Usa. Il candido e paffuto banchiere Poe, tutore pro tempore, affida i tre fratellini Baudelaire, rimasti orfani nel rogo della loro casa, a uno zio, attore fallito, il sadico conte Olaf (Jim Carrey).
I genii in erba Violet e Klaus e la piccola Sunny, sbattuti in cucina a far gli sguatteri, si accorgono presto che il poco affettuoso congiunto vuole mandarli al creatore per arraffare la loro ingente eredità.
Usciti miracolosamente indenni da vari tentati omicidi, si fanno il giro del parentado, dallo zio esploratore Monty, subito trapassato, alla tremebonda zia Josephine (Meryl Streep).
Ma il nobiluomo non demorde, sempre più ansioso di sgraffignare le ricchezze degli sfortunati ragazzi.
Ce la faranno i nostri piccoli eroi a salvare anima e malloppo?
LEMONY SNICKET - Una serie di sfortunati eventi è una bizzarra favola nerissima visivamente bella, in bilico tra favola e incubo, del dotato Brad Silberling, che gareggia con merito con lo specialista del settore Tim Burton.
Immersa in un'atmosfera horror-gotica carica di grottesca fantasia, che potrebbe mettere qualche imprevisto brivido agli spettatori più verdi.
Jim Carrey in un eccesso di istrionismo dà sfogo alle sue arti trasformistiche tra fiamme, serpenti, sanguisughe e trucchi superlativi e talora orripilanti, premiati con l'Oscar.
Strepitosa (ma non è una novità) anche la Streep.
Alla fine rimane solo una domanda (inutile): cinema per ragazzi o per adulti che vogliono tornare piccini?
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IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO
Gotham City. Otto anni dopo la morte di Harvey Dent, la città è apparentemente pulita, ad eccezione della coscienza del commissario Gordon (Gary Oldman). Il similpipistrello Batman, ovvero l'eccentrico orfano riccone Bruce Wayne (Christian Bale) vive in volontario esilio nel suo Manor, con il solo paterno maggiordomo Alfred (Michael Caine) incapace di trovare un senso dopo la scomparsa di Rachel.
Ma ora deve tornare sui propri passi per fermare il terrorista psicopatico Bane (Tom Hardy), mercenario reso mostruoso da una maschera antidolorifica.
Il carognisissimo incrocio tra Emiliano Zapata e Robin Hood prima riduce la Wayne Enterprises in bancarotta e poi le soffia il segretissimo reattore nucleare convertendo il nucleo, pensato per produrre energia pulita, in un inarrestabile ordigno atomico.
Mentre Bruce è rinchiuso in una prigione impossibile, con la schiena spezzata, Bane instaura a Gotham City una tirannia del proletariato che è un vero e proprio regime del terrore e affida il detonatore della bomba nelle mani di un cittadino misterioso.
Mi fido o non mi fido della suadente Miranda (Marion Cotillard)?
IL CAVALIERE OSCURO. IL RITORNO è l'estenuante epilogo, anche per durata, della trilogia fantastica del popolare raddrizzatore di torti a cura di Christopher Nolan, che miscela al meglio la componente d'azione a quella introspettiva riuscendo a relegare spesso il protagonista ai margini senza mai perdere in intensità.
Magari qualche dimenticabile personaggio in meno avrebbe aiutato la comprensione.
Tra il secondo e il terzo capitolo della bat saga non c'è apparentemente soluzione di continuità, ma a ben guardare la formula non è quella del seguito quanto piuttosto quella della ripetizione, che garantirà il gradimento dell'ultimo tomo a chi aveva già (giustamente) apprezzato il secondo, ma allo stesso tempo porta a riapprezzare il primo, che acquisisce in prospettiva il valore aggiunto di una maggior libertà e inventiva.
Eccellente presenza (per ragioni tutt'altro che artistiche) quella di Anne Catwoman Hathaway, che fugge facendo salti mortali su un assassino tacco dodici.
Il carognisissimo incrocio tra Emiliano Zapata e Robin Hood prima riduce la Wayne Enterprises in bancarotta e poi le soffia il segretissimo reattore nucleare convertendo il nucleo, pensato per produrre energia pulita, in un inarrestabile ordigno atomico.
Mentre Bruce è rinchiuso in una prigione impossibile, con la schiena spezzata, Bane instaura a Gotham City una tirannia del proletariato che è un vero e proprio regime del terrore e affida il detonatore della bomba nelle mani di un cittadino misterioso.
Mi fido o non mi fido della suadente Miranda (Marion Cotillard)?
IL CAVALIERE OSCURO. IL RITORNO è l'estenuante epilogo, anche per durata, della trilogia fantastica del popolare raddrizzatore di torti a cura di Christopher Nolan, che miscela al meglio la componente d'azione a quella introspettiva riuscendo a relegare spesso il protagonista ai margini senza mai perdere in intensità.
Magari qualche dimenticabile personaggio in meno avrebbe aiutato la comprensione.
Tra il secondo e il terzo capitolo della bat saga non c'è apparentemente soluzione di continuità, ma a ben guardare la formula non è quella del seguito quanto piuttosto quella della ripetizione, che garantirà il gradimento dell'ultimo tomo a chi aveva già (giustamente) apprezzato il secondo, ma allo stesso tempo porta a riapprezzare il primo, che acquisisce in prospettiva il valore aggiunto di una maggior libertà e inventiva.
Eccellente presenza (per ragioni tutt'altro che artistiche) quella di Anne Catwoman Hathaway, che fugge facendo salti mortali su un assassino tacco dodici.
DONNIE DARKO
Middlesex, Virginia (Usa), 1988. L'inquieto liceale Donald Darko detto Donnie (Jake Gyllenhaal) è un adolescente problematico, affetto da disturbi mentali che lo hanno portato a dar fuoco ad una casa abbandonata, qualche anno addietro.Nonostante sia un tipo in gamba, con una famiglia che lo ama e lo appoggia anche nelle scelte più discutibili, il giovane è in cura da una psicanalista che lo aiuta a combattere la sua schizofrenia.
Si addormenta sul campo da golf mentre una turbina d'aereo, inspiegabilmente piovuta dal cielo, gli sventra la camera e il letto.
