Maine (USA). E' l'uomo che ci vuole lo sbrigativo Jack Wells (Bill Pullman) per scoprire cosa c'è sotto i cadaveri, di vacche e sommozzatori, che affiorano orribilmente mutilati e martoriati da un laghetto di montagna apparentemente placido e tranquillo.
Il giovane, che ha lasciato la toga di avvocato, è costretto ad indagare con la bionda paleontologa Kelly Scott (Bridget Fonda), inviata dall'Università locale.
Il killer è un mostro lacustre, sentenziano all'unisono lo sceriffo Hank Keough (Brendan Gleeson) e lo scienziato Hector Cry ( Oliver Platt).
Ma ecco saltar fuori la sorpresa.
LAKE PLACID è un ingenuo fumetto a cavallo tra avventura, animali assassini e horror, fornito di una discreta tensione, che naviga nella scia sanguinolenta dello Squalo.
Un omologo del mostro di Loch Ness che agisce in America. Rispetto al misterioso mostro inglese, questo coccodrillone bramoso di carne e mangia uomini è più feroce e molto meno misterioso
L'intrigo non offre novità, salvo improvvisi lampi di ironia che squarciano le molte scene sanguinolente, da cui purtroppo escono integri i poco credibili protagonisti.
Va detto però che questo B movie è realizzato discretamente: alcune sequenze sono veramente realistiche ed impressionanti.
Il cast è altamente professionale e forse un po' sprecato per questo genere di film.
Buono per una serata all'insegna dell'evasione pura e senza pensieri, al netto del solito, irritante, appello ecologista. Sicuramente uno dei Croc-movies più riusciti.
"IL CINEMA E' IL MODO PIU' DIRETTO PER ENTRARE IN COMPETIZIONE CON DIO"
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THE EQUALIZER - IL VENDICATORE
Boston. C'è un signore che vive in solitudine monastica in un appartamento spoglio e che mangia sempre da solo in un bar sotto casa aperto di notte, bello e lucente nella città che dorme come in un quadro di Edward Hopper. Chi è?
Di giorno lavora in un ferramenta, di sera legge "Il vecchio e il mare di Hemingway". Sempre e comunque è posseduto da tic e piccole ossessioni (si cronometra, dispone gli oggetti sul tavolo in un certo modo, apre e chiude le serrature).
La giovane e infelice prostituta russa adolescente Alina (Chloe Moretz) cattura la sua attenzione.
Forse è troppo tardi per toglierla dalla strada. O forse è ancora abbastanza presto per fare fuori tutti quegli energumeni con accento sovietico che minacciano la ragazza.
Quando Alina finisce in ospedale per via delle botte del suo protettore Slavi, l'uomo, Robert Mccall (Denzel Washington), che è un ex agente della Cia, rispolvera tutto il suo micidiale addestramento: partendo da Slavi e la sua gang risale la scala gerarchica del crimine russo, imbattendosi nello psicopatico killer Teddy e nel suo capo Vladimir Pushkin.
THE EQUALIZER - IL VENDICATORE è un sano omaggio al machismo reaganiano. McCall è un equalizer, ovvero uno che vuole riportare l'ordine ristabilendo l'equilibrio di giustizia laddove è stato violentemente alterato.
Basato sulla serie televisiva anni Ottanta intitolata in Italia "Un giustiziere a New York", THE EQUALIZER (il cui sottotitolo italiano "Il vendicatore" non rende giustizia alla natura equanime del personaggio) ha per protagonista un uomo di età prepensionabile dall'apparenza innocua (i colleghi giovani al supermercato del fai da te lo chiamano "nonno") e dalla sostanza assai pericolosa.
Glaciale e freddo quanto basta, ma anche cordiale e sorridente con chi gli è caro.
Denzel Washington, convincente vendicatore, assicura al ruolo il suo talento d'attore e la sua gravitas, evidente soprattutto nella profondità dello sguardo che diventa il centro visivo ed emozionale della storia, nonché il porto d'accesso per molti dei virtuosismi registici cui Fuqua, che compone con l'attore un team rodato dopo TRAINING DAY, abilissimo dietro la cinepresa, si abbandona con gioioso entusiasmo.
Molta violenza, un paio di gustose "esecuzioni" (quella con il cavatappi su tutte) e un finale uno contro tutti (forse esagerato) degno del Seagal dei tempi d'oro.
Di certo non sarà ricordato come un capolavoro, ma visto il periodo di scarsità di scelta al cinema si fa comunque ben vedere.
