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EXTINCTION

Un futuro non troppo lontano. Ha l'incubo ricorrente di perdere la sua famiglia sotto il fuoco di un tremendo attacco alieno il padre di famiglia Peter (Michael Peña). 

E comincia a preoccuparsi per davvero la dolce moglie Alice (Lizzy Caplan).

Purtroppo l'incubo del pater familias si trasforma in realtà quando appaiano gli invasori di una non specificata razza aliena in città.

Tra il balenare dei raggi laser ed afferrate le bambine, inizia a combattere per la sua vita e quella dei suoi cari.

EXTINCTION è un film di fantascienza (produzione Netflix) del filone usa e getta nel dimenticatoio. Quando avviene l'invasione aliena, assistiamo ad un replay di SKYLINE, meno divertente dell'originale, anche il colpo di scena, difficilmente intuibile, risulta riuscito. 

Il resto, però, è quasi interamente puro riciclaggio di molteplici film del genere (quasi tutto fatto in computergrafica). E visto che l'originalità non può essere limitata a un solo escamotage, è inevitabile che il giudizio non possa essere positivo, nonostante gli attori siano comunque decenti.

Inoltre la non eccessiva lunghezza aiuta, se non altro, a sopportare meglio le parti di mera fuga, con inseguitore alle calcagna. 

In pratica sufficiente nella confezione ma terribile nei dialoghi, in gran parte costituiti da invocazioni filiali piagnucolose ("babbo, non mi lasciare") e rassicurazioni paterne fasulle. Senza dimenticare il messaggio familistico finale che chiude il cerchio di uno sci-fi di mediocrità assoluta.

Trascurabile.

GANGSTER SQUAD

Los Angeles, 1949. Tuona il capo della polizia Bill Parker (Nick Nolte): dovete stroncare il gangster psicopatico Mickey Cohen (Sean Penn), pugile ebreo col vizio della vittoria, che ha risalito la gerarchia della criminalità a colpi di pistola e crimini efferati.

Ormai padrone superbo e incontrastato della città, compra tutto e tutti deciso a superare i confini di Los Angeles e a 'occupare' Chicago. Giudici, agenti e politici, corrotti dal suo denaro e dalla sua avidità, sono testimoni passivi e agevolatori attivi.

Il sergente John O'Mara (Josh Brolin), reduce della Seconda Guerra Mondiale e marito di una moglie incinta, resiste al fascino del boss e mette su una squadra speciale di cinque arditi e incorruttibili, tra cui Jerry Wooters (Ryan Gosling), talmente temerario da flirtare con la rossa Grace (Emma Stone), disinvolta pupa del boss.

GANGSTER SQUAD è un fragoroso (milioni di fischianti pallottole nda) ed incolore poliziesco, una frenetica scontata rifrittura de GLI INTOCCABILI, miscelata con SCARFACE e L.A. CONFIDENTIAL.

Sean Penn, ampiamente sopra le righe, è una spinta caricatura del cattivo, pronto ad uccidere nei modi più crudeli, spettacolari ed irrealistici: chi squartato da due auto spinte in direzioni opposte, chi arso vivo in ascensore, chi col cranio dilaniato da un trapano.

Inutile spreco di un cast ricco ed eterogeneo, visto che dei loro personaggi il regista Ruben Fleischer non avvia mai il percorso emotivo.

Quasi nulla sembra veramente nuovo in questa cartolina da Los Angeles: dopo la visione rimane il senso smisurato di già visto.

Emma Stone è più bella che sexy.

SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN

Marte. Si mette male per l'equipaggio della missione Ares 3 a causa di una tempesta spaziale.

Il botanico Mark Watney (Matt Damon) viene colpito da un detrito: credendolo morto, il comandante Lewis (Jessica Chastain) ordina alla squadra di ripartire per la Terra, abbandonandolo sul suolo del pianeta rosso.

Ma Watney è vivo e, ripresosi, sfrutta al massimo l'hub che faceva da rifugio al gruppo, trasformandolo in una risorsa di sopravvivenza.
Grazie alle sue conoscenze biologiche, infatti, riesce a produrre acqua, coltivare patate (concimate con i suoi escrementi) e, successivamente, a mettersi in contatto con la Nasa (con una vecchia ricetrasmittente).

E alla Nasa esclamano: riportiamolo a casa. Non sarà facile.

SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN è uno sci-fi (anche se si tratta di scienza più che di fantascienza), anche se l'ennesima incursione di Ridley Scott nel genere fantascientifico attraversa vari generi.
Parte come un dramma, diventa poi riuscita commedia (si sorride spesso) nell'illustrarci i tentativi del protagonista di restare in vita e sprofonda, infine, nell'americanata spinta con l'enfatico patriottismo della missione di salvataggio, in uno sventolio continuo di bandierine stars and stripes.

