Finlandia. Vive in una casa isolata nella foresta l'adolescente Hanna Heller (Saoirse Ronan) col padre Erik (Eric Bana), ex agente che ha rotto i ponti con la CIA.
La ragazzina è praticamente una guerriera visto che il genitore le ha insegnato in maniera furiosa a cacciare con l'arco, uccidere a sangue freddo in molteplici modi, non fidarsi e non aver paura di nessuno, farsi una cultura.
L'addestramento ha uno scopo: difenderla da coloro che le danno la caccia, soprattutto da Marissa Wiegler (Cate Blanchett), agente corrotta della CIA, responsabile della morte di sua madre.
Ormai Hanna è pronta a un rientro nel mondo civile e può scegliere di farsi trovare dalla cattivona che ha un conto da saldare con Erik e vuole a tutti i costi catturare la ragazza.
La letale ragazzina dovrà lottare per sopravvivere, scoprendo che dietro la sua incredibile forza e capacità combattiva c'è un mistero.
HANNA è un (bel) film, un piccolo gioiellino di genere sospeso tra spy story, thriller d'azione e fantascienza, dai toni quasi fiabeschi.
Regia perfetta (anche se un pò da video clip) di Joseph Wright e bravi gli interpreti, dall'atletico Bana alla perfida strega cattiva Cate Blanchett ma soprattutto la giovane protagonista, un mix letale di ingenuità e determinazione.
La diafana e giovane protagonista Saoirse Ronan, dalla bellezza aliena, perfetta per la parte, ha un visino di dolce purezza e, insieme, movenze da guerriera.
HANNA è inoltre riuscito nella caratterizzazione ambientale e presenta belle sequenze d'azione.
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Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo
Perù, 1957. Scampato a un'esercitazione nucleare in Nevada chiuso in frigo, il maturo prof di archeologia Indiana Jones (Harrison Ford), per gli amici Indy, parte, cappellaccio, frusta, giubbotto, colt e barba sfatta, alla ricerca del mitico teschio di cristallo dei Maya, spinto dal giovane impomatato Mutt (Shia LaBeouf).Peccato che al tesoro siano molto interessato anche i "cattivoni" comunisti che hanno inviato una squadraccia del Kgb guidata da Irina Spalko (Cate Blanchett), ex pupilla di Stalin fanatica del fioretto, oltre che sensitiva affamata di potere.
E mentre la Guerra Fredda domina la scena politica con il terrore del conflitto nucleare e al cinema fanno la loro comparsa gli 'esseri venuti dallo spazio', il docente dalla solita faccia di bronzo, strada facendo, con il fresco socio a ruota, incontra un compagno di mille imprese, il triplogiochista Mac, il collega un pò fuori Oxley (John Hurt) e l'antica fiamma Marion (Karen Allen) che gli rivela una notizia destinata a cambiargli la vita: il ragazzo è figlio tuo.
Spettacolare e divertente film d'avventura del tandem Steven Spielberg-John Lucas, un giocattolone che corre a perdifiato e segna il ritorno sulla scena di Indiana Jones dopo diciannove anni.
Scapicollandosi tra cascate e formiche giganti, scorpioni e indios inferociti, sabbie mobili e frecce avvelenate, il vigoroso veterano Harrison Ford si dimostra anche maestro d'autoironia, giocando sul fattore età.
D'altra parte si sa, le leggende non invecchiano. Mai.
ROBIN HOOD
Francia, 1199. Il prode arciere inglese Robin Longstrid (Russell Crowe) è un abile arciere dell'esercito di Riccardo I, sovrano coraggioso in guerra coi francesi.
Fino alla fatale freccia che uccide il monarca guerriero e convince Robert e i suoi amici a congedarsi dall’armata e a fare ritorno a casa, ma nel tragitto soccorrono il fedele scudiero Sir Loxley, incaricato di annunciare l’avvenuta morte di Riccardo e di consegnare la sua corona, ferito in un imboscata dagli sgherri di sir Godfrey (Mark Strong).
