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TWILIGHT

Forks (Washington). La mamma si è risposata, così la scalpitante Bella (Kristen Stewart) ha lasciato Phoenix per trasferirsi dal papà, il capo della polizia Charlie della piovosa cittadina suddetta. Non prevede che la sua vita possa subire dei grandi cambiamenti, prevede al massimo di adattarsi ai diversi orizzonti.

Al liceo, mentre molti maschietti sbavano per Isabella (detta Bella) la ragazzina adocchia subito il solitario, schivo e pallido coetaneo Edward Cullen (Robert Pattinson, che se la mangia con gli occhi. Che tipo strano il nostro dandy: non mangia, non beve, non esce alla luce del sole, vola ed almeno da un secolo (1918, per la precisione) ha diciassette anni.

Vuoi vedere che è un vampiro?

Bingo, anche se ha scelto, insieme con la sua famiglia, di non bere sangue umano ma solo animale. Bella e Edward si innamorano perdutamente, ma l’odore di lei scatena la sete di James, un vampiro nemico e niente affatto vegetariano.

Ma l'amore è più forte di tutto.

TWILIGHT è una bizzarra favola fantasy tratta dal primo dei best-sellers (fenomeno di culto che ha raccolto milioni di lettori in tutto il mondo visto che i libri son stati tradotti in 20 lingue e in 34 paesi nda) di Stephenie Meyer, un'astuta romanticheria per teenager, che la regista Catherine Hardwicke intinge timidamente nell'horror, percossa da una orecchiabile colonna sonora, priva dei soliti canini affondati nei colli virginali come di qualsiasi ammiccamento sessuale.

Film di ragazzi per i ragazzi, Twilight ha i dialoghi sciocchini del primo amore, ma anche la sua inquietudine e la sua tenerezza

Sulle note dei Muse il cadaverico Robert Pattinson con questa pellicola si è guadagnato un futuro da divo senza passare dal parrucchiere.

Personalmente rimango un radicale conservatore, nel genere vampiresco: per me il mostro deve essere vestito di nero, cattivissimo, trasformarsi in pipistrello ed essere ostile al sole. Qui è l'antitesi, un progetto giovanilistico che propone un modello di vampiro, bello e buono, dotato di etica, altruista ed innamorato.

Il film è comunque fatto bene, scorre via svelto ed alla fine c'è anche la lotta tra i bravi e i cattivi.

CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE

Epoca indecifrabile, nell'immaginario villaggio di Daggerhorn. Da molti anni, ad ogni luna piena, gli abitanti si rinchiudono in casa, anche se in teoria il sacrificio mensile di un animale dovrebbe tenere buono il famelico, invisibile lupo mannaro che si aggira in zona. E che, prendendo tutti in contropiede, una sera azzanna a morte Lucy, sorella maggiore della bionda Valerie (Amanda Seyfried).

La giovane è cresciuta in questo clima cupo e segnato dal destino, ma ha anche altri problemi: sin dall’infanzia, è innamorata di Peter (Shiloh Fernandez), ma i suoi genitori, soprattutto la mamma Suzette (Virginia Madsen) vogliono farle sposare il ricco Henry come ascensore sociale. Peter e Valerie avevano deciso di fuggire insieme proprio poco prima che il villaggio fosse sconvolto dalla notizia.

I paesani organizzano allora la caccia grossa di vendetta e tornano convinti di aver ammazzato la bestia. Ma il più autorevole esperto in materia, categoria uccisione di licantropi, il luceferino di porpora vestito padre Solomon (Gary Oldman), giunto sul posto li gela: il vostro persecutore è ancora vivo. Inoltre, si nasconde tra loro, nella sua forma umana.

Con puntuale, truculenta conferma a stretto cambio di scena.

Il resto va taciuto, anche le sorprese sono meno delle incursioni mortali del mostro. Che naturalmente non è a quattro zampe.

Vanno proprio di gran moda i licantropi. Grazie al cielo in questo libera e zoppicante rivisitazione della favola di Cappuccetto Rosso,  complicata con un intreccio sentimentale piuttosto banale che tende a ricreare il triangolo di Twilight (il primo episodio della saga è stato diretto proprio dalla regista Catherine Hardwicke, qui peraltro incolpevole della folle sceneggiatura), sono ridotte al minimo le smancerie amorose della pizzosa serie Twilight, baciata da un inspiegabile successo al botteghino.
E soprattutto manca il cadaverico, a prescindere dai morsi, malrasato Robert Pattinson, la cui preoccupante fissità dello sguardo fa delirare le ragazzine.

Insomma, una fiaba di quelle chiamate gotiche, in cui Amanda Seyfried, attraente ma insipida, porta sulle spalle il peso di un film senz'anima, oltre al mantello rosso di Cappuccetto Rosso.

La sfolgorante bellezza, piena e matura, di Virginia Madsen (la mamma che ha sofferto per la stessa situazione che ora infligge alla figlia visto che ha dovuto sposare un uomo che non amava nda) sembra quasi mettere in ombra la giovane bionda.