Massapequa, Long Island (Usa) 1964. Il diciottenne Ron Kovic (Tom Cruise), nato il 4 luglio, lascia la sua donna, si arruola nei marines e parte volontario per il Vietnam, credendo fermamente in quello che fa.
Una pallottola feroce lo trapassa e si ritrova paralizzato (ed impotente): è qui l'inferno.
Ragazzo mio, non ci servi più, ti rimandiamo a casa.
E dove si nasconde il nemico una volta tornati dal fronte, costretti per il resto della vita su una sedia a rotelle? Ora la sua vita sembra non avere più senso, mentre nessuno dopo il ritorno mostra di apprezzare le sue motivazioni ideali.
Superior (Arizona). Lo strafottente malavitoso giocatore d'azzardo Bobby Cooper (Sean Penn) ha fretta di correre a Las Vegas.
Deve pagare un debito di 12000 dollari a un esponente della mafia russa, che non scherza, come gli ricorda la visione delle due dita mancanti della mano destra.
Un guasto al motore lo costringe alla sosta forzata.
Perbacco, che bambola, pensa adocchiando la sculettante Grace (Jennifer Lopez), senza accorgersi che i guai sono appena iniziati.
U- TURN - INVERSIONE DI MARCIA è un eccitante e perverso dramma criminale ad alta tensione su un originale sfondo western (sottolineato ancor di più dalle musiche di Ennio Morricone) che mescola sesso e violenza, condito con salsa di umorismo nero.
Violento, eccessivo, truculento, iperrealista, recitato costantemente sopra le righe da un ottimo gruppo di attori, con la polposa JLO, selvaggiamente erotica, che si fa guardare (e vorrei vedere...).
La storia si fa via via più improbabile ed intricata col passare dei minuti, ma più del "cosa" conta il "come", cioè il modo stralunato col quale il regista sviluppa il film.
Veramente variegata la sbramba sfilza di personaggi, uno più folle dell’altro, in cui s’imbatte il malcapitato Sean Penn (che recita come al solito benissimo).
Nick Nolte, marito ringhioso e brutale della torrida femme fatale Jennifer Lopez, il bulletto di paese Joaquin Phoenix, lo sceriffo perverso Boothe e soprattutto il bislacco meccanico Billy Bob Thornton, vera attrazione dell’intero film.
Elemento onnipresente nel film è il deserto, ambientazione resa evocativa dalla fotografia e dal montaggio, e vuole essere la metafora della vittoria della natura su ogni sforzo umano.
La trama del film è spezzettata periodicamente da flash back e da avvenimenti fuori trama che coinvolgono lo spettatore negli stati d'animo dei protagonisti e fanno fisicamente percepire la tensione da "catastrofe incombente" che aleggia nel piccolo e dimenticato paesino nel deserto dell'Arizona.
Un'opera particolare (sembra la versione pulp di FUORI ORARIO nda) anche in una filmografia tutta particolare come quella del regista Oliver Stone, che molto spesso assurge a bandiera delle (cattive) cause perse.
New York. È già un drago il rampante broker Jake Moore (Shia LaBoeuf), finanziere ecologista impegnato a conciliare ecologia e bramosia, nella società del grande Louis Zabel (Frank Langella).
Il giovane flirta con l' idealista Winnie (Carey Mulligan), figlia dell'ex re della Borsa Gordon Gekko (Michael Douglas), divenuta progressista per disgusto di un padre che rivendica il diritto di essere un mascalzone.
Se tutti rubano, rubare di più significa essere più abili.
Infatti dopo sette anni di galera per frode, Gordon Gekko è tornato libero. Tagliato fuori ormai dal mondo della finanza, l'uomo pubblica le sue memorie e le sue considerazioni sull'economia mondiale prevedendo l'inmminente crisi e al tempo stesso tenta di riavvicinarsi alla figlia.
In realtà è pronto a colpire ancora: per lui fare soldi in fretta è l'unica cosa che conta.
E proprio a lui si rivolge il finanziere utopista, amante - guarda caso- di sua figlia, per vendicare il suicidio del mentore, provocato dai concorrenti.
Così coi "risparmi" (centinaia di milioni di dollari occultati dal film precedente), nel 2008 ricomincia.
Ma Gekko vuole tutto, anche l'affetto della figlia.
L'antico leone, che nel 1987 aveva ancora il Vietnam nelle budella, ha perduto gli artigli, tanto che in un paio d'ore, impeccabili soltanto nella confezione, anche lo squalo Michael Douglas diventa una tenera sogliola.
Il primo film raccontava di una New York che brillava dalle mille luci, gli yuppies a caccia di dollari, donne, droga, abiti firmati, l'estetica del cocktail.
La vita era in mano a ragazzotti che avrebbero venduto la madre in contrassegno, la borsa era un pozzo d'adrenalina, era l'Eldorado. Era la ferocia di chi brucia il tempo e lo trasforma in oro.
