E' sempre con la testa perso nei suoi complessi calcoli matematici il dottor Alexander Hartdegen (Guy Pearce), scienziato e inventore.
Il suo cruccio più grande? Nientemeno che riuscire a dimostrare che è possibile viaggiare nel tempo.
La sua missione diventa ostinazione dopo la morte violenta della bella Emma (Sienna Guillory), l'amata a cui aveva appena chiesto la mano.
La tragedia personale fa da carburante alle sue ricerche: voglio cambiare il passato!
Non sarà così facile. Anche perchè il testardo inventore grazie alla sua macchina del tempo verrà scagliato nel futuro a 800.000 anni di distanza.
Ohibò, quanto è cambiato il mondo e il genere umano (o forse no?) tra cacciatori ... e prede.
Tratto dal classico della letteratura di fantascienza di H.G. Wells, questo THE TIME MACHINE è il classico prodotto del genere fantasy d'evasione, schiacciato sotto gli effetti speciali (che peraltro sono abbastanza convincenti).
La storia d'amore infiacchisce tristemente la prima parte, dove ci si dilunga nella battaglia contro il destino trascurando gli interessanti e fantascientifici passaggi tra le epoche.
Nella seconda parte il ritmo risale, si entra nel vivo dell'azione tra Eloi e Morlock, ma è ormai troppo tardi.
Sicuramente semplicistico ma non si può chiedere ad Hollywood soluzioni a domande ancestrali ma solo di regalarci un ora e mezza di sogni.
Jeremy Irons sembra uno spaventapasseri elettrico.
Visualizzazione post con etichetta guy pearce. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta guy pearce. Mostra tutti i post
PROMETHEUS
Pianeta Terra. Al principio dei tempi. Un essere immacolato, versione palestrata di una statua greca, si aggira in un mondo desolato. All’improvviso decide il sacrificio estremo: stravolte da un’energia primordiale, le carni si disfano mentre il cranio si spacca a metà. Ciò che ne rimane, fluido vitale o dna per i meno romantici, cade a terra e la ingravida, dando vita alla razza umana.
Pianeta Terra, 2089, isola scozzese di Skye: la pittura rupestre, vecchia di migliaia di anni, rappresenta un gruppo di uomini primitivi in adorazione di un gigante che, con il braccio, indica una costellazione lontana. La cosa incredibile è che altri artefatti, ritrovati in diversi punti della Terra e tutti risalenti a migliaia di anni prima, riportano la medesima immagine di creature giganti che indicano un determinato pianeta.
Un gruppo di scienziati ed esploratori, a bordo dell'astronave "Prometheus", parte verso il luogo remoto, grazie ai fondi di un miliardario morente (Guy Pearce).
A bordo brillanti studiosi come la tosta Shaw (Noomi Rapace), atletica credente alla ricerca del suo Dio; la bellissima Vickers (Charlize Theron), una manager che rappresenta gli interessi della megacorporation, la Weyland Corporation, che ha finanziato il viaggio; David (Michael Fassbender), androide appassionato di vecchi film al quale manca ironia e anche un certo disprezzo per gli esseri umani; il professor Hollowey (Logan Marshall-Green), uno che cerca invece conferme del suo ateismo; infine Janek (Idris Elba), il capitano della nave intergalattica, un "vecchio lupo di mare".
Alla ricerca dell'origine della vita si imbatteranno nei resti di una civiltà aliena assieme a ciò che l'ha quasi estinta.
PROMETHEUS, ultima fatica fantascientifica del papà della saga Sir Ridley Scott, annunciato come un semi-prequel della serie ALIEN, è un fantahorror ibrido che deve quasi tutto alle potenti costruzioni visive, e ben poco a una sceneggiatura troppo ansiosa di spremere il massimo di spettacolo da ogni scena per costruire un universo complesso come quello del film capostipite, uscito nell'ormai remoto 1979.