Sul punto di morte prima dell'ultimo rantolo il nobile uomo strappa all’arciere una promessa, dovrà restituire la sua spada al vecchio padre nella contea di Nottingham. Uomo di parola, Robert si recherà nella tenuta di Loxley, dove per volere del vecchio Walter assumerà l’identità del figlio defunto e i diritti sulla bella e fiera consorte, Marion (Cate Blanchett).Superba e riottosa, la donna non vuole saperne di quell’impostore che si rivela però gentiluomo.
Scoperto di essere figlio dell’uomo che scrisse la Carta della Foresta, sventato un complotto francese ai danni dell’Inghilterra e deciso a reagire ai soprusi di Giovanni Senzaterra e senza cuore, Robert impugnerà arco e frecce e cavalcherà coi suoi uomini per la vittoria.
Restituita la gloria alla sua terra, l’arciere viene dichiarato fuorilegge.
Rifugiatosi nella foresta di Sherwood con una Marion ormai innamorata diventerà Robin Hood e leggenda.
Spettacolare, avvincente kolossal para (ma molto para) storico di Ridley Scott, ancora capace di emozionare e divertire insieme lo spettatore come nei suoi film più riusciti, che dopo i gladiatori e i crociati riscrive la leggenda di Robin Hood dando vita a un Robin inedito, una sorta di "prequel".
Se l'impetuoso Russell Crowe, improbabile stratega militare, è troppo vecchio per la parte (ma mostra una fisicità e una naturalezza sorprendente), l'assalto finale davanti a Dover sembra un anticipo dello sbarco in Normandia. Al contrario, tra l'altro.
Fino alla fatale freccia che uccide il monarca guerriero e convince Robert e i suoi amici a congedarsi dall’armata e a fare ritorno a casa, ma nel tragitto soccorrono il fedele scudiero Sir Loxley, incaricato di annunciare l’avvenuta morte di Riccardo e di consegnare la sua corona, ferito in un imboscata dagli sgherri di sir Godfrey (Mark Strong).
Sul punto di morte prima dell'ultimo rantolo il nobile uomo strappa all’arciere una promessa, dovrà restituire la sua spada al vecchio padre nella contea di Nottingham. Uomo di parola, Robert si recherà nella tenuta di Loxley, dove per volere del vecchio Walter assumerà l’identità del figlio defunto e i diritti sulla bella e fiera consorte, Marion (Cate Blanchett).Superba e riottosa, la donna non vuole saperne di quell’impostore che si rivela però gentiluomo.
Scoperto di essere figlio dell’uomo che scrisse la Carta della Foresta, sventato un complotto francese ai danni dell’Inghilterra e deciso a reagire ai soprusi di Giovanni Senzaterra e senza cuore, Robert impugnerà arco e frecce e cavalcherà coi suoi uomini per la vittoria.
Restituita la gloria alla sua terra, l’arciere viene dichiarato fuorilegge.
Rifugiatosi nella foresta di Sherwood con una Marion ormai innamorata diventerà Robin Hood e leggenda.
Spettacolare, avvincente kolossal para (ma molto para) storico di Ridley Scott, ancora capace di emozionare e divertire insieme lo spettatore come nei suoi film più riusciti, che dopo i gladiatori e i crociati riscrive la leggenda di Robin Hood dando vita a un Robin inedito, una sorta di "prequel".
Se l'impetuoso Russell Crowe, improbabile stratega militare, è troppo vecchio per la parte (ma mostra una fisicità e una naturalezza sorprendente), l'assalto finale davanti a Dover sembra un anticipo dello sbarco in Normandia. Al contrario, tra l'altro.
IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON
New Orleans, 1918. Non lo voglio più vedere. Inorridito, l'industriale dei bottoni Thomas Button prende il bebé partorito dalla moglie nel giorno della fine della prima guerra mondiale e lo deposita sulle prime scale che trova.
Il fagotto è raccolto dalla giovane nera Queenie, che lo porta con se nella casa di riposo dove fa la colf.
