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NAVY SEALS - PAGATI PER MORIRE

Beirut. Un gruppo estremista arabo capeggiato da un certo Ben Shaheed ha sgraffignato una bella dose di missili americani che naturalmente i capoccioni di Washington non intendono lasciare nelle mani di gente così pericolosa.

Per recuperare il micidiale maltolto made in USA, viene presto inviata in Medio Oriente una bella squadra di supercombattenti dei Navy Seals, al comando del giovane e prudente tenente Curran (Michael Biehn), che però deve impegnarsi per tenere a freno il suo impetuoso vice Hawkins (Charlie Sheen).

La missione supersegreta non andrebbe a buon fine senza il provvidenziale aiuto della bella giornalista di origine libanese Claire Verens.

NAVY SEALS - PAGATI PER MORIRE  è un prodotto americano convenzionale senza infamia e senza lode, tipico degli anni '80, di genere drammatico/guerra, con protagonista il giovane ma già esperto nel ruolo Charlie Sheen (protagonista, ma siamo su un livello decisamente superiore, dell'ottimo PLATOON), nella parte dell'esuberante di turno.

Il personaggio, alla lunga, risulta un pò irritante.

Mi preme ricordare che all'epoca (il film è del 1990 nda) pochi erano a conoscenza dell'esistenza dei corpi speciali dei Navy Seals e forse ancora meno persone erano a conoscenza della reale situazione di guerra sui teatri internazionali.

Purtroppo, pur tra attentati devastanti e incursioni sottomarine, la pellicola non scorre sempre come dovrebbe e a tratti annoia. Senza dire che la cronista da sbarco è credibile quanto una banconota da tre euro.

MAJOR LEAGUE - La squadra più scassata della Lega

Cleveland. Vuole arrivare ultima nel campionato di baseball la dinamica vedova Rachel (Margaret Whitton) per bassi motivi speculativi: così, regolamento alla mano, la nuova proprietaria dei Cleveland Indians potrà rescindere il contratto e trasferirsi con la squadra al sole di Miami.

Perciò, grazie al manager Charlie (il Branca della situazione), mette insieme una squadra di baseball reclutando i più brocchi giocatori in circolazione, per affidarli all’ignaro allenatore Lou.

Ma l’ex galeotto orbo Ricky (Charlie Sheen), il negrone più veloce Willie (Wesley Snipes) e soprattutto il perennemente infortunato Jake (Tom Berenger), giù di morale per l’abbandono della bionda moglie Lynn (Rene Russo), appena scoperto l’inganno…

Innocua commedia sullo sport preferito dal popolo a stelle e strisce (ma particolarmente indigesto alle nostre latitudini nda), con la solita banda di sfigati cronici che si trasforma in squadra vincente contro i pronostici (assurdo).
La vicenda è prevedibile dall’inizio alla fine, il divertimento latita eppure si lascia guardare fino all’epilogo, malgrado il linguaggio non proprio da educande.

Nulla di memorabile sotto tutti i punti di vista. Nel cast si segnalano molti volti noti.

Inutile il siparietto rosa con Rene Russo (che per inciso è più atletica dei giocatori).

LA RECLUTA

Los Angeles. Non fa salti di gioia, anzi, il ruvido sergente Nick Pulovski (Clint Eastwood), poliziotto veterano ed indisciplinato, quando gli affiancano il piagnucoloso pivellino zelante David Ackerman (Charlie Sheen), tormentato appartenente ad una famiglia di ricconi.

I due inseguono la primula rossa Strom (Raul Julia) capo di una spietata gang di ladri d'auto e socio della seducente Liesel (Sonia Braga).

La recluta  è un discreto poliziesco, abbastanza scontato ma vivacemente su di giri, che sfrutta una storia già vista ( il rapporto poliziotto vecchio/poliziotto giovane si è visto molte volte).

