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MIAMI BLUES

Miami, USA. Appena il tempo di mettere il piede giù dall'aereo che il gioviale balordo Frederick J. Frenger (Alec Baldwin), appena uscito di prigione, spezza la mano a un povero hare krishna.

Il pacifista settario arancione ci rimane secco (forse per lo shock?!?).

Arraffata una valigia e arrivato in albergo conosce, spedita dal solito portiere che conosce come va il mondo, l'innocente Susie Waggoner (Jennifer Jason Leigh) . 

La biondina arrotonda, bene ed esentasse, con il mestiere più antico del mondo.

L'unione delle due solitudini e i risvolti passionali li portano all'illusione di una vita di coppia.

Nella quale piomba, facendo indagini sull'omicidio dell'aeroporto, il malandato sergente Hoke Mosley (Fred Ward).

Proprio allo sbirro che gli sta alle calcagna il giovanotto tira un brutto tiro: lo assale, lo pesta a dovere e gli ruba pistola, distintivo e dentiera.

Grazie ai quali si sostituisce al poliziotto, imperversando per la città, tra furti e sparatorie.

Riuscirà lo sdentato sergente a riprendersi il distintivo e la dentiera e a salvarsi dal ridicolo?


MIAMI BLUES
è una divertente commedia d'azione, pop e con un tocco di pulp, ironica, veloce, moderna. A cui aggiunge un sottofondo amaro e disilluso, forse troppo avanti per essere apprezzata al tempo.

Incredibilmente e stranamente dimenticata, la pellicola riesce ancora a dire qualcosa di nuovo in uno dei generi più sfruttati qual è il poliziesco.

La storia è strana, diversa, vivace, girata in una Miami inusuale e, solitamente, nascosta alle cineprese.

Il poco profilo regista George Armitage (ma produce Demme) è aiutato da un gran bel trio di protagonisti ottimamente caratterizzati ed adeguatamente in parte.

MIAMI BLUES scorre via che è un piacere, tra violenza, ironia e azione. Degna di nota anche l'utilizzo di "Spirit in the sky" di Norman Greenbaum (ma più volte ripresa da altri interpreti).

Inoltre da segnalare:

1) la protagonista piomba in scena con un'attillata canottiera strizzatette con in bella mostra il marchio Alfa Romeo.

2) Nel mezzo di una rapina appare una fiammante ALFA ROMEO 75 rossa.

L'AGGUATO

Jackson (Mississippi), 1989. Il procuratore distrettuale Bobby Delaughter (Alee Baldwin), marcato stretto dalla combattiva vedova Myrlie (Whoopi Goldberg), fa riaprire, ventisei anni dopo, l'inchiesta per l'omicidio del leader per i diritti civili degli afroamericani Medgar Evers.

L'imputato, l'arrogante Byron De La Bechwith (James Woods), fanatico sostenitore della supremazia bianca, nel '63 se l'era cavata con un processo farsa.

Ma il procuratore l'inchioda con nuove inconfutabili prove.

L'AGGUATO è un arcibuonista melò antirazziale dai nobili intenti e dallo svolgimento prevedibile.

Soggetto ispirato ad un fatto di cronaca, raccontato con scrupolo informativo ma in maniera piuttosto piatta e televisiva nel senso tradizionale del termine, con troppo spazio dedicato alle vicende personali.

Il film, dalla discreta confezione, si sviluppa come un legal drama ma malgrado l'alto contenuto di impegno offre scarse emozioni.

Il regista Bob Reiner (HARRY TI PRESENTO SALLY, CODICE D'ONORE) concede solo a James Woods (che impersona l'assassino leader del KKK) di uscire dalle righe per evidenziare il carattere dell'omicida.

IL GIURATO

New York. Ha presto di che pentirsi la coraggiosa scultrice Annie Laird (Demi Moore): è stata un’imprudenza aver accettato di far parte della giuria nel processo contro il capo mafia Boffano (Tony Lo Bianco).