In effetti il neonato ha il viso raggrinzito, sembra un vecchio novantenne nel corpo di un bimbo (sindrome di Hutchinson-Gilford nda).
Ma la mamma acquisita lo alleva con amore.
Passano gli anni, il piccolo Benjamin (Brad Pitt) cresce, ma la sua età diminuisce ogni giorno.
La sua è una vita al contrario che attraversa il Novecento americano sempre alla ricerca del primo e unico amore, una donna molto più emancipata, libera e in linea con il suo tempo. L'unico momento in cui si potranno trovare sarà all'incrociarsi delle loro età: "Mi amerai ancora quando sarò vecchia?", chiede lei. "E tu mi amerai ancora quando avrò l'acne?" risponde lui.
E qui si casca nel brodo esistenziale.
Straordinario (la storia è di quelle interessanti, inutile negarlo), per originalità, dramma tratto da Scott Fitzgerald, dal metraggio fluviale e gonfio di tredici nomination (di cui tre, scenografia, trucco e effetti visivi), trasformate in Oscar.
Sbalorditiva la mutazione di Brad Pitt: neanche Angelina sotto le coperte lo riconoscerebbe.
La meno celebrata Cate Blanchett, invecchiata e ringiovanita anch'essa per esigenze di copione, supplisce alla frequente mancanza di digitale con la solita prestazione di classe, in un personaggio complesso e difficile.
Curioso il caso di una vita da gambero, curioso il film.
Il fagotto è raccolto dalla giovane nera Queenie, che lo porta con se nella casa di riposo dove fa la colf.
In effetti il neonato ha il viso raggrinzito, sembra un vecchio novantenne nel corpo di un bimbo (sindrome di Hutchinson-Gilford nda).
Ma la mamma acquisita lo alleva con amore.
Passano gli anni, il piccolo Benjamin (Brad Pitt) cresce, ma la sua età diminuisce ogni giorno.
La sua è una vita al contrario che attraversa il Novecento americano sempre alla ricerca del primo e unico amore, una donna molto più emancipata, libera e in linea con il suo tempo. L'unico momento in cui si potranno trovare sarà all'incrociarsi delle loro età: "Mi amerai ancora quando sarò vecchia?", chiede lei. "E tu mi amerai ancora quando avrò l'acne?" risponde lui.
E qui si casca nel brodo esistenziale.
Straordinario (la storia è di quelle interessanti, inutile negarlo), per originalità, dramma tratto da Scott Fitzgerald, dal metraggio fluviale e gonfio di tredici nomination (di cui tre, scenografia, trucco e effetti visivi), trasformate in Oscar.
Sbalorditiva la mutazione di Brad Pitt: neanche Angelina sotto le coperte lo riconoscerebbe.
La meno celebrata Cate Blanchett, invecchiata e ringiovanita anch'essa per esigenze di copione, supplisce alla frequente mancanza di digitale con la solita prestazione di classe, in un personaggio complesso e difficile.
Curioso il caso di una vita da gambero, curioso il film.
IL SIGNORE DEGLI ANELLI - LA COMPAGNIA DELL'ANELLO
Il malefico e prezioso monile è stato forgiato da Sauron, aspirante dominatore della Terra di Mezzo, lo avverte il mago buono Gandalf (Ian McKellen): portalo in cima al Monte Fato e distruggilo.
Orsù, in marcia.
IL SIGNORE DEGLI ANELLI - LA COMPAGNIA DELL`ANELLO e` uno spettacolare, estenuante, sontuoso spettacolo di intrattenimento.
Orsù, in marcia.
IL SIGNORE DEGLI ANELLI - LA COMPAGNIA DELL`ANELLO e` uno spettacolare, estenuante, sontuoso spettacolo di intrattenimento.
Un kolossal in costume che fa largo uso degli effetti speciali, diretto dal neozelandese regista Peter Jackson e grazie al quale la grande saga tolkeniana (in Italia addirittura racchiusa da certa "intellighenzia" nel recinto ideologico della destra nda) dalla sfrenata fantasia raggiunse finalmente il grande pubblico.
