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FAST X

Los Angeles, giorni nostri. E' uno scrupoloso paparino il nostro Domenic Toretto (Vin Diesel), che fa scuola guida e di vita al piccolo di casa. La tranquilla vita coniugale, tra valvole e pistoni, con la focosa Letty Ortiz (Michelle Rodriguez) purtroppo ha i minuti contati. 

10 anni prima, a Rio de Janeiro, durante un incredibile inseguimento successivo ad una rapina, il nostro ha causato la morte di un potente boss della droga, Reyes, e ha quasi ucciso anche suo figlio Dante. 

Questi sarà proprio il nemico da sconfiggere questa volta. Divenuto mentalmente instabile, dopo aver assistito all'omicidio del padre, ha passato il tempo studiando Dom e pianificando un piano per mettere in pratica la propria vendetta. 

Per prima cosa si impossessa dei mezzi cybertecnologici di Cypher e attira in una trappola, facendoli correre per le strade di Roma, gli amici di Dom al servizio della CIA. 

Il cattivone non vuole solo uccidere la propria nemesi, ma farlo soffrire: il suo bersaglio finale è niente di meno che il figlio di otto anni di Dom, che lo stesso affida al fratello Jakob (John Cena). 

Anche alla CIA le cose non si mettono bene, Mr. Nobody è infatti scomparso e sua figlia Tess (Brie Larson), fedele a Dom, non ha l'autorità per impedire al nuovo leader Aimes di dare la caccia a Dom e ai suoi.

Con FAST X la leggendaria saga d'azione e motori si avvia alla fine con un episodio sfrenato, fracassone e sufficientemente adrenalinico, farcito con i risaputi inseguimenti automobilistici mozzafiato.

Purtroppo l'affollamento di volti noti nel cast non giova troppo alla sceneggiatura ma Jason Momoa, con tanto di look oscenamente ed eccentricamente metrosexual, è un ottimo villain, tiene alta la posta e la motivazione della vendetta funziona adeguatamente.. 

Tanta azione, set ipertrofici, ironia, effetti speciali pirotecnici. E il solito andirivieni, da Los Angeles a Roma (parzialmente Torino spacciata per la capitale d'Italia e qualche ripresa a Genzano) fino a Rio De Janeiro e Portogallo, dove si consuma un finale (apertissimo) al cardiopalma. 

Inutile dire che la parentesi italiana spicca per fascino: il teatro migliore di cui il cinema americano può avvalersi, persino per tentare di "distruggere" Piazza di Spagna e il cuore del Cristianesimo, ovvero il Cupolone!

Dicevamo del  finale apertissimo sfornato apposta per invogliare a vedere quella che sarà l'ultima tappa di un viaggio di oltre vent'anni. La famiglia c'è. La Fede anche.

In sintesi questo FAST X mantiene le promesse di un action follemente sopra le righe, prodotto adatto solo al sincero divertissement.

Rimane solo la storica domanda: come fa il superpalestrato Vin Diesel a filare a trecento all'ora con quel cognome??

PROMETHEUS

Pianeta Terra. Al principio dei tempi. Un essere immacolato, versione palestrata di una statua greca, si aggira in un mondo desolato. All’improvviso decide il sacrificio estremo: stravolte da un’energia primordiale, le carni si disfano mentre il cranio si spacca a metà. Ciò che ne rimane, fluido vitale o dna per i meno romantici, cade a terra e la ingravida, dando vita alla razza umana.

Pianeta Terra, 2089, isola scozzese di Skye: la pittura rupestre, vecchia di migliaia di anni, rappresenta un gruppo di uomini primitivi in adorazione di un gigante che, con il braccio, indica una costellazione lontana. La cosa incredibile è che altri artefatti, ritrovati in diversi punti della Terra e tutti risalenti a migliaia di anni prima, riportano la medesima immagine di creature giganti che indicano un determinato pianeta.

Un gruppo di scienziati ed esploratori, a bordo dell'astronave "Prometheus", parte verso il luogo remoto, grazie ai fondi di un miliardario morente (Guy Pearce).