Non esultare, la fine del mondo arriverà tra ventotto giorni e spiccioli, gli annuncia il gigantesco coniglio Frank, visibile unicamente al ragazzo, che tiene sempre più in ansia i genitori con le sue mattane e si imbottisce di pillole fornitegli dalla psicoterapeuta.
A lei confida del suo nuovo amico immaginario che lo ha salvato da una morte assurda, ma che in cambio gli chiede di fare cose riprovevoli e sempre più pericolose.
Cari mamma e papà, odio questa villetta borghese, l'ipocrisia della scuola e un paese che venera un imbroglione e pedofilo come Jim Cunningham (Patrick Swayze).
Forse potrei, sacrificandomi, mutare io il corso degli eventi.
DONNIE DARKO è una bizzarra ma affascinante pellicola fantastica, ambientata nel 1988, all'epoca dello scontro elettorale tra Bush senior contro Dukakis, che brilla di una luce sinistra e dalle lievi venature horror, divenuto un film di culto.
Scritta e diretta dall'esordiente Richard Kelly, che si interroga sull'effetto prorompente che la consapevolezza della morte ha su ogni individuo, e di quanto questo condizioni ogni altra sensazione ed azione: amore, paura, disprezzo, ribellione.
Di morte è imbevuto l'intero tessuto del film, che è un vero e proprio rompicapo, a partire dall'identità di Frank (anche se è solo un costume di Halloween, inquieta assai nda) proseguendo con la confusione tra piani temporali.
Il fulcro di DONNIE DARKO, infatti, è il viaggio nel tempo e la possibilità di alterare il futuro modificando il passato.
Comunque il film stesso sembra un'unica grande domanda che rende impossibile riassumere la soluzione dell'enigma in una sola frase.Nell'ottimo cast di attori, oltre al sorriso beffardo dell'azzeccato protagonista, bisogna far notare la riapparizione dell'ancora bella Katharine Ross, indimenticabile eroina de IL LAUREATO e di BUTCH CASSIDY.
Donnie: Perché indossi quello stupido costume da coniglio?
Frank the bunny: Perché indossi quello stupido costume da uomo?
(DONNIE DARKO, 2001)
VAN HELSING
Parigi, 1888. L'ardimentoso e scorbutico pistolero Gabriel Van Helsing (Hugh Jackman), reduce dalla missione contro un gigantesco (?) Mister Hyde, è reclutato dal Vaticano e, con cappellaccio, mantello e un arsenale degno di James Bond, in Transilvania per eliminare il malefico Conte Dracula (Richard Roxburgh).
L'immortale sanguisuga, che vuole propagare la sua specie, dopo aver rapito il licantropo Valken e il mostro creato dal Barone Frankenstein, con l'aiuto di tre sexy vampire (le mogli) ha rapito, già che c'era, anche la bella Anna Valerious (Kate Beckinsale), erede al trono di Romania e sorella di Velkan.
Riuscirà il nostro eroe privo di memoria a concludere vittoriosamente la guerra contro il signore della notte?
VAN HELSING di Stephen Sommers è una bizzarra, a suo modo divertente, ma sgangherata e troppo lunga favola nera, che arruola tutti i mostri disponibili nel catalogo della Universal.
L'azione, chiaramente, non manca, in un film non certo indicato a chi si aspetta un horror.
Belle le ambientazioni e (perdonatemi il maschilismo) la Beckinsale.
IL CAVALIERE OSCURO
Gotham City. Il crimine organizzato in città, come da tradizione, ha le ore contate. Batman, dalle orecchie nere sempre aguzze, dietro le quali si nasconde l'industriale miliardario Bruce Wayne (Christian Bale), il tenente James Gordon (Gary Oldman), il nuovo Procuratore Distrettuale Harvey Dent (Aaron Eckart), brillante ed incorruttibile, e alcuni improbabili epigoni dell'Uomo Pipistrello in imbottiture da hockey hanno dichiarato guerra ai criminali.
Sorpresa!!! La loro fortuna e i loro dollari, 68 milioni, mica bruscolini, accumulati in una banca di massima sicurezza, vengono rubati dal sadico Joker (Heath Ledger) che getterà la città nel disordine e nell'anarchia, al collasso della ragione.
«Ci sono uomini che vogliono solo vedere il mondo in fiamme», spiega filsoficamente il maggiordomo Alfred (Michael Caine), l'unico a conoscere l'identità segreta del suo padrone, Bruce Wayne, oltre al fido collaboratore, esperto di diavolerie, Lucius Fox (Morgan Freeman)
Infatti riempite le tasche di lame, polvere da sparo e sadismo, Joker sfiderà il cavaliere oscuro di Bruce Wayne, mettendo in scena un carnevale di sangue, sparatorie e tranelli e rivelerà il lato oscuro di Harvey Dent, l'eroe procuratore che applica la giustizia e agisce a volto scoperto.
IL CAVALIERE OSCURO di Christopher Nolan è senza dubbio un avvincente, spettacolare, pur se lungo, esplosivo fumetto avventuroso, che fa rivivere per l'ennesima volta (la settima, credo nda) l'eroe pipistrello, il supereroe delle comic stripes di Bob Kane.
Tra infiniti scoppi e accecanti effetti si muove un cast foltissimo e stellare (pure Eric Roberts capo dei mafiosi), una sceneggiatura coi controfiocchi e un'ottima regia: in più, ambizioni di analisi antropologica e sociologica che non appaiono mal riposte.
Probabilmente il miglior Batman in cui fa l'ultima apparizione Heath Ledger, irriconoscibile per l'abuso di rossetto e cerone, Oscar postumo (meritato, credo), capace di interpretare il più anarchico, sadico e amorale dei criminali immaginabili. E quando parla questo cattivo travolgente è uno spasso.
MEN IN BLACK II
Usa. Sotto le gradevoli e sexy fattezze di una supermodella (Lara Flynn Boyle) della stranota casa di lingerie Victoria's Secret si nasconde la mostruosa extraterrestre Serleena, infiltratasi fra gli esseri umani con il tirapiedi a due teste Charlie (Johnny Knoxville).
La coppia di pericolosi alieni è arrivata sulla Terra per impossessarsi di una pietra magica dalla luce sfavillante, in grado di distruggere la Terra stessa e gli altri pianeti.
