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NEMICO PUBBLICO

Baltimora (Usa). Un incorruttibile deputato, fermamente deciso ad opporsi ad un disegno di legge della destra repubblicana che assicurerebbe l’autorizzazione virtuale ad invadere la privacy di qualunque cittadino, viene ucciso dagli scagnozzi dell'intrallazzatore governativo Thomas Reynolds (Jon Voight), alto dirigente della NSA (National Security Agency), più potente, segreta e costosa addirittura della famigerata CIA (Central Intelligence Agency).

Subito dopo il giovane e brillante avvocato di colore Bobby Dean (Will Smith) è avvicinato da un antico compagno di scuola, testimone oculare dell'omicidio politico, che gli infila nel pacchetto regalo per la moglie Carla (Regina King) il video che inchioderebbe il mandante.

Morto in un incidente, per sfuggire ai sicari, l'antico amico ed entrato in possesso, per caso e senza saperlo, della videocassetta il nostro giovane avvocato diventa di botto un (ignaro) bersaglio viaggiante.

Per neutralizzarlo, nel breve volgere di un giorno, gli uomini della NSA “deviata” imbottiscono il poveretto di cimici sofisticate per seguire i suoi spostamenti via satellite con risoluzione di un metro, lo diffamano, gli perquisiscono, quasi distruggendola, casa, e gli fanno perdere moglie e lavoro.

L'unico che può dargli una mano ed offrirgli una via d'uscita è il maturo e misterioso ex agente dei servizi segreti Brill (Gene Hackman), un vero esperto in tecnologie.

E adesso alla riscossa. Che finimondo.

NEMICO PUBBLICO è un eccitante poliziesco tutt'azione, serrato ed avvincente, ricchissimo di colpi di scena, diretto ad alta velocità dal regista Tony Scott, ritenuto a torto meno dotato del fratello Ridley, che riesce spesso a sbalordire lo spettatore con sequenze spettacolari in quello che è probabilmente il suo miglior film.

La sceneggiatura di David Marconi è ispirata a un'inchiesta (dicembre 1995) del Baltimore Sun.
Sulla carta sembra un thriller di fantapolitica, ma non lo è: dove non coincide con la realtà del controllo telematico, è verosimile ed è terribilmente serio nello sviscerare in modo assai spettacolare i pericoli della violazione della privacy.

Il simpatico farfallone Will Smith e l'eterno fuoriclasse Gene Hackman, che entra in scena nell'ultima mezz'ora, sono una garanzia.

L'UOMO DELLA PIOGGIA

Memphis (Tennessee). Il fresco laureato in legge Rudy Baylor (Matt Damon) si scontra subito con la realtà dei fatti. Il bisogno impellente di lavorare lo spinge a cercare clienti e casi legali al limite. Ma ciò significa frequentare tipi di dubbia moralità per sbarcare il lunario mentre, allo stesso tempo, idealizza la necessità di combattere le ingiustizie di un sistema iniquo che favorisce i ricchi e i potenti.

Viene assunto nello studio dell'acido avvocato Braiser Stone (MIckey Rourke), legato alla criminalità, il cui braccio destro è il buffo para-legale (o meglio legale mancato) Deck Shifflet (un bravissimo Danny De Vito). Il non superamento degli esami non gli ha impedito di conoscere tutti i meccanismi del sistema.

Ecco il primo caso: un ragazzo leucemico è morto per il cinismo della sua compagnia di assicurazione, che non ha pagato il trapianto di midollo di cui aveva bisogno. Trattare la vita come una passività da NON inserire in bilancio.

Rudy comincia a seguire il caso in prima persona e a dare subito battaglia, poi, convinto da Deck, lascia lo studio di Braiser. I due si mettono in proprio e decidono di andare fino in fondo in quello che è l'unico caso che hanno per le mani. Si tratta di sfidare la Great Benefit, una delle più grandi compagnie di assicurazione, rappresentata da stuoli di avvocati tra cui giganteggia il famoso avvocato Leo F. Drummond (Joh Voight)

Ma l'avvocatino a poco a poco sgretolerà la tracotanza del superazzeccagarbugli che difende la ben più autorevole controparte, che culminerà nel colpo finale: l'interrogatorio dell'amministratore Wilfried Keeley (Roy Scheider) e la visione, straziante per i giurati, di un video del ragazzo morente.

La multa è talmente salata, che beffa finale, la società fallisce.

E già che c'è assiste la graziosa Kelly Riker (Claire Danes), conosciuta in ospedale, una ragazza che, esasperata, ha ucciso il marito violento e violentatore. Ora che sei venuta, vuoi sposarmi?

Appassionante, malgrado la staticità e la fluviale logorrea inevitabile nella sceneggiatura delle fasi processuali, dramma social-giudiziario, che il regista Francis Ford Coppola ha tratto dal romanzo dello specialista John Grisham.

Un bel pugno sul muso dell'arroganza (e la vocazione alla truffa legalizzata) delle assicurazioni e un osanna alla gente "normale", che, almeno al cinema, riesce ogni tanto a battere i "colossi" del profitto a tutti i costi.