A bordo brillanti studiosi come la tosta Shaw (Noomi Rapace), atletica credente alla ricerca del suo Dio; la bellissima Vickers (Charlize Theron), una manager che rappresenta gli interessi della megacorporation, la Weyland Corporation, che ha finanziato il viaggio; David (Michael Fassbender), androide appassionato di vecchi film al quale manca ironia e anche un certo disprezzo per gli esseri umani; il professor Hollowey (Logan Marshall-Green), uno che cerca invece conferme del suo ateismo; infine Janek (Idris Elba), il capitano della nave intergalattica, un "vecchio lupo di mare".

Alla ricerca dell'origine della vita si imbatteranno nei resti di una civiltà aliena assieme a ciò che l'ha quasi estinta.

PROMETHEUS, ultima fatica fantascientifica del papà della saga Sir Ridley Scott, annunciato come un semi-prequel della serie  ALIEN, è un fantahorror ibrido che deve quasi tutto alle potenti costruzioni visive, e ben poco a una sceneggiatura troppo ansiosa di spremere il massimo di spettacolo da ogni scena per costruire un universo complesso come quello del film capostipite, uscito nell'ormai remoto 1979.

Bisogna ammettere, sotto voce, che non è un capolavoro, di certo non a livello dei precedenti film di fantascienza di Ridley Scott, ma è lo stesso un ottimo lavoro sci-fi, capace di esplorare senza freni e attraverso le immagini quella zona di confine tra l'insaziabile desiderio di conoscenza dell'ignoto e il terrore fisico e carnale che questo è capace di generare.

Probabilmente la (mini) delusione del pubblico è dovuto anche ad aspettative troppo alte ma sono sicuro che con ulteriori visioni il film aumenterà il suo spessore.

Se nel primo ALIEN c'era Sigourney Weaver in comodi pantaloni grigi con bretelle e lanciagranate a rompere i denti, anzi, le zanne del mostro corazzato con il sangue acido, in questo PROMETHEUS il ruolo della "femmina forte" si sdoppia con una bruna e una bionda strizzate in attillatissime tutine spaziali.

Insomma l'action movie ormai è femmina.

2089, Ridley Scott va alle origini di Alien: Prometheus

33 anni dopo aver diretto il film capostipite, Ridley Scott firma PROMETHEUS, prequel in 3d della saga Alien.

Le indiscrezioni cominciano a rincorrersi: siamo nel 2089 e una spedizione scientifica cerca il pianeta dove si nasconderebbe il mistero sull’origine dell’umanità e parte a bordo della Prometheus.

Tutto parte con il ritrovamento di un disegno rupestre in una grotta su un’isola della Scozia.

Nel disegno un uomo ha indicato una costellazione che non potrebbe conoscere. Testimonianze di altre civiltà terrestri, ma anche qualcosa che si trova dall’altra parte dell’Universo.

 Più che una mappa un vero e proprio invito agli occhi della scienziata religiosa Elizabeth Shaw (Noomi Rapace), l’eroina che dovrebbe raccogliere l’eredità dell’indimenticabile e carismatica Ripley (l’icona Sigourney Weaver).

Addormentati per i due anni del viaggio (come da prassi…) , i membri dell’equipaggio si risvegliano vomitando.

Tutti tranne la gelida ed enigmatica Meredith Vickers (Charlize Theron), rappresentante della Peter-Wayland-Yutani Corporation che finanzia la spedizione: lei modella il proprio corpo con dure flessioni, come avviso ai naviganti.

Sulla nave spaziale, oltre capitan Janek (Idris Elba), Fifield (Sean Harris), Halloway (Logan Marshall-Green) e Milburn (Rafe Spall), anche l’ambiguo ed immancabile androide David interpretato da un biondo Michael Fassbinder.

