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VERSO IL SUD

Selvaggio West. E' veramente messo male il fuorilegge Henry Moon (Jack Nicholson): è stato condannato all'impiccagione.

L'unica speranza per salvarsi dalla corda è rappresentata da una vecchia legge che proibisce l'esecuzione di uomini sposati e dall'illibata proprietaria terriera Julia Tate (Mary Steenburgen), lineamenti delicati, pizzi e merletti.

Così lei salva lui dalla forca accettando di sposarlo e se lo porta al ranch, dove lo impiega nella miniera di famiglia per cercare l’oro.

Lui non può che obbedire e lavorare, con l'idea di scappare alla prima occasione possibile.

Inutile dire che la vita in comune non è facile, soprattutto all'arrivo degli ex complici di lui, finché il loro rapporto pian piano migliorerà e...

VERSO IL SUD è una western comedy, ovvero una commedia travestita da western, secondo film diretto da Jack Nicholson. Infatti di western ci sono solo l'ambientazione e i costumi, perché non v’è traccia né di indiani né di Messico (sebbene il sud del titolo sia proprio lo stato centroamericano, mèta ambita dal buon Henry Moon), mentre non si perde occasione per distruggere con un certo gusto i luoghi comuni del genere.

Jack Nicholson, occhi spiritati, è un impareggiabile istrione, l'aria da folletto matto è quella di sempre (basta seguire l'isterico ballo che improvvisa di fronte alla Steenburgen all'arrivo degli ex amici della banda) e la sceneggiatura gli mette in bocca frasi quasi mai scontate.
Ne è uscito un film dinamico, a tratti divertente.

Gli intenti dissacratori si intuiscono fin dal cast, composto in gran parte da attori destinati a trovare il successo proprio nella commedia brillante: si va dalla coppia di uomini dello sceriffo composta da Christopher Lloyd e John Belushi (qui in un ruolo ancor più secondario rispetto al di poco precedente e leggendario ANIMAL HOUSE, non è nemmeno citato nei titoli di testa) fino a Danny De Vito, anch’egli in una parte marginale (è uno dei componenti della scalcinata banda di banditi capeggiata dal protagonista).

In realtà gli unici, veri protagonisti del film sono Jack Nicholson e l'esordiente (futura star) Mary Steenburgen.

Certo non un capolavoro, ma un film dinamico, a tratti divertente. Insomma una visione la merita tutta.

IL COLPO

Usa. Si fa infinocchiare come un dilettante il maturo professionista delle rapine Joe Moore (Gene Hackman). 

Nessuno sa ideare e portare a termine un colpo con la sua perizia: aria distaccata e sorniona, modi freddi ma gentili, è un rapinatore che riesce ad essere razionale anche sotto pressione.
 
Nell'ultimo geniale colpo ad una gioielleria, però, non indossa la maschera e il suo volto viene ripreso dalle telecamere a circuito chiuso.

Bruciato!

Il colpo riesce comunque, ma Joe ritiene sia arrivato il momento di ritirarsi.

Non ti pago, tuona il viscido ricettatore Micky Bergman (Danny De Vito), nonchè suo sponsor nell'impresa: prima devi ripulire un jet con bandiera svizzera stracarico di lingotti d'oro.

Così con i due usuali complici, Bobby (Delroy Lndo) e Pink (Rick Jay), preparano il colpo, scocciato dall'intrusione dell'ambizioso ed ambiguo nipote del committente Jimmy Silk (Sam Rockwell), messogli alle costole per essere ben sicuro che Joe non cambi idea.

Tirapiedi che non nasconde il proprio interesse per la giovane e bella moglie di Joe, Fran (Rebecca Pidgeon).

Non mi fido di quel tirapiedi, cara, anche se se mia moglie ti dò licenza di tenerlo buono.

Stangata in vista visto che Joe mette a punto un piano, o meglio, più piani di riserva, poichè qualcuno - o forse tutti - sembrano fare il doppio gioco...

IL COLPO è un eccitante e crudo poliziesco dell'ironico e tagliente commediografo David Mamet. Forse la storia è sin troppo elaborata e i colpi di scena si susseguono con una continuità e un ritmo impressionante, tanto che alla lunga la matrioska delle sorprese rischia di mandare in confusione lo spettatore.