Se l’affascinante tirapiedi del padrino, ammantato del soprannome di Maestro (Alee Baldwin), gironzola attorno alla seducente ragazza, madre single del dodicenne Oliver (Joseph Gordon Levitt), è solamente per istigarla a votare per l’assoluzione dell’imputato.

In pratica le ordina di votare “non colpevole”, altrimenti il ragazzino farà una brutta fine.

Il mascalzone psicopatico con velleità filosofiche non scherza, come dimostra l’assassinio di Juliet (Anne Heche), la più cara amica della terrorizzata mamma.

Che però tiene ben nascosto un asso nella manica.

IL GIURATO è un modesto giallo gruviera, sospeso tra il thriller psicologico e il dramma giudiziario, di evidente assurdità e pieno di incongruenze (si sono mai visti criminali così fessi?), comunque dotato di una discreta suspense.

La prima parte è dotata di un’atmosfera cupa e minacciosa, che purtroppo si disperde in un secondo tempo con troppa carne al fuoco, sviluppi fin troppo prevedibili e una conclusione tirata inutilmente per le lunghe.

La sempre sensuale Demi Moore e il burino rifatto Alec Baldwin, cattivo dagli occhi cerulei, si azzannano e tubano senza tregua per due ore, nemmeno sfiorati dal timore del ridicolo.

Sprecato il valido cast di contorno.

GETAWAY

Messico. Quando l'audace rapinatore Doc McCoy (Alec Baldwin) finisce al fresco, l'inseparabile, anche nei colpi, moglie Carol (Kim Basinger) freme per liberarlo.

Così accetta senza scomporsi la proposta del viscido faccendiere Jack Benyon (James Wood): se lo faccio uscire, sarai carina con me?

GETAWAY è un modesto e stereotipato action poliziesco, indegno remake di un film di Peckinpah (che pure non era uno dei suoi capolavori nda) che lascia ancor più l'amaro in bocca poiché a sceneggiare c'è nientemeno che un certo Walter Hill.

Inutile dire che ricalca il film del '72 nell'andamento forsennato, non certo nel disegno dei caratteri.

Molta azione, con qualche sequenza ad alta tensione e qualche spruzzatina di sesso.

Interpretato da due star tanto affascinanti quanto poco carismatiche (almeno in questo caso) come Alec Baldwin e la biondissima e conturbante Kim Basinger (allora anche coppia nella vita), che non si toglie mai i tacchi, ma gonna e camicetta si.

Un po' migliore la prova di James Woods e Michael Madsen, duro a morire, ma nel complesso il film è piuttosto banale e assai poco riuscito.

CODICE MERCURY

Chicago. L’agente in crisi esistenziale Art Jeffries (Bruce Willis), inviato dall’Fbi, ritrova nascosto nell’armadio il piccolo e terrorizzato Simon (Miko Hughes). I suoi genitori sono stati ammazzati da un killer della Cia, spedito dal cinico capo dipartimento Nicholas Kudrow (Alec Baldwin), tanto risoluto quanto senza scrupoli di sorta, che ha mancato il vero bersaglio.

Il bambino di nove anni, autistico che ha speciali doti matematico-enigmistiche, ha infatti decifrato un codice segretissimo dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale, fondamentale per proteggere gli agenti USA infiltrati in tutto il mondo, che due crittografi del governo avevano fatto pubblicare su una rivista di enigmistica, per collaudarne l’impenetrabilità.

Telefonando al numero civetta del giornale, attirato dall’esca di un falso viaggio premio, il bambino si era praticamente suicidato con tutta la famiglia.

Il poliziotto in crisi decide di proteggerlo. E ora fuggiamo insieme.

CODICE MERCURY (Mercury Rising) è un coinvolgente poliziesco, stretto parente dei film di spionaggio, in cui il regista Harold Becker, a un pugno di WITNESS unisce una spolveratina dei TRE GIORNI DEL CONDOR, dando alla storia un ritmo forsennato.