I delinquenti intergalattici non hanno fatto però i conti con l'agente segreto J. (Will Smith) che richiama in aiuto il suo mentore, l'agente K (Tommy Lee Jones), che era tornato a una vita normale e si trova attualmente alle dipendenze delle poste degli Stati Uniti nel classico ridente paesino sperduto nel Massachusetts, assolutamente inconsapevole della sua precedente carriera, con la memoria cancellata secondo regolamento al momento del ‘pensionamento' dall'agenzia.
E che riacquista in un lampo memoria, divisa d’ordinanza e armi assortite.
Quello che ignorano il tandem di agenti supersegreti e nerovestiti è che il talismano è molto più vicino di quanto si possa pensare.
C'entrerà qualcosa la testimone terrestre Laura Vasquez (Rosario Dawson)?
MEN IN BLACK II è il chiassoso e frenetico seguito del fortunato Men in Black, sempre diretto dal fantasioso Barry Sonnenfeld, che si può definire un surreal-poliziesco.
Stesso cast e succulenti effetti speciali, con contorno di costumi e fuoriserie, per un film che offre gag e risate nello stile che ha reso popolare i due personaggi principali.
Notevole la decorativa Lara Flynn Boyle, sensazionale bonazza che ondeggia sui tacchi a spillo. Molto umana.
La coppia di pericolosi alieni è arrivata sulla Terra per impossessarsi di una pietra magica dalla luce sfavillante, in grado di distruggere la Terra stessa e gli altri pianeti.
I delinquenti intergalattici non hanno fatto però i conti con l'agente segreto J. (Will Smith) che richiama in aiuto il suo mentore, l'agente K (Tommy Lee Jones), che era tornato a una vita normale e si trova attualmente alle dipendenze delle poste degli Stati Uniti nel classico ridente paesino sperduto nel Massachusetts, assolutamente inconsapevole della sua precedente carriera, con la memoria cancellata secondo regolamento al momento del ‘pensionamento' dall'agenzia.
E che riacquista in un lampo memoria, divisa d’ordinanza e armi assortite.
Quello che ignorano il tandem di agenti supersegreti e nerovestiti è che il talismano è molto più vicino di quanto si possa pensare.
C'entrerà qualcosa la testimone terrestre Laura Vasquez (Rosario Dawson)?
MEN IN BLACK II è il chiassoso e frenetico seguito del fortunato Men in Black, sempre diretto dal fantasioso Barry Sonnenfeld, che si può definire un surreal-poliziesco.
Stesso cast e succulenti effetti speciali, con contorno di costumi e fuoriserie, per un film che offre gag e risate nello stile che ha reso popolare i due personaggi principali.
Notevole la decorativa Lara Flynn Boyle, sensazionale bonazza che ondeggia sui tacchi a spillo. Molto umana.
IRON MAN 2
New York. "Io sono Iron Man" sono passati sei mesi da quando l'industrialone Tony Stark (Robert Downey jr.) ha gettato la maschera, con lo svelamento dell'identità non più segreta.
Ora dopo che la notizia è di pubblico dominio il governo e le compagnie concorrenti, non troppo liete che la pace nel mondo sia mantenuta da un deterrente che non gli appartiene, tentano di appropriarsi dell'armatura: "Ho privatizzato con successo la pace" risponde Stark a chi lo accusa di essere fuori dal controllo statale, presentando all'Expo una nuova arma che dovrebbe rendere il mondo più sicuro.
Resistendo all'assalto anche di Washington che preme perchè l'arma sia consegnata al Pentagono, ma invano il colonnello James Rhodes (Don Cheadle) cerca di convincere l'amico imprenditore.
Non è tuttavia questo il problema più grosso del miliardario con l'hobby del supereroismo.
Il palladio, elemento utile a far funzionare l'armatura, lo sta lentamente uccidendo inquinandogli il sangue e il brillante inventore dal cuore robotico non riesce a trovare un rimedio. Come se non bastasse a Montecarlo, nel mezzo del Gran Prix, a turbare la pace mondiale si presenta Ivan Vanko (Mickey Rourke), figlio di un vecchio collaboratore di Howard Stark (il padre di Tony), colmo di rancore, volontà di vendetta e in possesso dei brevetti originali di molte invenzioni della Stark.
IRON MAN 2 è un fragoroso fumetto, gonfiato all'inverosimile, quasi da overdose, con gli effetti speciali (le attrezzature olografiche di Stark sono veramente ben fatte) e tratto, come il primo episodio, dalle striscie Marvel, di cui ha perso l'originalità non il rumore assordante.
Il simpatico Downey jr. deve difendersi oltre che dal mastodontico Mickey Rourke, che ci regala un gran bel cattivo, anche dalla prezzemolina Scarlet Johansson che in tuta di pelle attillata non è completamente inutile.
Però alla lunga ci si annoia...
Ora dopo che la notizia è di pubblico dominio il governo e le compagnie concorrenti, non troppo liete che la pace nel mondo sia mantenuta da un deterrente che non gli appartiene, tentano di appropriarsi dell'armatura: "Ho privatizzato con successo la pace" risponde Stark a chi lo accusa di essere fuori dal controllo statale, presentando all'Expo una nuova arma che dovrebbe rendere il mondo più sicuro.
Resistendo all'assalto anche di Washington che preme perchè l'arma sia consegnata al Pentagono, ma invano il colonnello James Rhodes (Don Cheadle) cerca di convincere l'amico imprenditore.
Non è tuttavia questo il problema più grosso del miliardario con l'hobby del supereroismo.
Il palladio, elemento utile a far funzionare l'armatura, lo sta lentamente uccidendo inquinandogli il sangue e il brillante inventore dal cuore robotico non riesce a trovare un rimedio. Come se non bastasse a Montecarlo, nel mezzo del Gran Prix, a turbare la pace mondiale si presenta Ivan Vanko (Mickey Rourke), figlio di un vecchio collaboratore di Howard Stark (il padre di Tony), colmo di rancore, volontà di vendetta e in possesso dei brevetti originali di molte invenzioni della Stark.
IRON MAN 2 è un fragoroso fumetto, gonfiato all'inverosimile, quasi da overdose, con gli effetti speciali (le attrezzature olografiche di Stark sono veramente ben fatte) e tratto, come il primo episodio, dalle striscie Marvel, di cui ha perso l'originalità non il rumore assordante.
