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TROPIC THUNDER

Hollywood. L'arrogante produttore Les Grosman (Tom Cruise) è sicuro: sarà un grande film quello che ambienterò nella giungla vietnamita.

Ecco il cast: Tugg Speedman (Ben Stiller), eroe di pellicole alla Rambo; il cocainomane, instancabile scoreggione Jeff Portnoy (Jack Black); il rapper Alpha Cino e con la faccia rifatta dal chirurgo, il fanatico dell'Actor's Studio Kirk Lazarus (Robert Downey Jr.).

Poi i continui capricci dei quattro divi e una vera mina che fa saltare in aria il set convincono il regista Damien Cockburn ad accogliere la proposta del soggettista Quattrofoglie Taback (Nick Nolte), che malgrado un libro di successo, la giungla non l'aveva mai vista.

E la finta guerra si trasforma in vera guerriglia contro i narcotrafficanti.

TROPIC THUNDER scritta, diretta e interpretata da Ben Stiller, è una rumorosa, efficace e sboccatissima parodia del genere bellico, che mette alla berlina soprattutto lo star system hollywoodiano (che comunque non credo abbia tremato granchè), il tutto contornato da un cast di stelle.

Da dire che lo scatenato Ben sbeffeggia senza freni classici come APOCALYPSE NOW e IL CACCIATORE, allungando il brodo con rumori e battute pierinesche.

Gran colonna sonora 70es che rievoca gli anni del vero conflitto del Vietnam.

Strepitosa la trovata dell'attore stanislavskiano che cambia colore della pelle per interpretare un nero, con gran merito a Downey Jr. che fa un ottimo lavoro.

U.S. MARSHALS - CACCIA SENZA TREGUA

Usa. Se la svigna dall'aereo dei reclusi planato, dopo allucinante disastro, nel fiume Ohio l'ex agente governativo Mark Roberts (Wesley Snipes), accusato dell'omicidio di due agenti speciali.

A stanarlo si lancia il cocciuto e capace veterano dei federali Sam Gerard (Tommy Lee Hones) presto affiancato, controvoglia, allo spocchioso e sgradito inviato della CIA John Royce (Robert Downey jr.).

Il sospettato sequestra la moglie di un camionista e relativo camion, ruba un barchino da palude, poi scappa col cuore in gola tra Chicago e New York, sempre tallonato dai suoi cacciatori.

Chi sarà il vero assassino, tra spie cinesi e complotti all'ONU?

U.S. MARSHALS - CACCIA SENZA TREGUA è un concitato e spettacolare rifacimento del FUGGITIVO, che non ha la tensione dell'ottimo poliziesco con Harrison Ford (il cui cachet non è proprio basso nda), ma in compenso ne aggroviglia la trama in maniera eccessiva ed insensata.

L'ottimo e rugoso Tommy Lee Jones, che va come un treno come al solito, fa solo da spalla. Il resto è affidato alle svariate catastrofi e alle acrobazie degli stuntman.

Da vedere in cerca di adrenalina.

PARTO COL FOLLE

Atlanta. E' sbarcato dall'FBI il placido architetto Peter Highman (Robert Downey jr.), in trasferta nella città per lavoro, scambiato per un terrorista sul volo per Los Angeles.

Non appena aveva appreso dalla bella moglie Sarah (Michelle Monaghan) che il parto del suo primogenito era imminente era salito sul primo volo per fare ritorno a casa.

Colpa dell'invadente aspirante attore tv Ethan Tremblay (Zhac Galifianakis) diretto ad Hollywood.

Anche se l'equivoco è chiarito è finito in una lista "No fly", quindi il viaggio gli è precluso. Senza soldi e senza documenti Peter vuole cercare comunque di partire. L'unico con cui può viaggiare è proprio la causa dei suoi guai.

Accetta quindi di continuare il viaggio su un auto a noleggio anche se il compagno di viaggio è uno strano tipo, che viaggia con il cagnolino Sammy e le ceneri del padre appena defunto in un barattolo di caffè.

Lunga è la strada, piena di imprevisti, incidenti e litigi ma alla fine...

PARTO COL FOLLE (il titolo originale è Due Date nda) è una ultragoliardica, allegra, scanzonata e ancor più sbracata commedia del genere chiamato on the road.

Il regista Todd Philips aggiunge, ai due caratteri diversi e relativi incomprensioni dei protagonisti, una buone dose di gag sopra le righe sia per il ritmo che per la volgarità (scoprirete che un cane può imitare l'uomo in una pratica sessuale a cui non avreste pensato, cosa che potrebbe mettere in serio imbarazzo dei genitori, normali, che lo vedessero insieme ai loro bambini).

Permane, a contenere gli eccessi delle goliardate pierinesche, un sottofondo di malinconia tutto a favore di Ethan che il monumentale barbuto Zhac Galifianakis (a cui Phillis è giustamente affezionato) sa come gestire.

