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IL GIURATO

New York. Ha presto di che pentirsi la coraggiosa scultrice Annie Laird (Demi Moore): è stata un’imprudenza aver accettato di far parte della giuria nel processo contro il capo mafia Boffano (Tony Lo Bianco).

Se l’affascinante tirapiedi del padrino, ammantato del soprannome di Maestro (Alee Baldwin), gironzola attorno alla seducente ragazza, madre single del dodicenne Oliver (Joseph Gordon Levitt), è solamente per istigarla a votare per l’assoluzione dell’imputato.

In pratica le ordina di votare “non colpevole”, altrimenti il ragazzino farà una brutta fine.

Il mascalzone psicopatico con velleità filosofiche non scherza, come dimostra l’assassinio di Juliet (Anne Heche), la più cara amica della terrorizzata mamma.

Che però tiene ben nascosto un asso nella manica.

IL GIURATO è un modesto giallo gruviera, sospeso tra il thriller psicologico e il dramma giudiziario, di evidente assurdità e pieno di incongruenze (si sono mai visti criminali così fessi?), comunque dotato di una discreta suspense.

La prima parte è dotata di un’atmosfera cupa e minacciosa, che purtroppo si disperde in un secondo tempo con troppa carne al fuoco, sviluppi fin troppo prevedibili e una conclusione tirata inutilmente per le lunghe.

La sempre sensuale Demi Moore e il burino rifatto Alec Baldwin, cattivo dagli occhi cerulei, si azzannano e tubano senza tregua per due ore, nemmeno sfiorati dal timore del ridicolo.

Sprecato il valido cast di contorno.

LOOPER - IN FUGA DAL PASSATO

Kansas, 2044. Un uomo in piedi, solo, in mezzo alla campagna sconfinata. Vicino a lui, le prime spighe di un immenso campo di grano. Di fronte a lui, un lenzuolo bianco.

L'uomo è ben vestito, pettinato, distinto. In una mano ha un orologio che consulta spesso e con impazienza. Nell'altra una spingarda.

Joe (Joseph Gordon-Levitt) è un Looper, ovvero un killer che lavora per la mafia dell’ulteriore futuro. Elimina persone mandate indietro nel tempo dal 2074, anno in cui il viaggio nel tempo è stato scoperto ma subito vietato per legge. Ora è appannaggio della mafia che, come si sa, non si preoccupa dei divieti.

Le vittime vengono clandestinamente mandate nel passato, ove c'è un boss di fiducia che coordina le operazioni, per poi essere uccise così da non lasciare tracce del corpo nel futuro, in cui è diventato impossibile far sparire qualcuno per via di dispositivi traccianti.

Siccome però i looper stanno in costante contatto con la criminalità, e dunque arrivano a conoscere troppe cose, arriva anche per loro il momento di "farsi da parte". Per tale motivo dopo anni di onorato servizio, la mafia nel 2074 cattura il looper "vecchio" e lo rispedisce nel passato (carico d'oro come pagamento) per farlo uccidere dal se stesso giovane.

Questo auto-eliminare il futuro se stesso si chiama chiudere un loop. Chiuso un loop, il looper se la spassa per gli anni che gli restano con l’oro ricevuto dalla sua auto-esecuzione. Rifiutarsi di chiudere il loop comporta la morte.

Un giorno Joe si trova a dover chiudere il suo loop, ma si trova davanti il se stesso del futuro (Bruce Willis) non incappucciato e legato come al solito, e tutta la vicenda diventerà molto complicata.

LOOPER è un eccellente sci-fi, intenso ed emotivamente devastante, che parla di viaggi nel tempo e telecinesi, un action nel quale si contano decine di cadaveri  e un noir postmoderno con un occhio al western.

Il regista Rian Johnson sembra aver attinto a piene mani anche a TERMINATOR e a Philip K. Dick, miscelando il tutto con un bel ritmo, senza eccessiva frenesia ma anzi dosando bene i tempi tra scene d'azione e scene di dialogo.

Se Bruce Willis, in un ruolo che rimanda a quello di L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE, è come sempre carismatico, non da meno è Joseph Gordon-Levitt, che è stato pesantemente truccato in volto (niente effetti speciali quindi ma solo vecchio e caro make-up) per avere i connotati più simili possibile ad un giovane Willis, creando questa situazione un po’ straniante (e anche un po' grottesca).