Il simpatico Downey jr. deve difendersi oltre che dal mastodontico Mickey Rourke, che ci regala un gran bel cattivo, anche dalla prezzemolina Scarlet Johansson che in tuta di pelle attillata non è completamente inutile.
Però alla lunga ci si annoia...
SPIDER MAN
New York. E' da sempre cotto della spavalda dirimpettaia Mary Jane (Kirsten Dunst) il goffo orfano, studente di college non particolarmente brillante, Peter Parker (Tobey Maguire), che vive con gli zii Ben e Rosemary.
Morso, durante una visita al laboratorio, da un ragno che ha fatto da cavia per numerosi esperimenti, il giorno dopo Parker vede la sua massa muscolare aumentare, la miopia scomparire, i cinque sensi acuirsi, si arrampica sui muri, spicca salti e si rende conto di poter lanciare dai polsi delle resistenti ragnatele acchiappatutto, ma purtroppo per lui l'euforia dura poco: lo zio viene infatti ucciso durante una rapina.
Morso, durante una visita al laboratorio, da un ragno che ha fatto da cavia per numerosi esperimenti, il giorno dopo Parker vede la sua massa muscolare aumentare, la miopia scomparire, i cinque sensi acuirsi, si arrampica sui muri, spicca salti e si rende conto di poter lanciare dai polsi delle resistenti ragnatele acchiappatutto, ma purtroppo per lui l'euforia dura poco: lo zio viene infatti ucciso durante una rapina.
IL SIGNORE DEGLI ANELLI - LA COMPAGNIA DELL'ANELLO
Il malefico e prezioso monile è stato forgiato da Sauron, aspirante dominatore della Terra di Mezzo, lo avverte il mago buono Gandalf (Ian McKellen): portalo in cima al Monte Fato e distruggilo.
Orsù, in marcia.
IL SIGNORE DEGLI ANELLI - LA COMPAGNIA DELL`ANELLO e` uno spettacolare, estenuante, sontuoso spettacolo di intrattenimento.
Orsù, in marcia.
IL SIGNORE DEGLI ANELLI - LA COMPAGNIA DELL`ANELLO e` uno spettacolare, estenuante, sontuoso spettacolo di intrattenimento.
Un kolossal in costume che fa largo uso degli effetti speciali, diretto dal neozelandese regista Peter Jackson e grazie al quale la grande saga tolkeniana (in Italia addirittura racchiusa da certa "intellighenzia" nel recinto ideologico della destra nda) dalla sfrenata fantasia raggiunse finalmente il grande pubblico.
Le vicende dello hobbit Frodo che con un gruppo di amici della sua razza e con altri compagni d'avventura si trova ad affrontare un'impresa che lo sovrasta, hanno trovato in Peter Jackson un interprete fedele ma non cieco.
Al di là delle vicende avventurose e dei numerosi effetti speciali, provate ad osservare le scenografie.
Che si tratti della Nuova Zelanda fotografata come un luogo magico o delle ricostruzioni elettroniche o in studio, la cura dei particolari e il lavoro sulla trasfigurazione di correnti artistiche ed architettoniche è di un'efficacia tale da fare degli ambienti dei protagonisti in uno spettacolo visivo (ma non solo) dietro l'altro, un meraviglioso susseguirsi di delizie.
Il che significa anche non tradire Tolkien che aveva realizzato, come è noto, mappe dettagliate dei luoghi in cui aveva ambientato le vicende fantastiche.
Quattro Oscar minori, tra cui quello per le trascinanti musiche.
Le vicende dello hobbit Frodo che con un gruppo di amici della sua razza e con altri compagni d'avventura si trova ad affrontare un'impresa che lo sovrasta, hanno trovato in Peter Jackson un interprete fedele ma non cieco.
Al di là delle vicende avventurose e dei numerosi effetti speciali, provate ad osservare le scenografie.
Che si tratti della Nuova Zelanda fotografata come un luogo magico o delle ricostruzioni elettroniche o in studio, la cura dei particolari e il lavoro sulla trasfigurazione di correnti artistiche ed architettoniche è di un'efficacia tale da fare degli ambienti dei protagonisti in uno spettacolo visivo (ma non solo) dietro l'altro, un meraviglioso susseguirsi di delizie.
Il che significa anche non tradire Tolkien che aveva realizzato, come è noto, mappe dettagliate dei luoghi in cui aveva ambientato le vicende fantastiche.
Quattro Oscar minori, tra cui quello per le trascinanti musiche.
TWILIGHT
Forks (Washington). La mamma si è risposata, così la scalpitante Bella (Kristen Stewart) ha lasciato Phoenix per trasferirsi dal papà, il capo della polizia Charlie della piovosa cittadina suddetta. Non prevede che la sua vita possa subire dei grandi cambiamenti, prevede al massimo di adattarsi ai diversi orizzonti.Al liceo, mentre molti maschietti sbavano per Isabella (detta Bella) la ragazzina adocchia subito il solitario, schivo e pallido coetaneo Edward Cullen (Robert Pattinson, che se la mangia con gli occhi. Che tipo strano il nostro dandy: non mangia, non beve, non esce alla luce del sole, vola ed almeno da un secolo (1918, per la precisione) ha diciassette anni.
Vuoi vedere che è un vampiro?
Bingo, anche se ha scelto, insieme con la sua famiglia, di non bere sangue umano ma solo animale. Bella e Edward si innamorano perdutamente, ma l’odore di lei scatena la sete di James, un vampiro nemico e niente affatto vegetariano.
Ma l'amore è più forte di tutto.
TWILIGHT è una bizzarra favola fantasy tratta dal primo dei best-sellers (fenomeno di culto che ha raccolto milioni di lettori in tutto il mondo visto che i libri son stati tradotti in 20 lingue e in 34 paesi nda) di Stephenie Meyer, un'astuta romanticheria per teenager, che la regista Catherine Hardwicke intinge timidamente nell'horror, percossa da una orecchiabile colonna sonora, priva dei soliti canini affondati nei colli virginali come di qualsiasi ammiccamento sessuale.
Film di ragazzi per i ragazzi, Twilight ha i dialoghi sciocchini del primo amore, ma anche la sua inquietudine e la sua tenerezza
Sulle note dei Muse il cadaverico Robert Pattinson con questa pellicola si è guadagnato un futuro da divo senza passare dal parrucchiere.