Bisogna ammettere, sotto voce, che non è un capolavoro, di certo non a livello dei precedenti film di fantascienza di Ridley Scott, ma è lo stesso un ottimo lavoro sci-fi, capace di esplorare senza freni e attraverso le immagini quella zona di confine tra l'insaziabile desiderio di conoscenza dell'ignoto e il terrore fisico e carnale che questo è capace di generare.
Probabilmente la (mini) delusione del pubblico è dovuto anche ad aspettative troppo alte ma sono sicuro che con ulteriori visioni il film aumenterà il suo spessore.
Se nel primo ALIEN c'era Sigourney Weaver in comodi pantaloni grigi con bretelle e lanciagranate a rompere i denti, anzi, le zanne del mostro corazzato con il sangue acido, in questo PROMETHEUS il ruolo della "femmina forte" si sdoppia con una bruna e una bionda strizzate in attillatissime tutine spaziali.
Insomma l'action movie ormai è femmina.
Pianeta Terra, 2089, isola scozzese di Skye: la pittura rupestre, vecchia di migliaia di anni, rappresenta un gruppo di uomini primitivi in adorazione di un gigante che, con il braccio, indica una costellazione lontana. La cosa incredibile è che altri artefatti, ritrovati in diversi punti della Terra e tutti risalenti a migliaia di anni prima, riportano la medesima immagine di creature giganti che indicano un determinato pianeta.
Un gruppo di scienziati ed esploratori, a bordo dell'astronave "Prometheus", parte verso il luogo remoto, grazie ai fondi di un miliardario morente (Guy Pearce).
A bordo brillanti studiosi come la tosta Shaw (Noomi Rapace), atletica credente alla ricerca del suo Dio; la bellissima Vickers (Charlize Theron), una manager che rappresenta gli interessi della megacorporation, la Weyland Corporation, che ha finanziato il viaggio; David (Michael Fassbender), androide appassionato di vecchi film al quale manca ironia e anche un certo disprezzo per gli esseri umani; il professor Hollowey (Logan Marshall-Green), uno che cerca invece conferme del suo ateismo; infine Janek (Idris Elba), il capitano della nave intergalattica, un "vecchio lupo di mare".
Alla ricerca dell'origine della vita si imbatteranno nei resti di una civiltà aliena assieme a ciò che l'ha quasi estinta.
PROMETHEUS, ultima fatica fantascientifica del papà della saga Sir Ridley Scott, annunciato come un semi-prequel della serie ALIEN, è un fantahorror ibrido che deve quasi tutto alle potenti costruzioni visive, e ben poco a una sceneggiatura troppo ansiosa di spremere il massimo di spettacolo da ogni scena per costruire un universo complesso come quello del film capostipite, uscito nell'ormai remoto 1979.
Bisogna ammettere, sotto voce, che non è un capolavoro, di certo non a livello dei precedenti film di fantascienza di Ridley Scott, ma è lo stesso un ottimo lavoro sci-fi, capace di esplorare senza freni e attraverso le immagini quella zona di confine tra l'insaziabile desiderio di conoscenza dell'ignoto e il terrore fisico e carnale che questo è capace di generare.
Probabilmente la (mini) delusione del pubblico è dovuto anche ad aspettative troppo alte ma sono sicuro che con ulteriori visioni il film aumenterà il suo spessore.
Se nel primo ALIEN c'era Sigourney Weaver in comodi pantaloni grigi con bretelle e lanciagranate a rompere i denti, anzi, le zanne del mostro corazzato con il sangue acido, in questo PROMETHEUS il ruolo della "femmina forte" si sdoppia con una bruna e una bionda strizzate in attillatissime tutine spaziali.
Insomma l'action movie ormai è femmina.
MEMENTO
Il biondo Leonard Shelby (Guy Pearce), che veste abiti firmati e si sposta su una Jaguar d’epoca, vive in motel e paga sempre in contanti, è un uomo che ha un solo obiettivo: uccidere un certo John G., responsabile, a suo dire, dell'omicidio della moglie.
