Usa. Nel castellaccio in mezzo alla campagna del Massachusetts (niente telefoni né televisione, impossibile varcare di notte il cancello incatenato), lo stimato psichiatra David Morrow (Liam Neeson) ha convocato tre persone afflitte da insonnia.
In realtà al medico preme studiare le reazioni delle persone di fronte alla paura a mezzo delle ignare cavie, la timida Nell (Lili Taylor), che dopo una vita passata a badare alla madre invalida ormai morta, rischia lo sfratto, la pimpante bisex Theo (Catherine Zeta-Jones) e il giuggiolone biondo Luke (Owen Wilson).
La prima a provare qualche brivido sinistro è proprio Nell, quando avverte inspiegabili presenze nel lettone a due piazze, sui finestroni e lungo le pareti.
Gli altri due ospiti sulle prime non le danno retta, poi i misteriosi rumori continuano, accomunando tutti nella fifa blu.
Qual è l'agghiacciante segreto del maniero maledetto?
HAUNTING - PRESENZE pur se insaporito da un cast rilevante non riesce a convincere: è stato realizzato pensando troppo agli effetti speciali (molto curati ma anche eccessivi, perlomeno quelli visivi) e poco al contenuto del film.
La pellicola, goffamente diretta da uno specialista di film d'azione, l'olandese Jan De Bont (SPEED), funziona nella prima parte, tesa a creare la tensione con un'ottima atmosfera, e si sgonfia nella seconda dove prevale l'effetto digitale (per l'appunto esagerato) senza creare una, dico una, scena inquietante in tutto il film.
Le possibilità di impaurire c'erano davvero tutte (si veda anche la scenografia), la colpa è della regia, inadatta per una ghost-story.
Il finale è pieno di primi piani di volti terrorizzati mentre sullo schermo non succede niente di sensato.
Terrificante solo la bellezza di Catherine Zeta-Jones.
"IL CINEMA E' IL MODO PIU' DIRETTO PER ENTRARE IN COMPETIZIONE CON DIO"
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TRAFFIC
Tre episodi, in un’America che ti fa accapponare la pelle.La droga mina la società alle fondamenta, infiltrandosi a ogni livello.
A Washington il granitico giudice Robert Wakefield (Michael Douglas) impegnato in contatti politici ad altissimo livello, sposato alla dolce moglie Barbara (Amy Irving), è nominato coordinatore federale antidroga dell'Ohio: si accorge solo troppo tardi che il nemico è in casa visto che la figlia adolescente Carolyne è entrata nel tunnel, arrivando a prostituirsi per procurarsi le dosi per bucarsi. Che dolore!
A San Diego, in California, lo stile di vita patinato di una famiglia alto-borghese nasconde una realtà terribile. Proprio lo stimato padrone di casa, Carlos Ayala (Steven Bauer) è il capo del commercio illegale, pronto a eliminare senza pietà chiunque incroci il suo cammino. Finito in manette (incastrato in fase processuale da un testimone eccellente) l'insospettabile e spietato mega importatore di coca sarà l'ignara (in un primo momento) moglie incinta Helena (Catherine Zeta-Jones) a proseguire, con sorprendente senso per gli affari (sporchi), il redditizio lavoro del consorte.
Al di là del confine, in Messico, è lotta all’ultimo sangue tra "cartelli rivali", investigatori corrotti e semplici poliziotti, tra cui i piedipiatti Javier Rodriguez (Benicio Del Toro) e il collega Manolo Sanchez che cercano disperatamente di non farsi travolgere. Un intrigo allucinante, che converge verso un unico punto: la battaglia di poche persone, ancora inspiegabilmente e testardamente oneste, contro la marea montante del Male, tra pressioni e tentazioni.
Ohibò, dirige il gioco il losco generale Salazar (Tomas Milian) in combutta proprio con i cartelli della droga che dovrebbe sgominare.
Eccellente poliziesco, un film di denuncia, del dotato Steven Soderbergh, che intreccia con grande e virtuosistica abilità tre storiacce di droga e dolore.
