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CAMBIA LA TUA VITA CON UN CLICK

New York. E' seriamente stressato dalla carriera e dal lavoro l'architetto Michael Newman (Adam Sandler), sposato alla dolce Donna (Kate Beckinsale) e padre di Ben e Samantha.

Almeno in casa vorrebbe quindi un pò di pace. Macchè, la tv non si accende.

Così, alla ricerca di un negozio, sbatte nel magazzino di un centro commerciale, dove il suadente Morty (Christopher Walken) gli regala un telecomando universale.

L'avviso è chiaro, però: occhio signore, non si accettano reclami.

Incredibile, il diabolico marchingegno può controllare il tempo e gli permette di andare avanti e indietro anche nella vita, permettendogli di accelerare le noiose scene con i genitori e i figli e saltare le litigate con la moglie.

Ah, che pacchia. Ma è proprio così?

CAMBIA LA TUA VITA CON UN CLICK è una quasi passabile commedia parafantastica, una corale favola ultramoderna che parte bene (la prima metà è molto divertente, anche se in pesante debito con RITORNO AL FUTURO), ma poi si impantana nella seconda parte.

Una storia che vorrebbe essere trasgressiva come lo strumento che il protagonista maneggia per portare la sua vita nella direzione voluta. Purtroppo, esaurito lo spunto iniziale, il film non decolla a causa di un ritmo troppo cadenzato, prevedibili banalità e umorismo grezzo.

Sempre bravo (ma che ci fa in un film del genere ?) Christopher Walken, che si limita al minimo sindacale.

Non si può dire che CAMBIA LA TUA VITA CON UN CLICK  sia un film raffinato, visto che il cane Schizzo è sessualmente assai irrequieto. Inoltre Adam Sandler è capace di montare sulla scrivania del capo (David Hasselhoff) per mollargli in faccia tre schiaffi. E un interminabile peto.

Kate Beckinsale, bellezza in rosa confetto, è deliziosa.

Pellicola consigliatissimo a i fan delle commedie americane e di Adam Sandler. Per tutti gli altri comunque si può vedere.

ANCORA VIVO

Jericho (Texas), 1931. Il pavido sceriffo Ed Galt (Bruce Dern) assiste senza muovere un dito e ben retribuito alla faida infinita tra le gang dell'irlandese Doyle e dell'italiano Strozzi.

I due sono in acerrima e sanguinosa lotta per il ricco e profittevole contrabbando di whisky, proprio nell'epoca del proibizionismo.

Ed ecco che appare dalla polvere il taciturno e pistolero forestiero John Smith (Bruce Willis), che s'infila tra le due bande per mettere zizzania e guadagnare un pò di quattrini.

Nel frattempo salva la malcapitata donna del boss e fa strage di gangsters.

ANCORA VIVO è un cupo e violento poliziesco del veterano Walter Hill, avvincente rifacimento in versione gangster di PER UN PUGNO DI DOLLARI.

Nonostante gli abiti novecenteschi è chiaramente un western, assolato e polveroso.

La vicenda dello straniero taciturno e pistolero, impersonato da un Bruce Willis più accigliato che mai, non tralascia niente dalla sceneggiatura del capolavoro western sopracitato, compresa la torchiatura a sangue di cui rimane vittima.

Il nostro, che racconta la storia in prima persona, cerca di contrastare con l'ironia il devastante mitra del grande gigione bastardo Christopher Walken.

Piombo a volontà!

UOMINI DI PAROLA

Val (Al Pacino) ha appena finito di scontare 28 anni di carcere senza mai accettare di collaborare con la giustizia e di tradire i suoi complici e amici.

Ad attenderlo all'uscita c'è l'antico amico e complice Doc (Christopher Walken) che lo accompagna nella sua prima serata da uomo libero e notte di libertà.

Con un peso nel cuore.

Doc ha un compito preciso: il boss che all'epoca ha perso l'unico figlio nella rapina che ha portato Al in carcere ha atteso tutti questi anni per vederlo uscire e poi ucciderlo.

Il compito, crudeltà nella crudeltà, è stato affidato proprio al fraterno amico Doc.

