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THE AMERICAN

Svezia. Dopo essersi spupazzato tra le nevi una bella vichinga, la fa secca con altri due, lo spietato killer Jack (George Clooney).

Con i tre cadaveri sul groppone, si rifugia in uno sperduto paesino dell'Abruzzo grazie al suo datore di lavoro Larry.

Jack, nel dubbio e sentendosi braccato, prova a non risultare reperibile neanche per lui.

Un giorno però, chiamandolo da un telefono pubblico per annunciare la chiusura della sua carriera da killer, si sente fare la proposta per l'ultima missione.

Dovrà costruire e montare un fucile ad alta precisione che però non sarà lui a dover utilizzare.

Intanto, mentre si guarda di continuo alle spalle quando va su e giù per le strade scoscese di Castel del Monte, conosce la bella squillo rossa Clara (Violante Placido).

Scapperesti con me?

Ma chi è la misteriosa bionda Mathilde con cui si allena al tiro al bersaglio in mezzo al fiume? Perchè è lì? Chi è la vittima designata?.

THE AMERICAN è un thriller intimista e panoramico, tecnicamente valido, in antitesi ai film fracassoni e adrenalinici di moda oggi ma che... un po' li fa rimpiangere, per via del ritmo lento e cadenzato.

George Clooney, con il faccione nella prima parte incorniciato da un'aristocratica barbetta, fa il suo ma non può inventarsi miracoli, mentre Thekla Reuten, con i vestitini incollati alle forme, attizza.

Insomma il thrilling pende più dalla parte della monotonia che della suspence.

Senza dimenticare la figlia d'arte Violante Placido disposta a mostrarsi, per nostra fortuna, come mamma (e papà Michele) l'ha fatta in un paio di scene ad alto tasso erotico.

Purtroppo, in definitiva,  l'Italia si conferma terra di mignotte (dal cuor d'oro), preti (invadenti) e processioni (immancabili).

LA SOTTILE LINEA ROSSA

Guadalcanal, Sud Pacifico, novembre 1942. Il ruvido colonnello Tall (Nick Nolte) è perplesso: come mai i giapponesi non hanno sparato neanche un colpo durante lo sbarco delle truppe a stelle e strisce?

Semplice, i musi gialli si sono asserragliati in cima alla collina.

Venite a prenderci, sembrano dire, mentre osservano i nemici che avanzano con cautela.

Nel plotone di marines guidato dal cinico sergente Welsh (Seahn Penn) si è infiltrato il disertore pentito Witt (Jim Caviezel), ma è un suicidio arrampicarsi lassù per conquistare la postazione, come fa notare il prudente capitano Staros (Elias Koteas) all'ambizioso superiore, vista la natura del terreno.

Si ritenga destituito, e ora all'assalto, miei prodi.

LA SOTTILE LINEA ROSSA è un crudele e prolisso dramma militar pacifista del redivivo Terrence Malick (ha girato il film dopo una sosta di vent'anni esatti nda), che mette i brividi con gli orrori della guerra.

Inutile ricordare che Guadalcanal fu la battaglia più difficile e cruenta della guerra nel Pacifico, per la natura del terreno, per l'importanza strategica attribuita a quella piccola isola, per la resistenza suicida dei soldati del Sol Levante.

Purtroppo si disperde cercando di star dietro ai troppi personaggi e riesce ad irritare nella pedante lezione di morale impartita dalla voce fuori campo.

Il regista, che dirige con uno stile personalissimo, traduce il pensiero dei soldati, ed ecco discorsi astratti sul bene e sul male, sull'amore, sul destino, tutto questo in mezzo alle battaglie.

Il cast, straricco, funziona benissimo, con interpretazioni che, quando non sono strepitose, mai sono meno di ottime.

Pellicola, infatti, di facce straordinarie, di sguardi intrisi di paura e smarrimento, di urla straziate di dolore profondo, di gesti piccoli e esagitati perfettamente inseriti nel momento e nel contesto.

John Travolta e George Clooney fanno una comparsata lasciando le rogne al magnifico Sean Penn e al sorprendente John Caviezel.

CONFESSIONI DI UNA MENTE PERICOLOSA

New York, anni sessanta. L'ostinato creatore di programmi tv Chuck Barris (Sam Rockwell), che cornifica la rassegnata Penny (Drew Barrymore), arriva al vertice degli ascolti con "Il gioco delle coppie" e "La corrida".