Il regista si dimostra comunque bravo a costruire una storia complessa, un thriller ben congegnato il cui punto di forza è costituito proprio da quella sceneggiatura ricca di colpi di scena il cui denominatore comune è quello si smentire le apparenze, dove la lealtà, dichiarata, scontata, sottintesa o tradita, è la chiave di volta per capire l'andamento della storia.

È nell'evoluzione dei rapporti tra i membri della banda che si nasconde il vero giallo.

IL COLPO può disporre di attori eccellenti e dialoghi alla loro altezza.

MARS ATTACKS!

Washington. Il pavido Presidente degli Stati Uniti James Dale (Jack Nicholson) si gratta perplesso la pelata, indeciso sul da farsi. Bisogna capirlo: a bordo di migliaia di dischi volanti i marziani hanno deciso di atterrare sul pianeta Terra.
Tratto o non tratto con questi ospiti inaspettati?
Forse invitando i loro capi a cena potrei salvare il pianeta, e così spinge la petulante first lady Marsha (Glenn Close) a preparare un'abbuffata coi fiocchi.

Intorno a lui gli esperti si dividono in ottimisti e pessimisti. Infatti mentre il generale guerrafondaio Decker (Rod Steiger) preme per l'attacco, lo scienziato progressista Donald Kessler (Pierce Brosnan) lo smentisce: macchè, quei nanerottoli verdastri non sono pericolosi.

Le ultime parole famose: il primo contatto con l'equipaggio di una nave spaziale dimostra che hanno ragione i secondi poichè i marziani sparano.

Per fortuna nel deserto del Nevada un'arzilla nonna scopre per caso l'arma acustica che annienta gli invasori: melodie Country & Western ad alto volume.

Esilarante, folle commedia grottesca del geniale, immaginifico e faziosissimo ultrà democratico Tim Burton, ispirata alla serie omonima di figurine della Topps Chewing Gum Company, uscite nel 1962, e costata settanta milioni di dollari.

Film impertinente, burlevole, caustico e politicamente scorretto che sbeffeggia e dileggia tutto e tutti, per primo contro i militari e le smanie, facendosi beffe di parole sacre, soprattutto per gli americani, come onore e patriottismo.

Costruito a capitoletti brevi per tener dietro al folto stuolo di personaggi, esageratamente sopra le righe (10 star almeno in un cast di 69 attori, tra cui, oltre quelli già nominati, Danny De Vito, Michael J.Fox, Sarah Jessica Parker e Annette Bening), infila una lunga catena di gag, invenzioni iperboliche, trovate oniriche, mostruosità bizzarre, quadretti umoristici che durano come la fiamma di uno zolfanello in una struttura narrativa ridondante.

LA GUERRA DEI ROSES

Washington. Per Barbara Roses (Kathleen Turner) è come un colpo di fulmine alla rovescia: dopo diciassette anni di matrimonio, si accorge di non poterne più del marito yuppie, il brillante avvocato Olivier (Michael Douglas).

Colto di sorpresa il legale si rivolge all’azzeccagarbugli di famiglia, Gavin D’Amato (Danny De Vito), perchè sovraintenda alla tregua in attesa del divorzio e oltre ai due figli divida a metà gli spazi della loro lussuosa e spaziosa villa. 

Separati in casa. 

Ma la poco dolce signora ormai gli ha dichiarato guerra: il consorte non porge l’altra guancia, e dai dispetti più truci (il gatto ammazzato, l’auto distrutta) allo scontro fisico il passo è breve. La battaglia è all’ultimo sangue.

Vorrei vederti morta, amore mio.

Con LA GUERRA DEI ROSES  il Danny De Vito regista costruisce una commedia nerissima, velenosa, frenetica e crudele.

Bisogna ammettere che benché faccia molto ridere, soprattutto nella prima parte, è maledettamente seria nel raccontare che cosa succede quando l’odio coniugale si trasferisce sul piano del possesso e della difesa del territorio.

La tendenza all’eccesso e all’agitazione di Danny De Vito, anche interprete, diventa qui una virtù, capacità di portare le premesse alle ultime conseguenze. Sguaiata, sempre fuori giri, la vicenda è severamente vietata (o caldamente consigliabile, a seconda dei punti di vista) ai fidanzati prossimi alle nozze.



Bravissimi i tre simpatici e travolgenti protagonisti.

