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DONNIE DARKO

Middlesex, Virginia (Usa), 1988. L'inquieto liceale Donald Darko detto Donnie (Jake Gyllenhaal)  è un adolescente problematico, affetto da disturbi mentali che lo hanno portato a dar fuoco ad una casa abbandonata, qualche anno addietro.

Nonostante sia un tipo in gamba, con una famiglia che lo ama e lo appoggia anche nelle scelte più discutibili, il giovane è in cura da una psicanalista che lo aiuta a combattere la sua schizofrenia.

Si addormenta sul campo da golf mentre una turbina d'aereo, inspiegabilmente piovuta dal cielo, gli sventra la camera e il letto.

Non esultare, la fine del mondo arriverà tra ventotto giorni e spiccioli, gli annuncia il gigantesco coniglio Frank, visibile unicamente al ragazzo, che tiene sempre più in ansia i genitori con le sue mattane e si imbottisce di pillole fornitegli dalla psicoterapeuta.


A lei confida del suo nuovo amico immaginario che lo ha salvato da una morte assurda, ma che in cambio gli chiede di fare cose riprovevoli e sempre più pericolose.

Cari mamma e papà, odio questa villetta borghese, l'ipocrisia della scuola e un paese che venera un imbroglione e pedofilo come Jim Cunningham (Patrick Swayze).

Forse potrei, sacrificandomi, mutare io il corso degli eventi.

DONNIE DARKO è una bizzarra ma affascinante pellicola fantastica, ambientata nel 1988, all'epoca dello scontro elettorale tra Bush senior contro Dukakis, che brilla di una luce sinistra e dalle lievi venature horror, divenuto un film di culto.

Scritta e diretta dall'esordiente Richard Kelly, che si interroga sull'effetto prorompente che la consapevolezza della morte ha su ogni individuo, e di quanto questo condizioni ogni altra sensazione ed azione: amore, paura, disprezzo, ribellione.

Di morte è imbevuto l'intero tessuto del film, che è un vero e proprio rompicapo, a partire dall'identità di Frank (anche se è solo un costume di Halloween, inquieta assai nda) proseguendo con la confusione tra piani temporali.

Il fulcro di DONNIE DARKO, infatti, è il viaggio nel tempo e la possibilità di alterare il futuro modificando il passato.

Comunque il film stesso sembra un'unica grande domanda che rende impossibile riassumere la soluzione dell'enigma in una sola frase.

Nell'ottimo cast di attori, oltre al sorriso beffardo dell'azzeccato protagonista, bisogna far notare la riapparizione dell'ancora bella Katharine Ross, indimenticabile eroina de IL LAUREATO e di BUTCH CASSIDY.



Donnie: Perché indossi quello stupido costume da coniglio?

Frank the bunny: Perché indossi quello stupido costume da uomo?

(DONNIE DARKO, 2001)

Butch Cassidy and The Sundance Kid

Far West, fine Ottocento. Anche nei territori sconfinati il progresso avanza a grandi passi. Butch Cassidy (Paul Newman) e Sundance Kid (Robert Redford) sono wanted da quando assaltano le banche: un infallibile coppia di rapinatori. Il primo è "la mente" dell' accoppiata vincente.

Nessun criminale del tempo, infatti, sapeva usare il cervello meglio di lui per organizzare i colpi. Il secondo è "il braccio", nel senso che con la pistola non ha rivali in quanto a rapidità d' esecuzione.

Fatto il colpo, grosso, trovano rifugio nella casa della maestrina Etta Place (Katharine Ross) che flirta con Kid e invano li sprona a cambiar vita.

Messo su un piccolo gruppo di altri fuorilegge tocca ai treni della Union Pacific dove il bottino è ancora più ricco.
Rapine e amore, questo è godersi la vita.

Ma ormai sono braccati da un branco di segugi capitanati da un testardo e instancabile sceriffo, che si avvale anche di un indiano capace di seguire le tracce in maniera infallibile.

Quando per miracolo riescono a salvare la pelle (si gettano in un fiume da un'altezza proibitiva), decidono di cambiare aria e quindi si recano in Bolivia insieme alla maestrina che si contendono. Anche qui si faranno ben presto conoscere...

Splendido western nostalgico diretto da George Roy Hill, che racconta l'epopea della prateria con tono scanzonato e il sorriso a fior di labbra. Grazie alle belle immagini, a volte fin troppo leziose, e le dolci musiche di Burt Bacharach (doppio Oscar per colonna sonora e miglior canzone, con fotografìa e sceneggiatura) per Paul Newman e Robert Redford, tanto belli quanto bravi, andare in braccio alla morte diventa un gioco.

Un western atipico, cioè che non esalta i suoi eroi, ma il loro disincanto, che fa bene al cinema e a noi stessi.

IL LAUREATO

Los Angeles. E' a disagio in mezzo agli invitati che festeggiano il suo diploma (la traduzione del titolo in italiano è, come spesso accade, fuorviante nda) il timido Benjamin (Dustin Hoffman) unico rampollo della ricca famiglia Braddock.

La matura signora Robinson (Anne Bancroft), irreprensibile quanto nevrotica amica di famiglia, seduce facilmente l'inesperto giovanotto che l'abbandona soltanto al ritorno dal college della bella quanto ignara figlia di lei, Elaine (Katharine Ross).

E' amore ricambiato, ma la furibonda amante defenestrata non ci sta.

IL LAUREATO, tratto da un romanzo di Charles Webb sceneggiato da Buck Henry e Calder Willingham, è  un eccellente commedia sentimentale, con venature drammatiche, diretto dal regista Mike Nichols (Oscar), magistrale nel delineare i caratteri, pronto a cogliere i primi sintomi del ribellismo giovanile e di una dilagante crisi di valori.

Un film di culto per il pubblico giovanile degli ultimi anni '60 per l'innovativo uso della musica pop (quella di Simon & Garfunkel è una delle migliori colonne sonore di sempre), per la trasgressiva tematica sessuale, la bravura degli interpreti (la superlativa Anne Bancroft sovrasta la bella patatona lessa Katharine Ross) tra cui Hoffman nella prima parte importante della sua carriera ma già un mito.



Forse datato, ma prezioso per capire l'aria dell'epoca.