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NEMESI

USA. Frank Kitchen (Michelle Rodriguez) è un killer infallibile, ma la scia di cadaveri che ha lasciato alle spalle ha in serbo per lui un doloroso contrappasso.

La rancorosa quanto brillante chirurga plastica Rachel Jane (Sigourney Weaver), infatti, lo fa rapire per vendicare la morte del fratello, ma anziché uccidere Frank, lo opera, a sua insaputa, per cambiargli sesso.

Dentro il corpo di una donna cercherà la sua vendetta.

NEMESI è un noir con più livelli di lettura. Certamente un film imperfetto e con qualche incongruenza di scrittura (in alcuni passaggi “gira” decisamente a vuoto, anche per una certa verbosità), eppure questa opera del veterano Walter Hill parte da un'idea originale che balla sul confine tra provocazione e volontà sincera di violare dei tabù.

Il budget risicato è evidente, così come l'approssimazione di alcuni raccordi logici: in primis la fumettizzazione di alcune scene, alla maniera del leggendario I GUERRIERI DELLA NOTTE - Director's Cut.

Quasi una firma autografa, apposta da Walter Hill per ricordare che si tratta di un suo film.
Anche solo per questa sua natura anarchica, antica, irriducibile, è opportuno sorvolare sulle sue enormi mancanze.

Che partono da una Sigourney Weaver che recita con il pilota automatico inserito. Vestendo inoltre i panni di un villain ultra-stereotipato, scienziata fredda come l'acciaio (chirurgico), per arrivare all'imbarazzante, discusso e discutibile, uso di protesi digitali sul corpo di Frank Kitchen.

Quasi un'irridente variazione sul tema di JOHNNY IL BELLO, anacronistica ed imperfetta. Ma necessaria, per comprendere che la vecchia scuola non si rassegna a morire.

Difficile stabilire dove si situi in NEMESI il confine tra provocazione e volontà sincera di violare dei tabù.



Ambiguo, sexy e ineffabile il corpo metrosexual (con annesse scene di nudo integrale) di Michelle Rodriguez, killer transgender suo malgrado.

ANCORA VIVO

Jericho (Texas), 1931. Il pavido sceriffo Ed Galt (Bruce Dern) assiste senza muovere un dito e ben retribuito alla faida infinita tra le gang dell'irlandese Doyle e dell'italiano Strozzi.

I due sono in acerrima e sanguinosa lotta per il ricco e profittevole contrabbando di whisky, proprio nell'epoca del proibizionismo.

Ed ecco che appare dalla polvere il taciturno e pistolero forestiero John Smith (Bruce Willis), che s'infila tra le due bande per mettere zizzania e guadagnare un pò di quattrini.

Nel frattempo salva la malcapitata donna del boss e fa strage di gangsters.

ANCORA VIVO è un cupo e violento poliziesco del veterano Walter Hill, avvincente rifacimento in versione gangster di PER UN PUGNO DI DOLLARI.

Nonostante gli abiti novecenteschi è chiaramente un western, assolato e polveroso.

La vicenda dello straniero taciturno e pistolero, impersonato da un Bruce Willis più accigliato che mai, non tralascia niente dalla sceneggiatura del capolavoro western sopracitato, compresa la torchiatura a sangue di cui rimane vittima.

Il nostro, che racconta la storia in prima persona, cerca di contrastare con l'ironia il devastante mitra del grande gigione bastardo Christopher Walken.

Piombo a volontà!

I TRASGRESSORI

Fort Smith, Arkansas (USA). Drizzano di colpo le antenne i pompieri (bianchi) Vince (Bill Paxton) e Don (William Sadler) davanti agli ultimi bisbigli del moribondo ustionato: c'è un tesoro in oro nascosto laggiù nell'Illinois.

I due partono all'istante e armati di piccone si precipitano nella fabbrica abbandonata.

E' un gioco da ragazzi legare come un salame il vecchio barbone nero Bradlee (ArtEvans) con dimora fissa proprio lì.

Un pò meno facile è fronteggiare gli spacciatori di droga portoricani James (Ice T) e Savon (Ice Cube) con relativa gang al seguito: quello è il loro quartier generale.

Accerchiati non possono che ripromettersi: venderemo cara la pelle!!!

Il giovane drogato Lucky è l'ostaggio che ci vuole. Anche se l'aiuto decisivo per salvarsi dall'assedio degli spacciatori armati fino ai denti arriverà dalla provvidenziale canna fumaria.