Personalmente rimango un radicale conservatore, nel genere vampiresco: per me il mostro deve essere vestito di nero, cattivissimo, trasformarsi in pipistrello ed essere ostile al sole. Qui è l'antitesi, un progetto giovanilistico che propone un modello di vampiro, bello e buono, dotato di etica, altruista ed innamorato.
Il film è comunque fatto bene, scorre via svelto ed alla fine c'è anche la lotta tra i bravi e i cattivi.
IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW
E' un inafferrabile cavaliere senza testa (Christopher Walken) venuto dall'Assia che infesta e miete vittime nella zona, decapitandole con lo spadone e suscitando il terrore degli abitanti.
Tutte balle, replica l'inviato del tribunale, fiero assertore della razionalità induttiva, mentre interroga i testimoni. Ma appurato che la testa delle vittime non era trovata distaccata dal corpo bensì non veniva proprio pervenuta, sarà costretto a rivedere i suoi "strampalati" oggetti scientifici di ultima generazione a favore di libri su stregoneria e spiriti, e a sostituire alle sue certezze, un susseguio di scoperte bizzarre e fantastiche.
Tutte balle, replica l'inviato del tribunale, fiero assertore della razionalità induttiva, mentre interroga i testimoni. Ma appurato che la testa delle vittime non era trovata distaccata dal corpo bensì non veniva proprio pervenuta, sarà costretto a rivedere i suoi "strampalati" oggetti scientifici di ultima generazione a favore di libri su stregoneria e spiriti, e a sostituire alle sue certezze, un susseguio di scoperte bizzarre e fantastiche.
Cominciando col cedere alle insistenze del popolino compiendo un sopralluogo nel bosco: è sotto l'Albero dei morti, si mormora, che sono depositate le teste mancanti, come macabro trofeo.
Quello che si apre fra le radici dell'albero è un passaggio: una soglia tra il mondo di sotto e il mondo di sopra.
Ma come mai alle morti dei notabili del paesello non ridente è sfuggito il paperone Van Tassel (Michel Gambon)?
Intanto, in questo luogo al di fuori dalla realtà, tra sogno ed incubo, cedo al fascino e al mistero di sua figlia Katrina (Christina Ricci).
Per la discesa all'Inferno poi si vedrà.
IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW è una splendida, almeno visivamente (meritato Oscar alla scenografia, mentre solo nomination per la fotografia e gli splendidi costumi) favola nera del geniale Tim Burton, manifesto vivente del cinema gotico, che con mano felice ci trasporta tramite la macchina da presa attraverso le atmosfere cupe e sognanti, nella fusione di horror e romanticismo.
Gli spunti onirici, sempre al momento giusto, fanno sì che, alle decapitazioni che pervadono il film, si intreccino i sogni e gli incubi del protagonista, il quale finirà per ricordare ciò che aveva dimenticato.
Ma come mai alle morti dei notabili del paesello non ridente è sfuggito il paperone Van Tassel (Michel Gambon)?
Intanto, in questo luogo al di fuori dalla realtà, tra sogno ed incubo, cedo al fascino e al mistero di sua figlia Katrina (Christina Ricci).
Per la discesa all'Inferno poi si vedrà.
IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW è una splendida, almeno visivamente (meritato Oscar alla scenografia, mentre solo nomination per la fotografia e gli splendidi costumi) favola nera del geniale Tim Burton, manifesto vivente del cinema gotico, che con mano felice ci trasporta tramite la macchina da presa attraverso le atmosfere cupe e sognanti, nella fusione di horror e romanticismo.
Gli spunti onirici, sempre al momento giusto, fanno sì che, alle decapitazioni che pervadono il film, si intreccino i sogni e gli incubi del protagonista, il quale finirà per ricordare ciò che aveva dimenticato.

Nel caso in questione il cinema di Burton ci va sognare, rabbrividire, talvolta sorridere (grazie all'interpretazione di Johnny Depp), e ci trascina in un susseguirsi senza sosta di intrighi e fantasmi, dove il reale crolla facendo sempre più posto agli incubi.
Da evidenziare un quantomai inquietante Cristopher Walken nella parte del tenebroso cavaliere e un cameo nell'incipit del film per Chrstopher Lee.
Una sublime favola nera. Da cineteca di genere.
Da evidenziare un quantomai inquietante Cristopher Walken nella parte del tenebroso cavaliere e un cameo nell'incipit del film per Chrstopher Lee.
Una sublime favola nera. Da cineteca di genere.
MARS ATTACKS!
Washington. Il pavido Presidente degli Stati Uniti James Dale (Jack Nicholson) si gratta perplesso la pelata, indeciso sul da farsi. Bisogna capirlo: a bordo di migliaia di dischi volanti i marziani hanno deciso di atterrare sul pianeta Terra. Tratto o non tratto con questi ospiti inaspettati?
Forse invitando i loro capi a cena potrei salvare il pianeta, e così spinge la petulante first lady Marsha (Glenn Close) a preparare un'abbuffata coi fiocchi.
Intorno a lui gli esperti si dividono in ottimisti e pessimisti. Infatti mentre il generale guerrafondaio Decker (Rod Steiger) preme per l'attacco, lo scienziato progressista Donald Kessler (Pierce Brosnan) lo smentisce: macchè, quei nanerottoli verdastri non sono pericolosi.
Le ultime parole famose: il primo contatto con l'equipaggio di una nave spaziale dimostra che hanno ragione i secondi poichè i marziani sparano.
Per fortuna nel deserto del Nevada un'arzilla nonna scopre per caso l'arma acustica che annienta gli invasori: melodie Country & Western ad alto volume.
Esilarante, folle commedia grottesca del geniale, immaginifico e faziosissimo ultrà democratico Tim Burton, ispirata alla serie omonima di figurine della Topps Chewing Gum Company, uscite nel 1962, e costata settanta milioni di dollari.
Film impertinente, burlevole, caustico e politicamente scorretto che sbeffeggia e dileggia tutto e tutti, per primo contro i militari e le smanie, facendosi beffe di parole sacre, soprattutto per gli americani, come onore e patriottismo.
Costruito a capitoletti brevi per tener dietro al folto stuolo di personaggi, esageratamente sopra le righe (10 star almeno in un cast di 69 attori, tra cui, oltre quelli già nominati, Danny De Vito, Michael J.Fox, Sarah Jessica Parker e Annette Bening), infila una lunga catena di gag, invenzioni iperboliche, trovate oniriche, mostruosità bizzarre, quadretti umoristici che durano come la fiamma di uno zolfanello in una struttura narrativa ridondante.