Soderbergh gira "sporco", con molta camera a mano, come se il film fosse un susseguirsi di servizi di un "tg". Colori che cambiano a seconda dei luoghi (le scene messicane sono riprese in ocra; in blu nel pezzo meno intenso ma più doloroso, quello con MIchael Douglas) improvvise esplosioni di violenza, rari lampi di luce, riuscendo a tenere sempre alta la tensione.
Si avvale della forte presenza scenica di un Benicio del Toro (oscar) capace di esprimere dolore e sicurezza insieme con un semplice movimento delle labbra. La coppia Douglas/Zeta-Jones non conferisce particolare glamour a un film corale.
Quattro Oscar: regia, sceneggiatura, montaggio e, come già detto, Benicio Del Toro.
A Washington il granitico giudice Robert Wakefield (Michael Douglas) impegnato in contatti politici ad altissimo livello, sposato alla dolce moglie Barbara (Amy Irving), è nominato coordinatore federale antidroga dell'Ohio: si accorge solo troppo tardi che il nemico è in casa visto che la figlia adolescente Carolyne è entrata nel tunnel, arrivando a prostituirsi per procurarsi le dosi per bucarsi. Che dolore!
A San Diego, in California, lo stile di vita patinato di una famiglia alto-borghese nasconde una realtà terribile. Proprio lo stimato padrone di casa, Carlos Ayala (Steven Bauer) è il capo del commercio illegale, pronto a eliminare senza pietà chiunque incroci il suo cammino. Finito in manette (incastrato in fase processuale da un testimone eccellente) l'insospettabile e spietato mega importatore di coca sarà l'ignara (in un primo momento) moglie incinta Helena (Catherine Zeta-Jones) a proseguire, con sorprendente senso per gli affari (sporchi), il redditizio lavoro del consorte.
Al di là del confine, in Messico, è lotta all’ultimo sangue tra "cartelli rivali", investigatori corrotti e semplici poliziotti, tra cui i piedipiatti Javier Rodriguez (Benicio Del Toro) e il collega Manolo Sanchez che cercano disperatamente di non farsi travolgere. Un intrigo allucinante, che converge verso un unico punto: la battaglia di poche persone, ancora inspiegabilmente e testardamente oneste, contro la marea montante del Male, tra pressioni e tentazioni.
Ohibò, dirige il gioco il losco generale Salazar (Tomas Milian) in combutta proprio con i cartelli della droga che dovrebbe sgominare.
Eccellente poliziesco, un film di denuncia, del dotato Steven Soderbergh, che intreccia con grande e virtuosistica abilità tre storiacce di droga e dolore.
Soderbergh gira "sporco", con molta camera a mano, come se il film fosse un susseguirsi di servizi di un "tg". Colori che cambiano a seconda dei luoghi (le scene messicane sono riprese in ocra; in blu nel pezzo meno intenso ma più doloroso, quello con MIchael Douglas) improvvise esplosioni di violenza, rari lampi di luce, riuscendo a tenere sempre alta la tensione.
Si avvale della forte presenza scenica di un Benicio del Toro (oscar) capace di esprimere dolore e sicurezza insieme con un semplice movimento delle labbra. La coppia Douglas/Zeta-Jones non conferisce particolare glamour a un film corale.
Quattro Oscar: regia, sceneggiatura, montaggio e, come già detto, Benicio Del Toro.
CATHERINE ZETA JONES PICTURES
L'attrice Catherine Zeta Jones: quarant'anni e due figli, nati dall'unione con Michael Douglas.
Nessuno però lo avrebbe detto dopo aver visto gli scatti fotografici pubblicati per la rivista americana 'Allure'.
Catherine Zeta Jones nell'occasione si mostra nuda e sensuale come sempre davanti all'obiettivo della macchina fotografica.
La bella attrice ha recuperato la forma migliore per il musical di Broadway 'A Little Night Music', che è stato in cartellone fino a poco tempo.
Con queste bei primi piani dimostra, senza ombra di dubbio, che la sua bellezza è naturale ed elegante.