Oliver Stone raccontò tutto questo e con tempismo profetico quel film segnò la fine di tutte le illusioni (il 19 ottobre 1987 il Dow Jones segno un crollo del 22,61%, in calo di 500 punti nda).
Oliver Stone torna sul luogo del delitto per dirci che la ricchezza è in pochissime mani e i governi sono ridotti a comitati d'affari. Il vecchio leone non graffia ma la realtà è questa.
Cameo per Charlie Sheen, che nel primo film interpretava Bud Fox, discepolo di Gekko.
Fox (Charlie Sheen), un giovane ed ambizioso agente di borsa desideroso di far carriera, ottiene il denaro dell'immaginario raider di Wall Street Gordon Gekko (Michael Douglas), potente finanziere, venerato per la sua spregiudicatezza nelle speculazioni borsistiche.
Resosi conto che Gekko si sta servendo di lui per loschi traffici, lo smaschera, anche grazie all'appoggio del padre (Martin Sheen).
La pellicola diretta da Oliver Stone uscì nel 1987, proprio all'apice di un lungo boom borsistico seguito da un drammatico crac dei mercati.
E' un atto di accusa contro la speculazione e l'avidità di certa finanza americana, non una critica del capitalismo in quanto tale, ma del capitalismo cattivo e dei suoi eccessi speculativi.
La storia inizia col suono della campanella che dà il via alle contrattazioni di borsa, alle 9.30 di una mattina del 1985.
Mancano due anni al primo grande tracollo dei listini causato dal mercato immobiliare, 15 allo scoppio della bolla della new economy, 23 ai giorni nostri, quando si scopre che oscuri prodotti finanziari chiamati derivati possono mettere in ginocchio il mondo.
La catastrofe è ancora lontana eppure i suoi protagonisti nel film WALL STREET ci sono tutti.
C'è un venditore che passa la giornata al telefono a cercare di convincere i clienti a comprare: "Se posso avere cinque minuti del suo tempo per spiegarle la straordinaria opportunità che sta emergendo nel mercato del debito...".
C'è il giovane trader che non ha tempo da perdere, mai: "Dieci minuti sono già storia, e io alle 4 sono un dinosauro".
A livello descrittivo ha, specialmente nella 1ª parte, grinta, forza, ritmo. Si sente che Stone parla di quel che conosce bene: il film è dedicato alla memoria del padre, agente di borsa. E la lezione è ancora attualissima.
Oscar per Michael Douglas nell'anno dell'"Ultimo imperatore".
Tra gli altri anche Daryl Hannah e Sean Young (la moglie di Gordon Gekko).
"L'avidità è giusta, l'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo"
Saigon, settembre 1967. Il giovane idealista Chris Taylor (Charlie Sheen) ha giusto il tempo di assaggiare la polvere sollevata dalle pale dell'elicottero che lo ha portato al reparto che già si è pentito di essere partito, addirittura volontario, per il Vietnam.
Gli insetti sono grossi proprio come gli elicotteri, anche se meno assordanti, le notti passate di pattuglia nell'umida giungla, con scontri sanguinosi con i vietcong annessi, e le corvè alle latrine del campo. Senza contare i cadaveri.
Tanto fa dire alla voce fuori campo di Chris "C'è qualcuno che ha scritto "L'inferno è l'impossibilità della ragione". Questo posto è così. E' l'inferno",
Roba comunque da ridere in confronto alle atrocità commesse dai suoi commilitoni.
Per esempio quel killer professionista del sergente Barnes (Tom Berenger), che comanda praticamente il plotone, vista l'inettitudine del giovane tenentino preposto.
Il sergente prima assiste (e partecipa) senza battere ciglio a cose poco onorevoli per un soldato quando si trova davanti un innocuo villaggio vietcong (l'episodio sembra essere ispirato ai fatti accaduti a My Lai il 16 marzo 1968 nda), poi ammazza di suo pugno il suo pari grado, il ragionante Elias (Willem Dafoe), filosofo e contestatore, padre spirituale e modello del giovane Chris.
Praticamente due americhe a confronto/scontro.
Le pagherà tutte, perchè Chris diventa giustiziere dell'una in nome dell'altra.
Con PLATOON il regista Oliver Stone sposa l'indignazione di quella parte di America (specialmente a sinistra) per una veemente denuncia della mai dimenticata guerra in Vietnam senza ipocrisie e con l'utilizzo di scene forti.
Attori con lo sguardo d'occasione: allucinato e fiero.
4 Oscar: miglior film, regia, montaggio e suono. Nella sua denuncia della “sporca guerra” ha un'ottima 1ª parte, ma poi si lascia prendere dall'enfasi, dal sensazionalismo, dalle convenzioni.