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DIE HARD - UN BUON GIORNO PER MORIRE

Mosca. John jr., detto Jack, McClane (Jai Courtney) finisce in galera per omicidio.

Il Muro di Berlino è caduto, il comunismo è crollato ma papà John McClane, però, si sente ancora benissimo.

Il tempo di qualche minuto, dopo i saluti alla figlia, ed eccolo piombare in terra russa per aiutare il figlio, agente Cia, che, invece, non ha nessuna intenzione di farsi dare una mano.

Suo unico scopo è quello di mettere in salvo un pentito e recuperare un file importante, a sua volta appetito anche dal solito miliardario malavitoso avido e spietato.

IL VOLO DELLA FENICE

Mongolia. Un cargo pilotato da Frank Towns (Dennis Quaid), ha il compito di evacuare un gruppo di ricercatori petroliferi da Tan Sag Basin, dove petrolio non ce n'è.

Così la squadra spedita nella base in capo al mondo, monta di malavoglia sul cargo.

Volano in quattordici verso Pechino.

Ma che succede? Un'imprevista tempesta di sabbia distrugge il motore sinistro e tronca la coda del velivolo: uno dei passeggeri è risucchiato nel vuoto, altri due ci lasciano le penne nell'atterraggio d'emergenza in pieno deserto del Gobi.

L'acqua è razionata, il cibo pure, proseguire a piedi è impossibile, non solo per il caldo boia. I superstiti non sembrano avere alternative ad una morte lenta in uno dei luoghi più angosciosi del globo.

Finchè il bizzarro e timido Elliott (Giovanni Ribisi) ha un'idea: nella vita progetto aerei, rimettiamo insieme i rottami e ripartiremo. Occhio e fate presto: i predoni.

Così uno dei passeggeri sarà l'artefice di un "miracolo" tecnologico, di un'invenzione geniale, che permetterà al gruppo, che nel frattempo si è assottigliato, di fare ritorno a casa.

IL VOLO DELLA FENICE è un concitato dramma avventuroso, una magnifica vicenda altamente improbabile, che non permette mai di abbassare le soglie dell'attenzione, che ha buoni momenti d'azione e che non rinuncia a soluzioni drammaturgiche, che purtroppo risultano convenzionali.

In pieno deserto non c'è il senso dell'acqua, che non sembra essere un problema vitale. Un errore madornale che toglie veridicità e che favorisce lo stile del regista, John Moore, lo stesso regista di un'avventura bellica in stile videoclip: Behind Enemy Lines.

Mentre qui prevale la stringatezza televisiva, la soluzione effettistica tipica delle nuove leve registiche, che privilegiano assurde ed estemporanee soluzioni tecniche, barando sui contenuti, sugli approfondimenti, conducendoci film dopo film nel terreno da loro preferito, quello dei videogames, accompagnate dalla musica spaccatimpani.

Anche perchè questo film è il rifacimento con minime deviazioni ed attualizzazioni dell'omonimo kolossal di quarant'anni prima, in cui cast e regia (Robert Aldrich) erano nettamente superiori.
Qui, accanto al decoroso Dennis Quaid si può notare solo la presenza di Hugh Laurie, il futuro Doctor House.

BEHIND ENEMY LINES - Dietro le linee nemiche

Mar Adriatico, giorno di Natale. Sulla portaerei americana il rude ammiraglio Reigart (GeneHackman) non è in vena di festeggiamenti. Infatti spedisce in perlustrazione in Bosnia, per provare una macchina fotografica nuova, il tenentello Chris Burnett (Owen Wilson), latore di una lettera di dimissioni rimangiate.

L'ufficialetto è un militare ironico e tormentato, molto lontano dal concetto "patria e obbedienza" che è la bandiera dell'esercito USA, e non solo di quello. Comunque vorrebbe combattere sul serio, perché il suo comandante gli ha sempre affidato ordinaria amministrazione.

Sta di fatto che il militare, navigatore con un commilitone ai comandi, sorvola una zona dell'ex Jugoslavia dove i serbi stanno mettendo a punto un arsenale ad alta tecnologia.

La contraerea serba tira giù i due spericolati sorvolatori, che si lanciano col paracadute.

Il pilota rimane ucciso, il navigatore riesce a filarsela.

Ma i cecchini serbi aprono la caccia e hanno fretta di chiudere la partita. Rimasto solo nei boschi e nel freddo, sperimentata la crudeltà del nemico che gli ha già ucciso un compagno, mentre lui lotta per la sopravvivenza.

E sulla tolda della nave il combattivo alto ufficiale di marina chiede invano allo Stato Maggiore della Nato il permesso per organizzare i soccorsi ed andare a riprendersi il proprio uomo.

Obbedisco e aspetto i burocrati o salvo uno dei miei?

Diretto da John Moore, regista dalla matrice pubblicitaria, BEHIND ENEMY LINES - DIETRO LE LINEE NEMICHE è un gradevole ibrido tra un film di guerra e un action movie ed è uno dei pochi ruoli non farseschi o da commedia interpretati da Owen Wilson che, tra l'altro, se la cava piuttosto bene nella parte del militare non convenzionale che cerca di salvare la pelle in attesa dei soccorsi.

Film le cui sequenze d'azione risultano ben realizzate e che ha come valore aggiunto la presenza del grande Gene Hackman in uno dei ruoli chiave.

Inoltre il montaggio concitato e una bella dose di patriottismo, riesce ad appassionare in alcune scene a tutto gas, come quella in cui i due aviatori tentano di sfuggire ai missili nemici o a impressionare, come nella scena madre dove Chris si salva fingendosi un cadavere in una fossa comune.


Il film prende spunto dalla storia vera di Scott O' Grady, un ufficiale dell'aviazione americana che visse, appunto, una vicenda simile.

Solo un neo: dopo apache, nazisti, libici e iracheni anche i serbi (alla ricerca di un sostituto dei "compagni" sovietici ormai sopraffatti dalla Coca Cola nda) entrano nell'"Olimpo" dei cretini cinematografici secondo le pellicole hollywoodiane. Anche se la moda è stata passeggera.