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FAST X

Los Angeles, giorni nostri. E' uno scrupoloso paparino il nostro Domenic Toretto (Vin Diesel), che fa scuola guida e di vita al piccolo di casa. La tranquilla vita coniugale, tra valvole e pistoni, con la focosa Letty Ortiz (Michelle Rodriguez) purtroppo ha i minuti contati. 

10 anni prima, a Rio de Janeiro, durante un incredibile inseguimento successivo ad una rapina, il nostro ha causato la morte di un potente boss della droga, Reyes, e ha quasi ucciso anche suo figlio Dante. 

Questi sarà proprio il nemico da sconfiggere questa volta. Divenuto mentalmente instabile, dopo aver assistito all'omicidio del padre, ha passato il tempo studiando Dom e pianificando un piano per mettere in pratica la propria vendetta. 

Per prima cosa si impossessa dei mezzi cybertecnologici di Cypher e attira in una trappola, facendoli correre per le strade di Roma, gli amici di Dom al servizio della CIA. 

Il cattivone non vuole solo uccidere la propria nemesi, ma farlo soffrire: il suo bersaglio finale è niente di meno che il figlio di otto anni di Dom, che lo stesso affida al fratello Jakob (John Cena). 

Anche alla CIA le cose non si mettono bene, Mr. Nobody è infatti scomparso e sua figlia Tess (Brie Larson), fedele a Dom, non ha l'autorità per impedire al nuovo leader Aimes di dare la caccia a Dom e ai suoi.

Con FAST X la leggendaria saga d'azione e motori si avvia alla fine con un episodio sfrenato, fracassone e sufficientemente adrenalinico, farcito con i risaputi inseguimenti automobilistici mozzafiato.

Purtroppo l'affollamento di volti noti nel cast non giova troppo alla sceneggiatura ma Jason Momoa, con tanto di look oscenamente ed eccentricamente metrosexual, è un ottimo villain, tiene alta la posta e la motivazione della vendetta funziona adeguatamente.. 

Tanta azione, set ipertrofici, ironia, effetti speciali pirotecnici. E il solito andirivieni, da Los Angeles a Roma (parzialmente Torino spacciata per la capitale d'Italia e qualche ripresa a Genzano) fino a Rio De Janeiro e Portogallo, dove si consuma un finale (apertissimo) al cardiopalma. 

Inutile dire che la parentesi italiana spicca per fascino: il teatro migliore di cui il cinema americano può avvalersi, persino per tentare di "distruggere" Piazza di Spagna e il cuore del Cristianesimo, ovvero il Cupolone!

Dicevamo del  finale apertissimo sfornato apposta per invogliare a vedere quella che sarà l'ultima tappa di un viaggio di oltre vent'anni. La famiglia c'è. La Fede anche.

In sintesi questo FAST X mantiene le promesse di un action follemente sopra le righe, prodotto adatto solo al sincero divertissement.

Rimane solo la storica domanda: come fa il superpalestrato Vin Diesel a filare a trecento all'ora con quel cognome??

VIAGGIO IN PARADISO

Stati Uniti, confine con il Messico. Inseguito dalla polizia, dopo un colpo da milioni di dollari, a Driver (Mel Gibson) non rimane che attraversare il confine messicano, dove viene arrestato e chiuso nella famigerata ed infernale prigione di Tijuana, El Pueblito.

In pratica una vera e propria piccola città, dove migliaia di detenuti vivono con mogli e figli, tra negozi, ristoranti e ogni genere di prima e seconda necessità, dove regna la guerra del più forte e il denaro è potere, dove avviene ogni genere di traffico illecito. 

Driver all'inizio trova il modo di arrangiarsi, poi l'incontro con un ragazzino e con la sua bella mamma. In pratica il bambino di dieci anni, tenuto prigioniero perchè dello stesso raro gruppo sanguigno del pericoloso criminale a capo della cittadella, Javi, costretto a sottoporsi a numerose trasfusioni in attesa di un trapianto di fegato, è la sua unica speranza.

VIAGGIO IN PARADISO (ironico titolo in italiano) è un classico film carcerario in salsa tex mex, questo ritorno di Mel Gibson al cinema in un ruolo che ricorda da vicino (per spirito della pellicola e caratteristiche borderline del personaggio) quello della serie ARMA LETALE

Non un capolavoro questo di Adrian Grunberg, ma un film piuttosto godibile se si fa la tara a qualche esagerazione di troppo della trama. E' proprio il personaggio del protagonista a reggere il film sulle sue spalle; film segnato da un buon ritmo, un'efficace ambientazione e qualche buona scena d'azione.

La prigione del film, conosciuta come "l'università del crimine", costruita nel 1956,  era ufficialmente nota come Centro de Readaptacion Social de la Mesa, ma si chiamava in realtà El Pueblito, una vera e propria società dietro le sbarre, una cittadella con 700 case e negozi dove si produceva droga e i detenuti avevano il pieno controllo.

Dopo un'assedio dell'esercito messicano, il 20 agosto 2002, El Pueblito venne evacuato.

SOLDADO

Texas. Entrano in un tranquillo supermercato i tre individui. E si fanno esplodere senza aprire bocca.