Quand'ecco palesarsi all'orizzonte il mellifluo agente della CIA Jim Byrd (George Clooney): ti va, quando sei in trasferta, di ammazzare nemici della Patria per conto nostro?

CONFESSIONI DI UNA MENTE PERICOLOSA è un bizzarro e contorto giallo del debuttante (come regista) George Clooney (presente di striscio con un paio di baffoni nda), una storia che può essere letta anche in ottica anti tv spazzatura, visto che rievoca la nascita della tv trash abbinandola ai "lavori sporchi" dei servizi segreti

Ne viene fuori una brillante ricostruzione della (doppia, a detta dell'autobiografia) vita del più noto creatore di programmi e conduttore che la televisione americana ricordi, ma sopratutto un ottima caratterizzazione psicologica di un personaggio dalla personalità borderline sempre sospeso tra realtà ed immaginazione, interpretato dal bravissimo Sam Rockwell (nervoso ed ambiguo, espressivo e potente, spicca su un validissimo cast).

Il film si segnala per la bella sceneggiatura e la regia molto personale.

Da vedere. Anche se alla fine rimane una domanda: per quale motivo la CIA avrebbe dovuto assumere l'uomo che ha inventato "Il gioco delle coppie"?

THREE KINGS

Deserto iracheno, marzo 1991. La tecnologica-mediatica Guerra del Golfo è finita. L'armistizio è stato firmato. I marines festeggiano.

Mentre le truppe americane si preparano a smobilitare, dalle chiappe di un prigioniero spunta una rudimentale mappa di un bunker.

E' il tesoro che Saddam ha razziato in Kuwait, mormora il rude capitano Archie Gates (George Clooney), prendiamocelo.

Così con i sergenti Troy Barlow (Mark Wahlberg), Chief Elgin (Ice Cube) e il soldatino Vig (Spike Jonze) decide di mettersi in caccia dei favolosi lingotti d'oro.

Macchè disertori, approfittando della confusione generale, con la jeep stasera siamo già di ritorno.

Senonchè lungo il cammino nel deserto i quattro si rendono conto della condizione estrema in cui una guerra, a difesa degli interessi Usa, ha messo la popolazione irachena. Che non ama Saddam ma non può amare neppure gli americani che scaricano bombe, ma poi abbandonano uomini, donne e bambini a un destino di morte.

Questo cambia il loro modo di vedere le cose proclamandosi difensori del popolino oppresso. Senza dimenticare il "tesoro".

THREE KINGS è una pellicola interessante perché anomala, tambureggiante e spettacolare film a mezza strada tra guerra ed avventura, che il montaggio di David O. Russell rende ancora più frenetico.

La denuncia civile (gli oppositori del dittatore abbandonati dall'incomprensibile scelta di Washington. Bush padre inspiegabilmente non finì il lavoro nda) fa leva su primi piani raccapriccianti, ma il tono scanzonato li rende meno crudi.

Pur non perdendo mai di vista la "moralità". Esplosioni, scazzottate, battute anche pesanti non sono mai solo al servizio del puro entertainment, ma sollevano il dubbio (pesante) che non ci siano più (ammesso che ci siano mai state) guerre "giuste".

Ferite, botte e polvere non intaccano il sorriso strafottente del bel George Clooney.

SYRIANA

Beirut. Mentre cento lavoratori pakistani perdono il posto presso i pozzi di petrolio di un emirato arabo rilevato dai cinesi, è in Libano per organizzare un attentato al principe ereditario arabo Nasir Al-Subai, il maturo e in disgrazia agente della Cia Bob Barnes (George Clooney), rapito e presto liberato, non prima di atroci torture, ma senza che abbia aperto bocca.

Il mancato bersaglio, scavalcato nella corsa al trono dall'inetto fratello, assume come consulente l'analista del mercato petrolifero Bryan Woodman (Matt Damon), ancora sconvolto dalla tragica morte del suo primogenito in una piscina di Marbella.
Cosa che ha spinto la moglie Julie (Amanda Peet) a rientrare in America con il bimbo più piccolo.

Intanto un piccolo businessman texano si assicura inspiegabilmente l'ambito mercato del Kazakhstan mentre un abbottonato avvocato afroamericano viene incaricato di indagare sul merger della sua compagnia con un gigante del petrolio.

Bum!!!!!!!!!!!!!!

