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ADVENTURELAND

Pittsburgh, estate del 1987. Il giovane James Brennan (Jesse Eisenberg), ha appena lasciato gli studi e, subito dopo essere stato lasciato dalla fidanzatina, ha scoperto che non potrà più fare un viaggio in Europa perché il padre (alcolizzato) guadagna di meno e non potrà dargli i soldi che gli servono.

Guardando in faccia la realtà e conscio del fatto che ha bisogno di guadagnare qualche soldo in attesa di poter andare alla Columbia, opta per un lavoretto estivo. Che trova presso uno stand di giochi del parco giochi della città: Adventureland.

James è uscito dal college ancora vergine e il grande Luna Park, un luogo per certi versi assurdo (diversamente da quanto si potrebbe credere il parco è un vero inferno umano, con persone stressate, deluse, che vedono quel lavoro come una autentica maledizione), diventa il luogo della sua crescita in tutti i sensi, una delle migliori palestre per prepararsi alla vita da adulto.

E' qui infatti che conosce la bella ma tutt'altro che cristallina Emily Lewin (Kristen Stewart), che ha  cercato quel lavoro solo per stare lontana dal padre che si è risposato con una donna dal carattere impossibile e mantiene in piedi  una tresca segreta con Connell (Ryan Reynolds), un uomo sposato. Tra persone false, assunzioni di droga, spinelli e ubriacature, al giovane Brennan non resta che giungere alla svelta alla fine dell'estate e approdare agli studi autunnali a New York.

Se non fosse che tutti gli snodi principali della sceneggiatura ricordano ogni commedia di formazione apparsa sugli schermi da dieci anni a questa parte, potremmo parlare di questo teen movie del regista Greg Mottola (altamente autobiografico, pare) come di un buon film (senza esagerare nda).

Perchè a parte il soggetto consueto (lui-lo-sfigato, ama-lei-l'alternativa, che-ama-un-altro-più-cool-dello-sfigato) in questo delicato filmetto c'è una gustosa rievocazione degli anni 80: quelli di Rock me Amadeus e di un America marcatamente reaganiana (il presidente appare anche in tv nda), per capirci.

Accanto al nerd in cerca di una strada per la vita c'è la futura sex-symbol (per ragioni a noi ignote) Kristen Stewart, non ancora interprete  della pizzosa serie che l'avrebbe resa famosa in tutto il mondo (TWILIGHT).

TWILIGHT

Forks (Washington). La mamma si è risposata, così la scalpitante Bella (Kristen Stewart) ha lasciato Phoenix per trasferirsi dal papà, il capo della polizia Charlie della piovosa cittadina suddetta. Non prevede che la sua vita possa subire dei grandi cambiamenti, prevede al massimo di adattarsi ai diversi orizzonti.

Al liceo, mentre molti maschietti sbavano per Isabella (detta Bella) la ragazzina adocchia subito il solitario, schivo e pallido coetaneo Edward Cullen (Robert Pattinson, che se la mangia con gli occhi. Che tipo strano il nostro dandy: non mangia, non beve, non esce alla luce del sole, vola ed almeno da un secolo (1918, per la precisione) ha diciassette anni.

Vuoi vedere che è un vampiro?

Bingo, anche se ha scelto, insieme con la sua famiglia, di non bere sangue umano ma solo animale. Bella e Edward si innamorano perdutamente, ma l’odore di lei scatena la sete di James, un vampiro nemico e niente affatto vegetariano.

Ma l'amore è più forte di tutto.

TWILIGHT è una bizzarra favola fantasy tratta dal primo dei best-sellers (fenomeno di culto che ha raccolto milioni di lettori in tutto il mondo visto che i libri son stati tradotti in 20 lingue e in 34 paesi nda) di Stephenie Meyer, un'astuta romanticheria per teenager, che la regista Catherine Hardwicke intinge timidamente nell'horror, percossa da una orecchiabile colonna sonora, priva dei soliti canini affondati nei colli virginali come di qualsiasi ammiccamento sessuale.

Film di ragazzi per i ragazzi, Twilight ha i dialoghi sciocchini del primo amore, ma anche la sua inquietudine e la sua tenerezza

Sulle note dei Muse il cadaverico Robert Pattinson con questa pellicola si è guadagnato un futuro da divo senza passare dal parrucchiere.

Personalmente rimango un radicale conservatore, nel genere vampiresco: per me il mostro deve essere vestito di nero, cattivissimo, trasformarsi in pipistrello ed essere ostile al sole. Qui è l'antitesi, un progetto giovanilistico che propone un modello di vampiro, bello e buono, dotato di etica, altruista ed innamorato.

Il film è comunque fatto bene, scorre via svelto ed alla fine c'è anche la lotta tra i bravi e i cattivi.

