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THE WATCHER

Chicago. Il trasferimento da Los Angeles non è servito a lenire i complessi di colpa dell'agente Joel Campbell (James Spader), ora in cura dalla bella analista Polly (Marisa Tomei).

Ed ecco che il depresso poliziotto ritrova sulla propria strada, dopo averlo braccato per anni, il sadico serial killer David Allen Griffin (Keanu Reeves), che uccide giovani donne sole strangolandole con una corda di violino.

Poi, come già faceva in California si diverte a sfidare l'avversario.

Così lo smarrito sbirro riceve le foto di due ignare donne destinate a finir male: ti dò ventiquattr'ore di tempo per salvargli la vita.

E la caccia riprenda, fino alla terza istantanea che farà scattare l'incontro decisivo al cimitero.

THE WATCHER è un tetro ed illogico thriller girato in stile anni 90 con cadute videoclippare ed effetti davvero risibili, dove i tanti morti ammazzati sono comunque in netta minoranza rispetto alle incongruenze del delirante copione.

Che non ignora un solo luogo comune: il rapporto personale-morboso fra detective e killer, una vecchia, dolorosa memoria, l'uccisione annunciata, e la vittima finale seduta sull'esplosivo.

Con i soliti inseguimenti in macchina eccetera.

Giaccone nero e jeans, il fascinoso assassino Keanu Reeves gioca al micio contro il sorcio con l'invecchiato viso d'angelo James Spader. Inutile dire che in altre occasioni hanno dato di meglio.

Perchè il killer uccida senza motivo è il primo mistero, chi ha scelto la delirante colonna sonora di THE WATCHER  il secondo.

JOHNNY MNEMONIC

New York, 2021. Il giovane corriere neurale Johnny (Keanu Reeves), con un impianto nel cranio che gli consente di usare il suo cervello come un hard disk, usa la testa invece della ventiquattr’ore.

Unica controindicazione: per fare spazio, l’emisfero cerebrale, sommerso di informazioni, sottrae spazio ai ricordi del passato.

Raddoppiata la capacità della sua memoria con una espansione, riempie il cervello di dati e poi li recapita. Mica gratis, ovviamente.

Purtroppo la massa di dati che per una grossa somma ha accettato di recapitare supera i suoi limiti, e lo porterà alla morte se non sarà in grado di scaricarla entro breve tempo.

Ciò che Johnny ignora è che sta trasportando la formula criptata della cura del male del secolo, il NAS (Sindrome da Attenuazione del Sistema Nervoso), trafugata da alcuni ricercatori della Pharmakom che vogliono renderla pubblica.

Ma la multinazionale farmaceutica che ne è proprietaria è intenzionata invece a trarne il massimo profitto. Ed ha incaricato la Yakuza di recuperarla a qualsiasi costo.

Accompagnato dalla bella Jane, guardia del corpo contagiata dal NAS, ed inseguito dai sicari della mafia giapponese che dopo aver trucidato gli scienziati ribelli vogliono ora letteralmente la sua testa, microchip compreso, Johnny trova rifugio tra i Lotek.

Riuscirà il ragazzotto a decodificare la formula ed a liberarsene prima che l’eccesso di dati nella sua mente raggiunga il punto critico?

JOHNNY MNEMONIC è una bizzarra galoppata nell’universo virtuale. Ed è uno di quei casi in cui il fattore storico fa la differenza. Erano i tempi in cui il cyberpunk, la computermania, il digitale e le leggende via etere facevano il loro massiccio ingresso nei sogni di tutti.

Uscito troppo in anticipo sui tempi, quindi incompreso (visto oggi rende molto meno), è un assoluto precursore del nuovo modello di cyberpunk che sfocierà in futuro in MATRIX.

Ambientata nel 21° secolo (che ormai è anche il nostro), la vicenda dipinge un mondo ipertecnologizzato e al tempo stesso decadente, in cui gruppi economici di dimensioni planetarie controllano i loro enormi interessi ricorrendo senza scrupoli alla forza illegale di organizzazioni criminali come la Yakuza, la potente mafia giapponese.

