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ONORA IL PADRE E LA MADRE

New York. E' l'indebitato cocainomane Andy (Philip Seymour Hoffman), contabile in un'azienda immobiliare a progettare il colpo.

Così potrà finalmente trasferirsi a Rio con l'insoddisfatta moglie Gina (Marisa Tomei), che intanto cornifica il marito con il fratello minore del consorte Hank (Ethan Hawke).

Per ragioni diverse Andy e Hank si trovano a navigare in cattive acque.

Hank, fallito senza carattere, infatti fatica a pagare gli alimenti all'ex consorte e alla figlia e accetta a malincuore la sconvolgente proposta: rapinare la gioielleria di papà Charles (Albert Finney).

Un colpo "facile facile".

Quindi il bisogno di dollari prevale. Reclutato il barista Bobby, gli fa da autista fino all'obiettivo.

Mani in alto! Occhio nel negozio non c'è la vecchia commessa Doris, bensi Nanette, la madre dei due improvvisati criminali. E la vecchietta spara.

Tragedia in vista per i biechi fratelli e famiglia.

ONORA IL PADRE E LA MADRE è un cupo, teso ed angoscioso dramma diretto dal grande veterano Sidney Lumet, che torna a mettere in scena la violenza, nello specifico del quarto e settimo comandamento, e ad oltre ottanta anni di età da ancora parecchi punti a molti colleghi più giovani.

Una storia nerissima che fa a pezzi la famiglia tradizionale, sconvolta dall'avidità, dalle incomprensioni e dall'indifferenza, dove tutti i personaggi hanno qualcosa da farsi perdonare, in quadro saturo di disperazione

Recitato ottimamente dai due protagonisti, si fa notare per avvenenza anche  la molto svestita Marisa Tomei.


THE WATCHER

Chicago. Il trasferimento da Los Angeles non è servito a lenire i complessi di colpa dell'agente Joel Campbell (James Spader), ora in cura dalla bella analista Polly (Marisa Tomei).

Ed ecco che il depresso poliziotto ritrova sulla propria strada, dopo averlo braccato per anni, il sadico serial killer David Allen Griffin (Keanu Reeves), che uccide giovani donne sole strangolandole con una corda di violino.

Poi, come già faceva in California si diverte a sfidare l'avversario.

Così lo smarrito sbirro riceve le foto di due ignare donne destinate a finir male: ti dò ventiquattr'ore di tempo per salvargli la vita.

E la caccia riprenda, fino alla terza istantanea che farà scattare l'incontro decisivo al cimitero.

THE WATCHER è un tetro ed illogico thriller girato in stile anni 90 con cadute videoclippare ed effetti davvero risibili, dove i tanti morti ammazzati sono comunque in netta minoranza rispetto alle incongruenze del delirante copione.

Che non ignora un solo luogo comune: il rapporto personale-morboso fra detective e killer, una vecchia, dolorosa memoria, l'uccisione annunciata, e la vittima finale seduta sull'esplosivo.

Con i soliti inseguimenti in macchina eccetera.

Giaccone nero e jeans, il fascinoso assassino Keanu Reeves gioca al micio contro il sorcio con l'invecchiato viso d'angelo James Spader. Inutile dire che in altre occasioni hanno dato di meglio.

Perchè il killer uccida senza motivo è il primo mistero, chi ha scelto la delirante colonna sonora di THE WATCHER  il secondo.

THE LINCOLN LAWYER

Los Angeles. Gira accomodato sui sedili posteriori di una disordinata Lincoln Sedan scura con tanto di autista lo spregiudicato penalista Mickey Haller (Matthew McConaughey) pronto a difendere i criminali della città dal suo "ufficio" semovente, restando molto attento all'incasso delle parcelle.

Haller ha speso la maggior parte della sua carriera destreggiandosi tra delinquenti di ogni specie come fosse parte di quel mondo, tra bustarelle varie e dialoghi poco ortodossi, fino a quando non sembra trovarsi davanti al caso della vita: difendere il giovane rampollo Louis Roulet (Ryan Philippe), un playboy di Beverly Hills accusato di stupro e tentato omicidio di una squillo.

L'avvocato, marito separato dalla procuratrice distrettuale Maggie (Marisa Tomei), manda in avanscoperta l'amico sbirro Frank Levin (William H. Macy).

Appuntamento in aula.

Ma il ricchissimo cliente cocco di mamma dice la verità? Il caso inizialmente semplice pian piano si trasforma in un gioco mortale.

Come salvare la capra della giustizia e i cavoli dell'etica professionale?

THE LINCOLN LAWYER è un avvincente giallo giudiziario con accenti noir, robusto, teso, avvincente, che si addentra nella Los Angeles dei quartieri alti, soffermandosi in tribunale e nella vita privata del protagonista.