Insomma il film non è da bocciare in assoluto, anzi ha diversi spunti spiritosi e divertenti ma a volte spinge sul pedale del cattivo gusto.

IRON MAN 2

New York. "Io sono Iron Man" sono passati  sei mesi da quando l'industrialone Tony Stark (Robert Downey jr.) ha gettato la maschera, con lo svelamento dell'identità non più segreta.

Ora dopo che la notizia è di pubblico dominio il governo e le compagnie concorrenti, non troppo liete che la pace nel mondo sia mantenuta da un deterrente che non gli appartiene, tentano di appropriarsi dell'armatura: "Ho privatizzato con successo la pace" risponde Stark a chi lo accusa di essere fuori dal controllo statale, presentando all'Expo una nuova arma che dovrebbe rendere il mondo più sicuro.

Resistendo all'assalto anche di Washington che preme perchè l'arma sia consegnata al Pentagono, ma invano il colonnello James Rhodes (Don Cheadle) cerca di convincere l'amico imprenditore.

Non è tuttavia questo il problema più grosso del miliardario con l'hobby del supereroismo.

Il palladio, elemento utile a far funzionare l'armatura, lo sta lentamente uccidendo inquinandogli il sangue e il brillante inventore dal cuore robotico non riesce a trovare un rimedio. Come se non bastasse a Montecarlo, nel mezzo del Gran Prix, a turbare la pace mondiale si presenta Ivan Vanko (Mickey Rourke), figlio di un vecchio collaboratore di Howard Stark (il padre di Tony), colmo di rancore, volontà di vendetta e in possesso dei brevetti originali di molte invenzioni della Stark.

IRON MAN 2  è un fragoroso fumetto, gonfiato all'inverosimile, quasi da overdose, con gli effetti speciali (le attrezzature olografiche di Stark sono veramente ben fatte) e tratto, come il primo episodio, dalle striscie Marvel, di cui ha perso l'originalità non il rumore assordante.


Il simpatico Downey jr. deve difendersi oltre che dal mastodontico Mickey Rourke, che ci regala un gran bel cattivo, anche dalla prezzemolina Scarlet Johansson che in tuta di pelle attillata non è completamente inutile.

Però alla lunga ci si annoia...

GOTHIKA

Psichiatra criminale in un penitenziario femminile, una sera Miranda Grey (Halle Berry), sposata al placido Douglas (Charles S.Dutton), tornando a casa sotto una pioggia incessante, esce di strada davanti ad un'ombra di donna: quando riprende conoscenza, si ritrova un buco di memoria e un' incriminazione per uxoricidio.

Ora, come tragico scherzo del destino, è lei, compagna di carcere delle sue antiche pazienti, tra cui la minacciosa e indemoniata Chole (Penelope Cruz), a subire l'assedio delle allucinazioni paranoidi, con l'incredulità anche del galante collega Pete Graham ((Robert Downey jr): tuo marito è morto, l'hai ucciso tu.

E poi a seguire la lotta disperata dell'eroina contro l'incredulità di chi la circonda, l'improbabile fuga dal manicomio, le indagini e false piste fino alla risoluzione finale, che un montaggio tagliato a gran colpi d'accetta rende poco comprensibile.

La presenza di Halle Berry, magnifica e insignita di Oscar, ma non molto credibile nel ruolo di psichiatra criminale, e la regia di Matthew Kassovitz, enfant prodige del cinema transalpino che prometteva di impreziosire con un tocco di fantastico alla francese la sua prima esperienza hollywoodiana, facevano sperare in qualcosa di meglio.

Se l'inizio non è male (un faccia a faccia drammatico tra Halle e la schizoide Penelope Cruz, molto più calzante nel ruolo; l'ingresso, molto fisico, della dottoressa nella sua cella), GOTHIKA scivola rapidamente verso l'horror-thriller di serie B giungendo comunque ad un più che accettabile compromesso tra forma e contenuto, soprattutto in determinate sequenze, come quella della piscina o del “colpo di scena” finale.

La soluzione? Più illogica che mai.

C'è da dire che Kassovitz propone una messa in scena asciutta ed essenziale, senza abuso di effetti speciali, affidandosi a vecchi trucchi del mestiere per atterrire lo spettatore. Il ritmo della storia, che almeno fino al prefinale, mantiene una discreta suspance ed incertezza, si mantiene serrato.

La storia in sé, non è particolarmente innovativa, ma la commistione noir/thiller/paranormale, risulta all’atto pratico, abbastanza riuscita e le occasioni per saltare sulla poltrona non mancano.

GOTHIKA, piacerà agli amanti del genere: il film fa fede al titolo e propone un efficace stile narrativo caratterizzato da atmosfere cupe e ambientazioni desolate (il penitenziario, luogo principe della vicenda) ed eventi violenti, macabri e misteriosi (come il delitto di cui viene accusata la dottoressa).