Sul pianeta remoto, patria della razza aliena degli Space Jockey ( era la gigantesca creatura alta quasi trenta metri con volto umanoide ed elefantino, comparsa solo all’inizio del primo Alien e poi sparita nda) che avrebbe plasmato quella umana, qualcuno riuscirà a trafugare il segreto della tecnologia alla base della vita, scatenando l’ira dei padroni di casa che, per vendicarsi dell’affronto, spediranno sulla Terra ferocissimi predatori, quelli con cui farà i conti la tosta Ripley e l’equipaggio della Nostromo.

Ridley insomma indaga sugli inizi più che della distruzione finale, tema di gran parte dei film di fantascienza.

In uscita in Italia a settembre, è assicurata almeno una scena del film destinata ad essere equivalente di quella divenuta celebre in Alien.

Io non vedo l’ora di gustarmela.

LE REGOLE DELLA CASA DEL SIDRO

St Clouds, Maine (Usa), 1943. Il trovatello Homer Wells (Tobey Maguire)è stato tirato su dal medico filosofo Wilbur Larch (Michael Caine) fino a farlo diventare bravo almeno quanto lui. Infatti in tal luogo il ragazzo ha appreso le basi chirurgiche pur non nascondendo la sua sofferenza interiore data dalla sua ferma volontà di viaggiare per scoprire il mondo e dalla sua spiccata ribellione ai convenzionalismi.

Il medico nel suo ospedale orfanotrofio alleva i bimbi soli al mondo, aiutando anche fanciulle ansiose di liberarsi di bebé indesiderati.

Come la bella Candy (Charlize Theron), accompagnata dal marito, il tenente aviatore Wally. Il vice dottore, che ha deciso di andarsene, riparte con i due sposi, trovando lavoro in riva all' Atlantico come raccoglitore di mele.

Approdato in quella fattoria dove si lavora il sidro, lì impara tutto, o meglio, gli altri aspetti del mondo: la fatica, le differenze, l'impegno, un po' di violenza, l'amore. Insomma la vita.
A quel punto è pronto per ritornare alla casa di cure, completo e preparato a sostituire il medico che è morto.

Insomma amore e morte.

Appassionante e poetico melò social sentimentale diretto dal regista Lasse Hallstrom che racconta due storie al prezzo di una, senza scordare di impietosire lo spettatore più sensibile ai ricatti morali.
Se la Theron è un babà e Maguire un baccalà, Michael Caine, come spesso gli è accaduto in carriera, è un portento (l'intensità e la drammaticità degli accadimenti sono un'invito a nozze per i grandi attori nda): strameritato l'Oscar, insieme con la sceneggiatura.

Gran bella storia. Magari ce ne fossero molte, comunque la si pensi. Almeno al cinema.


THE ROAD

Chissadove, chissaquando. L'apocalisse (non meglio specificata) ha desertificato e gelato il mondo da un decennio.

E quel che ne resta vibra per i terremoti.

Con la flora estinta in mancanza di raggi del sole; con la fauna che ha fatto la stessa fine, all'uomo resta che una sola cosa: uomo mangia uomo.

Alla lettera.

Fra chi non vuol sopravvivere con tale dieta ci sono l'esausti padre (Viggo Mortensen) e figlio (Kodi Smith-McPhee): dal freddo riescono a ripararsi, ma la fame è insopportabile.

Vanno a sud, sperando di incrociare una speranza: il mare. La famiglia si era appena formata al momento dell'apocalisse. Ma adesso sono soli, da quando la loro moglie e mamma (Charlize Theron) s'è lasciata morire (divorare?) in un ex bosco.

Il pover'uomo ora lotta con la tisi, pronto a tutto, per assicurare al figlioletto, più che il futuro, la pallottola (ne hanno due) con la quale uccidersi, onde evitare di essere stuprato e mangiato da vivo e non da morto.

Quanti incontri per la via, come il vecchio (Robert Duvall) senza speranze.

THE ROAD è un dramma fantascientifico che il regista John Hillcoat ha tratto da un vendutissimo romanzo omonimo di Cormac McCarthy.