Il supercattivo Alec Baldwin sfiorando il comico involontario non fa fare certo una bella figura alla CIA tenuta in scacco da un bambino, pur se protetto da un marcantonio come Bruce Willis, sprovvisto del senso dell’ironia che altrove l’ha salvato in situazioni analoghe.

UNA DONNA IN CARRIERA

New York. L'altezzosa, potente quanto antipatica manager di successo, Katherine Parker (Sigourney Weaver), si ritrova come segretaria, trasferita da altro ufficio, l'ambiziosa Tess McGill (Melanie Griffith), una modesta ragazzotta diplomata alla scuola serale.

Succede che la bella capessa si rompe una gamba sciando ad Aspen e l'altra  approfitta della sua assenza per renderle la pariglia di una grave scorrettezza.

Ragione per la quale conclude al suo posto una grossa transazione attraverso l'agente di borsa Jack Trainer (Harrison Ford), al quale nasconde la verità, ossia di essere una semplice portaborse. Bionda e piacente, ma pur sempre portaborse.

Guarda caso lui è anche l'amante segreto della manager, ma in un batter d'occhio si infila sotto le coperte con Tess.

Facile immaginarsi la furia del capo che, tolto il gesso, scopre di aver perduto nello stesso tempo scrivania e fidanzato.

UNA DONNA IN CARRIERA è una piacevole commedia degli equivoci, un po' ruffiana, diretta dal regista Mike Nichols, che ironizza con sarcasmo sulla lotta spietata per arrivare alle poltrone più ambite.

Deve il successo al ritmo eccellente, alla cura dei particolari, alla bella fotografia, alla sagace direzione degli interpreti di classe, con le due seducenti vamp (la Griffith anche in topless) che cercano di rubarsi la scena a vicenda.

Cinque nomination e oscar per la canzone "Let the River Run".

NOTTING HILL

Londra. Può la star più in voga del momento innamorarsi di un qualsiasi librario londinese?

Assillata dai fotoreporter, si rifugia a Notting Hill nella libreria del timido William Tacker (Hugh Grant) l’affascinante superstar di Hollywood Anna Scott (Julia Roberts), in Inghilterra per il lancio del suo ultimo film.

Tra i due, complice una spremuta rovesciata sulla camicia della diva, scocca subito la scintilla e i meccanismi della trama si mettono subito in moto, prevedibili, ma godibilissimi.

Ma gli impegni dell’attrice abbreviano il flirt, che sembrerebbe una bolla di sapone.

Invece l’indomani lei gli telefona e lui, fingendosi un giornalista, si precipita alla conferenza stampa nel suo albergo.

L’attrice però deve far marcia indietro all’improvviso arrivo del geloso fidanzato e collega (Alec Baldwin).

Addio?

No, è solo il primo dei due arrivederci fino ai confetti finali.

Prevedibile, eppure frizzante, vivace e molto ben confezionata, commedia sentimentale di scuola inglese, diretta dal regista Roger Michell, che mentre fa (ad iniziare dal titolo) una sfacciata pubblicità al quartiere più in, più cool, più alla moda di Londra, aggiorna ai giorni d’oggi il già improbabilissimo intrigo rosa di Vacanze romane.




Julia Roberts fa se stessa con molta ironia e autoironia. Ben assortita ci appare la piacente coppia di sorridenti colombi Julia Roberts – Hugh Grant.
Inoltre i personaggi di contorno, come deve essere in questo tipo di prodotto, sono efficaci, curatissimi e contribuiscono ad un successo annunciato.

THE DEPARTED - Il bene e il male

Boston. Il capofamiglia (nel senso mafioso del termine) Frank Costello (il “cult” luciferino Jack Nicholson) sospetta subito che Billy Costigan (Leonardo Di Caprio), figlio di padre (quasi) mafioso e madre perbene, cosa che lo tormenta nell’anima, uscito fresco fresco di galera dopo un passaggio in polizia (almeno all’apparenza), possa essere un infame spia.
Ma lo piazza nell’organigramma della banda nonostante la palese diffidenza del luogotenente/guardaspalle French (Ray Winstone).