Nessuno però lo avrebbe detto dopo aver visto gli scatti fotografici pubblicati per la rivista americana 'Allure'.
Catherine Zeta Jones nell'occasione si mostra nuda e sensuale come sempre davanti all'obiettivo della macchina fotografica.
La bella attrice ha recuperato la forma migliore per il musical di Broadway 'A Little Night Music', che è stato in cartellone fino a poco tempo.
Con queste bei primi piani dimostra, senza ombra di dubbio, che la sua bellezza è naturale ed elegante.
PRIMA TI SPOSO POI TI ROVINO
Los Angeles. Il rinomato e brillante avvocato divorzista Miles Massey (George Clooney) perde subito la testa per l'ambiziosa Marilyn Rexroth (Catherine Zeta-Jones), donna che nutre un'autentica vocazione per il denaro che accumula collezionando, come figurine, mariti milionari.La bella è la moglie, in attesa di buonuscita milionaria, di un suo danaroso cliente fedifrago.
Contravvenendo ad ogni regola deontologica, il principe del foro l'invita a cena, per saggiare di che pasta è fatta, al di là delle belle curve.
Vinta la prima battaglia in aula con un abile ribaltamente di responsabilità, il legale se la ritrova davanti, fresca moglie di un petroliere texano (Billy Bob Thorton).
Che impagabile imbrogliona, signora mia. Ti sposo.
Poi le soccombe e poi la redime,si redime, irrimediabilmente.
PRIMA TI SPOSO POI TI ROVINO è una frizzante commedia sentimentale dei fratelli Coen, una commedia feroce che mette alla berlina il sistema giudiziario americano e la classe alto-borghese, quella annoiata intorno ad asettiche piscine "depurate" da poco opportuni amanti.
Si avviano così le pratiche di divorzio,si organizzano cinicamente strategie post-matrimoniali dove gli avvocati drammatizzano persone e azioni con l'unico scopo di vincere, vincere e vincere.
Massey, allora, costruisce davvero la sua perfettissima storia, anticipando successi e sconfitte del cuore,il suo, fino allo scivolare sul versante rosa e quindi al romanticissimo epilogo sulle labbra Marilyn.Di contro dialoghi non proprio al massimo dei giri e troppe macchiette.
Catherine Zeta-Jones incantevole, pur in una recitazione che non va oltre il minimo sindacale.
LA MASCHERA DI ZORRO
California. Nel 1822, quando la California spagnola sta per diventare provincia messicana, il nobile Diego de la Vega (Anthony Hopkins), invincibile raddrizzatore di ingiustizie e corruzioni con la maschera e la spada di Zorro (“volpe” in spagnolo), è arrestato e messo in galera, per vent'anni, dal governatore spagnolo Don Rafaele Montero (Stuart Wilson) che non solo gli ammazza la moglie Esperanza ma gli rapisce anche la bella figlia Elèna (Catherine Zeta-Jones), convinta che il marrano sia il suo vero padre, portandosela con sé in Spagna.
Nel 1842, evaso dal carcere, l'ormai vecchio spadaccino, per vendicarsi, addestra alla scherma, alle acrobazie e, cosa più difficile, alle buone maniere della nobiltà (“Un gentiluomo è qualcuno che dice una cosa e ne pensa un'altra.”) il giovane bandito proletario Alejandro Murrieta (Antonio Banderas), trasformandolo in un secondo Zorro.
Metti la maschera e vai, figliolo.
Il finto damerino farà scintille a palazzo, conquistando anche la miss.
LA MASCHERA DI ZORRO è un coloratissimo e movimentato kolossal avventuroso, l'antico cappa e spada rispolverato con grande senso dello spettacolo dal regista Martin Campbell.