E dovrà farlo entro le 10 della mattina successiva, pena la sua stessa vita.

UOMINI DI PAROLA è una commedia nera che si svolge in una sola notte. Lo spettatore viene così catapultato nel mondo frenetico di due uomini dal passato burrascoso a loro modo tornati all'azione lo stesso giorno.

Doc, che dopo anni di inattività, routine e medicine, si trova costretto a tornare al lavoro e, per di più, a dover uccidere il suo miglior amico; e Val, che dopo quasi 30 anni senza libertà è ingordo di vita, deciso a rifarsi in una notte di ciò che gli è stato negato per tanto tempo.

Con un cast di attori dal talento leggendario, è una pellicola dedicata alla terza età, originale e avvincente, arricchita da qualche risata amara che stempera la crescente tensione, un'atmosfera di attesa a volte più cupa ed esplicita, altre più celata, ma sempre presente.

E che richiama l'attenzione sui tanti anni che i nostri attempati personaggi hanno perso chiusi dentro gabbie, reali o immateriali che fossero.

Ai due già citati giganti dello schermo Al Pacino e Christopher Walken, si aggiunge un Alan Arkin (il nonno cocainomane e allupato del divertente LITTLE MISS SUNSHINE, per capirci) pilota spericolato come quando era giovane e si affiancano tre attrici capaci di offrire un'insolita umanità a personaggi a loro volta a rischio di stereotipo: la bionda maitresse di un bordello, l'infermiera (una Julianna Margulies che fa tornare alla mente il suo personaggio in ER) e una cameriera in una tavola calda.

Sono ruoli minori che però offrono la conferma di come il cinema possa ancora sfruttare al meglio attori di provata esperienza offrendo loro un copione degno di questo nome.

I MASTINI DELLA GUERRA

USA. Il ruvido mercenario James Shannon (Christopher Walken) un incarico del genere non se lo sarebbe neanche sognato.

Nell'ordine: provocare e capeggiare un colpo di Stato nel neonato Zangaro (Africa occidentale), spodestare il tiranno nero e quindi tenere in caldo il trono esotico per un colonnello bianco legato a Drew Bradley (Tom Berenger), capoccia di una multinazionale mineraria interessatissima alle miniere di platino dello staterello.

Comunque il soldataccio non ha la brutta abitudine di discutere davanti ai soldi, e quelli dell'industriale Endean sono proprio tanti.

Che terribile sudata, tra caldo e pallottole per guadagnarsi la pagnotta.

I MASTINI DELLA GUERRA è un decente intreccio di avventura, poliziesco, spionaggio e politica, più o meno fantasy, che coinvolge un paio di ottimi attori, non tanto vagamente ispirato alla vicenda dello stato africano dell'Uganda e del suo dittatore Amin Dada.

La pellicola è più godibile nella prima parte, con la preparazione della spedizione e l'inquadramento dei personaggi, mentre nella seconda si cade un po' nella routine del cinema bellico.

Il film, cinico e crudele come quasi tutti i suoi personaggi, mette il dito nell'eterna piaga del colonialismo, denunciando lo spegiudicato senso degli affari delle multinazionali, disposte a corrompere anche Madre Teresa.

Nel complesso comunque uno spettacolo abbastanza godibile.

RAPINA RECORD A NEW YORK

New York. Non si perde in chiacchiere l'ex galeotto Duke Anderson (Sean Connery).

E' appena uscito di galera ed è già alla ricerca di un finanziamento per organizzare l'audace ed ambizioso colpo: ripulire un intero condominio dell'East Side abitato da danarosi inquilini.

Mette  quindi insieme una banda alquanto improbabile di cui fanno parte anche l'antiquario gay Tommy Haskins (Martin Balsam), un giovane galeotto (Christopher Walken) compagno di detenzione e un killer che, nei piani del capo, dovrà essere eliminato a impresa compiuta.

Quello che Duke non sa è che ogni sua mossa è continuamente spiata e registrata da diverse forze dell'ordine che sperano di incastrare proprio il boss della mafia finanziatore del colpo.