I TRASGRESSORI è un violento e rumoroso action poliziesco diretto da una mano importante. Trattasi di un film minore dell'invecchiato Walter Hill (I GUERRIERI DELLA NOTTE), che stavolta, rispetto ai capolavori delle decadi precedenti, vende fumo per arrosto, gettando troppi personaggi inutili nel pentolone in continua ebollizione, nel vano tentativo di rendere più pepata una zuppa inesorabilmente sciapa.

Nonostante le discrete premesse, l'ambientazione suggestiva, le facce giuste (specie il trio di assediati Evans-Paxton-Sadler) e un buon finale, si tratta di un assedio al fortino come se ne sono visti tanti e di migliori.

Un film inconcludente, inerte e per lunghi tratti statico, dove volano poche idee pochissime pallottole e moltissime parolacce.

Inoltre risulta penalizzato dall'ordinarietà di certi personaggi, soprattutto nel settore "cattivi" (si fa per dire, "buoni" non ce ne sono).

Proprio l'antipatia che accomuna tutti gli attori (nel cast ben due cantanti rap nda) evita allo spettatore la fatica di parteggiare per gli uni o per gli altri.

Tuttavia è un Hill al 100%: azione spiccia, dialoghi e ritmo sostenuti.

ANCORA 48 ORE

San Francisco. Finirà in galera per omicidio il manesco poliziotto Jack Castes (Nick Nolte), noto per i suoi modi sbrigativi, se entro due giorni non avrà acciuffato la primula rossa della droga, l'arrogante boss Iceman.

Nella caccia a una banda di spacciatori di droga, ne aveva ucciso uno. Il gangster ha sparato per primo, ma il poliziotto non è riuscito a provarlo ed è stato sospeso dal servizio.

L'unica via di salvezza per scagionarsi dall'accusa di omicidio è chiedere ancora una volta aiuto al furfante nero Reggie Hammond (Eddie Murphy), immancabilmente dentro, farlo uscire per le fatidiche quarantotto ore e mettersi in caccia insieme con lui.

Il mariuolo sulle prime manda a quel paese l'ex alleato, procacciatore di indimenticabili guai, poi è costretto dagli eventi a cambiare idea.

Che finimondo prima di riuscire a stanare l'anguillesco obbiettivo e a provare di aver agito secondo la legge.

ANCORA 48 ORE è lo stanco e rumorosissimo sequel di un film di successo. Nonostante ci sia ancora il bravo Walter Hill dietro la macchina da presa, il regista non poteva fare il secondo miracolo.

Troppo divertente, scanzonato e originale il primo.

Mentre è troppo palese il tentativo di replicare i canoni ed il successo del primo film, tanto che questo viene quasi pedissequamente riproposto mancando però della verve e dell'originalità dei caratteri.

Ne deriva un film mediocre e stereotipato da consigliare solo agli accaniti ammiratori del genere. Abbassare in anticipo il volume è la prima, indispensabile precauzione.

Eddie Murphy, che ride come un deficiente dall'inizio alla fine, è diventato caricaturale, oltre che insopportabile.

I GUERRIERI DELLA NOTTE

New York. Cyrus, autoelettosi capo spirituale, ha riunito nel Bronx tutte le gang giovanili più violente e rappresentative della città con un idea semplice semplice: prendere il controllo della città stessa. 

E visto che tutti insieme sono, numeri alla mano, una forza superiore alle forze di polizia, l' idea non sembra affatto peregrina...

Uno sparo e Cyrus e il suo sogno sono al tappeto: il fanatico Luther, a capo di una delle bande convenute al raduno (personaggio-chiave dal punto di vista ideologico), quella dei Rogues, ferocemente divorato da una follia anarchica, dopo aver sparato, nel trambusto immediatamente successivo all' accadimento, riesce a far ricadere la colpa sui Warriors, banda poco nota di Coney Island.

E' l'inizio di un  infiammante bracconaggio notturno fra i dedali planimetrici della trincea metropolitana. 

Senza il loro capo, ben presto ucciso per ritorsione, gli otto Warriors disarmati si trovano dietro le linee nemiche e dovranno riattraversare la metropoli, braccati da tutte le altre gang desiderose di sangue e dagli "elmetti" (la polizia) che fa da arbitro.

E hanno una sola notte...

Stracult questo splendido thriller metropolitano per la regia di Walter Hill che confeziona, malgrado l'esile trama, un film che riesce ad avvincere e a piacere, generando un vero e proprio filone di avventura e battaglia metropolitana.

La dinamica geometria della loro attraversata assomiglia a quella di una partita di baseball dove le desolate stazioni, la luce dei lampioni e i treni della metropolitana, che fanno da sfondo, sono le basi, divenendo allo stesso tempo quasi un'elegia dell'ambiente urbano in una grande (e spesso priva di anima) città americana.