INSONNIA D'AMORE
Seattle (Usa). E' preda della solitudine da un anno e mezzo l'ancor giovane architetto vedovo Sam (Tom Hanks).La vigilia di Natale il figliolo, il piccolo Jonah, che vorrebbe un'altra mamma, più che altro per il padre, mette in contatto proprio il recalcitrante papà con la logorroica speaker, salva anime in pena, di una radio privata.
Le confidenze carpite dalla suadente conduttrice a padre e figlio, incantano poi la giornalista rampante Annie (Meg Ryan), casualmente in ascolto mentre è alla guida, in viaggio da Baltimora per raggiungere il promesso sposo Walter (Bill Pullman).
Un amore poco granitico visto che si spappola subito nel confronto con quello nascente.
Appuntamento con il destino a New York. Si, ma quando? Proprio nel giorno di San Valentino.
INSONNIA D'AMORE è una discreta commedia diretta da una specialista del genere, già sceneggiatrice dell'ottimo HARRY TI PRESENTO SALLY, Nora Ephron. Attraverso un brillante gioco di inseguimenti ed innamoramento dapprima ideale, poi reale, il film conduce in porto un finale sentimentale (e forse troppo zuccheroso) attraverso una buona sceneggiatura (che indulge un po' troppo nel sentimentalismo, specie nel ritratto del protagonista maschile), abilissima a dosare lacrime e sorrisi.
Inutile dire che il tasso di ruffianeria e prevedibilità è elevato, unito a carezzevoli musiche.
Praticamente perfetti per le loro parti i due attori protagonisti, carini, affiatati e in grande forma.
SOMMERSBY
Vine Hill (Tennessee), 1867. Due anni dopo la fine della guerra civile torna in paese tra gli sbalorditi paesani il reduce sudista Jack Sommersby (Richard Gere), proprietario terriero dato per morto proprio nella guerra di secessione appena finita.
Il cane gli abbaia contro e la quasi vedova Laurel (Jodie Foster) già promessa al timido Orin Beecham (Bill Pullman), non sa che pensare visto che il marito (???) sembra molto cambiato (in meglio): fa rifiorire la situazione economica della comunità, è diventato gentile con i neri, ama la moglie.
E' lui o non è lui?
Mentre lo si sospetta di essere un impostore, salta fuori un omicidio commesso anni prima.
Processo: se è lui, è colpevole; se è un impostore, è innocente.
Ispirato a un celebre caso avvenuto in Francia nel 1561, diretto dall'inglese J. Amiel che l'ha trasferito di luogo e di epoca, fotografato con competenza da Philippe Rousselot, SOMMERSBY è un dramma agreste-giudiziario di impeccabile qualità, per il bello stile e i dolci paesaggi, che cerca di mescolare il filone delle grandi saghe americane alla Via col vento e il dramma giudiziario, con suggestive venature pirandelliane, con il tempo per una patinata love story.
Ma alla fine tutto rimane in superficie, affogando nel melenso le insinuanti domande sull’identità. Peccato perchè l'idea di fondo è potenzialmente forte.
L'appassionata Jodie Foster meglio di Richard Gere, forse non proprio giusto per la parte
Domanda finale: quante le probabilità che un nero potesse presiedere un processo a un bianco nel Sud degli Stati Uniti in quegli anni?
Il cane gli abbaia contro e la quasi vedova Laurel (Jodie Foster) già promessa al timido Orin Beecham (Bill Pullman), non sa che pensare visto che il marito (???) sembra molto cambiato (in meglio): fa rifiorire la situazione economica della comunità, è diventato gentile con i neri, ama la moglie.
E' lui o non è lui?
Mentre lo si sospetta di essere un impostore, salta fuori un omicidio commesso anni prima.
Processo: se è lui, è colpevole; se è un impostore, è innocente.
Ispirato a un celebre caso avvenuto in Francia nel 1561, diretto dall'inglese J. Amiel che l'ha trasferito di luogo e di epoca, fotografato con competenza da Philippe Rousselot, SOMMERSBY è un dramma agreste-giudiziario di impeccabile qualità, per il bello stile e i dolci paesaggi, che cerca di mescolare il filone delle grandi saghe americane alla Via col vento e il dramma giudiziario, con suggestive venature pirandelliane, con il tempo per una patinata love story.
Ma alla fine tutto rimane in superficie, affogando nel melenso le insinuanti domande sull’identità. Peccato perchè l'idea di fondo è potenzialmente forte.