Dall’altra parte della barricata, nella squadra del paterno capitano di polizia Queenan (Martin Sheen) e del meno attendista e diplomatico (o saggio, fate voi) sergente Dignam (Mark Whalberg) nessuno ha il minimo dubbio sulla moralità e rettitudine dell’agente Colin Sullivan (Matt Damon), che è stato invece “tirato su” dal capomafia, inserito nella polizia di Boston e a cui ha agevolato la carriera grazie ad entrature e a qualche dritta di prima mano su affari e omicidi “sporchi” (chi meglio di lui può sapere le cose!) da risolvere in fretta, facendo un figurone con colleghi e superiori. In sostanza adesso ha un poliziotto pronto a passargli ogni minima informazione sui movimenti dei colleghi per incastrare il boss medesimo, che ufficialmente anchegli è chiamato a mettere in gattabuia.

A dividere i due giovani, poliziotti e spioni entrambi, ognuno all’oscuro dell’identità dell’altro, anche se appare chiaro che c’è una spia in entrambi gli schieramenti (il bene e il male, avete presente?) c’è anche una bella psicologa (Vera Farmiga), che incarta con maniacale perseveranza ancora di più la vicenda, dividendo il letto ora con uno e poi con l’altro.

E comincia la caccia per scoprire ognuno l’identità dell’altro, in un architettura complessa, visto lo scopo speculare dei due (la lotta tra il bene e il male, sapete?) dal montaggio frenetico, con sprazzi di crudeltà esibita. E i cellulari sempre a vibrare, come orchestra dei continui ed inquietanti rovesciamenti di fronte, che danno ai due la dose quotidiana di ansia, vittime di un meccanismo che potrebbe schiacciarli e significare, perdere la vita, per uno, finire in prigione, per l’altro.

vera farmiga nakedMartin Scorsese (al suono del suo nome l’autore del post si alza e si inchina nda) dirige con furore, riprendendo il filo (per fortuna) interrotto con De Niro, coi bravi ragazzi eccetera. Qui Scorsese rientra a fare quello che gli riesce meglio. Cambia solo nomi (irlandesi non più italiani. E cornamusa a palla) e grattacieli (Boston non più New York), ma è sempre lui, il figlio del Queens e di Brooklyn. Lo Scorsese che preferisco.

Appena appena lungo, questo sì. Con un finale più da dolcificante artificiale che dolce.

Ma che ve lo dico a fare.

MALICE - IL SOSPETTO

Westerly, New England (USA). La cittadina è sconvolta da un maniaco violentatore e i sospetti della polizia si incentrano sul giovane vice rettore del college Andy (Bill Pullman). 

Frattanto lui e la bella mogliettina Tracy (Nicole Kidman) accolgono in subaffitto l'aitante chirurgo Jed (Alec Baldwin).

Quando la bella mogliettina, ignara di essere incinta, è ricoverata d'urgenza, è proprio il bel chirurgo ad operarla.

Purtroppo le cose vanno male: perde il bambino e rimarrà sterile.

E' colpa tua che hai autorizzato l'intervento, urla lei al marito sbattendo la porta e intanto chiede al dottore venti milioni di dollari come risarcimento.

Cercando disperatamente la dolce metà, il povero vice rettore scoprirà con dolore che non è proprio immacolata.


nicole kidman sexy
MALICE - IL SOSPETTO è un buon thriller diretto dal regista Harold Becker, che realizza due film in uno, di cui il primo (la vicenda sullo sfondo dello stupratore) serve soltanto per lanciare il secondo, seminando sorprese a gò-gò (tra cui la scoperta sul vice rettore...).

Trattasi di un thriller ad alto tasso di suspence, un misto di noir, giallo e poliziesco con una Nicole Kidman deliziosamente sexy e molto più brava del previsto nella parte di perfida triplo-giochista.

Da segnalare anche un cameo della veterana Anne Bancroft (nella parte di una vecchia mamma alcolizzata) e una timida presenza della bionda ma ancora semisconosciuta Gwyneth Paltrow.