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DRIVE

Los Angeles. Il taciturno e introverso meccanico (Ryan Gosling), dal volto di ragazzino dall'infanzia negata, ha molte identità e più di un lavoro. È un esperto meccanico in una piccola officina. Fa lo stuntmen cinematografico per riprese automobilistiche di filmacci hollywoodiani quando capita e guidatore a nolo per rapine di alta precisione, preferibilmente di notte, garantendo ai rapinatori una fuga a tempo di record.

Ora Driver avrebbe anche una nuova opportunità : correre in circuiti professionistici.

La sua vita invece finisce per intrecciarsi a quella della vicina di casa Irene (Carey Mulligan), madre del piccolo Benicio, in attesa che il marito Standard esca di galera.

Come dire, guai in vista.

Infatti quando l'uomo ritorna dal carcere la situazione precipita. Perché Standard è nei guai fino al collo: ha dei debiti con dei criminali i quali minacciano la sua famiglia.

Driver decide allora di aiutarlo e di fargli da autista per il colpo che dovrebbe sistemare la situazione. L'ultimo colpo. Un drammatico ultimo colpo.

Così il gracile equilibrio dell'amore mai dichiarato si infrange, e il protagonista si trasforma in belva in cerca di spietate vendette.

DRIVE è un thriller-noir glaciale, pretenzioso e violentissimo (le scene truci non mancano) eppure eccitante, che si intreccia a un disperato melò, la cui struttura geometricamente impeccabile (e, forse, corse a parte, non originalissima) è scolpita dalle emozioni compresse che il volto silenzioso e quasi immobile dell'interprete Ryan Gosling, anima e corpo del film, fa trapelare con un interpretazione straordinaria.

RYAN GOSLING, DRIVE, 2011


Disegnando benissimo le psicologie dei personaggi.

Splendida la colonna sonora per un film emozionante.

NON LASCIARMI

Inghilterra. Un tempo distopico, uguale ma allo stesso tempo differente da quello contemporaneo. I bambini sono bellissimi, il coro impeccabile, la preside Miss Emily (Charlotte Rampling), dritta e severa nel suo tailleur di tweed, emana autorità e insieme fiducia. E allora perché ci assale una tristezza che non ci lascia fino alla fine?

Lo capiamo qualche scena dopo (in uno dei momento più intensi del film nda), quando Miss Lucy, una maestra coraggiosa, spiega agli increduli allievi di Hailsham, privi dei genitori, che cosa faranno da grandi.

WALL STREET. IL DENARO NON DORME MAI

New York. È già un drago il rampante broker Jake Moore (Shia LaBoeuf), finanziere ecologista impegnato a conciliare ecologia e bramosia, nella società del grande Louis Zabel (Frank Langella).

Il giovane flirta con l' idealista Winnie (Carey Mulligan), figlia dell'ex re della Borsa Gordon Gekko (Michael Douglas), divenuta progressista per disgusto di un padre che rivendica il diritto di essere un mascalzone.

Se tutti rubano, rubare di più significa essere più abili.

Infatti dopo sette anni di galera per frode, Gordon Gekko  è tornato libero. Tagliato fuori ormai dal mondo della finanza, l'uomo pubblica le sue memorie e le sue considerazioni sull'economia mondiale prevedendo l'inmminente crisi e al tempo stesso tenta di riavvicinarsi alla figlia.

In realtà è pronto a colpire ancora: per lui fare soldi in fretta è l'unica cosa che conta.

E proprio a lui si rivolge il finanziere utopista, amante - guarda caso- di sua figlia, per vendicare il suicidio del mentore, provocato dai concorrenti.

Così coi "risparmi" (centinaia di milioni di dollari occultati dal film precedente), nel 2008 ricomincia.

Ma Gekko vuole tutto, anche l'affetto della figlia.

WALL STREET. IL DENARO NON DORME MAI è un loffio e prolisso, caramelloso dramma dell'irriconoscibile duro Oliver Stone, che a 23 anni di distanza dal primo film, si rituffa nell'avido mondo dell'altissima finanza per rilanciare il suo atto d'accusa contro i meccanismi perversi del potere, sia politico che economico.

L'antico leone, che nel 1987 aveva ancora il Vietnam nelle budella, ha perduto gli artigli, tanto che in un paio d'ore, impeccabili soltanto nella confezione, anche lo squalo Michael Douglas diventa una tenera sogliola.

Il primo film raccontava di una New York che brillava dalle mille luci, gli yuppies a caccia di dollari, donne, droga, abiti firmati, l'estetica del cocktail.

La vita era in mano a ragazzotti che avrebbero venduto la madre in contrassegno, la borsa era un pozzo d'adrenalina, era l'Eldorado. Era la ferocia di chi brucia il tempo e lo trasforma in oro.

Oliver Stone raccontò tutto questo e con tempismo profetico quel film segnò la fine di tutte le illusioni (il 19 ottobre 1987 il Dow Jones segno un crollo del 22,61%, in calo di 500 punti nda).

Oliver Stone torna sul luogo del delitto per dirci che la ricchezza è in pochissime mani e i governi sono ridotti a comitati d'affari. Il vecchio leone non  graffia ma la realtà è questa.

Cameo per Charlie Sheen, che nel primo film interpretava Bud Fox, discepolo di Gekko.