L'appassionata Jodie Foster meglio di Richard Gere, forse non proprio giusto per la parte
Domanda finale: quante le probabilità che un nero potesse presiedere un processo a un bianco nel Sud degli Stati Uniti in quegli anni?
SCARY MOVIE 4
Usa. La candida aspirante infermiera Cindy Campbell (Anna Faris) è chiamata in una vecchia casa ad assistere un'anziana signora immobilizzata sulla sedia a rotelle.
Mentre è perseguitata dal'inquietante presenza di uno sfuggente mostricciatolo, si innamora a prima vista del prestante ma sfigato vicino Tom Ryan (Craig Bierko), da poco separato e pessimo anche nel rapporto con i figli.
Quand'ecco un'improvvisa tempesta magnetica più catastrofica di un tornado: aiuto, è proprio un invasione aliena.
Se il Presidente (Leslie Nielsen) resta impassibile ad ascoltare una favola quando riceve la notizia in una scuola elementare, chi può fugge a gambe levate.
Mentre è perseguitata dal'inquietante presenza di uno sfuggente mostricciatolo, si innamora a prima vista del prestante ma sfigato vicino Tom Ryan (Craig Bierko), da poco separato e pessimo anche nel rapporto con i figli.
Quand'ecco un'improvvisa tempesta magnetica più catastrofica di un tornado: aiuto, è proprio un invasione aliena.
Se il Presidente (Leslie Nielsen) resta impassibile ad ascoltare una favola quando riceve la notizia in una scuola elementare, chi può fugge a gambe levate.
Cindy si ritrova in compagnia dell'amica Brenda ad affrontare numerosi pericoli, soprattutto in quel borgo fuori dal tempo alla ricerca della verità.
Irriverente, scorretto, a tratti anche disgustoso, eppure terribilmente spassoso (soprattutto nella prima parte) quarto episodio della saga, diretto da David Zucker, regista simbolo del genere comico-demenziale (L’aereo più pazzo del mondo, Una pallottola spuntata), che si diletta a prendere per i fondelli il cinema horror.
Scary Movie, che ottiene chiaramente grande successo nel pubblico adolescenziale, è ormai un marchio di fabbrica della dissacrazione dei mostri sacri del botteghino e questa volta sulla graticola finiscono, in maniera simpatica, LA GUERRA DEI MONDI, "The Village", "Saw", MILLION DOLLAR BABY (sacrilegio!!!) e gli horror giapponesi THE RING e "The Grudge".
Uno sberleffo ben riuscito all'ex presidente George Bush, fulminato dall'irresistibile parodia di "Fahreheit 9/11".
La serie è ormai un assegno circolare: per i produttori, che a fronte di investimenti contenuti si vedono tornare in cassa decine di milioni di dollari, e per il pubblico che, tutto sommato, si fa un bel po' di risate.
Certo, alcune idee puntano eccessivamente sulla volgarità gratuita, con riferimenti sessuali a tutta randa, ma tutto sommato è un "difetto" sopportabile.
Irriverente, scorretto, a tratti anche disgustoso, eppure terribilmente spassoso (soprattutto nella prima parte) quarto episodio della saga, diretto da David Zucker, regista simbolo del genere comico-demenziale (L’aereo più pazzo del mondo, Una pallottola spuntata), che si diletta a prendere per i fondelli il cinema horror.
Scary Movie, che ottiene chiaramente grande successo nel pubblico adolescenziale, è ormai un marchio di fabbrica della dissacrazione dei mostri sacri del botteghino e questa volta sulla graticola finiscono, in maniera simpatica, LA GUERRA DEI MONDI, "The Village", "Saw", MILLION DOLLAR BABY (sacrilegio!!!) e gli horror giapponesi THE RING e "The Grudge".
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| CARMEN ELECTRA |
Uno sberleffo ben riuscito all'ex presidente George Bush, fulminato dall'irresistibile parodia di "Fahreheit 9/11".
La serie è ormai un assegno circolare: per i produttori, che a fronte di investimenti contenuti si vedono tornare in cassa decine di milioni di dollari, e per il pubblico che, tutto sommato, si fa un bel po' di risate.
Certo, alcune idee puntano eccessivamente sulla volgarità gratuita, con riferimenti sessuali a tutta randa, ma tutto sommato è un "difetto" sopportabile.