THE ROAD non ha alcuno accenno di spettacolarità e avanza al passo strascicato dei due emaciati protagonisti, che coperti di abiti lisi, viso grigio e muniti di carrelli da supermercati carichi di ogni loro avere, portano in giro senza meta la loro cupa disperazione.

Fino ad incontrare un possibile pasto. O fino a diventare un possibile pasto.

Con tempi lunghi, per dare l'idea della morte di stenti.

Un piccolo accenno di splatter e il sofferente Mortensen tenta di tirare su il morale delle amanti del genere scoprendo due volte le ossute chiappette.

La Theron appare un paio di minuti in sette fulminei flashback (a colori, quasi tutti. I ricordi sono sempre a colori. Per tutti).

La fine del mondo appare però come un pretesto per raccontare l’amore paterno con commovente profondità. 

E da questo punto di vista colpisce nel segno.

MEN OF HONOR

Bayonne New Jersey (Usa), anni cinquanta. Ha scritto più di cento lettere e atteso due anni il tenace provinciale di colore Carl Brashear (Cuba Gooding jr.), entrato in Marina sulla spinta del padre, un modestissimo agricoltore del Kentucky che gli ha insegnato ad essere sempre il migliore, prima di essere ammesso alla scuola dove si svolge il corso speciale di sommozzatori.

Il burbero istruttore Bill Sunday (Robert De Niro), alcolista, razzista e piantagrane, sposato alla rassegnata Gwen (Charlize Theron), cerca in tutti i modi di toglierselo dalle scatole, facendo di tutto pur di farlo desistere dal suo proposito: diventare il primo sommozzatore nero della Marina degli Stati Uniti.

Tuttavia, pur avendo il presidente F. D. Roosevelt decretato la fine della segregazione razziale nell'esercito, Carl si trova isolato e minacciato dai compagni e tartassato dall'istruttore. Ma il ragazzone, in flirt con la dolce bibliotecaria Jo (Aunjanue Ellis), è alquanto determinato, tiene duro e l'istruttore si convince che la pasta è buona sotto la pellaccia scura, tanto da affidargli compiti più impegnativi. Finchè il sub perde una gamba in missione. Ritiro e pensione?

Mai, dimostrerò che posso ancora fare il mio lavoro sul fondo del mar.

Ok, ti sosterrò io contro la burocrazia che neanche un'Asl del Belpaese.

Melodramma marinaresco giudiziario, tratto da una edificante storia vera e cosparsa di zucchero e patriottismo, che racconta le vicende del primo sommozzatore afroamericano nella storia della Marina degli Stati Uniti.
Di discreta confezione (chi ama i film 'di una volta' ricchi di conflitti ma pacificati da sani e virili sentimenti apprezzerà il lavoro del regista George Tillman Jr.) ma retorico forse oltre ogni sopportazione.


Ha il merito di sfogliare pagine poco note della storia militare e afroamericana portandoci a conoscenza del fatto che ancora nell'immediato dopoguerra i marinai Usa di colore avevano come unica possibilità di carriera quella di finire in cucina o diventare attendenti. Oppure che una volta imbarcati non potevano fare un bagno a mare insieme ai bianchi.

Per il resto siamo nel genere “se ce la metti tutta vincerai” in cui Hollywood è maestra.
Rober De Niro, in un interpretazione manieristica e involontaria caricatura di Braccio di Ferro, è ampiamente sotto il minimo sindacale a cui ci ha abituato.

NELLA VALLE DI ELAH

Fort Rudd, New Mexico (Usa), novembre 2004. Qui non abbiamo più notizie di suo figlio Mike, è sparito appena rientrato dall'Iraq.

Così l'angosciato padre del soldato, il fiero (veterano del Vietnam) sergente in pensione della polizia militare Hank Deerfield (Tommy Lee Jones), rincuorata la moglie Joan (Susan Sarandon), mai più ripresasi dalla morte del primogenito (militare), parte, dal Tennessee, alle ricerca del figlio.