RAPINA RECORD A NEW YORK una simpatica pellicola girata da Sidney Lumet che riesce a imprimergli un discreto ritmo e un tono scanzonato e divertito (almeno fino all'epilogo) che si rivela azzeccato.
Il regista è un maestro del cinema metropolitano e alcuni momenti sono efficaci, ma chiaramente il film non è all’altezza di futuri capolavori come SERPICO e QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI.

Quel che colpisce maggiormente è la presenza ossessiva di microfoni e telecamere: il protagonista è continuamente spiato da qualcosa e da qualcuno, con mezzi altamente tecnologici per l'epoca.

Solida regia, buona la prova del cast, interessanti le musiche di Quincy Jones.

Piacevole e divertente.

2 SINGLE A NOZZE

Washington. Attendendo la "stagione dei matrimoni", s'imbucano alle cerimonie nuziali vip i due sfrontati soci, mediatori di divorzi e amici per la pelle, John Beckwith (Owen Wilson) e Jeremy Klein (Vince Vaughn). Lo scopo è quello di dare l'assalto al buffet a sbafo e, seguendo precise regole, abbordare giovani donne, possibilmente damigelle rese fragili e romantiche dallo spettacolo di un’altra che si sposa, per portarsele a letto a colpo sicuro.

Proprio quando John, avvertendo il peso degli anni, comincerà a rendersi conto della vacuità delle proprie azioni, Jeremy riuscirà a convincerlo a seguirlo nell'imbucata del secolo: il matrimonio della figlia del ministro del Tesoro William Cleary (Christophne Walken) dove conoscono anche le due sorelle della sposa, la dolce Claire (Rachel McAdams) e la quasi ninfomane Gloria (Isla Fisher).

Infatuatosi di Claire, che si scoprirà essere fidanzata, John costringerà l'amico a proseguire la mascherata oltre le nozze: una regola infranta, si sa, tira l'altra, e la situazione non tarderà a degenerare.

2 SINGLE A NOZZE è una effervescente eppure stupidissima (inutile sottolineare la pochezza della trama) commedia rosa dove si ride grazie a dialoghi a briglia sciolta tra botta e risposta strabordanti di scurrilità e gag visivamente esplicite.

ISLA FISHER
Riuscendo poi a diventare fastidiosamente zuccherosa nella parentesi d'amore, finalino compreso.

Bisogna riconoscere che riuscire a fondere volgarità smodata e risvolti romantici con incredibile naturalità e sfacciataggine è possibile unicamente grazie ai due simpatici primattori, con Vince Vaughn veramente esilarante.

Per una serata di tutto relax.

MAN ON FIRE

Città del Messico. È l'amico di mille battaglie Ray (Christopher Walken) a suggerirgli l'insolito impiego: guardia del corpo della famiglia Ramos, lo spaventato paperone locale Sam, la bionda e piacente moglie Lisa (Radha Mitchell) e la piccola Pita (Dakota Fanning).

Cosi, senza più uno scopo nella vita e un lavoro, l'atletico ex agente della Cia John Creasy (Denzel Washington), religioso, scorbutico, alcolista, depresso e con un passato che fa male (all'anima) prende alloggio nella megavilla. Fra la bambina e il guardaspalle nasce lentamente un'amicizia che rompe le barriere del freddo animo del protagonista, riportandolo a sentimenti dimenticati da tempo.


Nonostante le precauzioni e il mestiere, un giorno Creasy non può evitare il rapimento della bambina da parte di un gruppo di malviventi al soldo di qualcuno, durante uno scontro a fuoco in cui viene gravemente ferito.
Pita è adesso in mano ad uno spietato malavitoso chiamato 'la voce'.
John è un'arma letale poichè non teme la morte, anzi la desidera.
In quella piccola ed intelligente creatura John ha ritrovato una ragione di vita e adesso è deciso ad andare a riprendersi quello che la vita gli aveva regalato.
Aiutato da una giornalista 'd'assalto', l'ex assassino di professione riuscirà passo dopo passo a risalire ai rapitori.

