimo Meridio, comandante dell’esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Marco Aurelio, padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa. E avrò la mia vendetta, in questa vita o nell’altra”.
IL GLADIATORE è un avvincente e vibrante kolossal dell’eclettico Ridley Scott, più che un film, un “filmone” in costume sullo stile di quelli che andavano di moda negli anni ’50, trascinante nelle spettacolari scene d’azione, tra cui mi piace ricordare anche la splendida battaglia iniziale, e che colpisce dritto al cuore.
Con qualche strafalcione storico, ma è un film mica un sussidiario (esistono ancora?) di Storia.
Cinque Oscar (al film, Crowe, effetti visivi, costumi, sonoro) aggiungono medaglie e fascino a un film che è sicuramente da vedere.
8 MM - DELITTO A LUCI ROSSE
Harrisburg (Pennsylvania). Vive tranquillo con la moglie Amy e la bimba, l'ordinario detective privato Tom Welles (Nicolas Cage), quando riceve un incarico particolare.
La neovedova, un anziana signora, di un magnate dell'industria vuole che scopra se il film girato in 8 mm trovato nella cassaforte del marito riccone neodefunto sia, come teme, o meno uno snuff movie, cioè un film in cui le sevizie e gli omicidi non sono simulati ma veri, e quindi se la giovane protagonista del filmino porno è stata davvero uccisa.
Da qui parte un'indagine virtualmente impossibile, visto le centinaia di migliaia di persone che ogni anno negli States scompaiono nel nulla, che lo porterà a visitare un inferno reale difficilmente immaginabile.
Prima il segugio rintraccia la rassegnata madre della ragazza, poi, attraverso Max California (Joaquin Phoenix), commesso di un negozio specializzato di Los Angeles, risale al regista Eddie Poole (James Gandolfini): è lui che ha girato la pellicola.
Ma cosa lo lega al produttore newyorchese Dino Velvet (Pete Stormare)?
Cage, in questo film diretto da quella vecchia volpe di Joel Schumacher, che finge di indignarsi mentre mesta nel torbido con compiaciuta morbosità, si immerge in un soggetto che vorrebbe denunciare un fenomeno dolorosamente reale, quello del depravato mondo degli snuff-movie.
Bisogna ammettere che il fim da qualche emozione forte, scene spinte a parte, e l'inespressività di Nicholas Cage sembra perfetta per il detective "ordinario".
Come un impiegato d'ufficio.
La neovedova, un anziana signora, di un magnate dell'industria vuole che scopra se il film girato in 8 mm trovato nella cassaforte del marito riccone neodefunto sia, come teme, o meno uno snuff movie, cioè un film in cui le sevizie e gli omicidi non sono simulati ma veri, e quindi se la giovane protagonista del filmino porno è stata davvero uccisa.
Da qui parte un'indagine virtualmente impossibile, visto le centinaia di migliaia di persone che ogni anno negli States scompaiono nel nulla, che lo porterà a visitare un inferno reale difficilmente immaginabile.
Prima il segugio rintraccia la rassegnata madre della ragazza, poi, attraverso Max California (Joaquin Phoenix), commesso di un negozio specializzato di Los Angeles, risale al regista Eddie Poole (James Gandolfini): è lui che ha girato la pellicola.
Ma cosa lo lega al produttore newyorchese Dino Velvet (Pete Stormare)?
Cage, in questo film diretto da quella vecchia volpe di Joel Schumacher, che finge di indignarsi mentre mesta nel torbido con compiaciuta morbosità, si immerge in un soggetto che vorrebbe denunciare un fenomeno dolorosamente reale, quello del depravato mondo degli snuff-movie.
Bisogna ammettere che il fim da qualche emozione forte, scene spinte a parte, e l'inespressività di Nicholas Cage sembra perfetta per il detective "ordinario".
Come un impiegato d'ufficio.
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