Viene aiutato nella sua missione dallo sbirro baffuto Teddy (Joe Pantoliano) e dalla vedova, Natalie (Carrie-Ann Moss).
Qual è il problema?
Il problema è che Shelby soffre di amnesia breve termine, e non ricorda nulla di quello che gli è successo di lì a poco.
Per ovviare al problema si annota tutto quello che gli accade (scrivendolo o tatuandoselo addosso) e scatta polaroid a raffica che riempie di appunti, cosa che lo porterà a scoprire che il rassicurante Teddy sfrutta la sua condizione per costringerlo a uccidere e che Natalie lo odia perché è l'assassino di suo marito.
E soprattutto che John G. è già morto almeno da un anno e sua moglie è ancora viva...
MEMENTO, secondo lungometraggio di Christopher Nolan, è un originale ed innovativo film dalla trama complicatissima ed avvincente, capace di incollare allo schermo per tutta la durata, catturando con macchinosi giochi di montaggio anche l’attenzione dello spettatore più reticente.
Il segreto per capire il rompicapo creato da questo film è quello di seguire il corso degli eventi senza farsi distrarre dall'originale montaggio.
E soprattutto che John G. è già morto almeno da un anno e sua moglie è ancora viva...
MEMENTO, secondo lungometraggio di Christopher Nolan, è un originale ed innovativo film dalla trama complicatissima ed avvincente, capace di incollare allo schermo per tutta la durata, catturando con macchinosi giochi di montaggio anche l’attenzione dello spettatore più reticente.
Il segreto per capire il rompicapo creato da questo film è quello di seguire il corso degli eventi senza farsi distrarre dall'originale montaggio.
Il film, infatti, è costruito come una spirale: si apre con l'ultima scena (in ordine cronologico), si prosegue con la prima, poi la penultima, così via fino alla scena centrale, quella della morte di John G., che chiude la storia.
Questo significa che ogni situazione, ogni informazione e ogni dialogo potrebbe venire smentito in toto dalla scena successiva. E che il significato dei tatuaggi (e delle Polaroid che scatta per ricordarsi i volti, ed associare a loro un nome, delle persone che incontra) potrebbe essere un aiuto o un ostacolo allo spettatore che cerca di comprendere la trama.
Non è superfluo aggiungere che lo stesso Nolan ha "ricordato" MEMENTO nel più ambizioso e maturo INCEPTION, in cui un non meno tormentato Dom Cobb ricalca un iter non dissimile da quello del suo predecessore Leonard Shelby.
Un Guy Pearce bravo ed in forma smagliante supportato da un'altrettanto positiva Carrie-Ann Moss.
Questo significa che ogni situazione, ogni informazione e ogni dialogo potrebbe venire smentito in toto dalla scena successiva. E che il significato dei tatuaggi (e delle Polaroid che scatta per ricordarsi i volti, ed associare a loro un nome, delle persone che incontra) potrebbe essere un aiuto o un ostacolo allo spettatore che cerca di comprendere la trama.
Non è superfluo aggiungere che lo stesso Nolan ha "ricordato" MEMENTO nel più ambizioso e maturo INCEPTION, in cui un non meno tormentato Dom Cobb ricalca un iter non dissimile da quello del suo predecessore Leonard Shelby.
Un Guy Pearce bravo ed in forma smagliante supportato da un'altrettanto positiva Carrie-Ann Moss.
REGOLE D'ONORE
Usa. E' proprio nei guai il colonnello nero (di colore) Terry Childers (Samuel L. Jackson), veterano dei marines con trent'anni di oneste guerre alle spalle ed eroe di guerra dai tempi del Vietnam.Chiamato a difendere l'ambasciata americana a San'a nello Yemen presa d'assalto dagli integralisti che si facevano scudo della folla per la loro opera vigliacca di cecchinaggio e che avevano già ucciso tre dei suoi uomini, aveva dato ordine di sparare nonostante le regole di ingaggio che proibiscono l'uso delle armi su civili.
