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ANCORA 48 ORE

San Francisco. Finirà in galera per omicidio il manesco poliziotto Jack Castes (Nick Nolte), noto per i suoi modi sbrigativi, se entro due giorni non avrà acciuffato la primula rossa della droga, l'arrogante boss Iceman.

Nella caccia a una banda di spacciatori di droga, ne aveva ucciso uno. Il gangster ha sparato per primo, ma il poliziotto non è riuscito a provarlo ed è stato sospeso dal servizio.

L'unica via di salvezza per scagionarsi dall'accusa di omicidio è chiedere ancora una volta aiuto al furfante nero Reggie Hammond (Eddie Murphy), immancabilmente dentro, farlo uscire per le fatidiche quarantotto ore e mettersi in caccia insieme con lui.

Il mariuolo sulle prime manda a quel paese l'ex alleato, procacciatore di indimenticabili guai, poi è costretto dagli eventi a cambiare idea.

Che finimondo prima di riuscire a stanare l'anguillesco obbiettivo e a provare di aver agito secondo la legge.

ANCORA 48 ORE è lo stanco e rumorosissimo sequel di un film di successo. Nonostante ci sia ancora il bravo Walter Hill dietro la macchina da presa, il regista non poteva fare il secondo miracolo.

Troppo divertente, scanzonato e originale il primo.

Mentre è troppo palese il tentativo di replicare i canoni ed il successo del primo film, tanto che questo viene quasi pedissequamente riproposto mancando però della verve e dell'originalità dei caratteri.

Ne deriva un film mediocre e stereotipato da consigliare solo agli accaniti ammiratori del genere. Abbassare in anticipo il volume è la prima, indispensabile precauzione.

Eddie Murphy, che ride come un deficiente dall'inizio alla fine, è diventato caricaturale, oltre che insopportabile.

TOWER HEIST - COLPO AD ALTO LIVELLO

New York. Si infuria di brutto Josh Kovacs (Ben Stiller), il direttore del personale del Tower, un lussuoso grattacielo residenziale di Central Park di proprietà del magnate Arthur Shaw (Alan Alda), che vive nell'attico in cima alla torre.

Lo sfrontato milionario, verso cui il manager ha sempre avuto una forte ammirazione e per il quale ha sempre gestito con rigore e professionalità tutti gli impegni, oltre a uno stuolo di dipendenti e di clienti, è accusato dall'FBI di bancarotta fraudolenta.

Inoltre ha fregato anche i fondi pensioni dei dipendenti, lasciando i poveretti nello sconforto e senza un soldo.

Pronti però a coalizzarsi, sotto la guida dello scaltro ladro Slide (Eddie Murphy) per la sensazionale e folle stangata risarcitoria.

TOWER HEIST - COLPO AD ALTO LIVELLO è una avvincente e spassosa crime-comedy di rapina, ruffiana quanto basta, che prende (come spesso capita ad Hollywood i ricchi e potenti sono perfidi e cattivi nda) le parti dei poveracci, truffati dall'immancabile Madoff di turno e pronti a trasformarsi in temporanei giustizieri senza macchia e senza paura.

In un cast davvero in palla, spicca per misura il simpatico ed autocontrollato Eddie Murphy. 

Nota di merito anche per Ben Stiller (piuttosto inedito, non il solito sfigato cronico ma un perfetto leader della working class metropolitana).

Beverly Hills Cop III - Un piedipiatti a Beverly Hills III

Los Angeles. L'indisciplinato sbirro nero Axel Foley (Eddie Murphy) indaga su una gang di falsari assassini.

Intrufolatosi nel parco divertimenti di Wonder world, trova il tempo di flirtare con la spigliata Janice Perkins (Theresa Randle).

Quiproquo e pericoli a catena prima dell' ovvio arresto dei manigoldi.

Terza avventura del poliziotto sghignazzante di Detroit Axel Foley inventato nel 1984.

Infatti lo schema è lo stesso, ma qui c'è l'invenzione (bella?) di ambientare la parte principale dell'azione a Wonder World (Mondo delle meraviglie), parco di divertimenti californiano alla Disneyland.

Il posto non è solo teatro delle gesta di un Eddie Murphy più indisciplinato e berciante che mai, ma anche una gigantesca metafora della società americana odierna e un'occasione per il genio sregolato di Landis per divertirsi mescolando poliziesco e comico con eccessi catastrofici e buffoneschi.

Con l'apparizione imprevista: Eddie Murphy travestito da elefantino di peluche alto come un uomo, con una morbida proboscide celeste.

E forti contrasti simbolici: una delle sparatorie più brutali avviene davanti alle vetrine supremamente eleganti dell'Emporio Armani di Beverly Hills.

