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BEVERLY HILLS COP - Un piedipiatti a Beverly Hills

Detroit. Il poliziotto di colore Alex Foley (Eddie Murphy) di irresistibile parlantina, in jeans, maglietta e giubbetto brinda con un amico del cuore appena uscito dal carcere.

I due, ciucchi persi, vengono subdolamente aggrediti: il piedipiatti se la cava con una sonora botta in testa, all'altro va peggio visto che finisce disteso su un freddo tavolo dell'obitorio.

Il capo della polizia non vuole che il furbo e indisciplinato agente si occupi della vicenda, ma questi ovviamente disubbidisce e corre dritto filato a Beverly Hills, sulle tracce di certi titoli al portatore di cui trafficava la vittima.

Entra come un ciclone nella vita privata dei sussiegosi colleghi californiani cacciandosi in un'infinita serie di guai, pronto ad uscirne per un pelo.

BEVERLY HILLS COP - UN PIEDIPIATTI A BEVERLY HILLS è una storia tradizionale di poliziotti, droga ed inseguimenti, che si trasforma, grazie alla scoppiettante regia di Martin Brest, a un ritmo che è poco definire frenetico e alla simpatia del fresco Eddie Murphy, arlecchino di Harlem, in un vorticoso frullato di risate.

Mescolando azione violenta e farsa brillante ne viene fuori un prodotto godibile.

Che conterà due seguiti altrettanto gradevoli.

VI PRESENTO JOE BLACK

New York. Si stupisce molto la graziosa dottoressa ospedaliera Susan (Claire Forlani) nel vedere alla sua tavola l’affascinante Joe Black (Brad Pitt), incontrato in un bar appena qualche ora prima.

Possibile che non mi riconosca, si chiede, ignara che il bel giovine è morto, ucciso da un camion subito dopo il loro commiato.

E ora, nella gradevole figura esterna ma nella macabra personificazione della Morte, è giunto a ghermire suo padre, ricco magnate dei media, William Parrish (Anthony Hopkins), reduce da un infarto, che rischia di perdere il controllo del suo impero di carta stampata.

Senonchè l’ospite in incognito deve sopportare probabilità ed imprevisti: si innamora, ricambiato, oltre che del burro di noccioline, di sua figlia, trasformandosi in un consulente “diabolico”, bravo a scoprire una truffa dei pescecani della finanza.

Finchè qualcuno ha un sospetto. E così riparte da solo verso l’Infinito.

Nel "Settimo sigillo" Bergman faceva giocare a scacchi un Cavaliere con la Morte. In "Vi presento Joe Black", insulsa e interminabile favola fantastica, nel senso di soprannaturale, di color rosa listata a lutto, il regista Martin Brest sceglie il black gammon: nel senso che la sua partita è infantilmente americana e si fatica a credere nella Morte imbambolata di Brad Pitt.

Tutto può essere racchiuso nel fatto che il new age non si addice al cinema e lo spiritualismo metafisico, con battute che sembrano improvvisate, risulta altisonante, freddo come un marmo funebre.

Il regista qui s'ispira a una riedizione di un film di Mitchell Leisen del '34, "La morte in vacanza" , con il torto maggiore di prolungare questo improbabile ping pong per tre ore, con ripetizioni che fanno sembrare il film girato al rallentatore: ci fosse il telecomando lo si farebbe andare più veloce.

Soprattutto perché, ammirate le bellezze della ricchezza (Kandinsky alle pareti, servitù perfetta, villona con piscina, abiti di alta sartoria) e risentiti 30 secondi finali di swing, restano il budget e le scene gonfiata allo sfinimento da chiacchiere di rara insulsaggine, quasi sempre messe in bocca al ciuffo non casual di Brad Pitt, che espone la sua collezione di sorrisi.

I ritratti di famiglia sono di maniera, la figlia dottoressa, prediletta dalla sceneggiatura, la sorellina in carenza affettiva che organizza il 65o compleanno di papà, scritturando un baritono vestito da cosacco che canta Nelson Eddie: dopodiché si può morire.

Resta il fatto che ci si chiede perché il film non dia emozioni.

PRIMA DI MEZZANOTTE

New York. Il ruvido Kack Walsh (Robert De Niro), ex poliziotto ed ora cacciatore di taglie dei giorni nostri, deve catturare e riportare a Los Angeles, entro cinque giorni, il mite contabile Jonathan Mardukas, detto il Duca (Charles Grodin).

Pare che l'omino in grisaglia abbia sottratto quindici milioni di dollari al suo capoccia, il boss della droga Jimmy Serrano (Dennis Farina).

Li ho devoluti in beneficenza, gli confidato, in maniera poco credibile, lo sfrontato ladruncolo, appena ammanettato, mentre l'altro lo trascina via gongolando: un altro lavoretto così liscio, mi ritiro ed apro un ristorante.

Le ultime parole famose: a caccia dei due si muovono sia l'Fbi sia i tirapiedi dell'arrabiato mafioso.

PRIMA DI MEZZANOTTE (Midnight Run) è un riuscito cocktail tra diversi generi e sottogeneri (inseguimento, road movie, commedia di carattere, poliziesco d'azione), tutti mescolati con umorismo, ritmo e grinta.

Diretto da Martin Brest, attraversa l'America ironizzando sulla stupidità e l'arroganza di piedipiatti e padrini.

Rober De Niro, che per me farebbe faville anche come palo della luce, raramente è stato così divertente ma se hai come spalla il simpatico Charles Grodin probabilmente tutto è più semplice.