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TU, IO E DUPREE

La festa è breve per i novelli sposi. Molly (Kate Hudson) e Carl (Matt Dillon), al rientro dalla cerimonia nuziale alle Hawaii, si ritrovano il biondo e stravagante Randy Dupree (Owen Wilson) a vivere "per qualche giorno" nel salotto: Carl vuole aiutare l'amico che ha perso casa e lavoro ma Molly perde la sua solarità man mano che Dupree si fa più invadente e pasticcione.

Affetto a livello cronico da sindrome di Peter Pan e con la tendenza a produrre catastrofi, Dupree, in una permanenza tutt'altro che breve, sconvolgerà la vita (familiare e non) dell'amico, disertando i colloqui di lavoro ma diventando in compenso l'idolo dei ragazzini del quartiere.

Senza contare che in ufficio Carl deve poi vedersela col suocero (Michael Douglas) che gli propone di prendere il cognome della moglie e di farsi fare una vasectomia...

Non dimenticando la galoppante gelosia.

TU, IO E DUPREE è una commediola romantica forse non molto elegante ma comunque sobria e ispirata. Matt Dillon, che non sembra completamente in parte come in TUTTI PAZZI PER MARY, è supportato da una solare e piatta (e non sto parlando di recitazione) Kate Hudson e da un Owen Wilson sufficientemente ispirato.

Il cast ben calibrato è poi completato da un signore che di cognome fa Douglas nella perfetta interpretazione di un suocero rompiballe.

Detto questo bisogna ammettere che le risate sono assicurate solo nella prima parte. La regia routinaria non aggiunge niente ad un prodotto che, nonostante i molti limiti di sceneggiatura, svolge discretamente il proprio dovere

Certo rivedere il dopato Lance Armstrong, il più grande del secolo, in un cameo fa riflettere.

2 SINGLE A NOZZE

Washington. Attendendo la "stagione dei matrimoni", s'imbucano alle cerimonie nuziali vip i due sfrontati soci, mediatori di divorzi e amici per la pelle, John Beckwith (Owen Wilson) e Jeremy Klein (Vince Vaughn). Lo scopo è quello di dare l'assalto al buffet a sbafo e, seguendo precise regole, abbordare giovani donne, possibilmente damigelle rese fragili e romantiche dallo spettacolo di un’altra che si sposa, per portarsele a letto a colpo sicuro.

Proprio quando John, avvertendo il peso degli anni, comincerà a rendersi conto della vacuità delle proprie azioni, Jeremy riuscirà a convincerlo a seguirlo nell'imbucata del secolo: il matrimonio della figlia del ministro del Tesoro William Cleary (Christophne Walken) dove conoscono anche le due sorelle della sposa, la dolce Claire (Rachel McAdams) e la quasi ninfomane Gloria (Isla Fisher).

Infatuatosi di Claire, che si scoprirà essere fidanzata, John costringerà l'amico a proseguire la mascherata oltre le nozze: una regola infranta, si sa, tira l'altra, e la situazione non tarderà a degenerare.

2 SINGLE A NOZZE è una effervescente eppure stupidissima (inutile sottolineare la pochezza della trama) commedia rosa dove si ride grazie a dialoghi a briglia sciolta tra botta e risposta strabordanti di scurrilità e gag visivamente esplicite.

ISLA FISHER
Riuscendo poi a diventare fastidiosamente zuccherosa nella parentesi d'amore, finalino compreso.

Bisogna riconoscere che riuscire a fondere volgarità smodata e risvolti romantici con incredibile naturalità e sfacciataggine è possibile unicamente grazie ai due simpatici primattori, con Vince Vaughn veramente esilarante.

Per una serata di tutto relax.

MI PRESENTI I TUOI?

Miami. E' qui per conoscere i futuri consuoceri il rigido e prepotente ex agente della CIA Jack Byrnes (Robert De Niro). Con il riluttante futuro suocero la moglie Dina, la figlia Pam (Teri Polo) e l'aspirante genero, l'infermiere Greg Fotter (Ben Stiller).

Ecco gli espansivi genitori Fotter, l'avvocato Bernie (Dustin Hoffman) e la spregiudicata terapista del sesso "anta" Roz (Barbra Streisand) lontani anni luce dai Byrnes.

Non solo perché vivono in Florida ma perchè vivono e si comportano da liberal anni 60 ‚ tra sex, drugs and rock’n’roll.