Fondata sulla figura del doppio (due Zorro, due “cattivi”, due banditi, due vendette), mescola con divertita e divertente sagacia gli ingredienti del romanzo d'appendice ottocentesco, i marchingegni avventurosi di Johnston McCulley, inventore di Zorro (1919) e, a sua volta, debitore verso la Baronessa Orczy e la sua Primula Rossa (1905), le citazioni dei vecchi film di Niblo (1920) e di Mamoulian (1940), gli aggiornamenti pirotecnici alla SUPERMAN alla JAMES BOND.

Ne viene fuori un film scattante e baldanzoso che ha il merito di durare più di due ore senza stancare.
Antonio Banderas salta come un trapezista dai lampadari ai balconi per rovinare la fiesta al cattivo di turno.
Se però in premio c'è la sensuale Catherine Zeta-Jones, il faticoso lavorio è sicuramente ricompensato.
Nel 1842, evaso dal carcere, l'ormai vecchio spadaccino, per vendicarsi, addestra alla scherma, alle acrobazie e, cosa più difficile, alle buone maniere della nobiltà (“Un gentiluomo è qualcuno che dice una cosa e ne pensa un'altra.”) il giovane bandito proletario Alejandro Murrieta (Antonio Banderas), trasformandolo in un secondo Zorro.
Metti la maschera e vai, figliolo.
Il finto damerino farà scintille a palazzo, conquistando anche la miss.
LA MASCHERA DI ZORRO è un coloratissimo e movimentato kolossal avventuroso, l'antico cappa e spada rispolverato con grande senso dello spettacolo dal regista Martin Campbell.
Fondata sulla figura del doppio (due Zorro, due “cattivi”, due banditi, due vendette), mescola con divertita e divertente sagacia gli ingredienti del romanzo d'appendice ottocentesco, i marchingegni avventurosi di Johnston McCulley, inventore di Zorro (1919) e, a sua volta, debitore verso la Baronessa Orczy e la sua Primula Rossa (1905), le citazioni dei vecchi film di Niblo (1920) e di Mamoulian (1940), gli aggiornamenti pirotecnici alla SUPERMAN alla JAMES BOND.

Ne viene fuori un film scattante e baldanzoso che ha il merito di durare più di due ore senza stancare.
Antonio Banderas salta come un trapezista dai lampadari ai balconi per rovinare la fiesta al cattivo di turno.
Se però in premio c'è la sensuale Catherine Zeta-Jones, il faticoso lavorio è sicuramente ricompensato.
ENTRAPMENT
Londra. Solo il maturo, inafferrabile e solitario asso nel furto di opere d'arte Robert "Mac" Dougal (Sean Connery) può aver sgraffignato quel sorvegliatissimo Rembrandt a New York.La seducente agente delle assicurazioni Virginia "Gin" Baker incontra il marpione prossimo alla pensione con il proposito di incastrarlo.
Ma lo stagionato e fascinoso Arsenio Lupin la convince a mettersi in combutta con lui e, per allenarla all'arte del furto con destrezza, la porta nel suo castello in Scozia.
La nuova coppia ruba un'antica maschera cinese al museo di Bedford, poi mette a punto il colpo del millennio che sta per finire: l'obbiettivo da otto milioni di dollari è nelle inaccessibili Torri Gemelle di Kuala Lumpur.
Rocambolesche avventure eurasiatiche dirette da Jon Amiel in un film aggrovigliato nell'intreccio, zavorrato dalle continue manfrine sentimentali, che mescola il vecchio romanticismo delle commedie giallo-rosa su coppie in conflitto (Tracy-Hepburn, Bogart-Bacall), la strepitosa e acrobatica inverosimiglianza di James Bond e il dispiego della tecnologia digitale negli effetti speciali, utilizzate specialmente nelle scene d'azione.
Governa con sagacia, come dice il titolo (“Intrappolamento”), il tema dell'ambiguità (chi dei due manipola, imbroglia, tradisce l'altro?) e amministra con pudore la latente dimensione erotica e la stoica senilità dell'eroe.
Sean Connery ha il buon gusto di frenare gli assalti alla florida Catherine Zeta-Jones,ex ballerina e cantante, che non è soltanto bella, fingendosi un gattone innamorato ormai in pace coi sensi.
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