Le vicende dello hobbit Frodo che con un gruppo di amici della sua razza e con altri compagni d'avventura si trova ad affrontare un'impresa che lo sovrasta, hanno trovato in Peter Jackson un interprete fedele ma non cieco.
Al di là delle vicende avventurose e dei numerosi effetti speciali, provate ad osservare le scenografie.
Che si tratti della Nuova Zelanda fotografata come un luogo magico o delle ricostruzioni elettroniche o in studio, la cura dei particolari e il lavoro sulla trasfigurazione di correnti artistiche ed architettoniche è di un'efficacia tale da fare degli ambienti dei protagonisti in uno spettacolo visivo (ma non solo) dietro l'altro, un meraviglioso susseguirsi di delizie.
Il che significa anche non tradire Tolkien che aveva realizzato, come è noto, mappe dettagliate dei luoghi in cui aveva ambientato le vicende fantastiche.
Quattro Oscar minori, tra cui quello per le trascinanti musiche.
Le vicende dello hobbit Frodo che con un gruppo di amici della sua razza e con altri compagni d'avventura si trova ad affrontare un'impresa che lo sovrasta, hanno trovato in Peter Jackson un interprete fedele ma non cieco.
Al di là delle vicende avventurose e dei numerosi effetti speciali, provate ad osservare le scenografie.
Che si tratti della Nuova Zelanda fotografata come un luogo magico o delle ricostruzioni elettroniche o in studio, la cura dei particolari e il lavoro sulla trasfigurazione di correnti artistiche ed architettoniche è di un'efficacia tale da fare degli ambienti dei protagonisti in uno spettacolo visivo (ma non solo) dietro l'altro, un meraviglioso susseguirsi di delizie.
Il che significa anche non tradire Tolkien che aveva realizzato, come è noto, mappe dettagliate dei luoghi in cui aveva ambientato le vicende fantastiche.
Quattro Oscar minori, tra cui quello per le trascinanti musiche.
IL TALENTO DI MR. RIPLEY
Nell'immaginaria isola di Mongibello (Italia), 1958. Lo squattrinato Tom Ripley (Matt Damon) è stato spedito dal ricco padre del bel Dickie Greanleaf (Jude Law) sulle tracce del figlio che non dà più notizie al facoltoso genitore.
"Scovalo e riportalo in America" è la richiesta.
L'inviato speciale trova subito il coetaneo, che se la spassa allegramente tra Ischia e Capri (chiamalo fesso!) con la bionda fidanzata Margie Sherwood (Gwyneth Paltrow).
"Scovalo e riportalo in America" è la richiesta.
L'inviato speciale trova subito il coetaneo, che se la spassa allegramente tra Ischia e Capri (chiamalo fesso!) con la bionda fidanzata Margie Sherwood (Gwyneth Paltrow).
I due diventano amiconi di zingarate.
Il dolce far niente (a spese di papà) li porta a Napoli, poi a Roma e quindi a Sanremo.
Finchè durante una gita in barca, il viziato figlio di papà sbraita all'amico: "vattene, non ti voglio più vedere".
La reazione è concentrata in un remo spaccato sulla testa, proseguendo poi la vicenda (ormai siamo in ballo) rubandogli soldi ed identità.
Riuscirà a farla franca?
IL TALENTO DI MR. RIPLEY è un morboso e passabile giallo psicologico del regista Anthony Minghella, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, in passato portato sullo schermo da Renè Clement (Delitto in pieno sole).
Da sottolineare l'attrazione gay che sembra unire carnefice e vittima , inesorabilmente divisi dall'estrazione sociale. Meglio: dal portafoglio.
Bravo Matt Damon.
Nel cast troviamo anche Cate Blanchett (interpreta Meredith Logue), Sergio Rubini (nella parte dell'Ispettore Roverini) e un sorprendente Rosario Fiorello.
Il dolce far niente (a spese di papà) li porta a Napoli, poi a Roma e quindi a Sanremo.