Nel cast anche una brava (e bella) Emily Blunt, abbronzatissima e biondo miele.


Notevole pure il lato B di Piper Perabo, mostrato in un paio di sequenze.

IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO

Gotham City. Otto anni dopo la morte di Harvey Dent, la città è apparentemente pulita, ad eccezione della coscienza del commissario Gordon (Gary Oldman).

Il similpipistrello Batman, ovvero l'eccentrico orfano riccone Bruce Wayne (Christian Bale) vive in volontario esilio nel suo Manor, con il solo paterno maggiordomo Alfred (Michael Caine) incapace di trovare un senso dopo la scomparsa di Rachel.

Ma ora deve tornare sui propri passi per fermare il terrorista psicopatico Bane (Tom Hardy), mercenario reso mostruoso da una maschera antidolorifica.

Il carognisissimo incrocio tra Emiliano Zapata e Robin Hood prima riduce la Wayne Enterprises in bancarotta e poi le soffia il segretissimo reattore nucleare convertendo il nucleo, pensato per produrre energia pulita, in un inarrestabile ordigno atomico.

Mentre Bruce è rinchiuso in una prigione impossibile, con la schiena spezzata, Bane instaura a Gotham City una tirannia del proletariato che è un vero e proprio regime del terrore e affida il detonatore della bomba nelle mani di un cittadino misterioso.

Mi fido o non mi fido della suadente Miranda (Marion Cotillard)?

IL CAVALIERE OSCURO. IL RITORNO è l'estenuante epilogo, anche per durata, della trilogia fantastica del popolare raddrizzatore di torti a cura di Christopher Nolan, che miscela al meglio la componente d'azione a quella introspettiva riuscendo a relegare spesso il protagonista ai margini senza mai perdere in intensità.
Magari qualche dimenticabile personaggio in meno avrebbe aiutato la comprensione.

Tra il secondo e il terzo capitolo della bat saga non c'è apparentemente soluzione di continuità, ma a ben guardare la formula non è quella del seguito quanto piuttosto quella della ripetizione, che garantirà il gradimento dell'ultimo tomo a chi aveva già (giustamente) apprezzato il secondo, ma allo stesso tempo porta a riapprezzare il primo, che acquisisce in prospettiva il valore aggiunto di una maggior libertà e inventiva.


Eccellente presenza (per ragioni tutt'altro che artistiche) quella di Anne Catwoman Hathaway, che fugge facendo salti mortali su un assassino tacco dodici.

INCEPTION

Usa. Ha trovato l'America (nel senso che guadagna tantissimo) il giovane Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) da quando ha scoperto di possedere una virtù speciale:  è in grado di inserirsi nei sogni altrui per prelevare i segreti nascosti nel più profondo del subconscio.

Meglio se di uomini d'affari.

Insomma una innovativa forma di spionaggio industriale, che trova il favore di acquirenti golosi, pronti a riempire d'oro le tasche del geniale Arsenio Lupin dei sogni, ancora depresso per il suicidio della moglie Mal (Marion Cotillard).

Finchè un cliente giapponese, il danaroso industriale Saito (Ken Watanabe) pretende l'operazione inversa: trapiantare nel cervello della vittima designata, tale Robert Fischer Jr. (Cillian Murphy), un impulso grazie al quale, alla morte dell'anziano e dittatoriale genitore, dovrà convincersi che l'unica cosa che può fare è distruggere l'impero ereditato.
Saito avrà allora campo libero. In cambio offrirà a Cobb la possibilità di rientrare negli Stati Uniti dove è ricercato per omicidio.

Cobb accetta e si fa affiancare da un team di cui entra a far parte la giovane Ariane, architetto abilissimo nella costruzione di spazi virtuali, ma l'operazione è più facile a dirla che a farla.

INCEPTION dell'immaginifico Christopher Nolan  è un furibondo avanti e indietro nei sogni chilometrici e a più livelli, un fumetto fantascientifico d'alta ingegneria cinematografica (la scena di un quartiere di Parigi che si richiude su se stesso è un prodigio nda) che affronta le dinamiche della psiche nello stato di sonno.

Bisogna dire che alla fine il tutto annoia alquanto. Nessun pericolo di addormentarsi: la colonna sonora pompata a tutto volume è micidiale.

Il papà del sognate protagonista è il glorioso Michael Caine.