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VAN HELSING

Parigi, 1888. L'ardimentoso e scorbutico pistolero Gabriel Van Helsing (Hugh Jackman), reduce dalla missione contro un gigantesco (?) Mister Hyde, è reclutato dal Vaticano e, con cappellaccio, mantello e un arsenale degno di James Bond, in Transilvania per eliminare il malefico Conte Dracula (Richard Roxburgh).


L'immortale sanguisuga, che vuole propagare la sua specie, dopo aver rapito il licantropo Valken e il mostro creato dal Barone Frankenstein, con l'aiuto di tre sexy vampire (le mogli) ha rapito, già che c'era, anche la bella Anna Valerious (Kate Beckinsale), erede al trono di Romania e sorella di Velkan.

Riuscirà il nostro eroe privo di memoria a concludere vittoriosamente la guerra contro il signore della notte?

VAN HELSING di Stephen Sommers è una bizzarra, a suo modo divertente, ma sgangherata e troppo lunga favola nera, che arruola tutti i mostri disponibili nel catalogo della Universal.

Il regista, evidentemente preso dalla smania di utilizzare tutti i personaggi e le icone di cinema che sogna di mettere in scena sin dai tempi della Mummia, fa l'errore di aggiungere troppa carne al fuoco per tutto il film, dando luogo a una caotica sarabanda e perdendo spesso di vista sceneggiatura e coerenza della storia.

L'azione, chiaramente, non manca, in un film non certo indicato a chi si aspetta un horror.

Belle le ambientazioni e (perdonatemi il maschilismo) la Beckinsale.

SEX LIST - OMICIDIO A TRE

New York. Il timido, occhialuto e solissimo Jonathan McQuarry (Ewan McGregor), diligente contabile di umili origini che si è fatto da sé e lavora per un'azienda che cura i floridi interessi di svariate grosse società, è straordinariamente ingegnoso sul lavoro quanto altrettanto inesperto nel privato.

Non ci mette molto a farsi irretire dallo spavaldo e fascinoso avvocato sottaniere Wyatt Bose (Hugh Jackman) che grazie a lui scopre un universo a lui sconosciuto, quello notturno, pulsante e sensuale della New York da bere.

Grazie a un (premeditato?) scambio di cellulari e il frastornato impiegatino inizia a ricevere, ben volentieri, delle telefonate femminili in cui la domanda "Sei libero stasera?" sta per "Vuoi fare l'amore con me senza complicazioni?". Insomma sesso e giochi erotici senza impegno.
Approfittando della Lista dell'amico libertino, momentaneamente fuori città per lavoro, il giovane contabile si lancia nell'avventura erotica dell'esclusivo club del sesso, dove vige la rigorosa regola che proibisce di uscire dall'anonimato, finché non incontra S (Michelle Williams), una misteriosa biondina di cui finirà per innamorarsi.

Ma la ragazza sparisce, sequestrata dal subdolo legale, pronto a ricattare il travet: o sottrai venti milioni di dollari dai fondi neri delle corporation che hai sotto mano oppure la tua biondina farà una brutta fine.

Appuntamento col contante a Madrid.

Non ci sono sfumature in questo SEX LIST - OMICIDIO A TRE, il prevedibile thriller, senza un briciolo di suspence, diretto dall'esordiente Marcel Langenegger, né tonalità di grigi sugli abiti vestiti dai protagonisti. Il buono, il cattivo e la femme fatale, pur trovando degli egregi interpreti nel fesso patentato Ewan McGregor, nell'esageratamente disinvolto Hugh Jackman e in Michelle Williams, non sorprendono nei loro gesti e nelle loro reazioni. Tutto quello che ci si aspetta viene generosamente servito su un piatto decorato con sapienza e gusto dall'italiano Dante Spinotti (già direttore della fotografia in L.A. Confidential e Insider - Dietro la verità).

Lo stile è senza dubbio impeccabile, a partire proprio dalla fotografia che eccelle nelle riprese in notturno. D'altronde Langenegger è un regista che proviene dal mondo pubblicitario dove le immagini patinate servono a vendere un prodotto e con la stessa ottica confeziona la sua opera prima.

Quanto alla trama del film, imperfezioni e banalità a parte, e nonostante il paravento morboso, che tra le femmine di lusso rispolvera l'ancora ben conservata Charlotte Rampling, comunque troppo matura per i letti d'albergo, non c'è niente di peggio di un thriller che sin dal trailer spiattella tutta la storia senza lasciare molto spazio all'immaginazione dello spettatore.