SUPERMAN III
Metropolis. Il prepotente e avarissimo re del caffè Ross Webster (Robert Vaughn), appollaiato su uno chalet in cima a un grattacielo, ha un programmino semplice semplice: architetta la dominazione totale sulla Terra.Ingaggia così il nero disoccupato cronico Gus Gorman (Richard Pryor) e gli ordina di riprodurre in laboratorio la kryptonite, l'unica sostanza che possa distruggere il suo grande nemico, l'uomo d'acciaio che viene da Krypton, Superman (Christopher Reeve).
Il distratto incaricato sbaglia però le dosi e il mitico supereroe, anzichè passare all'altro mondo, diventa un altro, combinando guai in quantità industriale: si ubriaca, raddrizza la Torre di Pisa con grande incazzatura dei turisti e rischia di mandare a monte le Olimpiadi spegnendo la fiamma perenne.
Fortunatamente il malessere è passeggero.
Terza, ma purtroppo per noi penultima avventura del supereroe in tutina azzurra optical design, che sfreccia nei cieli, in modo spettacolare ma con il sapore del già visto.
SUPERMAN III è un film diverso (e inferiore) dai precedenti dove le trovate buffe non mancano, rischiando però la parodia eccessiva, con l'invadente clown Richard Pryor, l'avversario non cattivo, che ruba il ruolo del protagonista al poco espressivo Christopher Reeve.
Incasso al botteghino in USA: 37 milioni di dollari.
HIGHLANDER - L'ULTIMO IMMORTALE
New York. Da secoli va avanti la lotta per la supremazia tra gli immortali. La fine può sopraggiungere solo per mano di un loro simile.Sono rimasti in due e la resa dei conti finale avviene ai nostri giorni. Uno è l’antiquario Conner MacLeod (Christopher Lambert), cinquecento anni ben portati grazie al dono dell’immortalità.
Già guerriero nella Scozia del sedicesimo secolo, ha avuto per maestro d’armi lo spagnolo Ramirez (Sean Connery), di qualche millennio più anziano, e per acerrimo nemico l’altro sopravvissuto: il perfido Kurgan.
Mentre attende la sfida lo scontro finale, se la spassa con Brenda Wyatt (Roxanne Hart), una seducente donzella esperta in arti marziali, che però fa gola anche al cattivone.
Affascinante fumetto avventuroso del regista Russell Mulcany e sceneggiato da Gregory Widden, Peter Bellwood e Larry Ferguson, un kolossal tecnicamente impeccabile, anche se approssimativo nell’analisi dei caratteri dei protagonisti.
Spettacolari i (molti) duelli con le lame scintillanti, splendidi costumi, mozzafiato i paesaggi della Scozia medioevale, che si rincorrono nei tanti flashback con le vicende sotto i grattacieli.
L’ancor atletico Sean Connery regge benissimo il confronto con il francese Christopher Lambert che all’epoca si guadagnò sul campo il titolo di preferito dalle teenager.
Seguito da Highlander II-Il ritorno.
BATMAN - IL RITORNO
Nell’immaginaria città di Gotham City. Abbandonato bambino nelle fogne dai genitori, il Pinguino (Danny De Vito), un piccoletto che odia la società, vuole vendicarsi contro la città di Gotham e ora pretende nientemeno che la poltrona di sindaco.Intende mettere in pratica il suo piano criminoso con la complicità del ricchissimo Max Shreck (Christopher Walken), supercapitalista inquinatore senza scrupoli, che ha ucciso la dolce segretaria Selina Kyle (Michelle Pfeiffer), trasformandola nella seducente e malvagia Catwoman.
Invece ha l’animo nobile dell’idealista il giovane miliardario Bruce Wayne (Michael Keaton), che spesso si traveste da pipistrello per ostacolare i criminali.
Sotto a chi tocca.
BATMAN - IL RITORNO è una cupa, fluviale e costosissima (75 milioni di dollari) favola nera diretta dal gotico Tim Burton, densa di talento visionario (come spesso gli accade), dove il grottesco ha la meglio sull’umorismo.
Più ancora che nell’episodio pilota (abbondantemente rimpianto, nonostante la magnificenza degli orpelli), la centralità di Batman-Bruce Wayne è sacrificata ai suoi due nemici e a Catwoman, altra creatura dalla doppia personalità, ambigua nella sua neutralità.
Più che un seguito, è un riassunto delle idee del geniale Burton che sposta l’accento sui temi della diversità e dell’umiliazione, della solitudine e del riscatto.Se lo splendore figurativo e le invenzioni registiche riscattano le debolezze della sceneggiatura, bisogna dire che il trio dei nemici è superbo.
Soprattutto nella Catwoman-Michelle Pfeiffer che non fa rimpiangere la biondissima Kim Basinger: sexy quanto lei, ma, almeno in questo ruolo, dannatamente più brava.
Seguito da Batman Forever.
NANNY MCPHEE - TATA MATILDA
Londra, primo novecento ( l’Inghilterra a cavallo tra l’epoca vittoriana e quella edoardiana). La ricca prozia Adelaide (Angela Lansbury) gli ha dato l’ultimatum: o ti risposi entro un mese o non vedrai più un penny.
Così il mite impresario di pompe funebri, mr. Brown (Colin Firth), da poco vedovo, deve trovare una donna per sé, oltre alla tata per i suoi sette scatenati figli, che sono riusciti nell’impresa di farne scappare già diciassette (l’ultima governante è fuggita quando i sei diavoletti maggiori hanno messo in scena un cannibalesco banchetto, fingendo di mangiare il neonato).
Ed ecco bussare alla porta Nanny McPhee (Emma Thompson), praticamente la sorella brutta di Mary Poppins.
Molto brutta, perché Emma Thompson si è divertita con il trucco.
Denti orribili, naso bitorzoluto, porri grandi come noccioline, sopracciglio unico, pappagorgia e culone, abito nero che sa di muffa solo a guardarlo.
Nessuno sa da dove viene, né quale sia l’agenzia di collocamento dove richiedere i suoi servigi ma tant’è, adesso è nella casa ad affiancare la cuoca e la fantesca.