SYRIANA, è un aggrovigliato thriller politico a scomparti multipli, incentrato sul rapporto tra terrorismo internazionale, politica estera americana e industrie petrolifere e basato sulle memorie di Robert Baer, ex agente della Cia impegnato nella lotta al terrorismo.

Ci sono petrolieri texani e petrolieri cinesi. Ci sono terroristi e agenti della Cia. Ci sono re e principi arabi, grandi studi legali, ayatollah, membri del congresso statunitense, militanti di Hezbollah, che il regista sballotta su e giù per il mondo, senza risparmiare personaggi (qualche spettatore perderà presto il filo nda).

Nel calderone che ribolle di petrolio si agitano conflitti sociali, fermenti religiosi, doppi e tripli giochi, corruzione da far impallidire i nostri burocrati. Il regista ha l'indubbio merito di non voler a tutti i costi sostenere una tesi o dare già la propria versione dei fatti.
Non esistono buoni o cattivi, non esistono vincitori o vinti, ma soltanto una condizione di perenne conflitto determinata da interessi economico-politici.

La "morale" è sintetizzata nelle parole di un personaggio, che dice: "La corruzione è l'intrusione del governo con le sue regole nei rendimenti del mercato. La corruzione ci tiene al sicuro e al caldo. La corruzione è la ragione della nostra vittoria".

George Clooney, barbuto ed ingrassato, si merita un Oscar come attore non protagonista, oltre che la medaglietta di attore dall'interesse verso il cinema socialmente impegnato.

Condivisibile. L'Oscar, dico.

PARADISO AMARO

Hawaii (Usa). E' affranto il ricco avvocato Matt King (George Clooney), fiduciario di una vasta proprietà di terra vergine nell'isola per conto dei discendenti (The Descendants) di una famiglia hawaiano-americana radicatasi nell'archipelago 150 anni prima: il coma della moglie Liz, dopo l'incidente in mare, è irreversibile.

Non resta che staccare le macchine che la tengono ancora in vita.

Piange la piccola Scottie; l'altra figlia, l'adolescente ribelle Alexandra (Shailene Woodly), sulla via della ribellione più spinta, lo gela: papà, la mamma ti tradiva.

Da anni troppo concentrato sul suo lavoro, l'uomo si ritrova con due figlie che ormai non conosce e con il dolore che ben presto si trasforma in frustrazione. Il marito tradito e disperato si lancia allora alla ricerca dell'amante della sua sfortunata consorte...

E intanto vendo o no la mia striscia milionaria di paradiso?

PARADISO AMARO diretto da Alexander Payne è un ruffianissimo melodramma sentimental-turistico, che mescola i tormenti di un uomo, che sembra disperato più per le corna che per la perdita della compagna, e in crisi per le incomprensioni con le sue due ragazzine.

Certamente originale e veritiero il messaggio di partenza: vivere in un paradiso naturale come le Hawaii non ti mette al riparo dalle tragedie umane.

L'attonito George Clooney, quasi sempre agghindato in ciabatte, camiciola e bermuda, arraffa un Golden Globe.

Meritato, tutto sommato, visto che per la sua prova non ricorre al suo consolidato appeal e carisma. Insomma, fa l'attore.

L'ultima fiamma di George Clooney: Stacy Keibler

Innumerevoli tappeti rossi per George Clooney al fianco di  Stacy Keibler, coppia che appare sempre più affiatata, complice e sorridente ad ogni uscita pubblica.

La coppia ha anche sfilato sul red carpet del Beverly Hilton Hotel per la 15esima edizione dell'Hollywood Film Awards Gala.

L'ex wrestler è ormai una presenza fissa al fianco dell'attore americano ad ogni red carpet.

 Da Parigi a New York a Londra, la 31enne di Baltimora ha accompagnato George in tutte le anteprime del suo ultimo film, The Descendants la pellicola diretta da Alexander Payne in cui il divo interpreta un padre alle prese con le due figlie adolescenti dopo che la moglie è entrata in coma.

Qui propongo qualche scatto che testimoniano la spettacolare e statuaria bellezza di Stacy Keibler.



TRA LE NUVOLE

Ryan Bingham (George Clooney), uomo affascinante, lavora per una compagnia che lo "affitta" ad altre compagnie: per mestiere, con un minimo di buone maniere, licenzia.

Licenzia ovviamente anche dipendenti d'aziende, che vogliono così rimanere sanissime. I francesi lo chiamano "nettoyage par la vide" (pulizia grazie al vuoto).

Così lui incassa, oltre alla paga, gli insulti dei non più pagati.