Arrivato alla base si mette ad indagare di persona ma la tragica notizia arriva presto: il cadavere del giovane è ritrovato in zona militare, ucciso da 42 coltellate e poi fatto brutalmente a pezzi e bruciato, con gli animali a completare l'opera.

Gli investigatori locali, come le autorità militari, non gradiscono l'intruso, che trova l'aiuto del detective ragazza madre Emily Sanders (Charlize Theron), vessata dai colleghi e costretta a occuparsi di piccoli casi irrisolti.

L'universo della famiglia Deerfield cade a pezzi, punito per la seconda volta con la scomparsa di un figlio, scardinando le convinzioni etiche e morali dell'orgoglioso militare in pensione, convinzioni che iniziano a vacillare mano a mano che la verità sull'efferato delitto salta fuori.

La sconvolgente verità.

NELLA VALLE DI ELAH è un terribile, doloroso, emozionante, splendido dramma ferocemente (ma intelligentemente) antibellico del regista Paul Haggis (Crash – Contatto fisico), che ha scritto anche la sceneggiatura.

Una costruzione narrativa che non può essere scalfita sotto nessun punto di vista: intreccio, pathos, commozione, citazioni bibliche (il titolo riprende l'episodio biblico fra Davide e Golia consumatosi nella valle di Elah), sono impeccabili e rendono il film privo di qualsivoglia smagliatura. Con lo spettatore che all'inizio crede di trovarsi davanti al "solito" giallo, che magari finisca con una spiegazione di questa morte che tiri in ballo qualche potente, o con un colpo di scena, o con il classico tentativo di insabbiamento dei vertici militari o politici (o entrambi).

Il film cavalca certamente l'onda di un disagio, come quello che l'America più progressista vive nel (com)piangere i proprio soldati, ragazzi della porta accanto che vanno in guerra, poco più che diciottenni, e tornano trasformati, senza valori, banali, violenti, imprevedibili, diversi.

Un duro (ma ripetiamo, intelligente, contrariamente a certe boiate pacifiste) atto d'accusa contro l'assurda (per molti) guerra in Iraq, che certifica il crollo degli ideali americani in quel messaggio d'aiuto (la bandiera rovesciata) e nel volto pietrificato dell'addolorato patriota Tommy Lee Jones.

Quel padre, prima che soldato, che durante le ricerche, aveva raccolto prove della avvenuta trasformazione del figlio, e quasi non lo riconosceva in quel ragazzo che aveva torturato un prigioniero, o che, tornato, si era piombato in un locale ed aveva insultato una spogliarellista.

Con il rimorso perenne: il figlio gli aveva chiesto aiuto, il giorno in cui con il blindato aveva investito ed ucciso un ragazzino (seguendo le procedure di sicurezza, che impongono di non rallentare per evitare imboscate).

Gli aveva telefonato dall'Iraq e gli aveva chiesto di portarlo via da lì, perchè non ce la faceva più ; lui, il padre, gli aveva rivolto solo frasi di circostanza, non raccogliendo la sua richiesta (ma poteva fare di più?)

Ma il ragazzo era morto dentro: lui lo sapeva, e infatti aveva mandato a casa la sua bandiera americana piegata a triangolo, come si fa quando un soldato americano muore.

Davide ha vinto contro Golia per il coraggio.
"Ma perchè il re israelita ha permesso che Davide sfidasse il mostro ?".

TRAPPOLA CRIMINALE

Michigan (Usa). Rudy (Ben Affleck), ladro di macchine finito dietro le sbarre, conta gli ultimi giorni in galera, sognando di assaporare una cioccolata calda per festeggiare l'imminente scarcerazione. Il compagno di cella (nonchè fidato amico) Nick pensa invece al momento in cui abbraccerà per la prima volta la bella rossa Ashley (Charlize Theron), una ragazza di cui si è innamorato nel corso di una lunga corrispondenza epistolare durante la sua detenzione.

