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THE BEACH

Bangkok. E' sbarcato nella caotica città thailandese affamato di vita ed avventura il giovane americano Richard (Leonardo Di Caprio).

Nell'albergo conosce lo schizzato pazzoide inglese Daffy (Robert Carlyle), che prima di rendere l'anima al creatore, gli consegna una misteriosa mappa.

Ecco l'isola dei miei sogni, mormora il giovanotto.

Su, venite con me, propone alla coppia di coetanei francesi, la bella Françoise (Virginie Ledoyen) ed Etienne, disposti a seguirlo a nuoto alla meta.

Il paradiso terrestre, pur incantevole, si rivela un inferno per colpa della poco amichevole comunità guidata dalla vulcanica Sal (Tilda Swinton), che per restare in quel paradiso è scesa a patti con i coltivatori di marijuana.

E intanto arrivano nuovi ospiti incautamente messi sulla pista proprio dal giovane americano.

Peggio i contadini infuriati con kalashnikov o gli squali affamati?

THE BEACH è un eclettico e diseguale film diretto da Danny Boyle che considero bello a metà, dove si blatera di ecologia, pacifismo, libertà fino a quando la realtà non si presenta alla porta e il messaggio new age va a farsi benedire.

Trama che nasce thriller, prosegue avventura, assume tinte rosa (che vuole signora mia c'è pur sempre Leonardino Di Caprio) poi tinte splatter e pure 5 minuti da autentico videogioco.

Storia sufficientemente intrigante, location strepitosa, buona (e a suo modo folle) interpretazione di Di Caprio.

Il plot narrativo tuttavia non mantiene un ritmo costante, con conseguenti cali di tensione. Come i momenti di avventura e delirio onirico alla Apocalypse Now/Il cacciatore nella fase dell'isolamento di Di Caprio dalla comunità della "spiaggia" e gli  inserti nonsense (il videogioco suddetto).

Stesso discorso per le musiche (belle), utilizzate a volte in modo poco coerente con il contesto scenico.

IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON

New Orleans, 1918. Non lo voglio più vedere. Inorridito, l'industriale dei bottoni Thomas Button prende il bebé partorito dalla moglie nel giorno della fine della prima guerra mondiale e lo deposita sulle prime scale che trova.

Il fagotto è raccolto dalla giovane nera Queenie, che lo porta con se nella casa di riposo dove fa la colf.
In effetti il neonato ha il viso raggrinzito, sembra un vecchio novantenne nel corpo di un bimbo (sindrome di Hutchinson-Gilford nda).

Ma la mamma acquisita lo alleva con amore.

Passano gli anni, il piccolo Benjamin (Brad Pitt) cresce, ma la sua età diminuisce ogni giorno.

La sua è una vita al contrario che attraversa il Novecento americano sempre alla ricerca del primo e unico amore, una donna molto più emancipata, libera e in linea con il suo tempo. L'unico momento in cui si potranno trovare sarà all'incrociarsi delle loro età: "Mi amerai ancora quando sarò vecchia?", chiede lei. "E tu mi amerai ancora quando avrò l'acne?" risponde lui.

E qui si casca nel brodo esistenziale.

Straordinario (la storia è di quelle interessanti, inutile negarlo), per originalità, dramma tratto da Scott Fitzgerald, dal metraggio fluviale e gonfio di tredici nomination (di cui tre, scenografia, trucco e effetti visivi), trasformate in Oscar.

Sbalorditiva la mutazione di Brad Pitt: neanche Angelina sotto le coperte lo riconoscerebbe.
La meno celebrata  Cate Blanchett, invecchiata e ringiovanita anch'essa per esigenze di copione, supplisce alla frequente mancanza di digitale con la solita prestazione di classe, in un personaggio complesso e difficile.

Curioso il caso di una vita da gambero, curioso il film.





CONSTANTINE

Los Angeles. Si fa scarrozzare sul taxi del giovanissimo Chaz Chandler lo scorbutico esorcista-detective John Constantine (Keanu Reeves) nato col potere che gli consente di vedere tra gli umani angeli e demoni che si occultano tra noi (ricorda la figura dell' "eletto" Neo di Matrix nda).

Spaventato dal suo potere si suicida, ma verrà riportato in vita e costretto a guadagnare il perdono divino, che ad un suicida di norma non è concesso, spedendo nel loro mondo i demoni che infestano la terra. È un fumatore accanito, cui hanno diagnosticato pochi mesi di vita e pertanto deve fare presto; esperto di demonologia e magia nera, Constantine è davvero un antieroe, che non cerca simpatie, che agisce al solo scopo di salvare la sua anima.

Quando la malinconica poliziotta Angela Dodson (Rachel Weisz) gli chiede di scoprire come è morta la gemella psichiatra Isabel, al cui suicidio, anche se ripreso in video, non crede, il redivivo, anche se afflitto da una tosse incessante dovuta al cancro ai polmoni allo stadio terminale, si tuffa nell'impresa.

Basta mettere i piedi (con le scarpe) nell'acqua per entrare speditamente all'Inferno, dove non fa fatica, tra milioni e milioni di dannati, a ritrovare subito Isabel.

Colpo di scena: l'ambiguo arcangelo Gabriele (Tilda Swinton) è contro di me.

Un delirante dramma fantastico sugli anticristo, sulla lotta tra il bene e il male, sugli esorcisti e tutto l'armamentario para- mistico con l'utilizzo a tutta randa di sensazionalismo visivo ed emotivo (leggi effettacci speciali nda) utilizzati come nei film horror (specchi deformanti, cadaveri presunti e volti e corpi devastati dal fuoco)

Le visioni dell'oltretomba cadono talvolta nella convenzione visiva anche se Keanu Reeves sembra avere la faccia giusta, diviso tra bene e male, il volto bellissimo, la recitazione asciutta ed ironica. Insomma un altro dei quei ruoli incomprensibili come in MATRIX, senza però raggiungere vette di quel tipo, tra domande filosofiche e mondi parallelli.

In sintesi è una delirante danza, diretta dal regista Francis Lawrence, ai confini dell'horror, sfiorando pericolosamente quelli del ridicolo, sfruttando tutto l'armamentario su Belzebù e le compagnie infernali.
Voto? 5.