Seguito del popolarissimo TI PRESENTO I MIEI (regia sempre di Jay Roach) questo MI PRESENTI I TUOI?  è assolutamente degno del meno volgare capostipiste, il che è un elogio ­ o un insulto ­ a seconda di cosa avevate pensato del capitolo 1.

Film che vede la presenza di tre premi Oscar: infatti ai burloni De Niro e Stiller s'aggiungono il clown Hoffman e la rediviva Barbra Streisand per un incasso di quasi 300 milioni di dollari nei soli Stati Uniti.

Qualche situazione si ripete (Ben Stiller sottoposto al siero della verità) e il 99% delle gag è basato sul sesso o su problemi di basso ventre, che alla lunga sono abbastanza stancanti.

La scena clou?

Il cagnolino che sprofonda nel water con lo sciaquone azionato da Sfiagatto o lo stesso che si fa possedere dal cane dei Fotters.

Decidete voi.

HAUNTING - PRESENZE

Usa. Nel castellaccio in mezzo alla campagna del Massachusetts (niente telefoni né televisione, impossibile varcare di notte il cancello incatenato), lo stimato psichiatra David Morrow (Liam Neeson) ha convocato tre persone afflitte da insonnia.

In realtà al medico preme studiare le reazioni delle persone di fronte alla paura a mezzo delle ignare cavie, la timida Nell (Lili Taylor), che dopo una vita passata a badare alla madre invalida ormai morta, rischia lo sfratto, la pimpante bisex Theo (Catherine Zeta-Jones) e il giuggiolone biondo Luke (Owen Wilson).

La prima a provare qualche brivido sinistro è proprio Nell, quando avverte inspiegabili presenze nel lettone a due piazze, sui finestroni e lungo le pareti.

Gli altri due ospiti sulle prime non le danno retta, poi i misteriosi rumori continuano, accomunando tutti nella fifa blu.
Qual è l'agghiacciante segreto del maniero maledetto?

HAUNTING - PRESENZE pur se insaporito da un cast rilevante non riesce a convincere: è stato realizzato pensando troppo agli effetti speciali (molto curati ma anche eccessivi, perlomeno quelli visivi) e poco al contenuto del film.

catherine zeta-jones nuda
La pellicola, goffamente diretta da uno specialista di film d'azione, l'olandese Jan De Bont (SPEED), funziona nella prima parte, tesa a creare la tensione con un'ottima atmosfera, e si sgonfia nella seconda dove prevale l'effetto digitale (per l'appunto esagerato) senza creare una, dico una, scena inquietante in tutto il film.

Le possibilità di impaurire c'erano davvero tutte (si veda anche la scenografia), la colpa è della regia, inadatta per una ghost-story.

Il finale è pieno di primi piani di volti terrorizzati  mentre sullo schermo non succede niente di sensato.

Terrificante solo la bellezza di Catherine Zeta-Jones.

VI PRESENTO I NOSTRI

Chicago. Trascura la moglie Pam e i due gemelli, l'infermiere (ma guadagna quanto un primario?) Greg Fotter (Ben Stiller), turbato in ospedale dalla seducente rappresentante farmaceutica Andi Garcia (Jessica Alba), che, dopo un clistere di apertura, gli presenta un prodotto di sicuro successo: il Sustengo, similviagra per cardiopatici.

Il sospettoso suocero, l'ex agente della Cia Jack Byrnes (Robert De Niro), è messo in allarme dai furtivi incontri con la ragazza e tampina perciò il giovane, già incautamente eletto futuro patriarca della famiglia.

Di cui fa parte il consuocero farfallone Bernie (Dustin Hoffman), tornato da Siviglia dopo un corso di flamenco.

Vi presento i nostri è un indecente commedia farsesca, terza, sguaiata, tappa di una pierinesca serie di incredibile successo che minaccia di proseguire.

Detto del clistere di apertura affidato alle manine della bella Jessica Alba, nella cineteca della vergogna la scena in cui  De Niro, affetto da persistente priapismo, si fa fare un'iniezione(sulla parte dolente) dall'esagitato Ben Stiller.

Ridateci i cinepanettoni.

Solo una domanda: come hanno fatto due grandi come Robert De Niro e Dustin Hoffman ad accettare un film così brutto?

ANACONDA


Brasile. Ha un bel fegato la troupe documentaristica che sta percorrendo su una chiatta il fiume che s'addentra nella foresta amazonica.

L'obiettivo? La ricerca di buone riprese riguardanti una misteriosa tribù locale.