Purtroppo per lui si becca una coltellata in una rissa così, al momento dell'uscita, il protagonista decide di fingersi il suo compagno di cella morto.

Eccomi, sono Nick! E rimane al fianco di Ashley.

Per un po' l'equivoco funziona, fino a quando compare, dopo una nottata di passione, sulla scena il sedicente e violento fratello psicopatico della ragazza Gabriel, detto Mostro (Gary Sinise) con annessa banda di criminali al traino. Il criminale, scambiandolo, proprio come la sorella, un recluso per l'altro, gli intima: ora portaci al casinò Tomahawk.

Nelle tue lettere dicevi che nelle casse ci sono un sacco di soldi e conosci bene la via per arrivare ai forzieri.

Il protagonista decide di stare al loro gioco e continuare a recitare la parte perché sarebbe ucciso senza la minima esitazione. Durante l'organizzazione del colpo, lo sfortunato ex detenuto si accorgerà che non tutto è come sembra: alla fine però travestiti da Babbo Natale i banditi vanno all'assalto. Sorprese come se piovesse.

TRAPPOLA CRIMINALE è un discreto, pur se isterico, contorto e violento, thriller diretto dal regista John Frankenheimer (Ronin) che, a prescindere dell'intricata storia, ricca di sorprese a ripetizione, fino all'adrenalinico finale, trae linfa vitale anche dalla particolare ambientazione nel gelido ed innevato Michigan, durante le vacanze di Natale, insomma dei notevoli (in senso positivo) paesaggi invernali.

charlize theron naked toplessCiò detto il film fatica a staccarsi dal già visto dei soliti "action" dei neoregisti di matrice pubblicitaria, con l'aggiunta di una recitazione troppo su di giri.

Nell'onesto cast è d'obbligo segnalare l'interpretazione double face di Charlize Theron, nel ruolo di un'ingenua ragazza di provincia dietro cui si nasconde una cinica dark lady. Con topless (piattino) annesso.

Topless che una hit parade Usa indica come il più sexy di Hollywood, scegliendolo tra le tante candidate che con le loro grazie hanno scritto pagine di cinema indimenticabili, soprattutto per il pubblico maschile.

L'AVVOCATO DEL DIAVOLO

Florida. La madre (Judith Ivey) è allarmata da oscuri presentimenti, ma il giovane avvocato, dotato e spregiudicato, Kevin Lomax (Keanu Reeves) segue la spinta dell'ambiziosa moglie Mary Ann (Charlize Theron) e il sostanzioso ingaggio, accettando un'allettante proposta di uno studio legale di New York.

Si trasferiscono così nella Grande Mela nello studio legale , che occupa un intero grattacielo, del potente John Milton (Al Pacino).

Questi alloggia i due sposino in un lussuoso attico, promettendo al neo assunto una carriera prestigiosa.

Il giovane azzaccagarbugli sgobba come un minatore trascurando la bella moglie, presto colta da una profonda crisi depressiva, e mentre accetta la difesa di individui tanto ricchi quanto loschi, si rende conto di aver venduto l'anima al diavolo, meglio a Belzebù in persona. In senso letterale, non metaforico.

Avvincente giallo tratto da un romanzo di Andrew Neiderman e diretto da Taylor Hackford, con ampie divagazioni nell'horror e nel fantastico, che infatti mi pone in difficoltà nella catalogazione: horror giudiziario? Farsa orrorifica? Parabola faustiana?

Nel suo toccare antichi e nuovi temi religiosi la materia del film è ambiziosa e rischiosa, navigando nell'assurdo: il sublime confina col ridicolo, e spesso ci sprofonda.

Eppure ti mette addosso più di un brivido e esibisce effetti speciali di buon livello.

I dialoghi sono forse la componente più interessante del film, e il luciferino Al Pacino, doppiato dal nostro Giancarlo Giannini, li dice con un potente istrionismo ben temperato.



Inutile dire che sovrasta lo spaurito Keanu Reeves e la spettacolosa bionda top model sudafricana, in questo film sconosciuta all'esordio ma già bellissima, Charlize Theron.