Le indagini sull'attentato suicida portano presto a una pista non rassicurante. I cartelli della droga messicani stanno aiutando i terroristi islamici a varcare il confine utilizzando il traffico di clandestini.

Voglioso di una forte reazione il governo americano affida a Matt Graver (Josh Brolin) l'incarico di combattere la minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti.

La soluzione di Matt è di seminare illegalmente il caos. E per farlo vuole avvalersi ancora una volta del misterioso ex sicario dei cartelli Alejandro Gillick (Benicio Del Toro), battitore libero desideroso di vendetta. 

Scatenare una guerra tra bande rivali del traffico di droga sarà per Gillick l'occasione di saldare alcuni conti in sospeso.

In un operazione di "false flag" verrà ucciso l'avvocato del cartello di Matamoros a Città del Messico e nel frattempo rapita la figlia di uno dei più potenti boss rivali.

Ma a quella ragazzina, Isabela Reyes, finirà per affezionarsi anche il duro e vendicativo Alejandro, segnato dalla perdita della sua famiglia.

I due però diventeranno oggetto di una partita di caccia orchestrata dalla polizia messicana corrotta e da differenti gruppi criminali desiderosi di mettere le mani sull'infante.

Diventata un rischio potenziale, bisogna liberarsene. Ma davanti a una scelta infame, Alejandro rimette in discussione tutto quello per cui si batte e tutto quello che lo consuma da anni.

SOLDADO, diretto da Stefano Sollima in trasferta hollywoodiana, è un sequel valido, meno complesso del primo capitolo ma ugualmente cupo e pessimista. Con scene d'azione robuste ed essenziali, dialoghi ridotti al minimo, gli stessi interrogativi etici su fini e mezzi.

Efficace Brolin, funzionale gli altri, mentre è di ottimo livello, proprio come in SICARIO, la prova del sofferto Del Toro nei panni di un personaggio spietato e vendicativo ma anche capace di misericordia verso i più deboli.

In SOLDADO manca del tutto lo sguardo morale e consolatorio del personaggio interpretato da Emily Blunt. Lei era la legge e i due personaggi di Benicio Del Toro e Josh Brolin i fuorilegge che perseguono il Bene praticando il Male.

Finale che lascia tutto aperto per un terzo capitolo.

KILL BILL VOL.1

El Paso (Texas). Che carneficina quando la gang di Bill (David Carradine), boss della mala, fa irruzione nella chiesa dove si sta celebrando il matrimonio.

Sopravvive la Sposa (Uma Thurman), nonostante la pallottola in fronte, però perde la creatura che portava in grembo.

Vegeta in ospedale, dove subisce le attenzioni di un immondo infermiere.

Dopo quattro anni di coma si sveglia, concia per le feste il suo aguzzino e prepara la vendetta contro gli ex soci, le quattro vipere mortali, guidate proprio dal compagno dei tempi d'oro, ovvero Bill.

Ripreso il nome d'arte di Black Mamba, vola a Tokyo, dove il maestro Hattori Hanzo le forgia uno speciale spadone da samurai.

E va all'assalto del primo della lista, la perfida O'Ren-Ishii (Lucy Liu).

KILL BILL VOL.1 è un concitato drammone avventuroso di Quentin Tarantino, prolisso e geniale, che nella prima parte del suo film spezzato in due parti, mescola poliziesco, western e perfino anime, dando largo spazio alle sequenze d'azione e ripescando a piene mani dal cinema orientale di arti marziali degli Anni Settanta.

Con il trionfo di teste, gambe e braccia mozzate in un susseguirsi di duelli che annegano nel sangue.

Eterogeneo e fiammeggiante.

Inoltre la donna come genesi e conflitto, vita e morte.

Mescolate e trasversali, le forme di molti generi si riuniscono in una, quella del cinema inteso come scrittura del caos.

E' infine la storia dell'umanizzazione di un personaggio: Beatrix Kiddo.

Insomma KILL BILL VOL.1 si segnala inoltre per il virtuosismo estetizzante probabilmente spinto all'eccesso, una grandissima cura dei particolari, coreografie (importantissime) e inquadrature sempre congruenti e mai banali.

Nella sua ricerca della perfezione, il regista pecca forse di prolissità, ma è indubbio che confezioni un'opera avvincente, peraltro segnata da un'ottima colonna sonora.

Pellicola divertente ma di sicuro non per tutti i gusti.

Probabilmente inferiore a PULP FICTION, ma è un dettaglio.

2FAST 2FURIOUS

Miami. E' un drago delle corse d'auto clandestine lo spericolato ex piedipiatti Brian O'Connor (Paul Walker).

Beccato dalla polizia sul fatto (per incastrarlo) durante un blitz notturno, è messo alle strette.

La tua fedina penale uscirà immacolata solo se riuscirai a inchiodare l'inafferrabile narcotrafficante Carter Verone (Cole Hauser), che ufficialmente si occupa di import export.

Detto fatto.

Il baldo segugio s'infiltra come un coltello nel burro nella gang del boss, spalleggiato dall'amico ritrovato, il chiacchierone di colore in libertà vigilata Roman Pearce (Tyrese).

Ne vedranno delle belle, a cominciare dalla seducente agente FBI sotto copertura Monica Clemente (Eva Mendes).