MAN ON FIRE è un convulso, violentissimo, assordante, oltre che lungo film d'azione violenta diretto dal regista Tony Scott (fratello di, ma non meno bravo), che nel lungo prologo racconta la dolce fiaba dell'indistruttibile Denzel Washington pronto ad addolcirsi per l'insopportabile Dakota Fanning.

Quindi nella seconda parte fa alzare un Lazzaro incazzato dal letto d'ospedale e pum pum prepara la terribile, stomachevole strage dei cattivi, esprimendo energia e valori in modo semplice ed intuitivo.

Ivengeance movies o revenge movies, come si vogliano definire, sono film in cui il protagonista, per vendicare un torto fatto nei propri confronti o verso persone a lui care, intraprende una strada di morte fino ad arrivare al mandante e al nocciolo della questione. "Man on fire" di Tony Scott appartiene di diritto a questo genere, con la differenza di potersi avvalere di un grande attore, Denzel Washington, che, con un'espressione o una smorfia, riesce a comunicare dolore, emozione e sgomento.

Ma l'epilogo è amaro.

Nel cast anche il nostro Giancarlo Giannini, in un ruolo che definirei quasi da "italiano". Rappresenta il tramite, il limite ultimo che separa la legalità, la moralità, da un circolo vizioso invisibile, ma ben radicato in ogni società. Trovo la sua presenza non solo 'piacevole', ma intelligente.

IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW

New York City, 1799. Il diffidente poliziotto Ichabod Crane (Johnny Depp) viene inviato ad indagare nel villaggio di Sleepy Hollow, dove si susseguono feroci omicidi.

E' un inafferrabile cavaliere senza testa (Christopher Walken) venuto dall'Assia che infesta e miete vittime nella zona, decapitandole con lo spadone e suscitando il terrore degli abitanti.

Tutte balle, replica l'inviato del tribunale, fiero assertore della razionalità induttiva, mentre interroga i testimoni. Ma appurato che la testa delle vittime non era trovata distaccata dal corpo bensì non veniva proprio pervenuta, sarà costretto a rivedere i suoi "strampalati" oggetti scientifici di ultima generazione a favore di libri su stregoneria e spiriti, e a sostituire alle sue certezze, un susseguio di scoperte bizzarre e fantastiche.

Cominciando col cedere alle insistenze del popolino compiendo un sopralluogo nel bosco: è sotto l'Albero dei morti, si mormora, che sono depositate le teste mancanti, come macabro trofeo.

Quello che si apre fra le radici dell'albero è un passaggio: una soglia tra il mondo di sotto e il mondo di sopra.

Ma come mai alle morti dei notabili del paesello non ridente è sfuggito il paperone Van Tassel (Michel Gambon)?

Intanto, in questo luogo al di fuori dalla realtà, tra sogno ed incubo, cedo al fascino e al mistero di sua figlia Katrina (Christina Ricci).

Per la discesa all'Inferno poi si vedrà.

IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW è una splendida, almeno visivamente (meritato Oscar alla scenografia, mentre solo nomination per la fotografia e gli splendidi costumi) favola nera del geniale Tim Burton, manifesto vivente del cinema gotico, che con mano felice ci trasporta tramite la macchina da presa attraverso le atmosfere cupe e sognanti, nella fusione di horror e romanticismo.

Gli spunti onirici, sempre al momento giusto, fanno sì che, alle decapitazioni che pervadono il film, si intreccino i sogni e gli incubi del protagonista, il quale finirà per ricordare ciò che aveva dimenticato. Christina Ricci nuda

Nel caso in questione il cinema di Burton ci va sognare, rabbrividire, talvolta sorridere (grazie all'interpretazione di Johnny Depp), e ci trascina in un susseguirsi senza sosta di intrighi e fantasmi, dove il reale crolla facendo sempre più posto agli incubi.

Da evidenziare un quantomai inquietante Cristopher Walken nella parte del tenebroso cavaliere e un cameo nell'incipit del film per Chrstopher Lee.

Una sublime favola nera. Da cineteca di genere.