ALL'INSEGUIMENTO DELLA PIETRA VERDE

New York. La giovane scrittrice rosa di successo Joan Wilder (Kathleen Turner) lascia di corsa gli Stati Uniti e prende il primo volo per Cartagena, nella lontana Colombia: sua sorella Elaine è stata sequestrata da due imbranati manigoldi, Ralph (Danny De Vito) e Ira (Zack Norman).

La coppia vuole la mappa che conduce alla favolosa Pietra verde, ma non sa che il documento è nelle mani della scrittrice. 

Chi ne è invece a conoscenza è il perfido Zolo (Manuel Ojeda), che pedina la bionda romanziera appena sbarcata in Colombia.

Per fortuna interviene il simpatico giramondo spericolato Jack Colton (Michael Douglas), che attraverso mille peripezie e le bocche spalancate di famelici coccodrilli porta in salvo la compagna d’avventura.

ALL'INSEGUIMENTO DELLA PIETRA VERDE (ROMANCING THE STONES) è un assurdo ma non per questo meno divertente fumetto avventuroso di quel simpaticone geniale di Robert Zemeckis.


Non per niente il suo motto è “nulla sul serio, ma tutto per bene”. Qui mescola assai bene azione e umorismo, ne inventa una dietro l’altra, tenendo sempre a tutta manetta il ritmo.

Su una sceneggiatura costruita a regola d’arte, ha insomma confezionato un film di avventure divertente e avvincente, ironico e autoironico, con due protagonisti dotati in maniera robusta di simpatia e sex appeal.

BATMAN - IL RITORNO

Nell’immaginaria città di Gotham City. Abbandonato bambino nelle fogne dai genitori, il Pinguino (Danny De Vito), un piccoletto che odia la società, vuole vendicarsi contro la città di Gotham e ora pretende nientemeno che la poltrona di sindaco.

Intende mettere in pratica il suo piano criminoso con la complicità del ricchissimo Max Shreck (Christopher Walken), supercapitalista inquinatore senza scrupoli, che ha ucciso la dolce segretaria Selina Kyle (Michelle Pfeiffer), trasformandola nella seducente e malvagia Catwoman.

Invece ha l’animo nobile dell’idealista il giovane miliardario Bruce Wayne (Michael Keaton), che spesso si traveste da pipistrello per ostacolare i criminali.

Sotto a chi tocca.

BATMAN - IL RITORNO è una cupa, fluviale e costosissima (75 milioni di dollari) favola nera diretta dal gotico Tim Burton, densa di talento visionario (come spesso gli accade), dove il grottesco ha la meglio sull’umorismo.

Più ancora che nell’episodio pilota (abbondantemente rimpianto, nonostante la magnificenza degli orpelli), la centralità di Batman-Bruce Wayne è sacrificata ai suoi due nemici e a Catwoman, altra creatura dalla doppia personalità, ambigua nella sua neutralità.

Più che un seguito, è un riassunto delle idee del geniale Burton che sposta l’accento sui temi della diversità e dell’umiliazione, della solitudine e del riscatto.

Se lo splendore figurativo e le invenzioni registiche riscattano le debolezze della sceneggiatura, bisogna dire che il trio dei nemici è superbo.

Soprattutto nella Catwoman-Michelle Pfeiffer che non fa rimpiangere la biondissima Kim Basinger: sexy quanto lei, ma, almeno in questo ruolo, dannatamente più brava.


Seguito da Batman Forever.

CADAVERI & COMPARI

New jersey (Usa). Vicini di casa, i due scalcinati malavitosi Harry Valentini (Danny De Vito) e Moe Dickstein (Joe Piscopo) sono amici fraterni e si vogliono un gran bene.

L'uno di famiglia italiana l'altro ebraica, il primo basso e grassotto il secondo alto e magro, fanno parte della banda del capobastone Anthony Castelo (Dan Hedaya) che li utilizza per i più compiti più infimi, quando invece essi sognano, dopo un gran colpo, di aprire un ristorante italo-giudaico.