2FAST 2FURIOUS è un fragoroso quanto assurdo poliziesco, rombante seguito di un precedente campione d'incasso che corre col piede sempre premuto sull'acceleratore.

Facendo tuonare a più non posso i motori di Nissan, Mitsubishi e muscle car assortite, senza vergognarsi della sfacciata pubblicità a marche miste.

Senza l'elemento trainante Vin Diesel (che tornerà nel quarto episodio nda), in questo 2FAST 2FURIOUS è il solo viso d'angelo Paul Walker a reggere sulle spalle il peso del film affiancato all'inconsistente (artisticamente parlando) Tyrese Gibson. Pur senza dimenticare la caliente ed accattivante Eva Mendes (decisamente sprecata).

Quel minimo di struttura narrativa viene così definitivamente meno e il film è una semplice rappresentazione di scene d'azione che hanno come protagonisti non più gli esseri umani ma le automobili.

Risultato finale: un modesto prodotto d'intrattenimento per gli appassionati del genere.

BIG GAME - CACCIA AL PRESIDENTE

L'allarme scatta mentre il Presidente degli Stati Uniti, William Monroe (Samuel L. Jackson) è in volo verso Helsinki a cavallo dell'Air Force One per un vertice del G8.

Un gruppo di terroristi vuole abbattere la fortezza volante, così il capo della sicurezza infila il suo importante protetto in una capsula di salvataggio, che plana nel bel mezzo della foresta finlandese.

Proprio mentre Oskari (Onni Tommilla), 13enne locale, solo nella foresta, armato di arco con frecce, deve superare le prove per diventare uomo e prode cacciatore come suo padre.

Braccato dai terroristi che vogliono rapirlo con l'aiuto di agenti dei servizi segreti corrotti, il presidente avrà in Oskari una valente guardia del corpo, pronto a guidarlo tra mille pericoli.

BIG GAME - CACCIA AL PRESIDENTE è uno scombinato, di ovvia inverosimiglianza, inutile actionaccio fatto in quattro e quattr'otto, con il prezzemolo per ogni stagione e qualsiasi genere Samuel L. Jackson che gioca a fare l'erede di Obama con lodevole autoironia.

Esagerazioni a go-go e ingenuità incredibili, come il volo in ghiacciaia attraverso il bosco e l'espulsione dall'aereo, non riescono comunque a salvare una pellicola di disarmante pochezza, sia nella sceneggiatura che nei dialoghi.

Decisamente evitabile, se non preso per puro intrattenimento.

P.S. L'unica, vera arma vincente è il paesaggio, fortunatamente già lì, impedendo così agli autori di banalizzare anche quello.

SPEED 2 - SENZA LIMITI

Los Angeles. Per suggellare la pace con la fresca fidanzata Annie (Sandra Bullock), il poliziotto della squadra speciale Alex (Jason Patric), temporaneamente in ferie, si imbarca con lei per una Crociera nei Caraibi.

I due piccioncini ignorano che a bordo si è issato anche il terrorista dilettante John Geiger (Willem Dafoe), ansioso di vendicarsi di un licenziamento. Ingiusto, a suo dire (ovviamente...).

Il folle, che però non è scemo, ha piazzato una bomba chissà dove, ma intende far saltare in aria la nave solo dopo essersi impadronito dei gioielli della ben fornita cassaforte di bordo.

Riposti i costumi da bagno e tra i passeggeri colti da irrefrenabile panico, riusciranno l'agente in libera uscita e la coraggiosa fidanzata a bloccare il mascalzone esplosivo?

SPEED 2 - SENZA LIMITI è una fotocopia sbiadita, il lento e noioso (a dispetto del titolo) seguito del fortunato SPEED. Il regista olandese Jan De Bont, autore anche dell'assurdo soggetto (il sabotaggio di una nave da crociera non è il massimo quando si parla di velocità), ci riprova ma senza gli stessi risultati.

Probabilmente perchè si è limitato a trasferire la sorridente Sandra Bullock dal bus del primo episodio alla nave, perdendo ritmo, originalità e suspence.

Tre ottimi attori sprecati.

Si salva per spettacolarità la parte finale, ma dopo due ore così inutilmente tirate in lungo, verrebbe il mal di mare anche a un lupo. Di mare, ovviamente.

LUCY

Taipei, giorni nostri. E' una studentessa la bionda Lucy (Scarlett Johansson) che, indecisa sul suo futuro e fragile nel suo essere, si sballa di continuo ai rave party.

Un bel giorno il suo ragazzo, tale Richard, la obbliga a consegnare una valigetta dal contenuto misterioso a uno spietato criminale coreano, Mr. Jang.

Costui, una volta verificato ciò che gli è stato portato, ammazza il ragazzo e fa rapire Lucy.

L'idea è di farla diventare un corriere della droga, una nuova droga blu, il CPH4. Infatti le viene inserita nell'addome un pacchetto contente un enzima prodotto dalle madri in gravidanza per mettere in moto lo sviluppo del feto.

Invece il pacchetto si rompe e il prodotto chimico viene assorbito dal suo corpo il quale progressivamente acquista straordinarie capacità fisiche e mentali, una capacità di conoscenza e di potere inimmaginabili per chi non sia, come il professor Norman (Morgan Freeman), un neuro ricercatore.