Allo strapotere delle multinazionali si contrappongono gruppi di resistenza clandestini come i Lotek, che vivono, confusi nell’eterogenea massa di una popolazione tagliata fuori e minacciata dal nuovo morbo del secolo, tra le rovine fatiscenti e abbandonate delle periferie urbane.

Il grosso neo di JOHNNY MNEMONIC è di aver affidato la regia (inconcludente) a tal Robert Longo, ex pittore purtroppo convertitosi al cinema.

Discreto il cast, tra cui possiamo menzionare, oltre a Keanu Reeves che prende le misure alla matrice, Dina Meyer (Starship Troopers), il rapper Ice-T, il regista-attore Takeshi Kitano e Dolph Lundgren.

SPEED

Los Angeles. Incavolato nero dopo l'attentato fallito in un grattacielo, e ancor di più per la beffa del premio conferito agli agenti speciali Jack Traven (Keanu Reeves) e Harry (Jeff Daniels), il supercriminale e dinamitardo, con ricca dotazione di sofisticate apparecchiature tecnologiche, Howard Payne (Dennis Hopper) piazza una bomba su un autobus di linea, con quindici passeggeri a bordo, proveniente da Venice.

L'ordigno scoppierà se il veicolo condotto dalla graziosa autista Annie (Sandra Bullock) scenderà sotto le cinquanta miglia orarie.

E non si può barare che il pazzo controlla tutto attraverso una telecamera nascosta.

Avvertito dall'implacabile nemico, che ha richiesto qualche milioncino di dollari, il coraggioso poliziotto riesce ad imbarcarsi sul bus, ma questa sarà la cosa più facile visto che il viaggio si dipanerà tra gimcane e strade interrotte.

SPEED è un originale ed eccitante idea narrativa, con svolgimento adrenalico, che si traduce in una scommessa vinta, grazie alla sagacia della sceneggiatura, alla perizia del regista Jan De Bont, assai abile a far salire la tensione in un film che lascia pochi attimi di respiro, a Sandra Bullock assai brava nell'iniettare sapori umoristici di commedia nella salsa pepata del poliziesco, a un acrobatico Keanu Reeves.





Simpatici e perfettamente nel ruolo Reeves-Bullock; odioso, come si conviene a una mente criminale pronta a tutto, Dennis Hopper.

Totale: due Oscar (suono, effetti speciali sonori). Seguito da Speed 2-Senza limiti.

REAZIONE A CATENA

Chicago. Dopo anni di ricerche un gruppo di ricercatori dell'università ha scoperto una fonte di energia pulita (la separazione molecolare dell'acqua, rivoluzionario veicolo per una nuova fonte di energia a costo zero) che può tranquillamente sostituire il petrolio e salvare il mondo dall'inquinamento.

Un' invenzione che chiaramente sconvolgerebbe tutta l'economia basata sul petrolio.

Così un attentato distrugge il laboratorio e l'ideatore della prodigiosa formula, lo scienziato Alistair Barkley, viene fatto fuori e del delitto è accusato il giovane tecnico Eddie Kasalivich (Keanu Reeves), che ha trovato il cadavere prima che il laboratorio saltasse in aria.

Sulle sue tracce si butta, oltre che ambigui agenti della CIA e dell'FBI, un segugio con distintivo, il rude ispettore Ford (Fred Ward) e al giovane non resta che svignarsela con l'impaurita dottoressa Lily Sinclair (Rachel Weisz).

Impossibile distinguere tra buoni e cattivi. Ma soprattutto il mellifluo direttore del progetto, Paul Shannon (Morgan Freeman) da che parte sta?

Sceneggiatura debole e un Keanu Reeves senza carisma nel poliziesco fantaecologico diretto da Andrew Davis, movimentato ma inverosimile, che ricicla il suo precedente (con più pepe e pathos) IL FUGGITIVO.