Totale finale: aveva provocato 83 morti.
Scelta giusta, senza dubbio, vista anche la minaccia portata al capo della diplomazia, l'ambasciatore americano salvato con l'elicottero.
E subito inizia la vergognosa grancassa tra dipartimento, giornali, opinione pubblica eccetera, che lo accusano di assassinio di innocenti, insomma quelle ridicole faccende di cui sono vittime i militari chiamati a difendere le opinioni pubbliche che stanno al caldo di casa e i politicanti.
Washington, per tenersi buoni i paesi arabi alleati, è costretta a mandare sotto corte marziale l'ufficiale, che come difensore scegli il pari grado, nonchè vecchio compagno d'armi in Vietnam, il colonnello ed avvocato Hays Hodges (Tommy Lee Jones), che torna nello Yemen per raccogliere prove. Ci provo, perchè ti devo la vita, ma, ti avverto: sarà dura.
Anche perchè nel frattempo il consigliere per la sicurezza ha provveduto a distruggere una cassetta che mostra i manifestanti armati e prova di fatto l'innocenza del colonnello: meglio far ricadere la colpa dell'incidente su un ufficiale che sugli USA.
Ma alla fine giustizia è fatta.
REGOLE D'ONORE è un impetuoso ed eccitante dramma bellico-giudiziario, una storia vecchia maniera rappresentata da un regista che è una sicurezza per efficacia e capacità di racconto, senza esagerare nel "linguaggio", lo scafato William Friedkin, che ne fa un thriller ad alta tensione.
Film del tutto scorretto politicamente, con tanto spirito nazionalista (che non ci disturba nda), una contrapposizione netta tra il cinismo ipocrita dei politicanti e il coraggio disinteressato dei militari, recitato molto bene: classico conflitto giudiziario, classica amicizia virile.
Inutile dire che ai "sinceri democratici" la visione provoca il mal di pancia, come ai tempi dell'odiato John Wayne.
Magari tornasse...
Scelta giusta, senza dubbio, vista anche la minaccia portata al capo della diplomazia, l'ambasciatore americano salvato con l'elicottero.
E subito inizia la vergognosa grancassa tra dipartimento, giornali, opinione pubblica eccetera, che lo accusano di assassinio di innocenti, insomma quelle ridicole faccende di cui sono vittime i militari chiamati a difendere le opinioni pubbliche che stanno al caldo di casa e i politicanti.
Washington, per tenersi buoni i paesi arabi alleati, è costretta a mandare sotto corte marziale l'ufficiale, che come difensore scegli il pari grado, nonchè vecchio compagno d'armi in Vietnam, il colonnello ed avvocato Hays Hodges (Tommy Lee Jones), che torna nello Yemen per raccogliere prove. Ci provo, perchè ti devo la vita, ma, ti avverto: sarà dura.
Anche perchè nel frattempo il consigliere per la sicurezza ha provveduto a distruggere una cassetta che mostra i manifestanti armati e prova di fatto l'innocenza del colonnello: meglio far ricadere la colpa dell'incidente su un ufficiale che sugli USA.
Ma alla fine giustizia è fatta.
REGOLE D'ONORE è un impetuoso ed eccitante dramma bellico-giudiziario, una storia vecchia maniera rappresentata da un regista che è una sicurezza per efficacia e capacità di racconto, senza esagerare nel "linguaggio", lo scafato William Friedkin, che ne fa un thriller ad alta tensione.
Film del tutto scorretto politicamente, con tanto spirito nazionalista (che non ci disturba nda), una contrapposizione netta tra il cinismo ipocrita dei politicanti e il coraggio disinteressato dei militari, recitato molto bene: classico conflitto giudiziario, classica amicizia virile.
Inutile dire che ai "sinceri democratici" la visione provoca il mal di pancia, come ai tempi dell'odiato John Wayne.
Magari tornasse...
Iscriviti a:
Post (Atom)