I GUERRIERI DELLA NOTTE  ha il suo punto di forza nella struttura narrativa di un film di guerra (o un western metropolitano, se preferite) e nelle scene notturne, suggestive e splendidamente girate, e paradossalmente con un ricorso minimo alla violenza (che viene più immaginata che realmente mostrata).

Splendida la fotografia; efficaci le musiche, con le labbra carnose della dj che guidano le mosse del gioco mortale come una divinità.

La sfilata delle varie gang è meravigliosa, ognuna con la propria divisa, il proprio nome evocativo, i propri riti: su tutti gli splendidi Baseball Furies con tanto di mazze e trucco alla Kiss.



L'occhio della cinepresa segue il gruppo dei fuggitivi scandagliando le emozioni, le paure, le reazioni dei componenti della banda: il processo di identificazione con i protagonisti è naturale perchè non si tratta di supereroi invincibili, ma di ragazzi tutto sommato normali in territorio ostile.

Notevole anche l'estrema eleganza grafica (con gli scontri che sembrano coreografie), e il clima iperrealistico. In effetti la N.Y. che ospita l'azione è preda di decine di bande dagli aspetti più disparati e a fine anni '70 il problema era assolutamente reale per la Grande Mela.

Infine il luccicante finale, ormai all'alba, sulla spiaggia di Coney Island (il ritorno a casa tanto agognato quanto deprimente) che segna anche il passaggio dall'età giovanile a quella della maturità. 

Non è un caso che dei due protagonisti (che rappresentano i due aspetti della personalità di ogni giovane, quello ribelle ,aggressivo e quello maturo e responsabile) Aiax, il violento ed impulsivo, verrà catturato dalla polizia mentre Swan (il "capo guerra") farà ritorno alla base: attraverso dure esperienze, il ragazzo è diventato uomo.

Molte sono le sequenze da ricordare ma io vorrei citarne una:l'incontro di Swan e Mercy con due coppiette tirate a lucido sul metrò. Quando Mercy alza la mano per dare, vergognandosi, una sistemata ai capelli, Swan fiero le blocca il braccio,come per dire :"questi stronzetti dei quartieri alti non sono migliori di noi".

A volte basta un gesto per diventare antieroi romantici.

Per chiudere un paio di curiosità da cinefili:

- Il nome Cyrus non è stato scelto a caso. Infatti il film è liberamente tratto dall’opera storiografica greca Anabasi di Senofonte, in cui i mercenari greci al servizio di Ciro il giovane, dopo l’uccisione di questi in battaglia, dovevano ritornare alla loro patria attraverso una marcia forzata, proprio come i Guerrieri.

- Dopo la prima apparizione della malefica deejay, c’è una carrellata di bande che si preparano alla caccia dei Warriors, nella banda con le giacche color militare (i Panzers) si vede davanti a tutto un giovanissimo Laurence Fishburne (o, come molti lo conoscono, Morpheus dal film cult MATRIX).

48 ORE

San Francisco. In un campo lavoro di una prigione californiana, il detenuto Ganz (James Remar), uno psicopatico che fa collezione di poliziotti, di solito morti, riesce a evadere grazie all'intervento di un complice, un imperturbabile pellerossa.

In fuga verso la città, i due si lasciano alla spalle i cadaveri di alcune guardie e di un vecchio socio, prima di minacciare un membro della loro banda e sequestrarne la compagna per cercare di recuperare il mezzo milione di dollari di un vecchio colpo.
Nel tragitto, la polizia incrocia per caso il loro percorso nelle stanze di un piccolo albergo della periferia e ne nasce una sparatoria.
Fra i piedipiatti c'è l'agente solista Jack Cates (Nick Nolte), detective giustiziere nonché bevitore e fumatore compulsivo, che, per un'esitazione di troppo, causa la morte di un agente e la fuga dei due rapinatori.

Se non lo riacciuffi entro quarantt'ore, ti metto a dirigere il traffico. IL tono del capo non consente repliche, così l'agente si precipita all'inseguimento.
Ma ormai screditato e colpevolizzato dall'intero dipartimento, c'è solo un uomo che può aiutarlo nella caccia: il nero Reggie Hammond (Eddiee Murphy), ex complice del ricercato, con cui è in urto per il malloppo conteso.
Peccato che il delinquentello chiacchierone stia scontando tre anni per rapina.

Niente paura, quarantotto ore di libertà sulla parola ed ecco servita la più bizzarra coppia di piedipiatti mai apparsa sugli schermi.