LUCY è un action woman, diretto da Luc Besson, che, come per LEON E NIKITA, mette al centro della sua opera un personaggio femminile coinvolto in esperienze che ne mutano profondamente la vita, in quella che sembra una versione bessoniana di LIMITLESS.

LUCY appartiene alla galleria di personaggi suddetti  ma nonostante le apparenze è uno dei più deboli.

In effetti si tratta quasi di un cartone animato, invincibile e indistruttibile, protagonista di un cinema inconsistente come lo zucchero filato che ignora le sceneggiature e basa tutto sugli effetti con una spolveratina di new age e filosofia da pochi centesimi.


Il "maestrino" Besson, tramite il professor Freeman, con la sua aria saggia e rassicurante, ci fa la lezione sulle, a suo dire e pensare, potenzialità pressochè infinite di un cervello sfruttato al cento per cento (ne usiamo al massimo il dieci, forse già ottimisticamente).

Un pregio del film? dura poco e quel poco che dura scorre veloce.


LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Tor Bella Monaca, Roma. Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è un ladruncolo di piccola taglia, un borgataro perdente, immerso in dvd porno e budini alla crema, che sbarca il lunario grazie a modesti furti sperando di non essere preso.

Un giorno, proprio mentre scappa dalla polizia, si tuffa nel Tevere per evitare l'arresto e finisce dritto dritto in un barile pieno di materiale radioattivo.

Dopo il tuffo ne uscirà completamente ricoperto di una misteriosa sostanza, barcollante e mezzo morto.

In compenso il giorno dopo però si risveglia dotato di forza e resistenza sovraumane.

Mentre Enzo scopre cosa gli è successo e cerca di usare i poteri per fare soldi, a Roma c'è una vera lotta per il comando.

Alcuni clan provenienti da fuori stanno terrorizzando la città con attentati bombaroli e un piccolo boss eccentrico intenzionato a farsi strada, Fabio lo Zingaro (Luca Marinelli) minaccia la vicina di casa di Enzo, la svagata Alessia (Ilenia Pastorelli), figlia di un suo amico morto da poco.

La fulminata ragazza ora si è aggrappata a lui ed è così fissata con Jeeg Robot d'Acciaio, l'eroe del cartone animato giapponese, da pensare che esista davvero. Anzi, che sia proprio lui.

Sta arrivando il giorno delle tenebre, tutti hanno bisogno di un super eroe.

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT è la strepitosa e sorprendente pellicola d'azione del carneade Gabriele Mainetti, un riuscitissimo incrocio di poliziesco, azione ed avventura, con irresistibili lampi di ironia.

Oltre che rappresentare una possibile (e godibile) versione italica del cinema dei super eroi.

La Roma che fa da sfondo alle vicende è un po' quella di ROMANZO CRIMINALE, in cui la cupa quotidianità è pronta ad accendersi per un qualche imprevisto.

Ci si diverte, la storia è piacevole e scorre via bene ed i personaggi, principali e non, sono interessanti e si ricordano.



Decisivo il contributo dei tre protagonisti, tra cui è quasi impossibile trovare il più in palla, anche se  il Joker psicopatico canterino fissato con Anna Oxa e Buona Domenica è notevole.

Nell'asfittico panorama del cinema nostrano è stata una salutare boccata d'aria fresca.

NOW YOU SEE ME - I MAGHI DEL CRIMINE

USA. Daniel Atlas (Jesse Eisenberg) è un mago delle carte con cui produce effetti magici e seduce fanciulle. Merritt McKinney (Woody Harrelson) è un ipnotista abile a scovare per strada spettatori suggestionabili. Henley Reeves (Isla Fisher) è l'ex assistente di Daniel che pratica la grande illusione e l'escapologia. E Jack Wilder è il classico prestigiatore di strada che chiama in causa un volontario e poi gli sottrae il portafoglio senza restituirlo alla fine del gioco.

Sconosciuti, o quasi, l'uno all'altro ricevono una carta dei Tarocchi che li identifica e li invita a un misterioso appuntamento "che cambierà le loro vite".

Las Vegas, un anno dopo. Si ritrovano su un rutilante palcoscenico i Quattro Cavalieri davanti a una platea di spettatori rapiti dalle loro esibizioni.

Pezzo forte della serata: rapinare una banca a Parigi, senza ovviamente muoversi dal teatro, e far letteralmente piovere il malloppo sulle teste del pubblico in visibilio.

E' il trionfo.

Immediatamente fermati dall'FBI e poi rilasciati per mancanze di prove, i quattro illusionisti, abili dissimulatori fino all'ultimo, coltivano un'illusione più grande: rubare ai ricchi per dare ai poveri.

Spetterà all'agente speciale Dylan Hobbs (Mark Ruffalo), affiancata dall'Interpol nella gradevole presenza della collega francese Alma Dray, scovare il trucco e sventare il "magico" piano dei maghi del crimine.