E' chiaramente il migliore: anni di esperienza, capacità di cogliere al volo ciò che è necessario fare per limare la reazione del licenziato.

Vive d'albergo in albergo, d'aereo in aereo, ha una casa asettica, ha imparato ogni astuzia per guadagnare punti e volare gratis, ha addomesticato il disagio di dare dolore, s'è fatto una ragione dell'essere randagio.

E' il promotore di una filosofia di vita secondo la quale tutto ciò di cui si ha bisogno per vivere deve entrare in un bagaglio a mano, non ha famiglia né strette relazioni interpersonali ed ha un sogno: raggiungere i dieci milioni di miglia in volo.

Due elementi portano scompiglio in questa vita ordinata e dai colori "da giacca e cravatta": Natalie, una giovane neolaureata che ha convinto il suo capo che viaggiare è dispendioso e si può benissimo licenziare in videoconferenza, minacciando di riportare Ryan a terra.

Proprio quando il nostro ha da poco incontrato Alex Goran (Vera Farmiga), una trentenne che pare la sua fotocopia al femminile, così orgogliosamente sola da fargli venir voglia di non esserlo più.

Insomma gli ridà speranza...

Deliziosa commedia TRA LE NUVOLEdel regista canadese Jason Reitman è stato il miglior film dell'ultimo Festival di Roma, una storia piena di brio e malinconia.

Reitman punta sull'umorismo involontario (il migliore) nella vita d'azienda (la peggiore).

Al cinema americano odierno non manca la capacità di far (sor)ridere e i suoi sceneggiatori la capacità di far pensare (sor)ridendo, nel caso con personaggi particolarissimi eppure richiamanti il banale quotidiano.

Bella ed azzeccata la scelta delle musiche (da 'This Land Is Your Land' che ci catapulta all'attualità dai titoli di testa a "Up in the air" dei titoli di coda), e della fotografia, limpida e pulita.

George Clooney, che ha imparato a scegliere tra i film minori (come investimento produttivo) nei quali si può credere, qui non si limita a fare il comprimario, come nel già sufficientemente apprezzabile L'UOMO CHE FISSA LE CAPRE: qui è protagonista e che protagonista, simile più ai personaggi di Cary Grant che a quelli di Clark Gable; un Cary Grant odierno, più pratico che distinto, più gelido che scettico, più solo che solitario.

Insomma l'attore americano fa capire una volta di più che per certi ruoli lui è in pole position. Accanto a lui una Vera F(arm)iga che lascia il segno e una giovane che ricorda la Hathaway pradiana.


vera farmiga naked



Il contenuto, dolceamaro, con diverse sottolineature intelligenti, come dicevamo, e qualche furbata dolciastra, è ancora oggi di stringente attualità visto come la crisi economica ha colpito duro negli Usa.

Un aumentato bisogno di veridicità ha fatto sentire il bisogno di portare in scena un contesto attuale e una ventina di disoccupati veri, mescolati agli attori professionisti, ma non per questo distinguibili.

E alla fine della visione ci rimane solo la domanda in canna su quale sia il vero obiettivo della pellicola: satira sociale, esaltazione dei valori tradizionali, spaccato della crisi economica americana?

SOLARIS

Usa. Stanno accadendo cose inspiegabili e ho bisogno che tu venga sulla stazione Prometeo, mormora via video dalle galassie il preoccupato dottor Gibarian allo psicologo Chris Kelvin (George Clooney).

Oplà, un balzo in alto con la tuta da astronauta e il soccorritore si trova sulla stazione spaziale suddetta orbitante intorno a Solaris.
Ma nell'avanposto tra le stelle, con due scienziati sopravvissuti a delle morti violente, scopre che il supplicante si è ucciso, come del resto, molto tempo prima, l'amata moglie Rheya (Natascha McElhone), del cui suicidio egli continua a sentirsi responsabile.

Mentre inizia ad indagare sugli strani comportamenti degli scienziati sopravvissuti, cade anch'egli vittima dell'influenza esercitata dal pianeta misterioso che ha il potere di materializzare i ricordi. Così, si ritrova accanto, nel letto, la sempre rimpianta moglie.

In un primo momento, Calvin prova a disfarsi della donna, ma poi l'accetta e la vuole tenere con sé. Continui flashback ricostruiscono l'amore fra i due, in un montaggio alternato fra la storia del passato sulla terra e quella del presente nello spazio.