A capo degli ardimentosi ci sono l’antropologo dottor Steven Cale (Eric Stoltz) e la regista Terri Flores (Jennifer Lopez).

Lungo il fiume incontrano il rude navigatore solitario Paul Sarona (Jon Voight), bloccato da un'avaria. 

Conosco questi posti come le mie tasche, fatemi salire, ma in realtà ha un piano tutto suo: scovare un gigantesco anaconda e catturarlo.

Ed ecco il serpentone.

ANACONDA è uno spettacolare e goffo horror avventuroso che innesta effetti speciali computerizzati (discreti) su un tessuto narrativo vecchio stile con personaggi stereotipati e un cattivo cattivissimo interpretato con gusto da Jon Voight, carismatico e bastardissimo, tirandola probabilmente troppo in lungo prima di arrivare alla cruenta resa finale.





Inutile dire che l' improbabile regista Jennifer Lopez, il cui ruolo si intuisce dalla maglietta attillata strizza tette, offre le visioni migliori con i già ridotti vestiti maliziosamente e strategicamente inzuppati dall'acqua.



Intrattenimento spensierato con un film di poca sostanza, che però può risultare di una certa attrattiva per gli amatori del beast-movie.

Positivo il riscontro commerciale: circa 137 milioni di dollari lordi d’incasso nel mondo con un budget di 45.

STARSKY & HUTCH

Bay City (Usa), anni settanta. L'impunito super trafficante di droga Reese Feldman (Vance Vaughn) uccide sul proprio yacht davanti all' impaurita squinzia Kitty (Juliette Lewis) l'infedele tirapiedi Terrence Meyers e lo butta in pasto ai pesci.

Dell'indagine si occupano due detective della polizia, al loro primo caso importante, il diligente David Starsky (Ben Stiller) e l'irrequieto Ken Hutchinson , detto Hutch (Owen Wilson), che sulla loro magnifica Ford Gran Torino rossa a striscie bianche battono i bassifondi della città in cerca di notizie.

Le più precise e succulente arrivano dall'informatore Huggy Bear (Snoop Dog): c'è un grosso giro di coca in vista.

Nell'attesa di inchiodare il colpevole diamo un occhiata a qualche bella ragazza pon pon.

STARSKY & HUTCH è una frizzante e piacevole commedia pseudopoliziesca, diretta da Todd Phillips, che riporta, a trent'anni di distanza, sugli schermi la popolare coppia di un telefilm di successo, in pista nel finale per un'autoironico cameo.

La pellicola dinamica e vivace, grazie soprattutto alla comicità e alla simpatia della coppia che più si è distinta negli ultimi anni, Ben Stiller e Owen Wilson, fila con brio e si lascia vedere volentieri, anche grazie all'orecchiabile colonna sonora e alla netta prevalenza dell'umorismo sulla violenza.

Infine non dobbiamo dimenticarci della partecipazione del rapper Snoop Dogg.

Veramente insuperabile nel ruolo di pseudo boss informatore che ruba spesso e volentieri la scena ai due protagonisti, grazie alla sua irresistibile verve.

BEHIND ENEMY LINES - Dietro le linee nemiche

Mar Adriatico, giorno di Natale. Sulla portaerei americana il rude ammiraglio Reigart (GeneHackman) non è in vena di festeggiamenti. Infatti spedisce in perlustrazione in Bosnia, per provare una macchina fotografica nuova, il tenentello Chris Burnett (Owen Wilson), latore di una lettera di dimissioni rimangiate.

L'ufficialetto è un militare ironico e tormentato, molto lontano dal concetto "patria e obbedienza" che è la bandiera dell'esercito USA, e non solo di quello. Comunque vorrebbe combattere sul serio, perché il suo comandante gli ha sempre affidato ordinaria amministrazione.

Sta di fatto che il militare, navigatore con un commilitone ai comandi, sorvola una zona dell'ex Jugoslavia dove i serbi stanno mettendo a punto un arsenale ad alta tecnologia.

La contraerea serba tira giù i due spericolati sorvolatori, che si lanciano col paracadute.

Il pilota rimane ucciso, il navigatore riesce a filarsela.

Ma i cecchini serbi aprono la caccia e hanno fretta di chiudere la partita. Rimasto solo nei boschi e nel freddo, sperimentata la crudeltà del nemico che gli ha già ucciso un compagno, mentre lui lotta per la sopravvivenza.