NOW YOU SEE ME- I MAGHI DEL CRIMINE è una baracconata ipercinetica non proprio memorabile che unisce, in maniera abbastanza inedita, la magia e le sue illusioni al thriller poliziesco, mettendo nel mirino l'odierna crisi del capitalismo. Un mondo in cui banche e mondo della finanza sembrano essere i nuovi ladri che tante famiglie comuni hanno ridotto sul lastrico.

Indubbiamente gli spettacolari numeri di magia sono realizzati con effetti speciali all'avanguardia e la resa visiva è spettacolare. Per di più sorretta da un cast ricchissimo, con ben due mostri sacri (Caine e Freeman ottimi come sempre).

Si arriva con qualche sbadiglio al finale disonesto, al limite ai limiti dell'inverosimile.

Noioso.



PAYBACK. LA RIVINCITA DI PORTER

Usa. Dopo il colpo si becca due pallottole nella schiena il duro rapinatore Porter (Mel Gibson). La moglie eroinomane Lynn e lo sciupafemmine masochista Val (Gregg Henry), suo ex braccio destro, lo fregano nel peggiore dei modi.

Hanno deciso di dividersi in due anzichè in tre i 140 mila dollari (inaspettatamente pochi) del colpo.

Creduto morto e miracolosamente rimesso a nuovo, il socio tradito diventa una macchina assassina e parte alla caccia dei partners traditori e della sua fetta di malloppo, i suoi 70.000 dollari.

La consorte, generosamente perdonata, muore con la siringa nel braccio per overdose.

In compenso l'incauto trafficante di morte perde mezzo naso per mano dell'infuriato vedovo: il piercieng è strappato di netto.

Prontissimo, con sistemi non troppo urbani e con l'aiuto esterno dell'avvenente squillo di lusso Rosie (Maria Bello), a rintracciare il mascalzone. Salendo i gradini del potere e travolgendo anche i boss insospettabili che lo controllano.

Che strage!!!

PAYBACK. LA RIVINCITA DI PORTER è un eccitante e rutilante action non travolgente con abbondanti e (forse) involontarie dosi di ironia. Infatti l'insistita e a volte raccapricciante violenza suscita più ilarità che orrore.

Dallo spunto più vecchio del cinema (la vendetta) il regista Brian Helgeland (sceneggiatore di LA CONFIDENTIAL e IPOTESI DI COMPLOTTO) ricava una sceneggiatura mozzafiato ricca di trovate fortissime e fuori dal comune con tanto di innumerevoli colpi di scena.

I cattivi sono fessi quasi come gli indiani e cascano nelle loro stesse trappole.

Padrone della scena è la superstar Mel Gibson, in gran forma, alla quale vengo spezzate a martellate anche due dita dei piedi. Obiettivo non certo primario delle sue fan dell'epoca.

PAYBACK. LA RIVINCITA DI PORTER  è indubbiamente ben fatto, dal ritmo sostenuto ma piuttosto ripetitivo nei suoi momenti topici tanto da stancare (e saziare) lo spettatore piuttosto precocemente. Tra i motivi di interesse la (bella) presenza di Lucy Liu, versione mistress.

L'articolo sembra interessante.

NEMESI

USA. Frank Kitchen (Michelle Rodriguez) è un killer infallibile, ma la scia di cadaveri che ha lasciato alle spalle ha in serbo per lui un doloroso contrappasso.

La rancorosa quanto brillante chirurga plastica Rachel Jane (Sigourney Weaver), infatti, lo fa rapire per vendicare la morte del fratello, ma anziché uccidere Frank, lo opera, a sua insaputa, per cambiargli sesso.

Dentro il corpo di una donna cercherà la sua vendetta.

NEMESI è un noir con più livelli di lettura. Certamente un film imperfetto e con qualche incongruenza di scrittura (in alcuni passaggi “gira” decisamente a vuoto, anche per una certa verbosità), eppure questa opera del veterano Walter Hill parte da un'idea originale che balla sul confine tra provocazione e volontà sincera di violare dei tabù.

Il budget risicato è evidente, così come l'approssimazione di alcuni raccordi logici: in primis la fumettizzazione di alcune scene, alla maniera del leggendario I GUERRIERI DELLA NOTTE - Director's Cut.

Quasi una firma autografa, apposta da Walter Hill per ricordare che si tratta di un suo film.
Anche solo per questa sua natura anarchica, antica, irriducibile, è opportuno sorvolare sulle sue enormi mancanze.

Che partono da una Sigourney Weaver che recita con il pilota automatico inserito. Vestendo inoltre i panni di un villain ultra-stereotipato, scienziata fredda come l'acciaio (chirurgico), per arrivare all'imbarazzante, discusso e discutibile, uso di protesi digitali sul corpo di Frank Kitchen.

Quasi un'irridente variazione sul tema di JOHNNY IL BELLO, anacronistica ed imperfetta. Ma necessaria, per comprendere che la vecchia scuola non si rassegna a morire.

Difficile stabilire dove si situi in NEMESI il confine tra provocazione e volontà sincera di violare dei tabù.



Ambiguo, sexy e ineffabile il corpo metrosexual (con annesse scene di nudo integrale) di Michelle Rodriguez, killer transgender suo malgrado.