L'arzillo sessantenne (all'epoca) Clint Eastwood, che ha prodotto, diretto e interpretato il film, si dimostra capace di rinnovare gli stereotipi del cinema d'azione con una grande cura, un sapiente uso della luce e del suono, una sagacia di montaggio, la strepitosa sequenza iniziale dell'inseguimento in una Los Angeles notturna, imprese atletico-acrobatiche alternate a gag a ripetizione.

Il suo Pulovski – battuta sarcastica facile, metodi drastici e antibuonista – è un alter ego di Callaghan, aggiornato e corretto agli anni novanta,  che nel secondo tempo cede la parte dell’eroe a Sheen, mutatosi da incravattato pivello (con trauma infantile alle spalle) a vendicatore rabbioso e sanguinolento.

E visto che c'è il nostro Clint tirato a lucido si produce in acrobazie erotiche negate a ben più verdi contorsionisti: guardare per credere come, pur legato a una sedia, si diletta con l'ardente e famossissima attrice di soap opera Sonia Braga, che qui interpreta una spietata e silenziosa malvivente.

HOT SHOTS!

Usa. L'ex pilota della Marina degli Stati Uniti Topper Harley (Charlie Sheen), attualmente in esilio volontario tra i pellerossa, è richiamato in servizio per una missione assai pericolosa.

Soprattutto per riscattare il disonore del padre aviatore (deceduto in Corea dove abbattè il suo miglior amico) si mette agli ordini del rimbambito ammiraglio Tub Benson (Lloyd Bridges) abbattuto dal nemico la bellezza di 194 volte (su 194).

Ma ecco che una potente lobby di cattivi industriali cercano di boicottarli, utilizzando le forme della seducente e giovane psicologa della base, Ramada Thompson (Valeria Golino), che cuoce a fuoco lento il nuovo venuto cercando di sondarne le facoltà intellettive ed i limiti.

Ma i due lentamente si innamorano, proprio mentre Topper inizia ad entrare in competizione con Kent Gregory (Cary Elwes), pilota anch'egli, figlio dell'uomo che perì assieme al padre di Topper, a quanto pare per un suo errore.

Finchè si parte per la missione nel Golfo.

Allacciate la cintura e tenetevi la pancia perchè si parte per una delle più spassose (e goliardiche) parodie di film, di guerra e non, mai realizzate.

HOT SHOTS!, diretto da Jim Abrahams, con David e Jerry Zucker già autori di L'AEREO PIU' PAZZO DEL MONDO (1980), s'inserisce perfettamente nel cinema “demenziale” o “catacomico”: partendo dalla presa per i fondelli di un successo (in questo caso TOP GUN), e con citazioni e strapazzando altri film famosi (9 settimane e mezzo, Superman I, Rocky II, Via col vento, UFFICIALE E GENTILUOMO, BALLA COI LUPI) accumula gag comiche e citazioni filmiche con umorismo sopra le righe, tanto rumore, colore, casino.
Da non perdere le numerose gag celate nei titoli di coda.

La sensuale Valeria Golino, che in America è quotatissima, ha una una malizia incantatrice e una voce...particolare.

SCARY MOVIE 3 - UNA RISATA VI SEPPELLIRA'

Usa. Su un campo di grano, proprio davanti casa, l'ex pastore di anime Tom (Charlie Sheen) scorge arato un allarmante quanto misterioso segnale di marca aliena: “Attack Here” con tanto di bersaglio.

Lo svagato fratello minore, l'apprendista cantante George (Simon Rex) fa spallucce: gli preme di più la sfida pubblica, alla maniera dei rapper, con il rispettato e quotato rapper nero Mahalik .

Però fa il filo all'ambiziosa giornalista Cindy Campbell (Anna Faris), giunta fin lì per un'inchiesta sui misteriosi cerchi nel grano e sull'imminente invasione dallo spazio, amplificata dal distratto conduttore del tg Ross Giggins.

Intanto un misterioso killer nero vestito, prima di passare all'azione, invia minacciose videocassette alle ragazze sole. Che fifa. Anzi che spasso!