L'avvio di REAZIONE A CATENA piacerebbe certamente a Beppe Grillo dal cuore e dal cabaret ecologico. Immaginate, suggerisce il regista che si scopra una fonte di energia pulita, capace di prendere il posto di benzina e petrolio e cancellare dal mondo la parola più pericolosa: inquinamento.

Succederebbe il finimondo, perché la scoperta turberebbe gli ordini del plusvalore costituiti, scatenando una lotta fratricida tra la Cia e l'Fbi.

Tornando a REAZIONE A CATENA tutto è purtroppo piatto e ripetitivo, mal servito da una sceneggiatura senza colpi di scena fino all'esplosione tanto attesa dalla quale i due eroi si salvano per uno di quei destini improbabili che il cinema riserva agli innocenti.

MATRIX REVOLUTIONS

Chissadove, in un lontano futuro. Dunque, dove eravamo rimasti… Ah, si! La città di Zion continua ad essere nel mirino delle macchine, che avanzano inesorabili, sul binario dello scontro definitivo.

L'eletto Neo (Keanu Reeves) si sveglia finalmente dal coma (è in coma dall'episodio precedente) ma è stato intrappolato dal Merovingio in una sorta di terra di mezzo tra la matrice e il mondo reale e Trinity (Carrie-Ann Moss) e Morpheus (Laurence Fishburne) non riescono a ritrovarlo.

Smith impazza dentro e fuori la Matrice a suo piacimento.

Ora il nostro eroe intende salpare con una delle due navi spaziali a disposizione e giocarsi l'ultima carta: andare a colpire il nemico nella sua tana, la città delle macchine.

Inutile dire che trattasi di impresa da compiere al costo della vita stessa...

MATRIX REVOLUTIONS, seguito dei due episodi sempre diretti dai visionari fratelli Andy e Larry Wachowski, dimostra una volta di più come un buon, anzi, ottimo (e parlo del primo episodio) concept possa svilirsi a forza di ripetizioni non richieste, giustificate solo dalla voglia di guadagnare il proverbiale dollaro in più.

Non che manchino meraviglie della visione (la seconda parte del film è un autentico trionfo degli effetti speciali).

Il problema è che la serie non ha davvero più nulla da dire, e si risolve in un mero susseguirsi di dialoghi filosofici imbarazzanti per pochezza (una sola battuta decente: "Ho la tua parola?", "Scusa , ma per chi mi hai preso per un umano?") e di sequenze d'azione (i poliponi sentinella, per esempio) mutuate da una qualunque obsoleta puntata di Guerre Stellari.

In una delle prime scene Monica Bellucci esibisce la fenomenale scollatura di cui è provvista, sorride (bellissima) e se ne va.


Viva l'italica Monica Bellucci.

L'AVVOCATO DEL DIAVOLO

Florida. La madre (Judith Ivey) è allarmata da oscuri presentimenti, ma il giovane avvocato, dotato e spregiudicato, Kevin Lomax (Keanu Reeves) segue la spinta dell'ambiziosa moglie Mary Ann (Charlize Theron) e il sostanzioso ingaggio, accettando un'allettante proposta di uno studio legale di New York.

Si trasferiscono così nella Grande Mela nello studio legale , che occupa un intero grattacielo, del potente John Milton (Al Pacino).

Questi alloggia i due sposino in un lussuoso attico, promettendo al neo assunto una carriera prestigiosa.

Il giovane azzaccagarbugli sgobba come un minatore trascurando la bella moglie, presto colta da una profonda crisi depressiva, e mentre accetta la difesa di individui tanto ricchi quanto loschi, si rende conto di aver venduto l'anima al diavolo, meglio a Belzebù in persona. In senso letterale, non metaforico.

Avvincente giallo tratto da un romanzo di Andrew Neiderman e diretto da Taylor Hackford, con ampie divagazioni nell'horror e nel fantastico, che infatti mi pone in difficoltà nella catalogazione: horror giudiziario? Farsa orrorifica? Parabola faustiana?