Cinque regole ben precise per far crescere i fanciulli e avviarli verso la strada degli adulti.
Miracolo, l’apparente strega ha un animo sensibile tanto da rendere presto degli angioletti i ragazzini terribili. E, prodigio numero due, l’aspetto migliora a vista d’occhio, via via più bella mentre le pesti migliorano grazie ai suoi incantesimi pedagogici.
E il depresso padrone di casa? Trova l’amore grazie alla servetta Evangeline (Kelly McDonald).
Piacevole e spiritosa commedia fantastica in perfetto stile british, tratto dall’omonimo romanzo di Christianna Brand, benissimo interpretata da una Emma Thompson, assoluta mattatrice, dai due volti, prima maltrattata dai truccatori, poi abbagliante per sex appeal.
Qualche riferimento a Harry Potter, qualcun altro a Mary Poppins, sua cugina di primo grado, una manciata di magic touch e un’atmosfera british, donano alla favola un tono classico e, allo stesso tempo grottesco.
E se il cinema di animazione oggi parla soprattutto agli adulti, questo film è diretto ai bambini, come le favole di un tempo.
Per poter ripetere ancora una volta “C’era una volta”.
Così il mite impresario di pompe funebri, mr. Brown (Colin Firth), da poco vedovo, deve trovare una donna per sé, oltre alla tata per i suoi sette scatenati figli, che sono riusciti nell’impresa di farne scappare già diciassette (l’ultima governante è fuggita quando i sei diavoletti maggiori hanno messo in scena un cannibalesco banchetto, fingendo di mangiare il neonato).
Ed ecco bussare alla porta Nanny McPhee (Emma Thompson), praticamente la sorella brutta di Mary Poppins.
Molto brutta, perché Emma Thompson si è divertita con il trucco.
Denti orribili, naso bitorzoluto, porri grandi come noccioline, sopracciglio unico, pappagorgia e culone, abito nero che sa di muffa solo a guardarlo.
Nessuno sa da dove viene, né quale sia l’agenzia di collocamento dove richiedere i suoi servigi ma tant’è, adesso è nella casa ad affiancare la cuoca e la fantesca.
Cinque regole ben precise per far crescere i fanciulli e avviarli verso la strada degli adulti.
Miracolo, l’apparente strega ha un animo sensibile tanto da rendere presto degli angioletti i ragazzini terribili. E, prodigio numero due, l’aspetto migliora a vista d’occhio, via via più bella mentre le pesti migliorano grazie ai suoi incantesimi pedagogici.
E il depresso padrone di casa? Trova l’amore grazie alla servetta Evangeline (Kelly McDonald).
Piacevole e spiritosa commedia fantastica in perfetto stile british, tratto dall’omonimo romanzo di Christianna Brand, benissimo interpretata da una Emma Thompson, assoluta mattatrice, dai due volti, prima maltrattata dai truccatori, poi abbagliante per sex appeal.
Qualche riferimento a Harry Potter, qualcun altro a Mary Poppins, sua cugina di primo grado, una manciata di magic touch e un’atmosfera british, donano alla favola un tono classico e, allo stesso tempo grottesco.
E se il cinema di animazione oggi parla soprattutto agli adulti, questo film è diretto ai bambini, come le favole di un tempo.
Per poter ripetere ancora una volta “C’era una volta”.
LADYHAWKE
Francia, XIII secolo. Un perfido e lussurioso vescovo-tiranno (John Wood) s'infuria all'inatteso no della bellissima Isabeau d'Anjou (Michelle Pfeiffer), fidanzata del capo delle sue guardie, Etienne Navarre (Rutger Hauer), che osa respingerlo.
Che affronto da parte della fanciulla!!!
Per vendicarsi, scaglia sulla giovane coppia un duplice, perverso e crudele incantesimo: lui di notte sarà un lupo, lei di giorno diventerà un maestoso rapace, un falco.
LADYHAWKE è una favola affascinante, romantica e poetica, ispirata a una leggenda medioevale, come quelle che raccontavano le nonne di una volta, piena di vecchi castelli, paesaggi, intrighi e sortilegi.
Se Michelle Pfeiffer è bellissima, Rutger Hauer è legnoso come si conviene ad un cavaliere tutto d'un pezzo. Matthew Broderick è un simpatico ladro invocante sempre il Signore. Efficaci anche gli altri comprimari, a partire dal perfido vescovo e dal monaco ubriacone.
Diretto da Richard Donner LADYHAWKE vanta una fotografia, davvero magica (fotografie controluce ed effetti squisiti) tanto per restare sull'argomento, di Vittorio Storaro, che sottolinea molti pittoreschi luoghi italiani (il castello di Soncino, la roccaforte di Torrevecchia, Castel Arquala, Rocca Calascio sul Gran Sasso, Cortina, Campo Imperatore).
Che non valgono comunque l'incantevole viso d'angelo di Michelle Pfeiffer, mentre la parte di Navarra è affidata a quel biondo Rutger Hauer che già in BLADE RUNNER ululava come un lupo.
Insomma, un piccolo gioiello, forse più adatto ai grandi che ai piccini.
Che affronto da parte della fanciulla!!!
Per vendicarsi, scaglia sulla giovane coppia un duplice, perverso e crudele incantesimo: lui di notte sarà un lupo, lei di giorno diventerà un maestoso rapace, un falco.
In questo modo gli sarà impossibile amarsi e saranno destinati ad una vita senza gioia, vicini eppure lontani. Sempre insieme ma eternamente divisi.
C'è un attimo, un solo attimo, all'alba e al tramonto, in cui ì due spasimanti possono intravvedersi sotto forma umana, ma è appunto un attimo, e non basta a renderli felici: anzi, ne aumenta la disperazione.
Finchè il giovane ladruncolo Philippe (Matthew Broderick), sfuggito agli armigeri, commosso dal volatile ferito da una freccia, lo conduce dallo stravagante monaco-guaritore Imperius (Leo McKern).
E la maledizione?
Tranquilli, si troverà l'antidoto.
C'è un attimo, un solo attimo, all'alba e al tramonto, in cui ì due spasimanti possono intravvedersi sotto forma umana, ma è appunto un attimo, e non basta a renderli felici: anzi, ne aumenta la disperazione.