Benissimo incarnato dallo strafottente McConaughey, una fascinosa faccia da schiaffi.

SVALVOLATI ON THE ROAD

Cincinnati. Con il formicolio dell'avventura e decisi a rompere la routine, quattro amiconi borghesi e attempatelli di città e di mezza età (sui cinquanta), ognuno con i suoi problemi, si prendono, su idea e spinta dell'imprenditore in rosso Woody (John Travolta) qualche giorno di libertà dagli impegni, familiari e di lavoro,insomma una lunga galoppata on the road con entusiasmo e sotterfugi.

Così balzano sulle loro rombanti Harley Davidson, che non sempre sembrano gestire con disinvoltura, e via verso la California.

Corrono felici il dentista a dieta forzata Doug (Tim Allen), l'idraulico frustrato Bobby (Martin Lawrence), il suddetto Woody, uomo apparentemente di successo, a patto di non indagare oltre, e il programmatore di computer ma fallimentare con le donne Dudley (William H. Macy).

Naturalmente sono maldestri. Quanti guai per la via, dal disastro con le tende, all'ardente poliziotto gay, al toro permaloso, fino allo scontro in New Mexico con la banda dei Del Fuegos, una gang di teppisti in moto capitanati dal prepotente e non più giovane Jack (Ray Liotta).

Li metteranno in riga, spalleggiati dalla dolce padrona del bar Maggie (Marisa Tomei).

Imbarazzante commedia umoristica (soltanto nelle intenzioni) che ricicla temi ampiamente sfruttati (Scappo dalla città), celebrando l'elogio della campagna, con situazioni pierinesche, battute logore e interpreti fastidiosamente su di giri. Eppure, soprattutto nelle sale statunitensi, ha incassato cifre di tutto rispetto. Mah!

Probabilmente il tam tam deve avere funzionato proprio sulla generazione dei cinquantenni che hanno individuato in questo film un ritratto non troppo lontano dal vero della loro frustrazione.

Cresciuti all'ombra del mito di Easy Rider (piacevole il cameo di Fonda alla fine) hanno visto pian piano il miraggio dell'on the road sgretolarsi (fino a finire nell'imbuto senza via di uscita di quello che viene considerato il migliore film del genere: THELMA & LOUISE).

Eccoli allora con tutti i loro pregiudizi (l'omofobia nel film non è sottaciuta anzi…), con bandane e occhiali scuri contro un vento che vorrebbe essere tardivamente di libertà. Di fronte si trovano un branco di motociclisti guidati anch'essi da un non giovane.

In attesa di recupero critico tra vent'anni come i Vanzina (!!!) è difficile dire se è più irritante il titolo tradotto o una colonna sonora così assordante.

WHAT WOMEN WANT (QUELLO CHE LE DONNE VOGLIONO)

Chicago. E' un colpo sotto la cintura per il pubblicitario in ascesa e playboy incallito Nick Marshall (Mel Gibson) la scelta del gran capo (Alan Alda) dell'azienda, che come direttore creativo gli ha preferito l'aggressiva Darcy Maguire (Helen Hunt).

Poi il phon che scivola nella vasca bagnata gli regala una scossa coi fiocchi: incredibile, al risveglio ha acquisito la facoltà di penetrare nella mente delle donne, insomma di leggere nel pensiero.

E i vantaggi non sono pochi.

Comprende così per la prima volta i problemi adolescenziali della figlia quindicenne Alex ("Se sapesse che con questo vestito perderò la verginità..."), ruba le idee alla sempre più interdetta collega, a letto una collega gli sussurra "ma come facevi a sapere come e dove lo volevo?" e ha la prova che la cameriera di cafeteria Lola (Marisa Tomei) è cotta di lui.

Entrando, così profondamente, nei pensieri delle donne, ragionando come loro, Nick inventa (per la Nike), una sensazionale campagna pubblicitaria.

Nel frattempo ha costruito il rapporto con la figlia, ha salvato la vita a una collaboratrice depressa e ignorata da tutti, e si è innamorato, corrisposto, dell'"usurpatrice". Poi tutto, proprio tutto, torna a posto.

WHAT WOMEN WANT (Quello che le donne vogliono) è un film  furbo, sdolcinato e patinato (c'è il "tappeto" costante di Frank Sinatra), di colore rosa, non casualmente è diretto da una donna, che dà addosso con umorismo al solito maschio egoista e sciupafemmine.

Per la verità contiene altresì intelligenza,ottima scrittura, sentimento, e anche pietà.

Mel Gibson, in un interpretazione tutta faccette e moine, è irriconoscibile. Addirittura la ceretta...