SCARY MOVIE 3 è una squinternata, folle e a tratti irresistibile e beffarda parodia dell'instancabile Jerry Zucker, uno dei padri del demenziale, terza puntata di una serie assai cara agli spettatori adolescenti.

Il film è più che altro una serie di gag demenziali a ruota libera che hanno in realtà poco in comune tra loro, se non il fatto di essere tutte parodie di scene topiche di altrettanti film cult, facendo vittime illustri (THE RING, Signs, Il sesto senso, THE OTHERS, ma anche 8 Mile e MATRIX, più un omaggio esilarante a MARS ATTACK!).

Ivi compresa Pamela Anderson che ironizza sul suo silicone.

Trattasi  come sempre di cinema maleducato, liberatorio, un trionfo del politicamente scorretto che non salva nessuno: oracoli neri e giovani bianchi aspiranti rapper, ragazzine fantasmatiche che chiedono vendetta da un video e ragazzini sensitivi esangui ed esausti di essere circuiti da preti baby sitter e da Michael Jackson, Madre Teresa e un corteo di disabili scambiati per alieni, siliconate e texani, poliziotti, body guard e un presidente degli Stati Uniti (Leslie Nielsen in fraterna comparsata per l’amico Zucker) molto stupido che omaggia il predecessore Ford-Harrison non Gerald.

Quindi non badate alla trama ma abbandonatevi al fuoco di fila delle citazioni, per ridere di tutto e di gusto.

SCARY MOVIE 4

Usa. La candida aspirante infermiera Cindy Campbell (Anna Faris) è chiamata in una vecchia casa ad assistere un'anziana signora immobilizzata sulla sedia a rotelle.

Mentre è perseguitata dal'inquietante presenza di uno sfuggente mostricciatolo, si innamora a prima vista del prestante ma sfigato vicino Tom Ryan (Craig Bierko), da poco separato e pessimo anche nel rapporto con i figli.

Quand'ecco un'improvvisa tempesta magnetica più catastrofica di un tornado: aiuto, è proprio un invasione aliena.

Se il Presidente (Leslie Nielsen) resta impassibile ad ascoltare una favola quando riceve la notizia in una scuola elementare, chi può fugge a gambe levate.

Cindy si ritrova in compagnia dell'amica Brenda ad affrontare numerosi pericoli, soprattutto in quel borgo fuori dal tempo alla ricerca della verità.

Irriverente, scorretto, a tratti anche disgustoso, eppure terribilmente spassoso (soprattutto nella prima parte) quarto episodio della saga, diretto da David Zucker, regista simbolo del genere comico-demenziale (L’aereo più pazzo del mondo, Una pallottola spuntata), che si diletta a prendere per i fondelli il cinema horror.

Scary Movie, che ottiene chiaramente grande successo nel pubblico adolescenziale, è ormai un marchio di fabbrica della dissacrazione dei mostri sacri del botteghino e questa volta sulla graticola finiscono, in maniera simpatica, LA GUERRA DEI MONDI, "The Village", "Saw", MILLION DOLLAR BABY (sacrilegio!!!) e gli horror giapponesi THE RING e "The Grudge".


CARMEN ELECTRA

Uno sberleffo ben riuscito all'ex presidente George Bush, fulminato dall'irresistibile parodia di "Fahreheit 9/11".

La serie è ormai un assegno circolare: per i produttori, che a fronte di investimenti contenuti si vedono tornare in cassa decine di milioni di dollari, e per il pubblico che, tutto sommato, si fa un bel po' di risate.

Certo, alcune idee puntano eccessivamente sulla volgarità gratuita, con riferimenti sessuali a tutta randa, ma tutto sommato è un "difetto" sopportabile.

WALL STREET

Fox (Charlie Sheen), un giovane ed ambizioso agente di borsa desideroso di far carriera, ottiene il denaro dell'immaginario raider di Wall Street Gordon Gekko (Michael Douglas), potente finanziere, venerato per la sua spregiudicatezza nelle speculazioni borsistiche.