PROVA A PRENDERMI

New York, 1963. Frank W. Abagnale Jr. (Leonardo Di Caprio) è il tipico quindicenne americano di buona famiglia degli anni '60. Ma l'improvviso dissesto finanziario del padre e il divorzio dei genitori piombano nella sua vita all'improvviso. Scosso soprattutto dalla separazione dei genitori scappa di casa.

Ma come sbarcare il lunario? Irrompe, pur non avendo nessun requisito, a cominciare dall'età, come co-pilota alla Pan Am, grazie ad una divisa da pilota della stessa compagnia.

Nel suo dna ci sono evidentemente tracce degli imbrogli di papà Frank senior (Christopher Walken), se grazie alla stessa divisa e ad una macchina marcatrice per alterare i numeri, comincia a cambiare assegni fasulli in quantità industriale, tanto da entrare presto nel mirino dell'Fbi, che gli sguinzaglia dietro l'agente scelto Carl Hanratty (Tom Hanks), esperto in frodi bancarie e come il suo antagonista solo al mondo.

Una faccia tosta da non credere e un'abilità diabolica nei travestimenti rischiano di far impazzire l'ostinato segugio.

Ci vorranno anni per stanarlo ma tra i due finirà per crearsi un insolito rapporto filiale.

PROVA A PRENDERMI è una scorrevole, nonostante la durata consistente, e spigliata commedia poliziesca che Steven Spielberg, che dirige con ironico brio (vuole divertirsi e si vede nda), ha tratto dalle autocelebrative memorie di un leggendario ex truffatore.

Cast superlativo, regia impeccabile memore tanto della commedia di costume quanto della suspence hitchcockiana, un tono leggero mantenuto per due ore.

Tanto di cappello alla magnifica ricostruzione d'epoca (con tanto di titoli di testa in stile anni '60, musiche alla Henry Mancini, scelta dei colori e tutto il resto) e ai due misurati protagonisti, il volutamente grigio Tom Hanks e il viso d'angelo (e da schiaffi) Leonardo Di Caprio, per un ottimo esempio di cinema di entertainment.

IL CACCIATORE

Clayton (Pennsylvania). I tre giovani amici, appartenenti a una comunità di oriundi russi, Michael (Robert De Niro), Nick (Christopher Walken) e Steven (John Savage) lavorano in un acciaieria dedicando il tempo libero alla caccia al cervo.

Steven fa appena in tempo a festeggiare il matrimonio (rito ortodosso) che gli arriva, come del resto agli altri, la cartolina precetto dello zio Sam per il Vietnam.

Che inferno laggiù, c'è da sputare sangue contro quei maledetti vietcong. Catturati, subiscono torture disumane, roulette russa compresa, ma riescono miracolosamente a fuggire.

Nick si imbosca in una sordida bettola di Saigon, dove si esibisce alla roulette russa davanti a scommettitori assatanati, trovando alla fine la morte che aveva cercato con accanimento, un’assurda ripetizione coatta della tortura inflittagli dai Cong durante la prigionia.

Steven finisce in ospedale, le gambe amputate. Mike rimpatria dagli orrori della guerra, integro e carico di medaglie, ma senza più nemmeno voglia di sparare ai cervi. Ma è ancora lo stesso?

All'inferno e ritorno (nel girone infernale di Saigon).

IL CACCIATORE è un affascinante, crudele e sconvolgente kolossal sulla più grande tragedia d'America, il capolavoro di Michael Cimino (alla seconda prova come regista dopo "Una calibro 20 per lo specialista"), senza nessun dubbio il migliore tra i troppi film sul Vietnam.

Vietnam che occupa la parte centrale e un breve capitolo (enfatico) verso la fine, in cadenze di un'apocalisse allucinata, di un carnevale di morte, alternando tempi dilatati (il matrimonio all'inizio, il finale col canto di “God Bless America”) a scorci fulminei, immagini della "sporca guerra", terribili pagine di conflitto e dolci sequenze di pace, in un contrasto che lascia senza fiato.

Due metafore come perni: la caccia al cervo (un solo colpo) e la roulette russa.



