Visualizzazione post con etichetta james gandolfini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta james gandolfini. Mostra tutti i post

LONELY HEARTS

Contea di Nassau (New York), 1948. Lo spavaldo truffatore di donne sole Raymond Fernandez (Jared Leto) depreda le agiate dame scovate nelle rubriche dei cuori solitari.

Fino a quando non cade nella stesso tipo di rete tesa dalla prosperosa Martha Beck (Salma Hayek): siamo fatti uno per l'altra!

Dopo essersi messi in combutta con lui, si procede ad adescare a tutta randa, illudendo e depredando donne sole.

Fino a quando la donna, bella, pazza e cattivissima, spinta da una morbosa gelosia, lo incita ad uccidere.

Scatenando la caccia del depresso detective Elmer Robinson (John Travolta) e del suo sanguigno collega Charlie Hilrbrandt (James Gandolfini), poliziotti della sezione omicidi.

LONELY HEARTS è un eccellente poliziesco, solido e squadrato, ispirato a una truce storia vera, la caccia a una coppia di killer conosciuta come "Lonely Hearts Killers" (assassini dei cuori solitari), accaduta negli anni '40.

I due trovavano le loro vittime grazie agli annuncia personali e prendevano di mira vedove di guerra colpendo con inusitata ferocia, mentre tra di loro manifestano sempre affetto e passione.

LONELY HEARTS è molto elegante nella ricostruzione ambientale d'epoca, ma crudo in alcune scene.

In cast molto ricco, spicca la fascinosa Salma Hayek, diabolico angelo del male. Purtroppo il film non il pregio di mostrare un suo nudo, che ci sarebbe stato benissimo

IL GIURATO

New York. Ha presto di che pentirsi la coraggiosa scultrice Annie Laird (Demi Moore): è stata un’imprudenza aver accettato di far parte della giuria nel processo contro il capo mafia Boffano (Tony Lo Bianco).

Se l’affascinante tirapiedi del padrino, ammantato del soprannome di Maestro (Alee Baldwin), gironzola attorno alla seducente ragazza, madre single del dodicenne Oliver (Joseph Gordon Levitt), è solamente per istigarla a votare per l’assoluzione dell’imputato.

In pratica le ordina di votare “non colpevole”, altrimenti il ragazzino farà una brutta fine.

Il mascalzone psicopatico con velleità filosofiche non scherza, come dimostra l’assassinio di Juliet (Anne Heche), la più cara amica della terrorizzata mamma.

Che però tiene ben nascosto un asso nella manica.

IL GIURATO è un modesto giallo gruviera, sospeso tra il thriller psicologico e il dramma giudiziario, di evidente assurdità e pieno di incongruenze (si sono mai visti criminali così fessi?), comunque dotato di una discreta suspense.

La prima parte è dotata di un’atmosfera cupa e minacciosa, che purtroppo si disperde in un secondo tempo con troppa carne al fuoco, sviluppi fin troppo prevedibili e una conclusione tirata inutilmente per le lunghe.

La sempre sensuale Demi Moore e il burino rifatto Alec Baldwin, cattivo dagli occhi cerulei, si azzannano e tubano senza tregua per due ore, nemmeno sfiorati dal timore del ridicolo.

Sprecato il valido cast di contorno.

THE MEXICAN - AMORE SENZA LA SICURA

Los Angeles. A volte la vita può cambiare per una semplice distrazione al volante, ed è quanto è successo al giovane Jerry Welbach (Brad Pitt) che, tamponando l'auto del potente boss malavitoso Margolese (Gene Hackman, un cameo), lo ha involontariamente costretto ad un soggiorno nelle patrie galere (grazie al classico cadavere nel bagagliaio).

In cambio Jerry ha dovuto accettare di prestare i suoi servigi alla gang fino a quando il capo non tornerà a piede libero: con scarsi risultati, peraltro, dato che il crimine non è decisamente il suo mestiere.

L'ennesima disattenzione è costata a Jerry un viaggio fuori programma in Messico, dove dovrà recuperare un'antica e preziosa pistola, nota con l'appellativo di "The Mexican". L'incarico pare senza rischi.

Non ne voglio sapere, urla la fidanzata Samantha (Julia Roberts), mi avevi promesso di cambiare vita, mollare e seguirmi a Las Vegas, ma il giovane non ha scelta: o ritrova la pistola o è un uomo morto.

