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SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN

Marte. Si mette male per l'equipaggio della missione Ares 3 a causa di una tempesta spaziale.

Il botanico Mark Watney (Matt Damon) viene colpito da un detrito: credendolo morto, il comandante Lewis (Jessica Chastain) ordina alla squadra di ripartire per la Terra, abbandonandolo sul suolo del pianeta rosso.

Ma Watney è vivo e, ripresosi, sfrutta al massimo l'hub che faceva da rifugio al gruppo, trasformandolo in una risorsa di sopravvivenza.
Grazie alle sue conoscenze biologiche, infatti, riesce a produrre acqua, coltivare patate (concimate con i suoi escrementi) e, successivamente, a mettersi in contatto con la Nasa (con una vecchia ricetrasmittente).

E alla Nasa esclamano: riportiamolo a casa. Non sarà facile.

SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN è uno sci-fi (anche se si tratta di scienza più che di fantascienza), anche se l'ennesima incursione di Ridley Scott nel genere fantascientifico attraversa vari generi.
Parte come un dramma, diventa poi riuscita commedia (si sorride spesso) nell'illustrarci i tentativi del protagonista di restare in vita e sprofonda, infine, nell'americanata spinta con l'enfatico patriottismo della missione di salvataggio, in uno sventolio continuo di bandierine stars and stripes.

Certo ci sono anche i cinesi a dare una mano.

Eppure vale la pena di vederlo grazie alla ritrovata vena ispiratrice del maestro Ridley Scott, il profeta dei futuri distopici di BLADE RUNNER, capace di compiere, con successo, un discreto miracolo: dirigere, con maestria e senza far calare troppo l'attenzione dello spettatore, una pellicola, così lunga, su un "naufrago" stellare, "dimenticato" su un pianeta deserto e ostile, senza possibilità di interagire con altri se non con se stesso.

Insomma un'opera che sembra più dalle parti di CAST AWAY che non di ALIEN o PROMETHEUS.

Ottima la prova del protagonista da salvare Matt Damon (Salvate il soldato Ryan) che colonizza l'intera pellicola e la meravigliosa fotografia della desolazione marziana.

Rosso, brullo e indomabile, il quarto pianeta viene privato della allure che lo ha accompagnato in un tutt'altro che brillante passato cinematografico, attraverso l'espediente di ipotetiche civiltà pre-terrestri (MISSION TO MARS) o alieni belligeranti (LA GUERRA DEI MONDI).

E presentato per ciò che è, un gigantesco e suggestivo ostacolo alla vita.

E per finire la soundtrack settantina...

DEBITO DI SANGUE

Los Angeles. Per due lunghi anni è stato più di là che di qua il maturo agente dell'Fbi Terry McCaleb (Clint Eastwood): individuato fra la gente un tipo fin troppo sospetto, lo aveva inseguito fino ad essere colpito da infarto.

Mentre si sta faticosamente riprendendo da un trapianto di cuore e vive ormai da pensionato nella barca sul porto, un giorno lo abborda una ragazza messicana, tale Graciella Rivers (Wanda de Jesùs): voglio che scopra il rapinatore che ha ucciso mia sorella Gloria, era suo quel cuore che ora le batte nel petto.

L’ex detective lo sente come un “debito di sangue”, appunto, e, testardo, si mette al lavoro, malgrado la scrupolosa dottoressa Bonnie Fox (Anjelica Houston) lo ammonisca invano: se ti rimetti in pista rischi la pelle e sarebbe un inutile spreco (d'organo vitale).


Dopo varie false piste, seguite insieme al cordiale vicino Buddy Noone (Jeff Daniels) McCaleb intuisce che il killer voleva salvarlo dall’infarto, procurargli un cuore nuovo per poter continuare a “giocare” con lui, a sfidarlo. E’ questione di gruppo sanguigno. Il sadico killer è davvero vicino. Sin troppo. Ed è un furbacchione.

DEBITO DI SANGUE  è un apprezzabile thriller che fila via come un poliziesco, secondo lo stile asciutto di Clint Eastwood (regista), che l'ha tratto da un romanzo di Michel Connelly e dirige se stesso con la grinta che l'ha reso celebre. Alla sua età ancora non rinuncia a una, non ingombrante, partecipazione amorosa e al vezzo di mostrarsi (semi) nudo.

Apprezzata l’assenza (quasi) totale del computer. Il detective va di persona dagli indiziati, non li scova sul display.

Il gioco di parole che smaschera il colpevole è riservata a chi conosce bene l'inglese; gli altri ci arriveranno dopo.

SPEED

Los Angeles. Incavolato nero dopo l'attentato fallito in un grattacielo, e ancor di più per la beffa del premio conferito agli agenti speciali Jack Traven (Keanu Reeves) e Harry (Jeff Daniels), il supercriminale e dinamitardo, con ricca dotazione di sofisticate apparecchiature tecnologiche, Howard Payne (Dennis Hopper) piazza una bomba su un autobus di linea, con quindici passeggeri a bordo, proveniente da Venice.

L'ordigno scoppierà se il veicolo condotto dalla graziosa autista Annie (Sandra Bullock) scenderà sotto le cinquanta miglia orarie.

E non si può barare che il pazzo controlla tutto attraverso una telecamera nascosta.

Avvertito dall'implacabile nemico, che ha richiesto qualche milioncino di dollari, il coraggioso poliziotto riesce ad imbarcarsi sul bus, ma questa sarà la cosa più facile visto che il viaggio si dipanerà tra gimcane e strade interrotte.

SPEED è un originale ed eccitante idea narrativa, con svolgimento adrenalico, che si traduce in una scommessa vinta, grazie alla sagacia della sceneggiatura, alla perizia del regista Jan De Bont, assai abile a far salire la tensione in un film che lascia pochi attimi di respiro, a Sandra Bullock assai brava nell'iniettare sapori umoristici di commedia nella salsa pepata del poliziesco, a un acrobatico Keanu Reeves.





Simpatici e perfettamente nel ruolo Reeves-Bullock; odioso, come si conviene a una mente criminale pronta a tutto, Dennis Hopper.

Totale: due Oscar (suono, effetti speciali sonori). Seguito da Speed 2-Senza limiti.

QUALCOSA DI TRAVOLGENTE

New York. I guai per il rampante e tranquillo agente di Borsa Charlie Driggs (Jeff Daniels) cominciano al bar, dove incontra la trascinante e sconclusionata ragazza con frangetta Lulù (Melanie Griffith).

Prima di rendersi conto che non si tratta di un gioco, il tranquillo giovane è caricato in auto, portato in un motel, quasi violentato e quindi presentato alla madre di lei come futuro marito.

Fin qui è stato abbastanza divertente, per non dire eccitante per uscire dalla tristanzuola routine impiegatizia.

Quindi trascinato a cena tra ex compagni di liceo, conosce l'ambiguo Ray Sinclair (Ray Liotta), ex marito della ragazza, che lo coinvolge in una rapina e poi cerca di convingerlo a tornarsene a casa.

E no! proprio adesso che mi sono innamorato.

QUALCOSA DI TRAVOLGENTE è una bizzarra e schioppettante commedia, un incubo comico del regista Jonathan Demme ("Il silenzio degli innocenti", per dire), che parte dal rosa per prendere via via colorazioni sempre più gialle, in una girandola di episodi tragicomica e senza filo.

Bruna prima, bionda poi, l'attrice Melanie Griffith rimane comunque sensualissima.