Ma quale tremendo segreto è racchiuso attorno al misterioso pianeta che ha la forza di materializzare l'inconscio degli umani? Boh!!!!

SOLARIS è un farragginoso dramma di fantascienza avvolto nelle pseudofilosofiche domande, rifacimento dell'omonimo film del russo Andrei Tarkovskij di trent'anni prima, realizzata da Steven Soderbergh allontanandosi dal modello originale che viene assunto solo come spunto iniziale

L'interrogativo di fondo che accompagna il film è se sia possibile ritoccare ciò che è già avvenuto, oppure se siamo condannati a ripetere, con le stesse persone, sempre i medesimi errori.

La risposta è nel filone della fantascienza che discende da "2001: Odissea nello spazio", a cui Solaris rende omaggio anche visivo, fin dalle sequenze dell'avvicinamento della navicella di Klein alla stazione spaziale.

Per la costruzione di Prometeo lo scenografo Philip Messina si è invece ispirato a una vera stazione spaziale in orbita intorno alla Terra, esaltando luci fredde e toni spettrali.

Con l'intrusione di un paio di nudi (non full frontal, quindi purtroppo, almeno per gli amanti del genere, soltanto di schiena) di George Clooney, rapidi lo spazio di pochi secondi ma preziosissimi per il tam tam.

La sceneggiatura però si rivela un po' troppo cerebrale finendo per annoiare lo spettatore nonostante il contesto molto curato, ma freddo come gli spazi siderali, e le buone interpretazioni degli attori.

DAL TRAMONTO ALL'ALBA

Abilene (Texas). Dopo una sanguinosa rapina in una banca (ne hanno ammazzati otto), gli spietati fratelli Seth (George Clooney) e Richard Gecko (Quentin Tarantino) prendono in ostaggio un' atterrita donna, violentata e uccisa alla prima sosta, per filare verso il Messico.

Per farla franca al confine, sequestrano il pastore disilluso Jacob Fuller (Harvey Keitel) che viaggia in camper con i due figli, la nevrotica Kate (Juliette Lewis) e il fratello più piccolo e, nascondendosi nel camper riescono ad attraversare la frontiera.

L'appuntamento con il boss Carlos è al locale “Titty Twister”, il topless bar della seducente Santanico Pandemonium (Salma Hayek), dove, dal tramonto all'alba, gli avventori di passaggio sono il piatto forte per vampiri assetati di sangue. Umano.
E le cinque forze fresche fanno gola a molti.

DAL TRAMONTO ALL'ALBA è un delirante horror grottesco diretto da Robert Rodriguez su una vecchia sceneggiatura di Quentin Tarantino che rappresenta una vera sagra del tarantinismo più trash, in altalena tra la parodia cinica e l'estasi del pecoreccio.

L'epilogo (quasi 30´) è una strage tremenda con teste mozzate, arti squartati, contagi orripilanti, metamorfosi trucide e un'orgia di effetti speciali.
Un volo finale in dolly della cinepresa svela il mistero.

Un concentrato pulp la cui trovata più rilevante è quella che, lasciata a mezza via la pista gialla, imbocca di botto quella horror, dando luogo a una contaminazione dei generi (si va dal gangster al grottesco fino allo splatter), a un fumettaccio nero che ricorda le produzioni di serie C degli anni ’70 e che non si risparmia né umorismo di cattivo gusto, né succo di pomodoro e protesi in lattice nel finale horror.

E poi l'ingresso di Salma Hayek.

Certamente il ballo della bella e seducente attrice messicana nelle vesti di Satanico Pandemonium, nella scena cult del film, è una delle cose più sensuali mai viste nella storia del cinema.

Come non ricordare l’affascinante Salma che si esibisce in una danza sui tavoli del locale più folle del pianeta terra, sfoggiando un costumino color porpora.
Con lei, un pitone albino che si fonde e confonde con le sue forme gradevolmente giunoniche.

L’apice dell’erotismo viene raggiunto quando la Hayek attraversando i tavoli del locale raggiunge quello dove è seduto Tarantino, e lì lascia dolcemente colare la bevanda dalle cosce fino alla bocca del buon Quentin.

Da infarto.

L'UOMO CHE FISSA LE CAPRE

Kuwait City, 2003. Cornificato e abbandonato dalla moglie, il pavido ed impacciato giornalista Bob Wilton (Ewan McGregor) è arrivato in terra mediorientale a caccia dello scoop della vita, nel tentativo disperato e maldestro di attirare l'attenzione della fedifraga consorte.