Così mentre il suo ganzo espatria per lavoro, la ragazza parte da sola per Las Vegas, attirata da un impiego da croupier. Ma lo spietato sicario gay Leroy (James Gandolfini) la sequestra per costringere l'amato a non fare scherzi.

E intanto l'arma, su cui grava una mortale e antica maledizione, cambia di continuo proprietario.

THE MEXICAN- AMORE SENZA LA SICURA è una bislacca, simpatica e pazza commedia ai confini con il poliziesco e intinta nel grottesco (semafori rossi iettatori, cani gelosi di palloni da football sgonfi, "mostruosi" indigeni messicani, omaggi leoniani, teneri sicari gay all'occorrenza spietatissimi), che avanza lentamente, con qualche caduta di ritmo, tra villaggi fatiscenti, strade polverose e facce da patibolo.

Julia Roberts, quanto mai a suo agio nei ruoli da commedia, e Brad Pitt viaggiano su due corsie parallele restando insieme sullo schermo si e no una ventina di minuti.

Anche se per me il migliore è James Gandolfini, il lato romantico della storia non mancherà comunque di soddisfare i fan delle due belle star.

Di lì a poco il regista Gore Verbinski verrà incensato per l'ormai famosissima trilogia dei Pirati dei Caraibi.

PELHAM 1 2 3: UN OSTAGGIO AL MINUTO

New York. Irrompono in quattro armati di mitra su un vagone della metropolitana partito da Pelham Bay. Il capobanda, Ryder (John Travolta), nome "d'arte" che nasconde identità e storia di un criminale raffinato, stacca subito la prima carrozza, il locomotore, dal resto del convoglio. Poi si mette in contatto con il centro di controllo, dove è di turno Walter Garber (Denzel Washington), alto funzionario declassato in attesa del giudizio per presunte mazzette e impiegato allo smistamento dei treni sulla linea di Lexington Avenue.

Voglio dieci milioni di dollari entro un'ora o comincerò ad uccidere i diciotto ostaggi. Ryder trova nella voce e nella persona di Walter il suo negoziatore ideale, preferito allo spocchioso negoziatore della polizia (John Turturro) che cerca invano di far ragionare il folle sequestratore, mentre il placido sindaco (James Gandolfini) salta sulla poltrona alla richiesta. Comunque tutti, negoziatore, sindaco e polizia avranno un'ora esatta per raccogliere la cifra e salvaguardare i passeggeri "in carrozza".

Borsa (con la maiuscola) ci cova.

PELHAM 1 2 3 : UN OSTAGGIO AL MINUTO è un prevedibile ma tutto sommato emozionante poliziesco a tutta birra, diretto dallo specialista dei film d'azione di altissimo budget e qualità, Tony Scott, che conosce bene i meccanismi della suspence, ma lascia sempre appena accennato lo scavo psicologico dei personaggi.

Il film è il rifacimento, aggiornamento tecnologico e narrativo compreso, del notevole  COLPO DELLA METROPOLITANA (UN OSTAGGIO AL MINUTO) (1974) di Joseph Sargent ove il cattivo di turno al treno era Mister Blue, un ex mercenario (auto)folgorato sulla via di fuga.

Dal buco nero della metropolitana di New York, riemergono i fantasmi e si liberano le paure di tutto ciò che oggi destabilizza la società occidentale: le guerre, il terrorismo, la crisi economica, gli squali di Wall Street. Senza metterlo in scena, il fratello del più celebre Scott, ripensa ossessivamente al 9/11 gettando un ex trader di Wall Street dentro una voragine che permette l'espressione della voce in assenza del corpo.

A corollario il dramma di un gruppo di newyorkesi, uno studente che non conosce le parole dell'amore, un ex paracadutista, una mamma vedova di guerra e il suo bambino orfano, impediti nel ventre della città, sotto tonnellate di cavi, acciaio e cemento.
Ancora una volta il buio claustrofobico e il cratere aperto di Ground Zero.

Con il solito stile ipercinetico e prospettive vertiginose e impossibili, Scott riporta a galla dal "vuoto" e dal rimosso della città i crimini finanziari di Ryder, quelli morali di Garber e quelli sentimentali del sindaco. L'(anti)eroe di Denzel Washington si prefigge "a fine corsa" di riparare i torti rimasti impuniti, senza riuscire però a impedire la morte di persone innocenti e un clima di paura, che trovano nella galleria della metropolitana il loro luogo d'espressione.