E sulla tolda della nave il combattivo alto ufficiale di marina chiede invano allo Stato Maggiore della Nato il permesso per organizzare i soccorsi ed andare a riprendersi il proprio uomo.

Obbedisco e aspetto i burocrati o salvo uno dei miei?

Diretto da John Moore, regista dalla matrice pubblicitaria, BEHIND ENEMY LINES - DIETRO LE LINEE NEMICHE è un gradevole ibrido tra un film di guerra e un action movie ed è uno dei pochi ruoli non farseschi o da commedia interpretati da Owen Wilson che, tra l'altro, se la cava piuttosto bene nella parte del militare non convenzionale che cerca di salvare la pelle in attesa dei soccorsi.

Film le cui sequenze d'azione risultano ben realizzate e che ha come valore aggiunto la presenza del grande Gene Hackman in uno dei ruoli chiave.

Inoltre il montaggio concitato e una bella dose di patriottismo, riesce ad appassionare in alcune scene a tutto gas, come quella in cui i due aviatori tentano di sfuggire ai missili nemici o a impressionare, come nella scena madre dove Chris si salva fingendosi un cadavere in una fossa comune.


Il film prende spunto dalla storia vera di Scott O' Grady, un ufficiale dell'aviazione americana che visse, appunto, una vicenda simile.

Solo un neo: dopo apache, nazisti, libici e iracheni anche i serbi (alla ricerca di un sostituto dei "compagni" sovietici ormai sopraffatti dalla Coca Cola nda) entrano nell'"Olimpo" dei cretini cinematografici secondo le pellicole hollywoodiane. Anche se la moda è stata passeggera.

TI PRESENTO I MIEI

Usa. Il timido ed imbranato provincialotto innamorato Greg Fotter (Ben Stiller) accetta l'invito della fidanzata Pam (Teri Polo).

Vogliono approfittare dell'occasione presentata dalla festa di matrimonio della sorella di lei, Debbie, per annunciare a mamma e papà che hanno intenzione di convolare anch'essi a giuste nozze.

I problemi cominciano già all'aeroporto di New York, dove l'imbranato perde la valigia con l'anello, e proseguono una volta in casa, quando lo scorbutico e diffidente genitore, il paranoico e sospettoso ex-agente della Cia Jack Byrnes (Robert De Niro), arriva a fargli il terzo grado con l'ausilio della macchina della verità.

Sei solo un infermiere?

Quindi guadagni poco, al contrario del prossimo marito dell'altra mia figlia, è l'esordio da ko.

Per non parlare della ricchezza e bravura artistica dell'ex di Pam (Owen Wilson).

E lo sconcerto del padrone di casa si amplia non appena scopre che l'aspirante genero detesta i gatti!

Una sexy Teri Polo
Sciocca commedia del regista Jay Roach, autore anche della serie Austin Powers, che qui per fortuna rimane nel recinto del buon gusto.
Anche le catastrofiche gaffe dello spaesato Ben Stiller non sono molto divertenti e il cognome del protagonista, Focker, tramutato nella versione italiana in Fotter (che rende meglio l'idea?) è trovata alquanto squalliduccia.

Ultima riflessione su Bob De Niro: fatta salva la superlativa bravura (e massima adorazione dello scrivente), fare il buffone non è propriamente il suo mestiere.

UNA NOTTE AL MUSEO 2 - LA FUGA

Larry Daley (Ben Stiller) non è più il guardiano del Museo di Storia Naturale, ha fatto fortuna e ora è un giovane imprenditore, reso ricco dall'invenzione della torcia elettrica fosforescente, tra le altre cose.

Malgrado il successo ( e i soldi) non è troppo soddisfatto e sente che qualcosa gli manca.
Quel qualcosa che trova nelle sue sempre più sporadiche visite al vecchio museo.
Ma non è più tempo di statue di cera e plastiche, il Museo di Storia Naturale si sta infatti sbarazzando delle vecchie ricostruzioni come delle piccole miniature. Imballate in casse da viaggio le vecchie attrazioni sono destinate all'archivio federale dello Smithsonian Museum di Washington.

Per uno scherzo della solita scimmietta però assieme alle statue viene imballata anche la tavola egizia che ha il potere di animarle e che, portata a Washington, darà vita a tutto lo Smithsonian Museum compreso Kahmunrah, fratello di quell'Ahkmenrah combattuto e sconfitto nel primo episodio.