L'occasione sembra arrivare il giorno che il boss affida loro una grossa somma e dà l'ordine di puntare, alle corse, su un certo cavallo. Harry disubbidisce, convince l'amico a scommettere su un altro cavallo, e così fanno perdere al boss 250.000 dollari. Per vendicarsi, Castelo comanda che siano torturati e indotti a uccidersi a vicenda. I due scappano invece a gambe levate verso Atlantic City, fermandosi nell'hotel della vecchia conoscenza Bobby Di Lea (Harvey Keitel), con l'intenzione di chiedere a un vecchio zio (mafioso anch'egli) il prestito della somma che Harry deve restituire a Castelo.

E infatti trovano il bel malloppo, nascosto sotto il materasso dello zio defunto, ma stavolta Harry se lo gioca alla roulette. In una sparatoria (con la complicità di Bobby Di Lea), Moe crede d'avere ucciso l'amico e per il rimorso sta per impiccarsi.

Inseguiti dai killer del boss, se ne liberano facendoli saltare in aria, salvano la vita e il malloppo e realizzano il sogno della trattoria in barba a Cosa Nostra.

CADAVERI & COMPARI è una parodia del poliziesco d'ambiente mafioso che tenta di accoppiare italiani ed ebrei, con le rispettive famiglie alle spalle, nella satira dell'amicizia virile, "Cadaveri e compari" (Wise guys, ragazzi giudiziosi) è una delle poche commedie di Brian De Palma che organizza la materia comico-satirica per accumulazione in una serie di sequenze in crescendo che ricorda il meccanismo dei suoi thriller.
De Vito e Piscopo sono sufficientemente godibili con un lavoro di coppia che ricorda Laurel & Hardy.

Per effetto della storia però quasi tutto è banalmente farsesco nel film, a cominciare dal comportamento dei protagonisti (Harry è doppiato in italo-napoletano) e finendo coi ritrattíni dei comprimari.

L'UOMO DELLA PIOGGIA

Memphis (Tennessee). Il fresco laureato in legge Rudy Baylor (Matt Damon) si scontra subito con la realtà dei fatti. Il bisogno impellente di lavorare lo spinge a cercare clienti e casi legali al limite. Ma ciò significa frequentare tipi di dubbia moralità per sbarcare il lunario mentre, allo stesso tempo, idealizza la necessità di combattere le ingiustizie di un sistema iniquo che favorisce i ricchi e i potenti.

Viene assunto nello studio dell'acido avvocato Braiser Stone (MIckey Rourke), legato alla criminalità, il cui braccio destro è il buffo para-legale (o meglio legale mancato) Deck Shifflet (un bravissimo Danny De Vito). Il non superamento degli esami non gli ha impedito di conoscere tutti i meccanismi del sistema.

Ecco il primo caso: un ragazzo leucemico è morto per il cinismo della sua compagnia di assicurazione, che non ha pagato il trapianto di midollo di cui aveva bisogno. Trattare la vita come una passività da NON inserire in bilancio.

Rudy comincia a seguire il caso in prima persona e a dare subito battaglia, poi, convinto da Deck, lascia lo studio di Braiser. I due si mettono in proprio e decidono di andare fino in fondo in quello che è l'unico caso che hanno per le mani. Si tratta di sfidare la Great Benefit, una delle più grandi compagnie di assicurazione, rappresentata da stuoli di avvocati tra cui giganteggia il famoso avvocato Leo F. Drummond (Joh Voight)

Ma l'avvocatino a poco a poco sgretolerà la tracotanza del superazzeccagarbugli che difende la ben più autorevole controparte, che culminerà nel colpo finale: l'interrogatorio dell'amministratore Wilfried Keeley (Roy Scheider) e la visione, straziante per i giurati, di un video del ragazzo morente.

La multa è talmente salata, che beffa finale, la società fallisce.

E già che c'è assiste la graziosa Kelly Riker (Claire Danes), conosciuta in ospedale, una ragazza che, esasperata, ha ucciso il marito violento e violentatore. Ora che sei venuta, vuoi sposarmi?

Appassionante, malgrado la staticità e la fluviale logorrea inevitabile nella sceneggiatura delle fasi processuali, dramma social-giudiziario, che il regista Francis Ford Coppola ha tratto dal romanzo dello specialista John Grisham.

Un bel pugno sul muso dell'arroganza (e la vocazione alla truffa legalizzata) delle assicurazioni e un osanna alla gente "normale", che, almeno al cinema, riesce ogni tanto a battere i "colossi" del profitto a tutti i costi.