In loco incontra lo stralunato marmittone Lyn Cassady (George Clooney), soldato Jedi (?) e monaco guerriero appartenente alla New Earth Army, una segretissima unità sperimentale dell'esercito americano che vuole "combattere" le guerre armata solo di poteri psichici, il flower power.
Tanto da essere in grado di attraversare i muri e di fermare con lo sguardo il cuore di una capra, abili nel leggere nel pensiero del nemico e nel dissolvere le nuvole nel cielo con la sola intensità dello sguardo.

Strada facendo, tra rapimenti e vagheggiamenti, il giornalista e il soldato s'imbattono proprio, nel fondatore dell'esercito hippy, il folle e "stupefacente" reduce del Vietnam, l'alto ufficiale con codino Bill Django (Jeff Bridges), che presta la sua opera in una base militare nel deserto iracheno, diretta dall'esaltato in divisa Larry Hooper (Kevin Spacey).

Accolto tra le sue fila il giornalista, iniziandolo al lato nobile della Forza, alla fine il pennivendolo scriverà il suo articolo e ristabilirà l'equilibrio nella Forza.

Ispirato (forse) a un'incredibile storia vera e trasposto (innegabilmente) dal libro di Jon Ronson, L'UOMO CHE FISSA LE CAPRE, diretto dall'esordiente Grant Heslov, che si aggira, a quarant'anni di distanza, dal'impagabile "M.A.S.H" di Altan, è una commedia antibellica demenziale, dissacrante e ambiziosa (e, in qualche passaggio, anche un tantino noiosa).

Non molte, in verità, le battute divertenti, troppi i tempi morti e risaputa la satira contro i guerrafondai, in primis georgedabliubush.

Bravissimi comunque i caricaturali interpreti, tutti perfettamente in parte e ad alta densità burlesca, a cominciare da George Clooney, barba lunga e aria svagata, che si muove bene tra parodie, dialoghi new age, giochi linguistici, citazioni e filosofia "star wars".

UN GIORNO, PER CASO

New York. Lei, l'architetto non ancora in carriera Melanie (Michell Pfeiffer), e lui, il giornalista Jack (George Clooney), si incontrano inutilmente trafelati davanti allo scuolabus: il pullman della gita scolastica è già partito.

Entrambi divorziati, con figlio unico e pestifero a carico: e adesso a chi affidiamo i nostri piccoli, si chiedono i due sconosciuti che in mattinata hanno due appuntamenti decisivi per le loro carriere. La mamma deve consegnare un grosso progetto; al papà manca l'ultima prova per incastrare il sindaco corrotto.

Bè, l'idea è questa: terremo i bambini un pò per ciascuno, cercando di far combaciare le loro esigenze con le nostre.
Hanno in comune il fascino, il telefonino, lo stress da lavoro, tra taxi e ritardi, la temporanea aggressività verso l'altro sesso, sebbene lui tenda a Peter Pan e lei a Capitan Uncino.
S'incontrano, bisticciano e finalmente combaciano, scoprendo di essere finalmente di essere fati l'uno per l'altra. Il tutto nel giro di un giorno a New York.

UN GIORNO, PER CASO è una piacevole e "pulita" commedia commedia sentimentale, non più ruffiana del dovuto, o del sopportabile, corredata di dialoghi brillanti e molto ben confezionata nelle frequenti schermaglie rosa.

Modellata sugli schemi e le coppie degli anni '50 (Tracy-Hepburn, Hudson-Day), la cosa funziona con garbo elegante e ritmo spiccio, grazie al simpatico George Clooney e all'incantevole Michelle Pfeiffer, bravi ad interagire con sapiente professionismo, tradizione e modernità.

LA TEMPESTA PERFETTA

Gloucester (Massachusetts), ottobre 1991. E' tornato troppo spesso a reti vuote il rude e piacente capitano (di peschereccio) dal leggendario fiuto, in verità un pò appannato, Billy Tine (George Clooney), che ora punta al colpo grosso, anche per invertire la rotta e la fortuna.

A bordo del peschereccio "Andrea Gail" prestano servizio in cinque, tra cui Bobby (Mark Whalberg) e Dale (John C. Reilly) sono i più affamati di quattrini, l'uno per pagare il divorzio, l'altro per mantenere la famiglia.

Solo in aperto Oceano Atlantico gli giunge l'informazione meteo che non ti auguri: un uragano in arrivo.