INDEPENDENCE DAY
Usa, 3 luglio. Alla vigilia della festa dell'Indipendenza improvvisamente il cielo si oscura: si tratta di un'immensa astronave che si divide in più piccole ma sempre gigantesche (26 km di diametro) basi spaziali semoventi.La gente scappa terrorizzata, mentre saltano per aria l'Empire State Building, il Golden Gate e che, affronto, anche la Casa Bianca.
L'invito alla calma lanciato dal Presidente Thomas J.Whitmore (Bill Pullman) non frena il disperato esodo.
Lo scienziato David Levinson (Jeff Goldblum) chiarisce tutto:questi sono aggressori galattici (mostruosi, afoni, telepatici e polipeschi).
Inutile la controffensiva dell'aviazione americana all'immensa astronave venuta da chissà dove, le loro tecnologie sono molto più avanzate delle nostre.
Finchè il giovane scienziato ebreo escogita un marchingegno per penetrare nel loro sistema di difesa e, il 4 luglio, anniversario dell'indipendenza (1776) dagli inglesi, gli americani, grazie al prode capitano nero Steve Hiller (Will Smith) passano al contrattacco, giocandosi il tutto per tutto, e li distruggono.
INDEPENDENCE DAY è un eccitante e chiassoso polpettone galattico, un giocattolo fondato sull'estetica dai costi probitivi e dai sensazionali effetti speciali (oscar), diretto da Roland Emmerich.
I pacifisti e i mistici dell'ecologia sono (giustamente) derisi. L'innocuo patriottismo di fondo ha fatto infuriare i critici "sinceramente democratici", facendoli cuocere nel brodo di bile.
Costato settanta milioni di dollari (+ venti per il lancio), è stato un successo planetario. Uscì da noi in 521 sale contemporaneamente, primato assoluto per l'Italia.
Insomma, uno spettacolo. Godibile. Alla faccia dei critici di sinistra.
MALICE - IL SOSPETTO
Westerly, New England (USA). La cittadina è sconvolta da un maniaco violentatore e i sospetti della polizia si incentrano sul giovane vice rettore del college Andy (Bill Pullman).
Frattanto lui e la bella mogliettina Tracy (Nicole Kidman) accolgono in subaffitto l'aitante chirurgo Jed (Alec Baldwin).
Quando la bella mogliettina, ignara di essere incinta, è ricoverata d'urgenza, è proprio il bel chirurgo ad operarla.
Purtroppo le cose vanno male: perde il bambino e rimarrà sterile.
E' colpa tua che hai autorizzato l'intervento, urla lei al marito sbattendo la porta e intanto chiede al dottore venti milioni di dollari come risarcimento.
Cercando disperatamente la dolce metà, il povero vice rettore scoprirà con dolore che non è proprio immacolata.
MALICE - IL SOSPETTO è un buon thriller diretto dal regista Harold Becker, che realizza due film in uno, di cui il primo (la vicenda sullo sfondo dello stupratore) serve soltanto per lanciare il secondo, seminando sorprese a gò-gò (tra cui la scoperta sul vice rettore...).
Trattasi di un thriller ad alto tasso di suspence, un misto di noir, giallo e poliziesco con una Nicole Kidman deliziosamente sexy e molto più brava del previsto nella parte di perfida triplo-giochista.
Da segnalare anche un cameo della veterana Anne Bancroft (nella parte di una vecchia mamma alcolizzata) e una timida presenza della bionda ma ancora semisconosciuta Gwyneth Paltrow.
Quando la bella mogliettina, ignara di essere incinta, è ricoverata d'urgenza, è proprio il bel chirurgo ad operarla.
Purtroppo le cose vanno male: perde il bambino e rimarrà sterile.
E' colpa tua che hai autorizzato l'intervento, urla lei al marito sbattendo la porta e intanto chiede al dottore venti milioni di dollari come risarcimento.
Cercando disperatamente la dolce metà, il povero vice rettore scoprirà con dolore che non è proprio immacolata.
MALICE - IL SOSPETTO è un buon thriller diretto dal regista Harold Becker, che realizza due film in uno, di cui il primo (la vicenda sullo sfondo dello stupratore) serve soltanto per lanciare il secondo, seminando sorprese a gò-gò (tra cui la scoperta sul vice rettore...).
Trattasi di un thriller ad alto tasso di suspence, un misto di noir, giallo e poliziesco con una Nicole Kidman deliziosamente sexy e molto più brava del previsto nella parte di perfida triplo-giochista.
Da segnalare anche un cameo della veterana Anne Bancroft (nella parte di una vecchia mamma alcolizzata) e una timida presenza della bionda ma ancora semisconosciuta Gwyneth Paltrow.
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