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IL COLORE DELLA NOTTE

Los Angeles. Si è rifugiato in California dal collega ed amico Bob Moore, lo psicanalista newyorkese Bill Capa (Bruce Willis), in crisi nerissima e diventato daltonico dopo aver visto suicidarsi una paziente sotto propri occhi a New York.

Appena il tempo di presentargli i bizzarri partecipanti alla terapia di gruppo e il collega, malgrado la villa bunker, muore trafitto da trenta coltellate.

Rimasto solo in quella gabbia di matti, il dottore prosegue la cura per comitive, tampinato dal sospettoso tenente di polizia Martinez (Ruben Blades) e rallegrato dalla disinvolta, giovanissima Rose (Jane March).

Tutti i pazienti mostrano delle sindromi allarmanti e lo psicanalista sospetta uno di loro.

Chi mai sarà il maniaco omicida?

IL COLORE DELLA NOTTE è un pretenzioso e sconclusionato thriller erotico, morbosamente basato su un copione che è eufemistico definire gruviera, tanto è pieno di buchi. Un miscuglio di giallo con forti dosi di sesso, masochismo, travestimenti e violenza.

Bruce Willis, decisamente fuori parte  in una delle interpretazioni più focose della sua carriera, mostra anche lo zizì nella lunga scena di amore subacqueo con la bollente Jane March (L'AMANTE), brutalmente tagliata nell'edizione italiana.

SENZA TREGUA

New Orleans. Chance Bodreaux (Jean-Claude Van Damme), robusto marinaio disoccupato, accetta di aiutare la giovane e graziosa avvocatessa Natasha Binder (Yancy Butler) giunta in città per rintracciare suo padre, diventato un senzatetto.

Purtroppo l’uomo è morto, trafitto da una freccia.

Chi può essere stato?

Le tenui tracce portano al losco Randall Poe (Elliott Keener).

Incredibile e tragica sorpresa: l’uomo assolda barboni, reduci di guerra e sbandati assortiti e li consegna all’ex mercenario Emil Fouchon (Lance Henriksen), che li trasforma in ignare prede per cacciatori ricchi e sadici, in pratica «safari umani» per ricchi in cerca di emozioni.

Il muscoloso marinaio Chance finirà sulla loro lista ma sarà lui a fare a pezzi i marrani.

L’esordio negli States del maestro di Hong Kong è un film d’azione ben strutturato, non particolarmente innovativo per quel che riguarda la storia, più interessante invece dal punto di vista tecnico (ad esempio l’uso del ralenti, vero trade mark di Woo, cosi come l’ottima coreografia delle scene d’azione, specie quelle a mani nude).

Il tutto sfruttando al massimo la fisicità di Van Damme senza far risaltare troppo i noti limiti recitativi del muscolare attore belga nel tentativo di combinare, a ritmo adrenalinico, il noir americano tradizionale con le arti marziali, sotto l’ala tutelare di Sam Raimi.

JOHNNY IL BELLO

New Orleans. Il piccolo delinquente Johnny (Mickey Rourke), detto beffardamente "il bello" per il volto deforme, è tradito dai complici: il crudele Rafe (Lance Henriksen) e la squillo da mille dollari a botta Sunny (Ellen Barkin) che durante una rapina in gioielleria, compiuta con le maschere di carnevale sul viso, gli ammazzano il migliore amico, Mikey, lo feriscono e scappano con il bottino, lasciandolo finire in galera.

In carcere il medico samaritano nero Steven Resher (Forest Whitaker) lo sottopone a un riuscito e miracoloso intervento di chirurgia plastica sperimentale, rendendolo un adone.

In libertà dopo cinque anni, il giovanotto esce, continuamente tallonato dal diffidente tenente Drones (Morgan Freeman) e conosce la bella Donna (Elizabeth Mc Govern) inconsapevole del suo tumultuoso passato.

Potrebbe rifarsi una vita, ma l'ossessione della vendetta incombe.

Riesce a vendicarsi, tragicamente.

Scritto da Ken Friedman, JOHNNY IL BELLO (Johnny Handsome) è un poliziesco con ambizioni psicologiche, diretto da Walter Hill con il giusto alternarsi dei tempi lenti (carcere, ospedale) e dei tempi forti, la mescolanza dei temi e dei toni (disperazione, malinconia, melodramma, emarginazione, fatalità), cura dei personaggi di contorno (il medico e il poliziotto entrambi neri), l'intensa interpretazione di Mickey Rourke, poche altre volte così misurato.

Struggenti musiche blues di Ry Cooder.

FUGA DA ABSOLOM

Anno 2022. Nemmeno il carcere di massima sicurezza è riuscito ad ammorbidire l'insofferente ergastolano John Robbins (Ray Liotta), granitico ex ufficile dei marines, condannato all'ergastolo per aver ucciso un superiore che l'aveva obbligato a partecipare a una strage di 342 civili.

E' quindi trasferito ad Absolom, infernale isola-prigione australe, quasi peggio di San Vittore, lontana duecento miglia dalla terraferma.

Qui centinaia di ergastolani regrediti a uno stadio di barbarie tribale si affrontano in una guerra intestina tra due fazioni, gli Esterni, barbari sanguinari capeggiati dal feroce Marek (Stuart Wilson), e gli Interni, civili coloni organizzati come una comune agricola sotto il segno della solidarietà, grazie alla vocazione al pacifismo dell'ex chirurgo chiamato (esagerati!!) Padre (Lance Henriksen).

Così l'ex marine decide prima di salvare i buoni e poi di scappare per denunciare al mondo quello che succede sull'isola.

Tratto dal romanzo di Richard Herley "The Penal Colony" ,ambientato come già detto nel 2022, è un film, diretto dall'australiano Martin Campbell, con la scorza di fantascienza e la sostanza del romanzo avventuroso: ritmo serrato, avvincente, giusto dosaggio di azione e introspezione, qualche efferatezza, paesaggi bellissimi.

I problemi iniziano quando abbandona l'avventura per cedere alla tentazione dell'apologo apocalittico: ridicolo o irritante, fate voi.