L'omino viene così invocato dagli antichi amici inanimati , precisamente al telefono dal cowboy Jedediah (Owen Wilson), soldatini di piombo, animali impagliati e statue di marmo.

Giunto al volo nel museo più grande del mondo, Larry si trova a fronteggiare il megalomane faraone suddetto, ansioso di conquistare il mondo con l'appoggio di altri due illustri complici tornati a vivere, Napoleone e Al Capone.

Tra parentesi l'apparizione di Bonaparte arriva a pennello per i traduttori italiani, che ci infilano una battuta (nè particolarmente comica ma neanche feroce): "Ho dei discendenti in Italia, c'è ne uno alla mia altezza, molto potente e spiritoso, lo conoscono tutti perchè una volta cantava sulle navi".

Battuta che consacra Berlusconi come icona pop.

Scritto e diretto dal recidivo Shawn Levy, autore della già modesta commediola di tre anni prima, che comunque un'ideuzza ce l'aveva, con i personaggi del museo di storia naturale che improvvisamnte prendono vita, non devia in nulla rispetto a quello che ci si aspetta da un sequel hollywoodiano, che nove volte su dieci è una bufala, un'inutile rifrittura dell'episodio pilota.
Se là ogni tanto si rideva, qui ci si annoia e si sbadiglia soltanto.
Anche il percorso del protagonista sarà quello già visto: il personaggio di Larry nonostante l'evoluzione e il successo professionale è allo stesso punto di partenza del primo film, se lì cercava un lavoro per realizzarsi qui non si sente realizzato con il lavoro che ha e la risposta sarà ancora una volta il museo.

Nel frenetico guazzabuglio, esasperato dalla colonna sonora a tutta randa, si agitano Lincoln, Ottavio, che parla in romanesco, Einstein, il generale Custer, il presidente Theodore Roosvelt (ancora il defilato Robin Williams) e la pioniera dell'aviazione Amelia Earhart (la bella Amy Adams). Storia americana, insomma.

Che sbatte fragorosamente contro l'adattamento italiano che non solo abusa arbitrariamente di parlate dialettali ma opera anche una serie di cambiamenti nei dialoghi inserendo provinciali riferimenti all'attualità nostrana.

Riferimenti che non solo cozzano con il film (Napoleone che parla come Berlusconi, Custer che dice di pettinarsi con 100 colpi di spazzola e il cowboy che afferma: "Sei matto come Cavallo Pazzo!") ma che sono anche incomprensibili ad un bambino.
L'unica battuta decente?

Quella sul Pensatore di Rodin: "A furia di pensare è caduto in depressione".

Non basta.

UNA NOTTE AL MUSEO

New York. Finalmente un lavoro per il disoccupato cronico Larry Daley (Ben Stiller), il cui cruccio maggiore è innanzitutto riconquistare la stima del figlioletto Nick, rimasto a casa con la rassegnata mamma Erica.

L'impiego non è il massimo, ma non è il caso di fare lo schizzinoso: guardiano notturno al museo di storia naturale.

Istruito dai colleghi pensionandi Cecil (Dick Van Dyke) e Gus (Mickey Rooney), il giovanotto si mette di vedetta.

Ma che diavolo succede? Il tirannosauro prende minacciosamente vita, seguito da tutti gli animali impagliati, come la dispettosa scimmietta Dexter; idem per i personaggi storici, primo fra tutti il paterno presidente Teddy Roosevelt (Robin Williams).

Che paura! e quanti guai in una notte sola.

UNA NOTTE AL MUSEO è una spumeggiante e sconclusionata commedia semicomica, diretta da Shawn Levy, che ha incassato tantissimo nelle sale americane, sostenuta dagli effetti speciali e destinata a un pubblico di scolari delle elementari.

Nelle sue buffe avventure, lo sfigato Ben Stiller è assediato da mammut, leoni, renne, pretoriani romani, indiani e cowboy, in un guazzabuglio storico e di genere.

Soprattutto ci pensano i due minuscoli rivali/amici, il cowboy Jedediah (Owen Wilson) e l’imperatore romano Ottavio (che parla in romanesco) a mescolare epoche e stili di vita mentre Attila e i suoi si scatenano e gli uomini preistorici si aggirano per i corridoi.

Ma soprattutto non perdetevi la divertente rilettura del T-Rex (qui solo scheletro) di spielberghiana memoria.

Ha avuto un seguito con UNA NOTTE AL MUSEO 2 -LA FUGA