Dolorosamente consapevole di non essere più esente da "colpe" (ha accettato una tangente da una compagnia ferroviaria nipponica), Garber è alle prese con Ryder che mescola cattiveria e ironia, pratica la banalità del male e il sadismo gratuito. Voce a voce e corpo a corpo, Garber e Ryder si parlano, si ascoltano, si osservano e infine si affrontano per stabilire la vittoria di un mondo sull'altro, in virtù di un ritorno alla normalità rassicurante e di un tragitto di redenzione. Una "corsa" alla redenzione, che finisce anche per annoiare.

Gli ingrassati e imbruttiti Denzel Washington e John Travolta rischiano davvero grosso. Con le residue ammiratrici.

La battuta più bella? Quella del sindaco/James Gandolfini: "Il costume da Rudy Giuliani l'ho lasciato a casa".

IL CASTELLO

Usa. Nell'austero castello trasformato in carcere militare l'ultimo arrivato è un peso massimo, nientemeno che un generale a tre stelle, eroe del Vietnam, il generale Eugene Erwing (Robert Redford), uomo d'azione e intellettuale ("Il fardello del comando", uno dei suoi libri), una vera leggenda dell'esercito americano, condannato per aver disobbedito ad un ordine ingiusto, che ha causato la morte di 8 soldati nel Burundi.

Il comandante del penitenziario, il viscido, metodico, crudele e rancoroso colonnello Winter (James Gandolfini), accoglie con timoroso rispetto il superiore, ma presto esplode la gelosia verso la superiorità dell'altro.

I detenuti portano in palmo di mano Erwing e lo eleggono loro capo morale e non solo.

L'ospite pluristellato scopre ben presto che dietro le mura si compiono orrendi e disonorevoli (per un soldato) soprusi per un malinteso senso della disciplina.

Bisogna fermare quel pazzo, prima che al mite caporale Aguilar seguano altre vittime. In una spirale di violenze e ingiustizie sempre più intollerabili, esplode la sfida fra il generale e il comandante.

All'attacco, miei prodi. E alla fine l'eroe di guerra, esperto di tattiche militari, coi suoi uomini, prende possesso della prigione, con un'azione strepitosa. Naturalmente, come per tutti gli eroi, il prezzo da pagare è la vita, ma l'onore è eterno...

IL CASTELLO è un coinvolgente dramma carcerario diretto da Rod Lurie, sorretto da ottimi dialoghi che spingono la schermaglia morale fino all'esplosione della violenza.
Il film è sospinto da una retorica (che non ci dispiace nda) che non sarebbe dispiaciuta a John Wayne, di indubbio impatto emotivo.

È magnifico rivedere il sempre affascinante Robert Redford (che ripassa il suo BRUBAKER nella versione con le stellette) portare con baldanza i suoi 65 anni e James Gandolfini è mellifluo e portentoso nel rendersi odioso.

Non farete fatica ad odiarlo.

8 MM - DELITTO A LUCI ROSSE

Harrisburg (Pennsylvania). Vive tranquillo con la moglie Amy e la bimba, l'ordinario detective privato Tom Welles (Nicolas Cage), quando riceve un incarico particolare.

La neovedova, un anziana signora, di un magnate dell'industria vuole che scopra se il film girato in 8 mm trovato nella cassaforte del marito riccone neodefunto sia, come teme, o meno uno snuff movie, cioè un film in cui le sevizie e gli omicidi non sono simulati ma veri, e quindi se la giovane protagonista del filmino porno è stata davvero uccisa.

Da qui parte un'indagine virtualmente impossibile, visto le centinaia di migliaia di persone che ogni anno negli States scompaiono nel nulla, che lo porterà a visitare un inferno reale difficilmente immaginabile.

Prima il segugio rintraccia la rassegnata madre della ragazza, poi, attraverso Max California (Joaquin Phoenix), commesso di un negozio specializzato di Los Angeles, risale al regista Eddie Poole (James Gandolfini): è lui che ha girato la pellicola.

Ma cosa lo lega al produttore newyorchese Dino Velvet (Pete Stormare)?

Cage, in questo film diretto da quella vecchia volpe di Joel Schumacher, che finge di indignarsi mentre mesta nel torbido con compiaciuta morbosità, si immerge in un soggetto che vorrebbe denunciare un fenomeno dolorosamente reale, quello del depravato mondo degli snuff-movie.

Bisogna ammettere che il fim da qualche emozione forte, scene spinte a parte, e l'inespressività di Nicholas Cage sembra perfetta per il detective "ordinario".

Come un impiegato d'ufficio.