ANCORA VIVO

Jericho (Texas), 1931. Il pavido sceriffo Ed Galt (Bruce Dern) assiste senza muovere un dito e ben retribuito alla faida infinita tra le gang dell'irlandese Doyle e dell'italiano Strozzi.

I due sono in acerrima e sanguinosa lotta per il ricco e profittevole contrabbando di whisky, proprio nell'epoca del proibizionismo.

Ed ecco che appare dalla polvere il taciturno e pistolero forestiero John Smith (Bruce Willis), che s'infila tra le due bande per mettere zizzania e guadagnare un pò di quattrini.

Nel frattempo salva la malcapitata donna del boss e fa strage di gangsters.

ANCORA VIVO è un cupo e violento poliziesco del veterano Walter Hill, avvincente rifacimento in versione gangster di PER UN PUGNO DI DOLLARI.

Nonostante gli abiti novecenteschi è chiaramente un western, assolato e polveroso.

La vicenda dello straniero taciturno e pistolero, impersonato da un Bruce Willis più accigliato che mai, non tralascia niente dalla sceneggiatura del capolavoro western sopracitato, compresa la torchiatura a sangue di cui rimane vittima.

Il nostro, che racconta la storia in prima persona, cerca di contrastare con l'ironia il devastante mitra del grande gigione bastardo Christopher Walken.

Piombo a volontà!

BARRY SEAL - UNA STORIA AMERICANA

Stati Uniti, 1979. E' un abile pilota della TWA, uno dei più giovani al comando di un 707, lo scaltro aviatore Barry Seal (Tom Cruise).

Però, il suo desiderio di «integrare» lo stipendio con il contrabbando, lo fa «attenzionare» dalla CIA che lo recluta come proprio operativo, ma in incognito.

Il suo compito è scattare fotografie in volo, in zone pericolose, per spiare le attività dei guerriglieri sandinisti in Nicaragua.

Attività che lo porta anche ad entrare in contatto con quello che sarà il Generale Noriega a Panama e con il sanguinario cartello di Medellin e, in particolare, con Pablo Escobar, con il quale diventa amico e complice.

In pratica, mentre serve il suo paese, l'ex pilota di linea, riesce, grazie alla sua abilità, a diventare trafficante di armi (sempre per il Governo, ma non solo), corriere della droga (ma arruolato anche dalla DEA), a gestire una compagnia aerea, a incassare vagonate di dollari (denaro contante nascosto nei posti più assurdi).

Un simpatico imbroglione (così viene mostrato sullo schermo), assetato di ricchezza, pronto a fare il doppio e triplo gioco pur di cavarsi dai guai. Come è andata a finire, lo scoprirete arrivando alla fine del film, se non volete informarvi prima in Rete.

Indubbiamente, BARRY SEAL - UNA STORIA AMERICANA, basato sulla storia vera dell'omonimo pilota truffaldino, conquista. Il tono volutamente ironico di una vicenda, ricordiamolo, criminale, è scelta rischiosa.

Però, non è un documentario e certamente la strada percorsa dagli sceneggiatori e dal regista Doug Liman (EDGE OF TOMORROW) ha il pregio di non far cadere mai il ritmo, raccontando brillantemente vicende non edificanti.

Accanto a Tom Cruise, noto per indimenticabili interpretazioni di personaggi rimasti nel cuore degli spettatori e nella storia del cinema, partendo da quel tenente Pete  "Maverick" Mitchell di TOP GUN, c'è la biondissima Sarah Wright, che interpreta sua moglie.

FRATELLI NELLA NOTTE

USA, 1983. A dieci anni dalla fine della sporca guerra del Vietnam, il colonnello dell’esercito in pensione Rhodes (Gene Hackman) non si è dato per vinto.

E ancora fermamente convinto che suo figlio, scomparso in Laos proprio un decennio prima, sia ancora detenuto come prigioniero di guerra.

Come molti altri soldati americani tenuti prigionieri in campi quasi segreti.

Stanco delle promesse politiche e con l’aiuto finanziario di un magnate del petrolio, il cui figlio condivide la prigionia del giovane Rhodes, riunisce un gruppo eterogeneo di quasi tutti ex veterani.

Dopo un breve ma intenso addestramento in una località del Texas dove è stato ricostruito fedelmente il campo di prigionia, con il mini-esercito personale torna nella giungla del Sud-Est asiatico per trovare il figlio scomparso e liberare tutti.

Con FRATELLI NELLA NOTTE Ted Kotcheff, regista del primo RAMBO, rimane “nei dintorni” del genere confezionando uno spettacolare prodotto di guerra, emozionante ed entusiasmante.

L’azione non manca, il ritmo è serrato e i valori dell’amicizia e del coraggio prevalgono, senza mai scadere in facili buonismi.

La guerra del Vietnam terminò per gli Stati Uniti nel 1973, ma i suoi strascichi durarono per diversi anni. L’incapacità di accettare la sconfitta e il desiderio represso di un’improbabile rivincita, fornirono al cinema lo spunto per le immaginarie avventure di uomini determinati a tenere alto l’onore della nazione tentando di liberare i prigionieri non ancora restituiti dai Vietcong.

Il tema di FRATELLI NELLA NOTTE sarà sfruttato anche da George Pan Cosmatos con RAMBO 2 - LA VENDETTA nel 1985, ma presenta notevoli affinità con “I quattro dell’oca selvaggia”, girato nel 1978.