Resosi conto che Gekko si sta servendo di lui per loschi traffici, lo smaschera, anche grazie all'appoggio del padre (Martin Sheen).

La pellicola diretta da Oliver Stone uscì nel 1987, proprio all'apice di un lungo boom borsistico seguito da un drammatico crac dei mercati.

E' un atto di accusa contro la speculazione e l'avidità di certa finanza americana, non una critica del capitalismo in quanto tale, ma del capitalismo cattivo e dei suoi eccessi speculativi.

La storia inizia col suono della campanella che dà il via alle contrattazioni di borsa, alle 9.30 di una mattina del 1985.

Mancano due anni al primo grande tracollo dei listini causato dal mercato immobiliare, 15 allo scoppio della bolla della new economy, 23 ai giorni nostri, quando si scopre che oscuri prodotti finanziari chiamati derivati possono mettere in ginocchio il mondo.

La catastrofe è ancora lontana eppure i suoi protagonisti nel film WALL STREET ci sono tutti.

C'è un venditore che passa la giornata al telefono a cercare di convincere i clienti a comprare: "Se posso avere cinque minuti del suo tempo per spiegarle la straordinaria opportunità che sta emergendo nel mercato del debito...".

C'è il giovane trader che non ha tempo da perdere, mai: "Dieci minuti sono già storia, e io alle 4 sono un dinosauro".

A livello descrittivo ha, specialmente nella 1ª parte, grinta, forza, ritmo. Si sente che Stone parla di quel che conosce bene: il film è dedicato alla memoria del padre, agente di borsa. E la lezione è ancora attualissima.

Oscar per Michael Douglas nell'anno dell'"Ultimo imperatore".

Tra gli altri anche Daryl Hannah e Sean Young (la moglie di Gordon Gekko).

"L'avidità è giusta, l'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo"




PLATOON

Saigon, settembre 1967. Il giovane idealista Chris Taylor (Charlie Sheen) ha giusto il tempo di assaggiare la polvere sollevata dalle pale dell'elicottero che lo ha portato al reparto che già si è pentito di essere partito, addirittura volontario, per il Vietnam.

Gli insetti sono grossi proprio come gli elicotteri, anche se meno assordanti, le notti passate di pattuglia nell'umida giungla, con scontri sanguinosi con i vietcong annessi, e le corvè alle latrine del campo. Senza contare i cadaveri.

Tanto fa dire alla voce fuori campo di Chris "C'è qualcuno che ha scritto "L'inferno è l'impossibilità della ragione". Questo posto è così. E' l'inferno",

Roba comunque da ridere in confronto alle atrocità commesse dai suoi commilitoni.

Per esempio quel killer professionista del sergente Barnes (Tom Berenger), che comanda praticamente il plotone, vista l'inettitudine del giovane tenentino preposto.

Il sergente prima assiste (e partecipa) senza battere ciglio a cose poco onorevoli per un soldato quando si trova davanti un innocuo villaggio vietcong (l'episodio sembra essere ispirato ai fatti accaduti a My Lai il 16 marzo 1968 nda), poi ammazza di suo pugno il suo pari grado, il ragionante Elias (Willem Dafoe), filosofo e contestatore, padre spirituale e modello del giovane Chris.

Praticamente due americhe a confronto/scontro.

Le pagherà tutte, perchè Chris diventa giustiziere dell'una in nome dell'altra.

Con  PLATOON il regista Oliver Stone sposa l'indignazione di quella parte di America (specialmente a sinistra) per una veemente denuncia della mai dimenticata guerra in Vietnam senza ipocrisie e con l'utilizzo di scene forti.

Attori con lo sguardo d'occasione: allucinato e fiero.

4 Oscar: miglior film, regia, montaggio e suono. Nella sua denuncia della “sporca guerra” ha un'ottima 1ª parte, ma poi si lascia prendere dall'enfasi, dal sensazionalismo, dalle convenzioni.

Comunque un ottimo film.