Eppure convince la ciurma: fidatevi di me e avanti.

Mentre su un'altra barca la terrorizzata (giustamente) collega Linda Greenlaw (Mary Elizabeth Nastrantonio) ammaina le vele, lui si tuffa impavida verso il pericolo.

Che pazzia. E buona fortuna (in bocca alla balena?)

Eccitante drammone marinaro lontano parente del filone catastrofico, ispirato ad una storia vera avvenuta proprio a fine ottobre del 1991 al largo di Gloucester, nel Massachussetts, e raccontata nell'omonimo best seller di Sebastian Junger.

Sei uomini morirono a bordo del peschereccio della storia, l'Andrea Gail, travolti dalla tempesta del titolo che si scatenò in Nord Atlantico, per il convergere e il sommarsi di tre fenomeni meteorologici di diversa natura e provenienza, un turbine di onde altissime e di venti velocissimi, appunto una immensa tempesta ( perfetta nel senso di assoluta, esemplare).

Il film gronda di retorica ed è gonfio di psicologia da supermercato (i "sei" vanno a pescare come si trattasse di un sortilegio per la vita e per la morte: simboli e metafore).

In realtà il film pilotato da Wolfang Petersen tra le onde anomale è solo una battuta di pesca vivacizzata dagli effetti specialissimi con onde di cento metri, barche, pioggia ed elicotteri nell'inferno.

Il contorno delle compagne eroiche dei pescatori è ridicolo: fanno sempre la stessa cosa, amano, lo dichiarano, poi si disperano, in ritornello.
Spettacolo puro assecondato dal fascino del nocchiero George Clooney.

PRIMA TI SPOSO POI TI ROVINO

Los Angeles. Il rinomato e brillante avvocato divorzista Miles Massey (George Clooney) perde subito la testa per l'ambiziosa Marilyn Rexroth (Catherine Zeta-Jones), donna che nutre un'autentica vocazione per il denaro che accumula collezionando, come figurine, mariti milionari.

La bella è la moglie, in attesa di buonuscita milionaria, di un suo danaroso cliente fedifrago.

Contravvenendo ad ogni regola deontologica, il principe del foro l'invita a cena, per saggiare di che pasta è fatta, al di là delle belle curve.

Vinta la prima battaglia in aula con un abile ribaltamente di responsabilità, il legale se la ritrova davanti, fresca moglie di un petroliere texano (Billy Bob Thorton).

Che impagabile imbrogliona, signora mia. Ti sposo.

Poi le soccombe e poi la redime,si redime, irrimediabilmente.

PRIMA TI SPOSO POI TI ROVINO è una frizzante commedia sentimentale dei fratelli Coen, una commedia feroce che mette alla berlina il sistema giudiziario americano e la classe alto-borghese, quella annoiata intorno ad asettiche piscine "depurate" da poco opportuni amanti.

Si avviano così le pratiche di divorzio,si organizzano cinicamente strategie post-matrimoniali dove gli avvocati drammatizzano persone e azioni con l'unico scopo di vincere, vincere e vincere.

Massey, allora, costruisce davvero la sua perfettissima storia, anticipando successi e sconfitte del cuore,il suo, fino allo scivolare sul versante rosa e quindi al romanticissimo epilogo sulle labbra Marilyn.

Di contro dialoghi non proprio al massimo dei giri e troppe macchiette.

Catherine Zeta-Jones incantevole, pur in una recitazione che non va oltre il minimo sindacale.

OUT OF SIGHT

Glades (Florida). E' finito dentro per l'ennesima volta il ladro gentiluomo(più di duecento rapine in banca non violente, tre arresti e altrettante evasioni) Jack Foley (George Clooney), ma stavolta decide di filarsela con un manipolo di galeotti.

Mentre il compare Buddy Bragg (Ving Rhames) lo aspetta fuori, arriva per un fortuito scherzo del destino l'attraente sceriffo federale Karen Scisco (Jennifer Lopez) che spara sugli evasi.

L'impaurito complice non trova di meglio che rinchiudere la bella donna di legge e l'improvvisato compagno nel portabagagli dell'auto.

Dopo il primo corpo a corpo l'attrazione è fatale, grazie alla forzata vicinanza, anche se lui non ne approfitta.

Le strade dei due si separano, perchè il ladro felpato progetta una rapina a Detroit con l'amico ritrovato.
E volete che non incocci di nuovo nell'amore a prima vista?