Certo ci sono anche i cinesi a dare una mano.

Eppure vale la pena di vederlo grazie alla ritrovata vena ispiratrice del maestro Ridley Scott, il profeta dei futuri distopici di BLADE RUNNER, capace di compiere, con successo, un discreto miracolo: dirigere, con maestria e senza far calare troppo l'attenzione dello spettatore, una pellicola, così lunga, su un "naufrago" stellare, "dimenticato" su un pianeta deserto e ostile, senza possibilità di interagire con altri se non con se stesso.

Insomma un'opera che sembra più dalle parti di CAST AWAY che non di ALIEN o PROMETHEUS.

Ottima la prova del protagonista da salvare Matt Damon (Salvate il soldato Ryan) che colonizza l'intera pellicola e la meravigliosa fotografia della desolazione marziana.

Rosso, brullo e indomabile, il quarto pianeta viene privato della allure che lo ha accompagnato in un tutt'altro che brillante passato cinematografico, attraverso l'espediente di ipotetiche civiltà pre-terrestri (MISSION TO MARS) o alieni belligeranti (LA GUERRA DEI MONDI).

E presentato per ciò che è, un gigantesco e suggestivo ostacolo alla vita.

E per finire la soundtrack settantina...

TOWER HEIST - COLPO AD ALTO LIVELLO

New York. Si infuria di brutto Josh Kovacs (Ben Stiller), il direttore del personale del Tower, un lussuoso grattacielo residenziale di Central Park di proprietà del magnate Arthur Shaw (Alan Alda), che vive nell'attico in cima alla torre.

Lo sfrontato milionario, verso cui il manager ha sempre avuto una forte ammirazione e per il quale ha sempre gestito con rigore e professionalità tutti gli impegni, oltre a uno stuolo di dipendenti e di clienti, è accusato dall'FBI di bancarotta fraudolenta.

Inoltre ha fregato anche i fondi pensioni dei dipendenti, lasciando i poveretti nello sconforto e senza un soldo.

Pronti però a coalizzarsi, sotto la guida dello scaltro ladro Slide (Eddie Murphy) per la sensazionale e folle stangata risarcitoria.

TOWER HEIST - COLPO AD ALTO LIVELLO è una avvincente e spassosa crime-comedy di rapina, ruffiana quanto basta, che prende (come spesso capita ad Hollywood i ricchi e potenti sono perfidi e cattivi nda) le parti dei poveracci, truffati dall'immancabile Madoff di turno e pronti a trasformarsi in temporanei giustizieri senza macchia e senza paura.

In un cast davvero in palla, spicca per misura il simpatico ed autocontrollato Eddie Murphy. 

Nota di merito anche per Ben Stiller (piuttosto inedito, non il solito sfigato cronico ma un perfetto leader della working class metropolitana).

LEONI PER AGNELLI

Washington. La nota e nevrotica giornalista di lungo corso Janine Roth (Meryl Streep) è ricevuta per un intervista in esclusiva dal palestrato senatore del Partito repubblicano tutto sorrisi-32-denti e fulgida carriera a Westpoint Jasper Irving (Tom Cruise).

Il "falco", politico rampante in cerca di prestigio e visibilità da spendere al momento giusto sul tavolo da poker della carriera, intende rivelarle i piani di una nuova offensiva in Afghanistan.

Università della California. Il vecchio professore universitario sessantottino, con tanto di cicatrice "conquistata" sul campo, Stephen Malley (Robert Redford) ha convocato in studio uno dei suoi allievi più promettenti, il giovane e fancazzista Todd, in orrida camicetta stile hawaiano,che sta prendendo la decisione di abbandonare gli studi.

Esterno notte sulle desolate creste montuose d'Afghanistan.
Triste ma onorevole avventura senza lieto fine di due soldati, volontari, a stelle e strisce: Arian, di colore, e Ernest, messicano (Michael Pena), antichi studenti di Malley, intrappolati in territorio nemico per le solite informazioni a cazzo della solita intelligence.

LEONI PER AGNELLI  è quasi un film di impianto teatrale che predilige il dialogo sull'azione che pure viene mostrata.
Attraverso il dialogo (tra il senatore che propende per l'azione militare e la giornalista progressista e contemporaneamente tra il maturo professore universitario e il dotato studente) il film prende una chiara posizione anti-bellica, chiaramente non condivisibile visto che i personaggi liberal (quelli con il vizio di sentirsi sempre dalla parte del giusto) sono segnati dalla sindrome della bandiera bianca.