Finchè il giovane ladruncolo Philippe (Matthew Broderick), sfuggito agli armigeri, commosso dal volatile ferito da una freccia, lo conduce dallo stravagante monaco-guaritore Imperius (Leo McKern).
E la maledizione?
Tranquilli, si troverà l'antidoto.
LADYHAWKE è una favola affascinante, romantica e poetica, ispirata a una leggenda medioevale, come quelle che raccontavano le nonne di una volta, piena di vecchi castelli, paesaggi, intrighi e sortilegi.
Se Michelle Pfeiffer è bellissima, Rutger Hauer è legnoso come si conviene ad un cavaliere tutto d'un pezzo. Matthew Broderick è un simpatico ladro invocante sempre il Signore. Efficaci anche gli altri comprimari, a partire dal perfido vescovo e dal monaco ubriacone.
Diretto da Richard Donner LADYHAWKE vanta una fotografia, davvero magica (fotografie controluce ed effetti squisiti) tanto per restare sull'argomento, di Vittorio Storaro, che sottolinea molti pittoreschi luoghi italiani (il castello di Soncino, la roccaforte di Torrevecchia, Castel Arquala, Rocca Calascio sul Gran Sasso, Cortina, Campo Imperatore).
Che non valgono comunque l'incantevole viso d'angelo di Michelle Pfeiffer, mentre la parte di Navarra è affidata a quel biondo Rutger Hauer che già in BLADE RUNNER ululava come un lupo.
Insomma, un piccolo gioiello, forse più adatto ai grandi che ai piccini.
GHOST - FANTASMA
New York. Il giovane Sam (Patrick Swayze), bancario rampante di Wall Street, ormai alla vigilia del matrimonio, viene assassinato da un rapinatore portoricano dal grilletto un pò troppo facile (in realtà un sicario al soldo del suo migliore amico, il quale voleva impossessarsi del numero del suo conto corrente per un traffico di denaro sporco).Arrivato nell'aldilà, il fresco morto ottiene il permesso di restare sulla terra come fantasma per vegliare sull'incolumità della bella fidanzata Molly (Demi Moore).
La ragazza adesso è in grave pericolo da quando è finita proprio nel mirino del losco finto amico del defunto, Carl (Tony Goldwyn), il mandante dell'assassinio.
La vittima, però, grazie alla fattiva collaborazione della medium di colore Osa Mae (Whoopi Goldberg) che sente e trasmette la voce del fantasma, riuscirà ad aggiustare ogni torto.
GHOST è una graziosa e scaltra commedia diretta Jerry Zucker, che impasta ed amalgama alla perfezione azione criminosa, giallo, rosa e fantastico, innaffiando il tutto con una musica malandrina.
Demi Moore è incantevolmente sexy, Whoopi Goldberg (oscar come attrice non protagonista) strepitosa grazie anche ad una vivacità irrefrenabile.
Il film riecheggia un pò il vecchio "Joe il pilota", ha momenti assai gustosi, e grazie agli effetti speciali introduce nella love-story elementi di thriller che accrescono la curiosità dello spettatore mentre favoriscono il culto dei defunti.
La prima metà va a passo lento, ma poi il racconto corregge il ritmo, col caro estinto che passa attraverso i muri e apprende da un altro fantasma incontrato in metrò i segreti per rimuovere gli oggetti, con battute spiritose e caratteristi brillanti.
CATWOMAN
New York. La svagata grafica pubblicitaria Patience Philips (Halle Berry), impiegata in una mega corporation di cosmetici, scopre casualmente che la crema Beau-line, pompata come miracoloso prodotto anti età, prossima al lancio in pompa magna sul mercato, ha invece effetti devastanti sulla pelle (lesioni cutanee terribili).Così l'arrogante proprietario della ditta, George Hedare (Lambert Wilson), sposato alla perfida Laurel (Sharon Stone), la fa immediatamente uccidere.
Ma la ragazza risorge grazie al soffio taumaturgico del gatto di ascendenza egizia Midnight, che le dona antichi poteri, oltre ad un’agilità, un fiuto e una sensualità da gatta che ancheggia e graffia sui cornicioni e sui tetti tiepidi della città e addenta i pesci al ristorante con una voracità da micio affamato.
Così di giorno resta quella di prima, pronta a far innamorare l'inconsapevole detective Tom Lone (Benjamin Bratt) e di notte assume le sembianze feline indispensabili per compiere la vendetta.
Qualche capriola da circo e alcuni “demo” di effetti speciali non fanno un film che ha bisogno di strutture narrative articolate, di personaggi con qualche coerenza, di invenzioni di messa in scena e di inquadrature.
La confusione visiva e la velocità non modulano il ritmo, scatenano sbadigli.
CATWOMAN è ricordato per la seducente e fascinosa Halle Berry, una miciona da leccarsi i baffi, e per la sua tutina fetish e la frusta sadomaso, per gli scontri e le ‘mazzate” tra la pantera Sharon Stone, levigata come marmo, e la donna-gatto.
Verrà dimenticato come mediocre tentativo di disegnare un’icona pop-felino-femminista.
DEMOLITION MAN
San Angeles, 2032. Nella metropoli prontamente ribattezzata dal cinico sindaco-governatore Raymond Cocteau (Nigel Hawthorne) irrompe l'inafferrabile ed efferato malvivente nero, dotato di oscena chioma bionda, Simon Phoenix (Wesley Snipes), ibernato da trentasei anni, dopo la dipartita violenta di trenta ostaggi.Con lui era stato messo sotto ghiaccio anche il granitico sergente John Spartan (Sylvester Stallone), che con il criminale si era palleggiato la colpa di quel crimine violento, che ora viene scongelato proprio per stanare il pericolo pubblico, contando sull'aiuto nella caccia della bella poliziotta Lenina Huxley (Sandra Bullock).
Ma, si sa, il marcio è annidato all'interno del palazzo.
DEMOLITION MAN segna l'esordio a Hollywood nella regia dell'italiano (poi sparito nda) Marco Brambilla con uno spettacolare e rumorosissimo fumettone futurista, non privo d'ironia (quando il protagonista si sveglia, scopre che il presidente USA è Schwarzenegger), ma imperniato soprattutto sullo spettacolo acrobatico e sulla suspense delle azioni.
Giù il cappello comunque davanti al superduro Sylvester Stallone, sorprendentemente disposto a farsi mettere in caricatura.
E poco altro.
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