Punto di forza del film rimane senz’altro la presenza di Gene Hackman, capace di passare da un ruolo all’altro mantenendo una notevole credibilità.

Tra mitragliate e bombe e destra e a sinistra, elicotteri nelle foresta e scontri con i vietcong, il film scivola via con tanta azione e pochi fronzoli fino a un finale non del tutto scontato

Probabilmente sono ben evidenti i muscoli dell’edonismo reganiano. Per Noi non è un male.

FIRE WITH FIRE

Jeremy Coleman (Josh Duhamel) è un vigile del fuoco con l'animo della crocerossina. Senza famiglia ma con due grandi amici e colleghi da sempre al fianco. Ha finito il lungo turno insieme a loro quando si ferma in uno spaccio per qualche birra e assiste all'ingresso di Neil Hagan (Vincent D'Onofrio), fuhrer di una gang che inneggia alla supremazia ariana.

Il nazistoide uccide a sangue freddo il gestore del negozio e suo figlio, un ragazzino.

Jeremy riesce a mettersi in salvo ma la sua sicurezza è compromessa: il sociopatico neonazista vuole vedere morto lo scomodo testimone.

Ragion per cui viene inserito in un programma di protezione dei testimoni mentre il tenente della polizia Mike Cella (Bruce Willis) prende in carico le indagini.

Trasferito da Long Beach a New Orleans, in attesa del processo al sadico boss, s'innamora della caliente sceriffa Talia (Rosario Dawson), ma viene raggiunto dagli uomini del boss.

Per proteggere la sua donna, Jeremy rinuncia all'ennesimo trasferimento sotto copertura e si mette sulle tracce di Hagan, per eliminarlo definitivamente.

FIRE WITH FIRE è un frenetico e convenzionale nella sua goffa pretenziosità, poliziesco d'azione, che affastella cadaveri e atrocità, con un positivo inizo spietato da brividi. Le chicche: revolverate nel cranio e dita spezzate a martellate.

Nella violenza esibita fanno differenza le intenzioni, naturalmente: da una parte la follia omicida e dall'altra l'aspirazione ad una vita libera da quella minaccia, ma il FIRE WITH FIRE del titolo suona abbastanza esplicitamente come un programmatico "occhio per occhio".

La pellicola paga anzitutto il basso livello della scrittura, specie nella seconda parte del film (la prima è un pò più accettabile), penalizzata da "svarioni" narrativi e buchi di sceneggiatura.

Azzecca invece i volti di Vincent D'Onofrio, che sembra lo schizzato Palla di Lardo di FULL METAL JACKET sopravvissuto ed incattivito, per il demoniaco Hagan e di Bruce Willis per il tenente Mike Cella, poliziotto che attende di saldare il conto da tanto, troppo tempo.

Mentre il protagonista è in parte ma francamente interscambiabile e la Dawson incredibilmente anonima e poco affascinante .

Coproduce Curtis "50 Cent" Jackson, che figura anche come attore nelle vesti di Lamar, leader della gang rivale di Hagan. Non lascia il segno.

L'ELIMINATORE

New York. La bella e coraggiosa Lee Cullen (Vanessa Williams) ha scoperto che la sua azienda sta per vendere alla mafia russa mille pezzi di un micidiale fucile a raggi X.

La ragazza, che ha in tasca lo scottante disco, è, inutile dirlo, in grave pericolo.

Così il granitico agente federale John Kruger (Arnold Schwarzenegger), incaricato della protezione dei supertestimoni, la sottrae ai sicari del cinico sottosegretario alla Difesa Harper (Andy Romano).

Il polizìotto prima la nasconde a Chinatown, poi allo zoo.

Intanto deve guardarsi dal subdolo collega Robert Deguerin (James Caan) che, fallito il tentativo di ucciderlo, lo denuncia come spia al capitano Beller (James Coburn). Basta e troppo, ora mi sono proprio stufato.

L'ELIMINATORE è uno spettacolare, movimentato, fragorosissimo e ovviamente inverosimile action incentrato sul sottogenere della protezione testimoni con la solita talpa al suo interno.

Diretto dal fantasioso regista Charles Russell (THE MASK), ben deciso a cavalcare l'iperbole, ma anche a non prendere troppo sul serio le mirabolanti imprese dei suoi personaggi.

La trama non è originalissima, ma presenta un cast di tutto rispetto con un James Caan sempre molto bravo.

Il finto truce Schwarzenegger strizza l'occhio al pubblico mentre spara e si scatena con furia devastatrice.

Purtroppo non c'è nemmeno l'ironia, o la bravura, di altri suoi film come TRUE LIES.

Probabilmente meglio riguardarsi COMMANDO e CODICE MAGNUM, le sue pellicole più simili a questa. Vere apoteosi dell'azione anni '80.

Vanessa Williams? Notevole.

FERITE MORTALI

Detroit (Usa). É troppo manesco l'irascibile Orin Boyd (Steven Seagal), un poliziotto che non è mai andato d'accordo con i superiori per la sua granitica ostilità alle regole.

