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LA RECLUTA

Los Angeles. Non fa salti di gioia, anzi, il ruvido sergente Nick Pulovski (Clint Eastwood), poliziotto veterano ed indisciplinato, quando gli affiancano il piagnucoloso pivellino zelante David Ackerman (Charlie Sheen), tormentato appartenente ad una famiglia di ricconi.

I due inseguono la primula rossa Strom (Raul Julia) capo di una spietata gang di ladri d'auto e socio della seducente Liesel (Sonia Braga).

La recluta  è un discreto poliziesco, abbastanza scontato ma vivacemente su di giri, che sfrutta una storia già vista ( il rapporto poliziotto vecchio/poliziotto giovane si è visto molte volte).

L'arzillo sessantenne (all'epoca) Clint Eastwood, che ha prodotto, diretto e interpretato il film, si dimostra capace di rinnovare gli stereotipi del cinema d'azione con una grande cura, un sapiente uso della luce e del suono, una sagacia di montaggio, la strepitosa sequenza iniziale dell'inseguimento in una Los Angeles notturna, imprese atletico-acrobatiche alternate a gag a ripetizione.

Il suo Pulovski – battuta sarcastica facile, metodi drastici e antibuonista – è un alter ego di Callaghan, aggiornato e corretto agli anni novanta,  che nel secondo tempo cede la parte dell’eroe a Sheen, mutatosi da incravattato pivello (con trauma infantile alle spalle) a vendicatore rabbioso e sanguinolento.

E visto che c'è il nostro Clint tirato a lucido si produce in acrobazie erotiche negate a ben più verdi contorsionisti: guardare per credere come, pur legato a una sedia, si diletta con l'ardente e famossissima attrice di soap opera Sonia Braga, che qui interpreta una spietata e silenziosa malvivente.

HAVANA

Cuba, dicembre, 1958. Sulla nave che porta dalle spiagge di Miami a quelle di Cuba, l'affascinante e infaticabile pokerista Jack Weil (Robert Redford) incontra la bellissima Bobby (Lena Olin) che gli chiede di cambiare auto all'arrivo promettendogli del denaro. 

Jack accetta e, nonostante sia a conoscenza della presenza di un radiotrasmettitore nella carrozzeria, riesce a superare i controlli della polizia senza troppi problemi.

Una volta raggiunta L'Avana, viene informato da un suo amico giornalista, Julio Ramos, che il regime di Batista è agli sgoccioli e la rivoluzione in vista (i rivoluzionari di Fidel Castro hanno già occupato la parte orientale dell'isola e che si stanno dirigendo verso la capitale).

Tra full e scale reali, il fato gli ripropone la donna di cuori, l'affascinante signora Bobby, che scopre essere la moglie, naturalmente poco soddisfatta, del ricco latifondista Arturo Duran (Raul Julia) che nell ombra fa il gioco dei guerriglieri.

Lei è arrestata, il marito dato per morto e il biscazziere per salvare la vamp si finge agente della Cia.
Finché d'improvviso riappare il defunto apparente.

Tienila è tua, dice l'avventuriero in un impeto di altruismo.
Anche perché, tutto sommato, sono meglio le carte.

HAVANA è uno sgargiante e interminabile fumettone di Sydney Pollack, che infiora gli otto giorni precedenti all'avvento di Fidel Castro di un alone romantico in pieno stile Casablanca, un viaggio romantico accompagnato da affascinanti avventurieri, accecanti colori caraibici e il peso nostalgico dei grandi eventi della storia novecentesca.

Pollack, infatti, invoca direttamente l'immaginario in bianco e nero della pellicola di Michael Curtiz, aggiornando al lifestyle degli anni novanta il mito di Bogart, e un triangolo amoroso in cui si intersecano gli eventi di una resistenza, e, per riuscire ad affrontare la rivoluzione rossa senza apparire apologetico o demonizzante, punta tutto sul respiro sentimentale della storia e sul fascino del suo protagonista, lasciando fuori campo il rumore sordo delle armi.

Che gentiluomo d'altri tempi l'affabile seduttore, dal capello fulgido e con le cravatte sgargianti, Robert Redford: rende senza battere ciglio la sfolgorante Lena Olin al legittimo proprietario per le carte.

Vista la donna ci rimette di sicuro.

PRESUNTO INNOCENTE

Contea di Kindle (USA). Lo stimato e tutto sommato brav’uomo viceprocuratore Rusty Sabich (Harrison Ford) si trova tra le mani uno scabroso caso-boomerang: hanno ucciso Carolyn Polhemus (Greta Scacchi) sua seducente collega, nonchè sua ex (da poco) amante.

L’intrigante procuratore capo Raymond Horgan (Brian Dennehy) prima gli affida lo scottante caso, poi in un amen lo sbatte sul banco degli imputati.

Difeso dallo scaltro avvocato Sandy Stern (Raul Julia), che sembra dubitare fortemente di lui, e spalleggiato dalla trepidante moglie Barbara (Bonnie Bedelia), malgrado le corna conclamate, il nostro eroe si getta a capofitto tra le fauci già spalancate dei pescecani del tribunale.

Ce la farà a uscire intatto?


Dal vendutissimo romanzo di John Turow è stato tratto questo PRESUNTO INNOCENTE, un onesto, lento e prolisso giallo giudiziario.

Trama fin troppo complicata, quasi mai avvincente, anche se piena di colpi di scena, e alla fine poverissima di reale suspence.

L’ottima confezione, il discreto fascino di Harrison Ford, i frequenti nudi di Greta Scacchi (presente soltanto in flashback) e la bravura dei comprimari fanno meritare comunque la sufficienza.