I soli che cercano di darsi da fare o sono opportunisti o sono idioti.

Insomma pensiero debole, malgrado la magistrale prova degli interpreti e la bella sceneggiatura.

Inutile dire che a noi è piaciuto da matti, oltre che i due onorevoli soldati, gli unici capaci di vivere e morire in piedi, il grandioso Tom Cruise, a cui la parte dell'uomo d'azione machista e tutto d'un pezzo riesce alla perfezione.

I soli due autentici leoni sono un nero e un messicano, non fighetti wasp della uptown ma abitanti della downtown freschi di adamantino entusiasmo patriottico.

Fanno la parte dei fessi? Forse, ma sono gli unici che vivono e muoiono in piedi invece che in ginocchio.

END OF WATCH - TOLLERANZA ZERO

Los Angeles. Battono senza tregua la zona di Newton, una delle più pericolose della "città degli angeli", gli agenti Brian Taylor (Jake Gyllenhaal) e Mike Zavala (Michael Pena).

I due piedipiatti non sono soltanto colleghi ma veri amici capaci di intervenire nelle situazioni più disparate grazie anche al fatto che si conoscono bene.

L'uno, sentimentalmente ondivago, flirta con Janet (Anna Kendrick), l'altro, messicano, è invece marito fedelissimo di Gabby.

Uno è yankee e anticonformista (segue un corso di cinema grazie al quale riprende con microcamere i pattugliamenti), l'altro è messicano e tradizionalista.

WORLD INVASION

Los Angeles, Usa. Delle meteore luminose precipitano vicino alle coste marittime che costeggiano le principali metropoli, tra cui proprio Los Angeles. In realtà quelle che sembravano meteoriti in caduta libera sulla costa si scopriranno essere capsule contenenti alieni bipedi biomeccanici armati fino ai denti che non hanno ed essendo decisamente bellicosi non guardano tanto per il sottile: vogliono distruggere l'umanità e fare il pieno di acqua.

In una base militare vicina è di stanza un gruppo di coraggiosi marines, tra i quali spicca il veterano di lungo corso sergente Michael Nantz (Aaron Eckart).
Il marines ha una lunga carriera alle spalle ma si ritrova con un peso terribile sulla coscienza: la perdita di alcuni uomini nel corso di un'azione sotto il suo comando.

Malgrado il suo ritorno allo stato civile sia già stato decretato viene arruolato per una missione delicata agli ordini del tenentino Martinez, fresco fresco di Accademia. I militari hanno tre ore di tempo, infatti, per salvare dei civili chiusi in una stazione di polizia prima che l'Air Force inizi a bombardare a tappeto.

Più facile a dirsi che a farsi perché gli alieni invasori, feroci come dei predator, li braccano in ogni via, in ogni casa, su ogni mezzo.

Più che un film di fantascienza questo WORLD INVASION ricorda da vicino e fin da subito un «War Movies» facendoci presto rimpiangere prece­denti invasioni aliene ben più riuscite e coinvolgenti come il filosofico Indipendence Day o il curioso District 9.

Qui il regista, il sudafricano Jonathan Liebesman  fa un evidente verso al bellico Black Hawk Down di Ridley Scott,  che ci aveva mostrato come si possa prelevare a viva forza lo spettatore dalla sua comoda poltrona di platea e infilarlo nella più cruenta delle battaglie, senza possederne, però, la capacità artistica. Più simi­le, per certi versi, ad un fantadocumentario con quell' uso ripetuto e fastidioso (da mal di mare) di convulsi movimenti della macchina da presa.

Inoltre il regista non si preoccupa di creare un tessuto narrativo attorno all'azione. Tutto ciò non sembra interessare né a Liebesman, né tantomeno al suo sceneggiatore, il quale si limita a offrire l'ormai usurato background al protagonista Nantz e a far entrare in scena ogni tanto un personaggio nuovo.
L'interesse potrebbe allora risiedere in una nuova lettura degli alieni ma neppure questo accade. I ‘cattivi' vengono tenuti a distanza (dalla macchina da presa) e da lontano sembrano delle macchine da guerra. Quando poi se ne cattura uno si scopre invece che dai tempi di ALIEN gli esseri provenienti dal profondo spazio non si sono particolarmente evoluti rimanendo al livello di masse purulente e viscose (la scoperta del punto debole degli invasori è da cinepanettone nda).

Cosa resta allora? Restano quasi due ore di sparatorie, di grida, una invasione di effetti speciali e il volto volitivo di Aaron Eckhart. Oltre a un patriottismo quasi imbarazzante tanto è eccessivo.