Guidato da un De Niro in stato di grazia, l’intero cast si rivela formidabile al servizio di un film attraente e lancinante.

Cinque Oscar: film, regia, Christopher Walken attore non protagonista, montaggio, suono.

Tutti, chiaramente, meritatissimi.

UN TOPOLINO SOTTO SFRATTO

I due sfigati fratelli Smuntz, Ernie (Nathan Lane) e Lars (Lee Evans) alla morte di papà diventano eredi di una vecchia fabbrica di spago edi un’ancor più fatiscente casa fuori città. Ma l’edificio, apprendono con stupore, è l’unica opera superstite di un grande architetto, quindi ha un grandissimo valore.

Per restaurarla e venderla all’altissimo prezzo di mercato, bisogna prima cacciare un fastidioso e furbissimo roditore che, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di fare trasloco e sfida ogni tentativo di eliminarlo.

A nulla servono un ferocissimo gatto, nè l’accanito disinfestatore Caesar (Christopher Walken).

Il sorcio resiste impavido, tanto che i due fessacchiotti decidono ugualmente di mettere all’asta la casa.

Disastro con sorpresa finale.

UN TOPOLINO SOTTO SFRATTO è una divertente commedia per bambini diretta dal regista Gore Verbinski, ma adatto anche agli adulti per quel cocktail di farsa e di umorismo nero, che ricorda, per il tipo di comicità, il fortunatissimo “Mamma ho perso l’aereo”, con il topolino al posto del ragazzino e i due imbranati cacciatori nel ruolo ricoperto dai ladri nell’altra pellicola.

Molte le trovate esilaranti (anche di taglio gotico) ed eccellenti i due protagonisti, la coppia di Nathan Lane (americano e noto in TV) e Lee Evans (inglese dalla mimica sopra le righe) richiama Laurel & Hardy che, però, nei loro anni d’oro si limitavano ai più parchi 2 rulli (20 minuti circa).

Menzione d’onore a Christopher Walken, nella parodia del più odioso dei cattivacci.

Topi veri addestrati si alternano e si mescolano con gli animatronic degli Stan Winston Studios e con la computer animation. Prodotto per la Dreamworks.

BATMAN - IL RITORNO

Nell’immaginaria città di Gotham City. Abbandonato bambino nelle fogne dai genitori, il Pinguino (Danny De Vito), un piccoletto che odia la società, vuole vendicarsi contro la città di Gotham e ora pretende nientemeno che la poltrona di sindaco.

Intende mettere in pratica il suo piano criminoso con la complicità del ricchissimo Max Shreck (Christopher Walken), supercapitalista inquinatore senza scrupoli, che ha ucciso la dolce segretaria Selina Kyle (Michelle Pfeiffer), trasformandola nella seducente e malvagia Catwoman.

Invece ha l’animo nobile dell’idealista il giovane miliardario Bruce Wayne (Michael Keaton), che spesso si traveste da pipistrello per ostacolare i criminali.

Sotto a chi tocca.

BATMAN - IL RITORNO è una cupa, fluviale e costosissima (75 milioni di dollari) favola nera diretta dal gotico Tim Burton, densa di talento visionario (come spesso gli accade), dove il grottesco ha la meglio sull’umorismo.

Più ancora che nell’episodio pilota (abbondantemente rimpianto, nonostante la magnificenza degli orpelli), la centralità di Batman-Bruce Wayne è sacrificata ai suoi due nemici e a Catwoman, altra creatura dalla doppia personalità, ambigua nella sua neutralità.

Più che un seguito, è un riassunto delle idee del geniale Burton che sposta l’accento sui temi della diversità e dell’umiliazione, della solitudine e del riscatto.

Se lo splendore figurativo e le invenzioni registiche riscattano le debolezze della sceneggiatura, bisogna dire che il trio dei nemici è superbo.

Soprattutto nella Catwoman-Michelle Pfeiffer che non fa rimpiangere la biondissima Kim Basinger: sexy quanto lei, ma, almeno in questo ruolo, dannatamente più brava.


Seguito da Batman Forever.