Nel suo toccare antichi e nuovi temi religiosi la materia del film è ambiziosa e rischiosa, navigando nell'assurdo: il sublime confina col ridicolo, e spesso ci sprofonda.

Eppure ti mette addosso più di un brivido e esibisce effetti speciali di buon livello.

I dialoghi sono forse la componente più interessante del film, e il luciferino Al Pacino, doppiato dal nostro Giancarlo Giannini, li dice con un potente istrionismo ben temperato.



Inutile dire che sovrasta lo spaurito Keanu Reeves e la spettacolosa bionda top model sudafricana, in questo film sconosciuta all'esordio ma già bellissima, Charlize Theron.

MATRIX

Anno 2199. Il pallido pirata informatico Thomas Anderson, nome d'arte Neo (Keanu Reeves), resta affascinato da un coniglio bianco tatuato sulla spalla della seducente Trinity (Carrie Ann Moss).

Per seguire la misteriosa e seducente straniera, penetra nel mondo di Matrix, scoprendo che il mondo che sembra reale è invece solo un paravento per nascondere la realtà vera.

Nello specifico seguendo quello che a prima vista è solo un misterioso tatuaggio l'hacker Neo scopre l'amara verità: la cosiddetta 'realtà' è precisamente un impulso elettrico fornito al cervello degli umani da un'intelligenza artificiale, una realtà immaginaria manovrata da un gruppo di macchine cattive.

La Terra era sopravvissuta alla catastrofe ma l'umanità ha avuto bisogno delle macchine per sopravvivere. E queste hanno vinto.

Però le macchine necessitano degli uomini e della loro energia e quindi ha fatto schiavi tutti gli esseri umani. L'illusione in cui li fanno vivere è finalizzata a 'coltivarli' meglio.
Nessuno è a conoscenza del tempo che è passato da quando il neurosimulatore ha assegnato una data fittizia al tempo.

Alle macchine tentano di opporsi alcuni prodi resistenti, capeggiati dal robusto nero Morpheus (Laucerence Fishburne), che nel giovane hacker scorgono il nuovo messia, l'Eletto in grado di salvare la Terra.

Ce la farà il nostro eroe a raggiungere il difficile compito?

MATRIX è un fumetto fantascientifico (vincitore di ben quattro Oscar tecnologici), secondo lungometraggio dei visionari fratelli Wachowski, in pieno delirio cibernetico, che hanno fatto centro al box office (solo nelle prime due settimane di programmazione 73 milioni di dollari negli Usa) e dividono i fruitori di questo film in due fasce nettamente distinte, due lontanissime correnti di pensiero.

Chi ha più di trent'anni fatica ad entrare nella 'logica' cibernetica del film. Chi ne ha meno replica: è la logica del computer.

Inserita in un mixer abilmente shakerato di filosofia orientale e arti marziali, di mitologia e di science fiction in cui il percorso che condurrà 'oltre lo specchio' vede in Neo (vistoso anagramma di One) la neo-Alice travestita da Ulisse.

Chi non ama gli effetti speciali ne trova troppi in questo film, con figure che si squagliano e si ricompongono, indifferenti alle sventagliate di piombo nella pancia che gli fanno buchi come crateri, mentre sparano brani di filosofia spicciola.


Cinema patchwork quello dei Wachowski? Forse.

Ma anche cinema capace di rappresentare un futuro che è già presente nella sua mescolanza (che non è amalgama) di dati, di esperienza e di cultura lontanissimi tra loro.

Un film unico. Assolutamente da vedere.

IL PROFUMO DEL MOSTO SELVATICO

Usa, metà anni quaranta. Il reduce della seconda guerra mondiale e ora rappresentante di cioccolatini in trasferta Paul Sutton (Keanu Reeves) è mosso a compassione al lacrimevole racconto della bella messicana Victoria (Aitana Sanchez-Gijon): se mio padre-padrone, il ricco viticoltore Alberto Aragon (Giancarlo Giannini) scopre che sono incinta, mi ammazza.