Il tentativo di elevare la faccenda però secondo me fallisce e il film rimane un pessimo poliziesco, farcito di volgarità, che gira a vuoto sulla scia dei due episodi precedenti.

Neanche l'assordante musica impedisce di ascoltare le oscenità mitragliate dall'agitato Eddie Murphy, nè il suo irritante risolino sincopato. Purtroppo per lo spettatore è l'unico che sghignazza.

Beverly Hills Cop 2 - Un piedipiatti a Beverly Hills 2

Detroit. Axel Foley (Eddie Murphy), piedipiatti nero svelto di mano quasi come di lingua, fa impazzire i superiori con una condotta spregiudicata.

Quando il collega e amico Andrew Bogomil è ferito gravemente durante una missione da una dama nera, l'amico fa partire le indagini che lo portano fino a Beverly Hills.
Nonostante la polizia locale, il testardo agente approda a un club riservato, dove ufficialmente si fa il tiro a segno ma dietro le quinte si preparano rapine, sotto la regia della giunonica cattiva Karla Fry (Brigitte Nielsen).

Martin Brest, regista della prima “puntata”, è stato sostituito da Tony Scott, ma il cambio non è stato vantaggioso, anche perchè l'atroce seguito delle avventure del poliziotto più pagato dello schermo cucinato è la rifrittura del primo film: la storia, a dir poco prevedibile, fa più acqua del Titanic e il turpiloquio tocca indisponenti livelli di guardia.

Scott prova a dare il suo marchio togliendo un po' di commedia, accentuando il versante d'azione del film, gonfiando lo schermo a panoramico. In pratica confeziona un blockbuster estivo.




Eddie Murphy ride come un deficiente; la vichinga Brigitte Nielsen, probabilmente reclutata solo per ragioni di gossip, è imponente come la Statua della Libertà ma non così espressiva.
Però, per il resto, l'articolo poteva interessare, eccome, ai maschietti.


BRIGITTE NIELSEN

48 ORE

San Francisco. In un campo lavoro di una prigione californiana, il detenuto Ganz (James Remar), uno psicopatico che fa collezione di poliziotti, di solito morti, riesce a evadere grazie all'intervento di un complice, un imperturbabile pellerossa.

In fuga verso la città, i due si lasciano alla spalle i cadaveri di alcune guardie e di un vecchio socio, prima di minacciare un membro della loro banda e sequestrarne la compagna per cercare di recuperare il mezzo milione di dollari di un vecchio colpo.
Nel tragitto, la polizia incrocia per caso il loro percorso nelle stanze di un piccolo albergo della periferia e ne nasce una sparatoria.
Fra i piedipiatti c'è l'agente solista Jack Cates (Nick Nolte), detective giustiziere nonché bevitore e fumatore compulsivo, che, per un'esitazione di troppo, causa la morte di un agente e la fuga dei due rapinatori.

Se non lo riacciuffi entro quarantt'ore, ti metto a dirigere il traffico. IL tono del capo non consente repliche, così l'agente si precipita all'inseguimento.
Ma ormai screditato e colpevolizzato dall'intero dipartimento, c'è solo un uomo che può aiutarlo nella caccia: il nero Reggie Hammond (Eddiee Murphy), ex complice del ricercato, con cui è in urto per il malloppo conteso.
Peccato che il delinquentello chiacchierone stia scontando tre anni per rapina.

Niente paura, quarantotto ore di libertà sulla parola ed ecco servita la più bizzarra coppia di piedipiatti mai apparsa sugli schermi.

48 ORE è un poliziesco frenetico e spiritoso, violento e poco oxfordiano, che grazie alla svelta regia di Walter Hill corre a mille all'ora sui saliscendi di Frisco, arrivando ad accostare le antitesi per riuscire a coniugare suspance e buffoneria, grazie ad una coppia d'azione in cui le differenze caratteriali e le personalità in conflitto costituiscano quel motore dialettico necessario alla violenza richiesta dal poliziesco moderno.

La storia dei due banditi dissimili, il bianco folle e il pellerossa imperturbabile, è solo la cornice che introduce e anticipa la riottosa collaborazione fra il bianco, il poliziotto scomposto e brusco, e il nero, il ladro petulante ed effervescente.

In questo confronto fra due giustizieri della notte (o meglio, di due lunghe notti), il volto granitico e scontroso di Nick Nolte riesce a comunicare un'impressione diversa a ogni sorso di whisky o boccata di sigaretta, ma è l'esperienza da commediante del giovanissimo (all'epoca debuttante) Eddie Murphy, che spara battute a raffica (nove su dieci vietate ai minori), a permettergli di sfruttare maggiormente l'estro e l'elasticità del suo personaggio.