Cacciato dai servizi segreti, malgrado abbia sventato un attentato al vicepresidente degli Stati Uniti, è sbattuto in un distretto di frontiera, quello più sfigato della città, il 15.

L'occhio resta però spalancato anche quando dirige il traffico, così assiste al furto di un ingente quantitativo di eroina tenuto sotto sequestro nei magazzini della centrale.

Fatti gli affari tuoi e resta fuori da guai, gli suggeriscono a muso duro i nuovi e corrotti colleghi.

Un invito a nozze per il piedipatti, che si allea al finto spacciatore Latrell Walker (DMX), in realtà il ricco navigatoredi Internet Leon Rollins, per scoprire gli immondi traffici della polizia.

Riuscirà l'intrepido poliziotto dal grilletto (e l'insubordinazione) facile a sgominare i criminali.

FERITE MORTALI è un pedestre e fragoroso film d'azione del regista polacco Andrzej Bartkowiak, già noto direttore della fotografia, che va in estasi per gli inseguimenti e gli scontri d'auto, gli uni e gli altri di spettacolare impatto, soprattutto per i timpani.

Il tutto mescolato con sparatorie e ripetuti scontri fisici a base di arti marziali di cui è specialista il protagonista.

L'ormai cinquantenne Steven Seagal, più che del comunque provvidenziale parrucchino, avrebbe bisogno di una faccia di ricambio, possibilmente dotata di espressioni.

FERITE MORTALI risulta quindi abbastanza scontato per trama e contenuti.

Gli appassionati del genere e i fans di Seagal probabilmente non resteranno delusi, ma l'assenza di inventiva e originalità rende il prodotto poco emozionante e solo in parte divertente.

Non per palati fini.

SLEEPLESS - IL GIUSTIZIERE

Las Vegas. Vincent Downs (Jamie Foxx) è un tenente di polizia infiltrato alla caccia di agenti corrotti che per errore si trova a rubare 25 chili di coca purissima appartenenti a un pericoloso gruppo criminale.

L'elegante e leccatissimo Stanley Rubino, proprietario del casinò Luxus, gli rapisce il figlio sedicenne per ritorsione.

Downs si presenta al casinò per lo scambio ma è pedinato dalla tostissima agente Bryant (Michelle Monaghan), detective degli affari interni.

La caparbia agente è convinta che Downs sia corrotto e al soldo del gangster Novak.

Quando anche Rob Novak si presenta sotto le luci al neon del Luxus per riavere la sua droga lo scambio si complica.

Riuscirà il padre in angoscia in una sola notte insonne a salvare suo figlio, eludere un'indagine sugli affari interni e consegnare i rapitori alla giustizia?

Affidato alla regia dello svizzero Baran Bo Odar, nella sostanza SLEEPLESS - IL GIUSTIZIERE, appartenente fin troppo palesemente alla categoria dei B movie di ambito noir-poliziesco, purtroppo non apporta nessuna novità sul fronte action spara-picchia.

Il film, un action movie muscolare, procede solo per meccanismi prevedibili quando non obsoleti.

Clamorose ed evidenti le situazioni prive di plausibilità, come la resa dei conti nel parcheggio del casinò, in cui viene sparato del gas senza apparentemente ostacolare i personaggi privi di maschere. La domanda: perchè usare dei lacrimogeni quando hai un fucile d'assalto?

Decisamente sostenuto il ritmo ma SLEEPLESS - IL GIUSTIZIERE manca quasi totalmente di inventiva.

E lo si dimentica già poco dopo averlo visionato.

Aspettiamoci almeno un sequel.

TAKEN 3 - L'ORA DELLA VENDETTA

Los Angeles. Bryan Mills (Liam Neeson), ex agente della CIA, si gode il meritato riposo e una ordinaria tra una visita alla figlia Kim (Maggie Grace), che ha appena scoperto di essere incinta, e un bicchiere di vino rosso con l'ex moglie Lenore (Famke Janssen), in crisi col nuovo compagno e decisa a sedurre il suo ex marito.

Fino ad una mattina, quando l'apparenza lo inchioda: si trova accanto al corpo della ex moglie.

Non l'ho sgozzata io, giura alla figlia e all'ambiguo compagno della defunta Stuart St. John, dopo essersela data a gambe. 

L'ispettore Dotzier (Forest Whitaker) mentre lui cerca il vero assassino.

Riuscirà il nostro vendicatore-sicario a dimostrare la sua innocenza dall'efferato delitto?

TAKEN 3 - L'ORA DELLA VERITA' è un frenetico e prevedibile poliziesco, che ributta nella mischia lo stesso cast dei primi due episodi, scopiazzando senza ritegno IL FUGGITIVO del 1993.

Il terzo capitolo dell'ormai "saga" non porta novità rispetto ai precedenti e sembra realmente aver prosciugato qualsiasi appeal, ma da Hollywood c'è da aspettarsi un ennesimo exploit del nostro.

Poco più che un tv movie.

 Nella sua seconda vita (artistica) da eroe del cinema action, l'atletico Liam Neeson batte il ferro finché è caldo e torna sul personaggio di maggior successo, eroe indistruttibile che salta come un grillo, ma poi sbatte la Porsche contro l'aereo che sta portando via la sua "bambina".