Il giovanotto accetta di fingersi consorte della bella sconosciuta, ma avverte: giusto il tempo delle presentazioni e torno da mia moglie, abbandonata cinque anni prima, anche se non ha mai risposto alle mie lettere dal fronte.

L'irritazione di papà è bilanciata dal tifo e dall'entusiasmo del vulcanico nonno Pedro (Anthony Quinn), che fa subito lega con il timoroso ospite.

Per ora resto, poi si vedrà. Ma ormai l'amore è sbocciato.

IL PROFUMO DEL MOSTO SELVATICO è una gradevole e graziosa telenovela latino-americana diretta dal messicano Alfonso Arau, una ben dosata miscela di melodramma e romanticismo, tratta dall'italiano "Quattro passi tra le nuvole" (1942) di Blasetti.

La prima parte è nettamente migliore della seconda e non mancano sobbalzi di erotismo, magia dei vigneti e tramonti in controluce della California del Sud.

Il giovane Keanu Reeves è surclassato all'ombra dei vecchi mostri sacri Anthony Quinn e (almeno per l'Italia) Giancarlo Giannini.

POINT BREAK - PUNTO DI ROTTURA

Los Angeles. Sono discretamente spavaldi e strafottenti i quattro banditi che con in viso le maschere dei quattro ex-presidenti Johnson, Nixon, Carter e Reagan vanno in giro a svaligiare impunemente le banche della California del Sud.

Per un eccesso di sicurezza e goliardia, uno degli ex-presidenti, fuggendo, si cala addirittura i pantaloni. Spettacolo fronte camera.

Il gesto, innocuo in sé, diventa una traccia per il veterano dell’Fbi Angelo Pappas (Gary Busey): dall’abbronzatura non ho dubbi, sono surfisti (cavolo che occhio!).

E così spedisce il novellino poliziotto Johnny Utah (Keanu Reeves), ex giocatore di baseball che ha dovuto rinunciare per un incidente alla carriera professionistica, sulle spiagge.

L’occhio già clinico del novellino si appunta su un gruppo in particolare e cosi si infiltra nel gruppo dei surfisti sospetti, finendo per innamorarsi sia del loro leader , sia della sua ragazza.

Bodhi, il capo ( Patrick Swayze) è una specie di mistico un po’ folle, in una miscela incomprensibile e incompatibile di superomismo e pacifismo.

Nemico della yuppificazione di massa della società americana, aspetta cavalcando le onde del Pacifico la grande onda che ogni cinquant’anni investe una spiaggia da qualche parte nel mondo.

Dove lui ovviamente vorrà essere. E intanto si paga le spese con le rapine.

E’ lui il mio uomo?

POINT BREAK - PUNTO DI ROTTURA è un originale e a tratti emozionante poliziesco dell’emergente (allora) Kate Bigelow (talento messo in mostra già con BLUE STEEL e che farà seguire altre prove dello stesso con STRANGE DAYS), dal ritmo concitato e dalla sceneggiatura a maglie larghe.

Incrocia molti generi che ne esaltano la tecnica visiva: lo sportivo, il poliziesco, il cameratismo con spettacolari sequenze sulle onde (Point break - il Punto di rottura è quello delle onde, e il surf diventa metafora della voglia di rischio nda) o inseguendo, con la telecamera, i suoi interpreti buttati in caduta libera da un velivolo.

Forse solo la farcitura di dialoghi parafilosofici vagamente comici (soprattutto riascoltati in età adulta) può disturbare la visione.

E il finale è spiazzante.

Da vedere.

MATRIX RELOADED

Vattelapesca dove nel cyber-spazio, XXII secolo.
La città delle città, Zion, è in pericolo, tuona il prode e possente Morpheus (Laurence Fishburne): ma le Macchine che ci combattono non l'avranno mai vinta e non distruggeranno Zion.

E intanto il popolo bue festante nell'enorme caverna inganna il tempo che lo divide dall'apocalisse millenaristica finale con una sana e robusta orgia collettiva.