THE ASTRONAUT'S WIFE - LA MOGLIE DELL'ASTRONAUTA

Florida. Cielo! Com'è cambiato mio marito, mormora con preoccupazione la bella Jillian (interpretata dalla bionda Charlize Theron), al ritorno dello stesso (Johnny Depp) dallo spazio.

Si, il marito è l'astronauta Spencer Armacost che, insieme al collega Nick (Nick Cassavetes) ha rischiato di morire nelle fredde lande degli spazi siderali.

Ma cosa diavolo è successo nei due minuti nei quali la torre di controllo dalla Terra ha perso ogni contatto con la navicella spaziale?

Spencer prova a spiegare che faceva un freddo cane ed era tutto buio (come all'obitorio?).

Intanto il collega muore inspegabilmente ed improvvisamente per un ictus e sua moglie Natalie si ammazza.

L'investigatore Reese avverte la bella Jillian, coincidenza, che la buonanima portava due gemelli nel grembo, proprio come lei.

Ora è proprio sicura che quest'uomo sia lo Spencer che ha visto partire per lo spazio?

THE ASTRONAUT'S WIFE - LA MOGLIE DELL'ASTRONAUTA è un film tra il dramma e la fantascienza, non esaltante ma nemmeno da buttare, elegante e freddo (come gli spazi siderali), con il regista Rand Ravich che ha sbirciato nei copioni di SOMMERSBY, con la figura del reduce irriconoscibile, e Rosemary's Baby, il parto del demonio.


2charlize



Da segnalare un unica scena di sesso "spinto" con la bella Charlize.

Voto 6. Al film.

THE ITALIAN JOB

Venezia ai giorni nostri. Il colpo alla cassaforte del palazzo patrizio sul Canal Grande riesce alla perfezione, chiuso sul filo di lana e in maniera spettacolare, con gli inseguimenti in laguna.

I sei uomini d'oro coadiuvati dall'anziano ed esperto Jon Bridger (Donald Sutherland) e guidati dal giovane Charlie Croker, con la faccia da bravo ragazzo (Mark Wahlberg), che considera il vecchio ladro il padre "spirituale", si ritrovano sulle innevate e gelide Alpi austriache per festeggiare.

Ma il traditore Steve (Edward Norton) vuole per sè tutto il malloppo, ben 35 milioni di dollari in lingotti d'oro: con i suoi nuovi e spietati complici spara e uccide il maturo Arsenio Lupin mentre gli altri si salvano in maniera rocambolesca resistendo nelle gelide acque di un lago alpino.

Convinto, dopo aver mitragliato le acque a sufficienza, che siano tutti morti, si rifugia a Los Angeles sotto falsa identità.

Passerà un anno prima che la figlia del defunto, la bionda Stella (Charlize Theron), che per mestiere testa la resistenza delle serrature blindate di nuova produzione, venga convinta ad allearsi ai superstiti per stangare il cinico Giuda e mettere in pratica la vendetta. E quale vendetta migliore che riprendersi il maltolto?

Spettacolare ed eccitante poliziesco, davvero avvincente nelle sequenze d'azione (l'inseguimento sulla laguna e tra i semafori manomessi dal computer per scappare a bordo di tre Mini Cooper sono da antologia), anche se si può rilevare qualche incongruenza (i 35 milioni, con quanti doveva ugualmentiedividerli il Giuda, dopo aver ammazzato, non da solo, gli altri?), qualche buco nella sceneggiatura (sessanta minuti sonnacchiosi della parte centrale) e dialoghi non propriamente indimenticabili.
Cast sulla carta notevole, ma decisamente sottoutilizzato: il regista (F. Gary Gray) viene dal mondo dei videoclip, e purtroppo si vede benissimo.



Charlise Theron è bellissima (come voi ben sapete), anche nelle inquadrature dello sfacciato marchettone (leggi spot) alla Mini Cooper.

Guida spericolata, bionda e motore, che volete di più?