Finchè durante una gita in barca, il viziato figlio di papà sbraita all'amico: "vattene, non ti voglio più vedere".
La reazione è concentrata in un remo spaccato sulla testa, proseguendo poi la vicenda (ormai siamo in ballo) rubandogli soldi ed identità.
Riuscirà a farla franca?
IL TALENTO DI MR. RIPLEY è un morboso e passabile giallo psicologico del regista Anthony Minghella, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, in passato portato sullo schermo da Renè Clement (Delitto in pieno sole).
Da sottolineare l'attrazione gay che sembra unire carnefice e vittima , inesorabilmente divisi dall'estrazione sociale. Meglio: dal portafoglio.
Bravo Matt Damon.
Nel cast troviamo anche Cate Blanchett (interpreta Meredith Logue), Sergio Rubini (nella parte dell'Ispettore Roverini) e un sorprendente Rosario Fiorello.
IL SIGNORE DEGLI ANELLI - IL RITORNO DEL RE
Chissadove, forse Medio Evo. Ogni giorno che passa permette a Frodo (Elijah Wood) di avvicinarsi al monte Fato.
Almeno così sussurra, tra paure e speranze, Aragorn (Viggo Mortensen), il Re tornato al trono di Gondor e “armato” dalla spada dei re (Narsil), al saggio e canuto stregone Gandalf (Ian McKellen).
I due sono giunti a Isengard, dove l'hobbit Pipino vede nella palla di fuoco che il malefico satrapo Sauron sta preparando la guerra, l'atto finale.
Sul destriero bianco Gandalf entra, col ficcanaso, nella città di Minas Tirith per mettere in guardia l'accecato dall'ambizione sovrintendente Denethor, in lutto per la morte del figlio Boromir.
Intanto Frodo con il fedele e amico servitore Sam (Sean Astin) e la compagnia dell'infido Sméagol (Andy Serkis) continua il suo viaggio infinito verso l'oscura Moroder per distruggere l'Anello, quell’anello che è peccato originale all’inizio del mondo, al principio della Terra di mezzo governata da una quiete ancestrale scossa da una “sottrazione”.
I nostri e tutti gli uomini sperano che ci riescano.
IL SIGNORE DEGLI ANELLI - IL RITORNO DEL RE rappresenta il terzo “momento” cinematografico, diretto dal regista Peter Jackson, veramente cinepico, di quella che non senza errore viene definita “trilogia”, dal momento che il suo creatore letterario la pensò e formalizzò come opera integrale, ovvero l'estenuante, crudele, fantasmagorica saga tratta da Tolkien.
Il tutto premiato con undici Oscar su undici nomination.
Belle e godibili le scene di battaglie campali, lancia in resta, con il frastuono a coprire la visione.
Almeno così sussurra, tra paure e speranze, Aragorn (Viggo Mortensen), il Re tornato al trono di Gondor e “armato” dalla spada dei re (Narsil), al saggio e canuto stregone Gandalf (Ian McKellen).
I due sono giunti a Isengard, dove l'hobbit Pipino vede nella palla di fuoco che il malefico satrapo Sauron sta preparando la guerra, l'atto finale.
Sul destriero bianco Gandalf entra, col ficcanaso, nella città di Minas Tirith per mettere in guardia l'accecato dall'ambizione sovrintendente Denethor, in lutto per la morte del figlio Boromir.
Intanto Frodo con il fedele e amico servitore Sam (Sean Astin) e la compagnia dell'infido Sméagol (Andy Serkis) continua il suo viaggio infinito verso l'oscura Moroder per distruggere l'Anello, quell’anello che è peccato originale all’inizio del mondo, al principio della Terra di mezzo governata da una quiete ancestrale scossa da una “sottrazione”.
I nostri e tutti gli uomini sperano che ci riescano.
Il tutto premiato con undici Oscar su undici nomination.
Belle e godibili le scene di battaglie campali, lancia in resta, con il frastuono a coprire la visione.
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