48 ORE è un poliziesco frenetico e spiritoso, violento e poco oxfordiano, che grazie alla svelta regia di Walter Hill corre a mille all'ora sui saliscendi di Frisco, arrivando ad accostare le antitesi per riuscire a coniugare suspance e buffoneria, grazie ad una coppia d'azione in cui le differenze caratteriali e le personalità in conflitto costituiscano quel motore dialettico necessario alla violenza richiesta dal poliziesco moderno.

La storia dei due banditi dissimili, il bianco folle e il pellerossa imperturbabile, è solo la cornice che introduce e anticipa la riottosa collaborazione fra il bianco, il poliziotto scomposto e brusco, e il nero, il ladro petulante ed effervescente.

In questo confronto fra due giustizieri della notte (o meglio, di due lunghe notti), il volto granitico e scontroso di Nick Nolte riesce a comunicare un'impressione diversa a ogni sorso di whisky o boccata di sigaretta, ma è l'esperienza da commediante del giovanissimo (all'epoca debuttante) Eddie Murphy, che spara battute a raffica (nove su dieci vietate ai minori), a permettergli di sfruttare maggiormente l'estro e l'elasticità del suo personaggio.

Ad ogni modo, è comunque l'insieme della coppia a risultare essenziale rispetto alla somma delle due singolarità. L'efficacia del risultato la si legge riportando alla mente tutti quegli esempi successivi con cui Hollywood ha incrociato poliziesco e buddy movie.

JOHNNY IL BELLO

New Orleans. Il piccolo delinquente Johnny (Mickey Rourke), detto beffardamente "il bello" per il volto deforme, è tradito dai complici: il crudele Rafe (Lance Henriksen) e la squillo da mille dollari a botta Sunny (Ellen Barkin) che durante una rapina in gioielleria, compiuta con le maschere di carnevale sul viso, gli ammazzano il migliore amico, Mikey, lo feriscono e scappano con il bottino, lasciandolo finire in galera.

In carcere il medico samaritano nero Steven Resher (Forest Whitaker) lo sottopone a un riuscito e miracoloso intervento di chirurgia plastica sperimentale, rendendolo un adone.

In libertà dopo cinque anni, il giovanotto esce, continuamente tallonato dal diffidente tenente Drones (Morgan Freeman) e conosce la bella Donna (Elizabeth Mc Govern) inconsapevole del suo tumultuoso passato.

Potrebbe rifarsi una vita, ma l'ossessione della vendetta incombe.

Riesce a vendicarsi, tragicamente.

Scritto da Ken Friedman, JOHNNY IL BELLO (Johnny Handsome) è un poliziesco con ambizioni psicologiche, diretto da Walter Hill con il giusto alternarsi dei tempi lenti (carcere, ospedale) e dei tempi forti, la mescolanza dei temi e dei toni (disperazione, malinconia, melodramma, emarginazione, fatalità), cura dei personaggi di contorno (il medico e il poliziotto entrambi neri), l'intensa interpretazione di Mickey Rourke, poche altre volte così misurato.

Struggenti musiche blues di Ry Cooder.

DANKO

Mosca. Il feroce trafficante georgiano di droga Viktor Rostavil (Ed O’Ross) fugge negli Stati Uniti dopo aver mandato un poliziotto al creatore.

Un amico e collega del defunto, il possente capitano Ivan Danko (Arnold Schwarzenegger) parte immediatamente per Chicago, dove nel frattempo lo spacciatore all’ingrosso è stato messo sotto chiave dal pacioccoso agente Art Ridzik (James Belushi).

Appena il piedipiatti sovietico sbarca sul suolo americano, Viktor si dilegua con il provvidenziale aiuto di scagnozzi neri, improvvisamente sbarcati da chissadove.

Ai due poliziotti non resta altro da fare che allearsi, ma per arrivare allo spietato e scaltro malvivente dovranno fare a botte con mezza città.

Questo DANKO è un bel poliziesco diretto da Walter Hill (anche se ha fatto di meglio. Il mitico I GUERRIERI DELLA NOTTE, per dire), spettacolare e a tratti suggestivo, con sequenze d’azione da togliere il fiato, anche se francamente eccessivo in molti aspetti.

Dal numero dei morti alla musica sparata a tutta randa (e decibel a volontà).

Arnold Schwarzenegger, con dei buffi capelli all’indietro, è glaciale e imponente, non sorride mai, mostra muscoli a tenuta stagna ed molesto nel suo continuo chiedere a chiunque gli arrivi a tiro “Dov’è Viktor?”.

In sintesi un film con cui ci si può anche divertire, dando il giusto peso alle cose.

Angolo della curiosità cinefile: quella di DANKO è stata la prima troupe americana autorizzata a fare riprese sulla piazza Rossa di Mosca.