Ad ogni modo, è comunque l'insieme della coppia a risultare essenziale rispetto alla somma delle due singolarità. L'efficacia del risultato la si legge riportando alla mente tutti quegli esempi successivi con cui Hollywood ha incrociato poliziesco e buddy movie.

BEVERLY HILLS COP - Un piedipiatti a Beverly Hills

Detroit. Il poliziotto di colore Alex Foley (Eddie Murphy) di irresistibile parlantina, in jeans, maglietta e giubbetto brinda con un amico del cuore appena uscito dal carcere.

I due, ciucchi persi, vengono subdolamente aggrediti: il piedipiatti se la cava con una sonora botta in testa, all'altro va peggio visto che finisce disteso su un freddo tavolo dell'obitorio.

Il capo della polizia non vuole che il furbo e indisciplinato agente si occupi della vicenda, ma questi ovviamente disubbidisce e corre dritto filato a Beverly Hills, sulle tracce di certi titoli al portatore di cui trafficava la vittima.

Entra come un ciclone nella vita privata dei sussiegosi colleghi californiani cacciandosi in un'infinita serie di guai, pronto ad uscirne per un pelo.

BEVERLY HILLS COP - UN PIEDIPIATTI A BEVERLY HILLS è una storia tradizionale di poliziotti, droga ed inseguimenti, che si trasforma, grazie alla scoppiettante regia di Martin Brest, a un ritmo che è poco definire frenetico e alla simpatia del fresco Eddie Murphy, arlecchino di Harlem, in un vorticoso frullato di risate.

Mescolando azione violenta e farsa brillante ne viene fuori un prodotto godibile.

Che conterà due seguiti altrettanto gradevoli.

UNA POLTRONA PER DUE

Filadelfia. I due fratelli Duke, Randolph (Ralph Bellamy) e Mortimer (Don Ameche), anziani, avidi e temuti padroni d'una compagnia che traffica in borsa, a conclusione di una discussione parasociologica (celebre tesi marxista nda) sui rapporti fra l'uomo e l'ambiente in cui è cresciuto, scommettono un dollaro.

Su cosa? 

Sulla dimostrazione della possibilità che nonostante la diversissima origine ed educazione il loro direttore generale Louis Winthorpe III (Dan Akroyd), manager rampante e spocchioso in procinto di impalmare una loro nipote, e un barbone e mariuolo di colore camuffato da mendicante, un certo Billy Ray Valentine (Eddie Murphy), per un poco si possano scambiare i ruoli e la posizione sociale senza contraccolpi per l'azienda.

Il piano, realizzato con l'aiuto di un ribaldo e la complicità di un maggiordomo, sembra riuscire. 

Accusato di essere ladro e mercante di droga, il ricco finisce infatti in prigione, pestato e ridotto in miseria, mentre il negro Billy Ray Valentine, che rivela un insospettabile bernoccolo d'affarista, tocca i vertici del potere.

I due terribili paperoni se la godono un mondo, finchè le due cavie, scoperto l'inganno, si alleano e decidono di vendicarsi.

Col soccorso di una donnina di facili costumi ma lungimirante (Jamie Lee Curtis) s'impossessano dei dati segreti sui quali i Duke hanno fondato la propria fortuna, e improvvisandosi agenti di cambio danno alla borsa un tale scossone da lasciare in mutande i vecchiacci.

E via alle Bahamas a godersi la vita...




UNA POLTRONA PER DUE è la commedia cult dei ruggenti e reganiani anni '80, una commedia spiritosa, elegante nella confezione e spigliata nel ritmo, mandata in onda da Mediaset ogni santa vigilia di Natale.  

Un'esilarante ed efficace satira dell'alta società facoltosa americana, che modella i propri costumi su quelli degli inglesi, salvo che nell'epilogo in cui prevale la farsa.

Diretto da John Landis, il film confermò il talento del regista come giovane pazzerellone (ha firmato anche successi come THE BLUES BROTHERS e "Animal House") e lancio l'allora veramente simpatico e misurato Eddie Murphy verso il firmamento di Hollywood. Strada che poi ha smarrito.


Su uno sfondo urbano di Filadelfia strepitoso, due generazioni di interpreti bravi si danno la mano, anche nelle parti di contorno: gli anziani Ralph Bellamy e Don Ameche facendo i Duke con sorridente perfidia, e gli emergenti (allora) Dan Aykroyd ed Eddie Murphy dipingendo i vincitori con spigliata varietà di toni.

Jamie Lee Curtis è squillo di classe.