INTO THE WILD - NELLE TERRE SELVAGGE

Alaska, uno smisurato mare di gelo. Il pick up arranca sbuffando tra pareti di neve alta. A un certo punto il mezzo si ferma e ne scende un tipo magro con uno zaino spropositato.
Una mano gli sporge dal finestrino e lancia un paio di stivali al ragazzo: "Se sopravvivi, il mio numero di telefono è dentro gli stivali".
Il pick up fa ora inversione e torna là da dove è venuto, rimpicciolendo rapidamente man mano che si allontana all'orizzonte.
Con lui se ne è andato anche l'esile filo che univa il ragazzo alla civiltà e indietro è impossibile tornare.
Ora è davvero troppo tardi per i ripensamenti. O no?

Un passo indietro. Georgia (Usa), luglio 1990. Appena laureato, ricco di famiglia, una bella casa, la prospettiva di uno stage ad Harvard, un papà che non sta nella pelle all'idea di regalargli una spider, il ventiduenne Chris McCandless (Emile Hirsch) straccia documenti e carte di credito, dà in beneficenza i suoi 24mila e 500 dollari, sale sulla vecchia Datsun gialla e manda tutti affancul... ehm... e parte, senza dir nulla nemmeno alla sorella Carine (voce narrante del film).
Papà Walt (William Hurt), freddo e distante, e mamma Billie, petulante e lamentosa, non si danno pace, ma lui insiste nel non dare notizie.

Questo non è un viaggio come tutti gli altri. Niente valigie, niente check-in, nè voli charter e passaporti. E lunga è la strada verso l'Alaska, dopo che in Arizona l'auto è stata sepolta dal fango, per il cocciuto ragazzo, che si ribattezza Alex Supertramp (Vagabondo) (una celebre band soul anni '70 nda).

Passano i mesi, fa mille incontri, s'ingegna per sopravvivere, la carcassa di un vecchio pullman arrugginito, il "Magic Bus", dentro cui trova un cucinino, una stufa e un materasso, diventa il suo rifugio, ma il destino è in agguato. Se poi te la vai a cercare...

INTO THE WILD - NELLE TERRE SELVAGGE è un originale dramma "on the road" del multiforme Sean Penn, autore anche della sceneggiatura, che racconta con appassionata partecipazione la storia vera di uno spirito ribelle, quasi da neuro.

Infatti il bravo Sean sembra cincischiare troppo con i vecchi stereotipi socioculturali e stantii clichè antropologici da cassonetti dell'ideologia.

E Supertramp diventa in tal modo un sessantottino sui generis, tanto da apparireun pò suonato persino agli altri fricchettoni mummificati in cui inciampa zigzagando on the road.

Un bravo ragazzo, per carità, ma anche un cacadubbi sempre pronto a concionare sulla società corrotta, sugli uomini che badano più all'avere che all'essere (mannaggia a Fromm...) sul denaro sterco del demonio, sulla libertà, sull'amore universale, sulla comprensione, sulla fratellanza e via con banalità "veltroniane".

Tra gli splendidi paesaggi, resta bellissima l'apparizione del veterano Hal Holbrook nel commovente ruolo dell'anziano e solo vedovo pronto ad adottare il fuggitivo, che ama il genere umano ma lo fa soffrire come una bestia (vedi sorella e genitori), ama gli animali ma li caccia ect. ect.

Insomma avrete capito che la cosa che mi disturba del film sono le frasi fatte, nauseabonde e zuccherose, e la coerenza: questa sconosciuta.


PANIC ROOM

New York. Ha avuto una ricca buonuscita la neodivorziata Meg Altman (Jodie Foster), visto che il marito se n'è andato con una modella, ma ha lasciato loro sufficienti soldi per permettersi una magnifica palazzina dal cuore tecnologico ai confini di Central Park.

Quattro piani, giardino, un'infinità di camere da letto e, come optional, una "panic room", ossia una camera blindata inespugnabile dall'esterno dove ci si può rinchiudere in caso di necessità, osservando il resto della casa attraverso dei monitor.

Ed è lì che si rifugiano costernate le due donne quando, nel cuore della notte, la prima notte nella nuova casa, Meg si sveglia di colpo e sui monitor vede tre intrusi che armeggiano a pianterreno. Corre a chiamare la figlia diabetica Sarah (Kristen Stewart) e la trascina appunto nella camera del panico.

Proprio l'obiettivo dei tre ladri, ignari che la casa fosse abitata e ansiosi di arraffare i molti milioni depositati nella cassaforte celata nel pavimento: ma loro non possono entrarci e Meg e Sarah non possono uscirne.

Inizia così un sottile e perverso gioco del gatto col topo, dove la panic room, dapprima sicuro rifugio, si trasforma in una trappola infernale: la ragazzina infatti soffre di diabete, ma le iniezioni di insulina si trovano al piano di sopra...

E tra il ragionevole nero Burhnam (Forest Whitaker) e i compari schizzati è rissa su come stanare le due donne.

PANIC ROOM è un thriller claustrofobico diretto con estrema perizia dal mezzo genio David Fincher, che, come un maestro di scacchi, tiene incollati alla sedia gli spettatori con una tensione a basso voltaggio, giostrando un perfetto congegno ad orologeria e continui artefici per far salire l'adrenalina, che sfociano nella violenza dell'ultima parte.

La quarantenne Jodie Foster in attillata maglietta strizzatette non sarà una bomba sexy (mai stata) ma attrice superiore alla media si.