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GOOD PEOPLE

Londra. Si sono trasferiti da poco in città i giovani coniugi americani Tom (James Franco) e Anna Reed (Kate Hudson).

Si sono indebitati pesantemente nel tentativo di rinnovare la casa di famiglia della bionda signora e inoltre stanno provando ad avere un figlio, che tarda ad arrivare.

Un bel giorno però scoprono che il loro affittuario del piano di sotto è morto in circostanze ambigue (overdose) e ha lasciato una borsa contenente una notevole somma di denaro.

Ora si tratta di decidere cosa fare del malloppo.

Anche se inizialmente titubanti, Tom e Anna decidono che il piano è semplice: tutto ciò che devono fare è tenersi tranquillamente i soldi e usare all'inizio solo la parte necessaria per farli uscire dai problemi economici.

Quello che non sanno, ma scoprono presto, e che si tratta del frutto di una rapina effettuata ai danni di un pericoloso trafficante francese (Omar Sy) da una banda di crudeli spacciatori londinesi.

GOOD PEOPLE è un thriller ultra convenzionale che non offre nulla di nuovo sul fronte cinematografico, anzi ricalca in parte pellicole simili.

In effetti sfrutta un soggetto molto simile già visto nel quasi sconosciuto CASH - PAGA O MUORI, adottandone le stesse fattezze da B movie.

Tutto è abbastanza telefonato, come il cruento, pirotecnico ma scontato finale.

Cast di tutto rispetto ma poco ispirato.

Forse l'unico che offre un lieve pathos è il dolente Tom Wilkinson, mentre sia James Franco che la bella Kate Hudson sono al minimo dei giri.

127 ORE

Utah (USA). Il giovane escursionista solitario Aron Ralston (James Franco), 26 anni, entusiasta dello sport e della libertà, armato di tutto l'occorrente, telecamera compresa, inforca la mountain bike e si concede una giornata di biking e trekking gettandosi tra le fenditure del Blue John Canyon.

Sole, musica, paesaggi mozzafiato e un fortuito incontro con due belle escursioniste che si prestano a tuffi e risate nel lago misterioso e cristallino adagiato sul fondo di una gola: cosa chiedere di più?

Tornato solo, però, scendendo un crepaccio, Aron smuove inavvertitamente un masso vecchio di milioni di anni e precipita in una strettissima fenditura: niente di rotto per fortuna, ma si ritrova immobilizzato, con un braccio bloccato tra questo e la roccia, praticamente senza cibo né acqua.

E adesso?

127 ORE è un emozionante, a sprazzi addirittura commovente, dramma diretto da Danny Boyle sulla lotta per la sopravvivenza, tratto da una terribile, e quasi incredibile, storia vera: il protagonista sopravviverà 5 giorni in condizioni fisiche e psicologiche gravissime, arrivando, per liberarsi, a segarsi il braccio con un coltellino.  

Il film grava per intero sul volto del talentuoso James Franco, che si cimenta in una delle scene più agghiaccianti di sempre.

NELLA VALLE DI ELAH

Fort Rudd, New Mexico (Usa), novembre 2004. Qui non abbiamo più notizie di suo figlio Mike, è sparito appena rientrato dall'Iraq.

Così l'angosciato padre del soldato, il fiero (veterano del Vietnam) sergente in pensione della polizia militare Hank Deerfield (Tommy Lee Jones), rincuorata la moglie Joan (Susan Sarandon), mai più ripresasi dalla morte del primogenito (militare), parte, dal Tennessee, alle ricerca del figlio.

Arrivato alla base si mette ad indagare di persona ma la tragica notizia arriva presto: il cadavere del giovane è ritrovato in zona militare, ucciso da 42 coltellate e poi fatto brutalmente a pezzi e bruciato, con gli animali a completare l'opera.

Gli investigatori locali, come le autorità militari, non gradiscono l'intruso, che trova l'aiuto del detective ragazza madre Emily Sanders (Charlize Theron), vessata dai colleghi e costretta a occuparsi di piccoli casi irrisolti.

L'universo della famiglia Deerfield cade a pezzi, punito per la seconda volta con la scomparsa di un figlio, scardinando le convinzioni etiche e morali dell'orgoglioso militare in pensione, convinzioni che iniziano a vacillare mano a mano che la verità sull'efferato delitto salta fuori.

La sconvolgente verità.

NELLA VALLE DI ELAH è un terribile, doloroso, emozionante, splendido dramma ferocemente (ma intelligentemente) antibellico del regista Paul Haggis (Crash – Contatto fisico), che ha scritto anche la sceneggiatura.

Una costruzione narrativa che non può essere scalfita sotto nessun punto di vista: intreccio, pathos, commozione, citazioni bibliche (il titolo riprende l'episodio biblico fra Davide e Golia consumatosi nella valle di Elah), sono impeccabili e rendono il film privo di qualsivoglia smagliatura. Con lo spettatore che all'inizio crede di trovarsi davanti al "solito" giallo, che magari finisca con una spiegazione di questa morte che tiri in ballo qualche potente, o con un colpo di scena, o con il classico tentativo di insabbiamento dei vertici militari o politici (o entrambi).

Il film cavalca certamente l'onda di un disagio, come quello che l'America più progressista vive nel (com)piangere i proprio soldati, ragazzi della porta accanto che vanno in guerra, poco più che diciottenni, e tornano trasformati, senza valori, banali, violenti, imprevedibili, diversi.

Un duro (ma ripetiamo, intelligente, contrariamente a certe boiate pacifiste) atto d'accusa contro l'assurda (per molti) guerra in Iraq, che certifica il crollo degli ideali americani in quel messaggio d'aiuto (la bandiera rovesciata) e nel volto pietrificato dell'addolorato patriota Tommy Lee Jones.

Quel padre, prima che soldato, che durante le ricerche, aveva raccolto prove della avvenuta trasformazione del figlio, e quasi non lo riconosceva in quel ragazzo che aveva torturato un prigioniero, o che, tornato, si era piombato in un locale ed aveva insultato una spogliarellista.

Con il rimorso perenne: il figlio gli aveva chiesto aiuto, il giorno in cui con il blindato aveva investito ed ucciso un ragazzino (seguendo le procedure di sicurezza, che impongono di non rallentare per evitare imboscate).

Gli aveva telefonato dall'Iraq e gli aveva chiesto di portarlo via da lì, perchè non ce la faceva più ; lui, il padre, gli aveva rivolto solo frasi di circostanza, non raccogliendo la sua richiesta (ma poteva fare di più?)

Ma il ragazzo era morto dentro: lui lo sapeva, e infatti aveva mandato a casa la sua bandiera americana piegata a triangolo, come si fa quando un soldato americano muore.

Davide ha vinto contro Golia per il coraggio.
"Ma perchè il re israelita ha permesso che Davide sfidasse il mostro ?".