OUT OF SIGHT è un discreto poliziesco travestito da commedia romantica (o viceversa?) tratto dal romanzo "Fuori dal gioco" di Elmore Leonard e diretto da Steven Soderbergh, che si adatta alle regole del genere, cercando di smontarlo dall'interno con l'ironia, un'andatura decontratta e piccoli espedienti stilistici (fermi d'immagine, flashback inopinati, sconnessioni temporali, divagazioni), mettendo però in piedi una storia ingarbugliata e assurda sul versante dell'azione, riuscendo a dare il meglio nella parte rosa.

Parte decisamente casta nonostante la presenza dei due bellissimi (e anche bravini) George Clooney (eletto nel 1997 dalla rivista “People” come l'uomo più sexy dell'anno), a mezza strada tra Tyrone Power e Clark Gable, e Jennifer Lopez (il sedere più bello prosperoso di Hollywood).

OCEAN'S ELEVEN - FATE IL VOSTRO GIOCO

Las Vegas. Si è fatto quattro anni in cella l'elegante ladro Danny Ocean (George Clooney) ma non ha certo cambiato registro.

Ora si è messo in testa di ripulire la cassa strapiena di contante, che converge in un unico caveau, dei tre casinò dell’arrogante, straorganizzato e, alla bisogna, crudelissimo boss Terry Benedict (Andy Garcia), anche per una questione privata: gli ha soffiato la moglie Tess (Julia Roberts), di cui è sempre innamorato.

Quindi doppia vendetta e doppia goduria, se riuscisse il colpo.

Per l’impresa da 163 milioni di dollari vengono reclutati dieci “professionisti”, ognuno il migliore nel suo campo, tra cui l’amico Rusty (Brad Pitt) e il novellino Linus (Matt Damon).

Un minuscolo acrobata cinese sarà il grimaldello per penetrare nel caveau.

OCEAN'S ELEVEN - FATE IL VOSTRO GIOCO è una elegante e stilisticamente impeccabile commedia poliziesca diretta dal regista Steven Soderbergh, ex ragazzo prodigio, che ha un buon ritmo, azione ed umorismo, anche se cade nella trappola dell’inverosimile.
La facilità con la quale gli scassinatori fanno fessi i guardiani sfiora quasi il ridicolo e i tanti big presenti nel cast sembrano lavorare al minimo sindacale (di impegno).


Julia Roberts è sempre bella, ma non bellissima, e Gerge Clooney gioca a fare il nuovo Clark Gable, munito com’è di fascino, simpatia e strafottenza.
In un cast estremamente maschilista ( e di ottimo livello) emerge sicuramente sugli altri.

Un buon film d'evasione.

THE PEACEMAKER

Washington. L' avvenente dottoressa Julia Kelly (una splendida Nicole Kidman), responsabile del settore nucleare (nel senso di armamenti atomici) della Casa Bianca, intuisce subito che non è stato un incidente il terrificante scontro tra due treni in una sperduta regione della Russia.

Viene subito assecondata dall'aitante ufficiale dei servizi segreti Thomas Devoe (George Clooney): è stata una messinscena per coprire il vero scopo. Fregare nientemeno che nove testate atomiche.

La reazione USA è efficiente e veloce, ma si recuperano soltanto otto ordigni.

Ma a che servivano queste testate nucleari?

Addirittura a far saltare Manhattan. Infatti il nono ordigno arriva in Bosnia e di lì con valigia diplomatica a New York per un attentato alla sede dell'ONU come protesta contro chi ha tollerato (e favorito?) la guerra nella ex Iugoslavia.

THE PEACEMAKER si snoda su una lotta convulsa contro il tempo, con aspetti da thriller geograficamente movimentato con un James Bond (Urali, confini con l'Iran, Vienna, Bosnia, Washington, New York), improbabile a livello logico, discutibile a quello ideologico (per il modo in cui sfrutta la tragedia della Bosnia), con troppi alti e bassi a quello narrativo.

In sintesi uno spettacolare kolossal fantapolitico, con dosi di spionaggio, avventura, poliziesco e una manciata di rosa. Il ritmo è frenetico e nasconde allo spettatore, avvinto come l'edera alla storia, le tante inverosimiglianze della trama, condita da un discreto livore anti-russo (o meglio, sovietico?).

Il simpatico George Clooney e la sensuale Nicole Kidman sono una coppia bellissima.

Sullo schermo, si intende.