Sommerso dagli incubi solo l'Eletto Neo (Keanu Reeves) sembra preoccupato, fasciato nelle sue tuniche nere di taglio alto-sartoriale, e si imbarca sulla nave spaziale Nabucodonosor con l'amore di sempre, la sua modaiola e minimalista Trinity (Carrie Ann Moss) per salvare Zion e quello che resta del loro mondo.

Intramezzando il tutto con un bel bacio alla bella e fascinosa Phersephone (Monica Bellucci, serve dire altro?). Voto alla recitazione: Ci avvaliamo della facoltà di non rispondere. Per il resto, invece...

MATRIX RELOADED è la seconda tappa del nostro Neo, creato dalla fantasia rutilante dei fratelli Wachowski, che non coglie nel centro come nel primo film, ma è sempre difficile ripetersi.

La Matrice rimane comunque difficile da superare. E l'attesa viene spesso tradita.

Troverete i soliti dialoghi ad effetto, anche difficili da interpretare appieno essendo un fritto misto di tesi filosofiche, religiose e psicologiche.

Oltre che calci e pugni di un elegante e plastica fluidità, e corpi che viaggiano di quà e di là della linea tra la vita e la morte (del mondo reale? Dell'universo creato dalla Matrice?).

Bellissima la scena d'azione che vede Trinity scorazzare sull'autostrada a cavallo di una luccicante Ducati (un bel marchettone per il mercato americano dove Ducati sta alle moto come Ferrari sta alle macchine sportive nda).

Totale: intrattenimento di altissimo livello, stilisticamente confezionato al meglio ma la Matrice.....

CONSTANTINE

Los Angeles. Si fa scarrozzare sul taxi del giovanissimo Chaz Chandler lo scorbutico esorcista-detective John Constantine (Keanu Reeves) nato col potere che gli consente di vedere tra gli umani angeli e demoni che si occultano tra noi (ricorda la figura dell' "eletto" Neo di Matrix nda).

Spaventato dal suo potere si suicida, ma verrà riportato in vita e costretto a guadagnare il perdono divino, che ad un suicida di norma non è concesso, spedendo nel loro mondo i demoni che infestano la terra. È un fumatore accanito, cui hanno diagnosticato pochi mesi di vita e pertanto deve fare presto; esperto di demonologia e magia nera, Constantine è davvero un antieroe, che non cerca simpatie, che agisce al solo scopo di salvare la sua anima.

Quando la malinconica poliziotta Angela Dodson (Rachel Weisz) gli chiede di scoprire come è morta la gemella psichiatra Isabel, al cui suicidio, anche se ripreso in video, non crede, il redivivo, anche se afflitto da una tosse incessante dovuta al cancro ai polmoni allo stadio terminale, si tuffa nell'impresa.

Basta mettere i piedi (con le scarpe) nell'acqua per entrare speditamente all'Inferno, dove non fa fatica, tra milioni e milioni di dannati, a ritrovare subito Isabel.

Colpo di scena: l'ambiguo arcangelo Gabriele (Tilda Swinton) è contro di me.

Un delirante dramma fantastico sugli anticristo, sulla lotta tra il bene e il male, sugli esorcisti e tutto l'armamentario para- mistico con l'utilizzo a tutta randa di sensazionalismo visivo ed emotivo (leggi effettacci speciali nda) utilizzati come nei film horror (specchi deformanti, cadaveri presunti e volti e corpi devastati dal fuoco)

Le visioni dell'oltretomba cadono talvolta nella convenzione visiva anche se Keanu Reeves sembra avere la faccia giusta, diviso tra bene e male, il volto bellissimo, la recitazione asciutta ed ironica. Insomma un altro dei quei ruoli incomprensibili come in MATRIX, senza però raggiungere vette di quel tipo, tra domande filosofiche e mondi parallelli.

In sintesi è una delirante danza, diretta dal regista Francis Lawrence, ai confini dell'horror, sfiorando pericolosamente quelli del ridicolo, sfruttando tutto l'armamentario su Belzebù e le compagnie infernali.
Voto? 5.