Detroit (Usa). É troppo manesco l'irascibile Orin Boyd (Steven Seagal), un poliziotto che non è mai andato d'accordo con i superiori per la sua granitica ostilità alle regole.
Cacciato dai servizi segreti, malgrado abbia sventato un attentato al vicepresidente degli Stati Uniti, è sbattuto in un distretto di frontiera, quello più sfigato della città, il 15.
L'occhio resta però spalancato anche quando dirige il traffico, così assiste al furto di un ingente quantitativo di eroina tenuto sotto sequestro nei magazzini della centrale.
Fatti gli affari tuoi e resta fuori da guai, gli suggeriscono a muso duro i nuovi e corrotti colleghi.
Un invito a nozze per il piedipatti, che si allea al finto spacciatore Latrell Walker (DMX), in realtà il ricco navigatoredi Internet Leon Rollins, per scoprire gli immondi traffici della polizia.
Riuscirà l'intrepido poliziotto dal grilletto (e l'insubordinazione) facile a sgominare i criminali.
FERITE MORTALI è un pedestre e fragoroso film d'azione del regista polacco Andrzej Bartkowiak, già noto direttore della fotografia, che va in estasi per gli inseguimenti e gli scontri d'auto, gli uni e gli altri di spettacolare impatto, soprattutto per i timpani.
Il tutto mescolato con sparatorie e ripetuti scontri fisici a base di arti marziali di cui è specialista il protagonista.
L'ormai cinquantenne Steven Seagal, più che del comunque provvidenziale parrucchino, avrebbe bisogno di una faccia di ricambio, possibilmente dotata di espressioni.
FERITE MORTALI risulta quindi abbastanza scontato per trama e contenuti.
Gli appassionati del genere e i fans di Seagal probabilmente non resteranno delusi, ma l'assenza di inventiva e originalità rende il prodotto poco emozionante e solo in parte divertente.
Non per palati fini.
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MACHETE
Texas. L'ex federale Machete (Danny Trejo), malgrado si pensi che sia morto in uno scontro con la banda del pericolosissimo boss Torrez (Steven Seagal), è invece salvo dopo il massacro.Per ironia della sorte viene ingaggiato dal faccendiere Michael Benz, proprio il tirapiedi del narcotrafficante: per 150 mila dollari dovrà uccidere il senatore John McLaughlin (Robert De Niro), arrogante sostenitore della chiusura delle frontiere col Messico.
Troppo tardi il nostro si accorgerà che l'attentato al senatore iperrazzista è una trappola, un machiavellico complotto che vede lui come capro espiatorio.
MACHETE è un divertente, folle, irresistibile poliziesco strapulp del regista Robert Rodriguez. Ipertrofico, esagerato, amante del cinema dei b-movies, dell'exploitation anni '70, degli spaghetti western e di un certo cinema scollacciato proprio come il compare Quentin Tarantino.
La solita storia di un uomo tutto d'un pezzo che si trasforma in vendicatore solitario munito solo del suo amato machete (da qui il titolo e il soprannome del protagonista interpretato da un inquitante Danny Trejo) è qui condita con tutta una serie d'implicazioni socio politiche.
Il tentativo è di nobilitare un film intriso (volutamente) di una violenza senza limiti, con sparatorie, fughe impossibili e ammazzamenti di ogni tipo, soprattutto in salsa splatter (il sangue scorre a fiumi).
Comunque il film scorre con piacevolezza tra interpreti bellissime , la sexy-poliziotta di frontiera Jessica Alba e la sexy e combattiva trafficante Michelle Rodriguez, musiche suadenti e tre divertentissimi camei: un bolso Steven Seagal, un'autoironica Lindsay Lohan senza veli e Don Johnson vigilantes razzista.
INFILTRATO SPECIALE
Alcatraz (California). Sasha Petrosevich (Steven Seagal), agente dell'FBI infiltrato in un'organizzazione criminale, viene ferito durante un agguato e, per non far saltare la copertura, decide di farsi incarcerare insieme al capo della banda nel supercarcere di fronte a Frisco, riaperto con spreco di tecnologie assortite.
Tra le sbarre c'è un detenuto prossimo alla sedia elettrica che conosce il nascondiglio di un malloppo niente male: duecento milioni di dollari, in oro.
All'interno della struttura però, penetra un'altra banda, composta da criminali feroci e addestrati, tra cui una donna comandati dal diabolico Donny, ex agente dell'Fbi.
Gli agenti dell'FBI sono impotenti, ma i cattivoni non hanno fatto i conti con l'erculeo infiltrato.
Così Petrosevich, con il rischio di perdere la copertura faticosamente conquistata, si mette a capo dei detenuti per respingere l'invasione.
INFILTRATO SPECIALE è un fragoroso film d'azione che gronda testoterone, con una pedante colonna sonora a tempo di rap e attori ultrapompati, scarso clone di THE ROCK.
Se si aggiunge che l'atletico agente FBI è il cinquantaduenne imbolsito Steven Seagal, con l'inseparabile codino e qualche chilo di troppo, si raggiunge il parodistico, visto che non è solo la carta d'identità contro il protagonista.
Nonostante ciò, la pellicola ha avuto un discreto successo in patria, indice del fatto che il popolo americano è, ultimamente, davvero molto confuso, vista lo spreco di combattimenti e sparatorie tappavoragini di sceneggiatura.
Tra le sbarre c'è un detenuto prossimo alla sedia elettrica che conosce il nascondiglio di un malloppo niente male: duecento milioni di dollari, in oro.
All'interno della struttura però, penetra un'altra banda, composta da criminali feroci e addestrati, tra cui una donna comandati dal diabolico Donny, ex agente dell'Fbi.
Gli agenti dell'FBI sono impotenti, ma i cattivoni non hanno fatto i conti con l'erculeo infiltrato.
Così Petrosevich, con il rischio di perdere la copertura faticosamente conquistata, si mette a capo dei detenuti per respingere l'invasione.
INFILTRATO SPECIALE è un fragoroso film d'azione che gronda testoterone, con una pedante colonna sonora a tempo di rap e attori ultrapompati, scarso clone di THE ROCK.
Se si aggiunge che l'atletico agente FBI è il cinquantaduenne imbolsito Steven Seagal, con l'inseparabile codino e qualche chilo di troppo, si raggiunge il parodistico, visto che non è solo la carta d'identità contro il protagonista.
Nonostante ciò, la pellicola ha avuto un discreto successo in patria, indice del fatto che il popolo americano è, ultimamente, davvero molto confuso, vista lo spreco di combattimenti e sparatorie tappavoragini di sceneggiatura.
SFIDA TRA I GHIACCI
Alaska. Il potente, cinico, crudele ed ecologicamente scorrettissimo petroliere Michael Jennings (Michael Caine) se ne infischia altamente del Wwf: il megagalattico impianto di trivellazioni, messo su con materiali scadenti e difettosi, gli porterà nelle tasche una valanga di fruscianti dollaroni alla faccia delle derelitte popolazioni locali.
Il pozzo, pur di non restituire il terreno agli eschimesi, deve entrare in funzione entro due settimane, tuona il magnate mascalzone: pazienza se ci scapperà una catastrofe ecologica.
Ma il muscoloso superagente della Cia in incognito (Steven Seagal), esperto in esplosivi e nel domare incendi, già venerato come il salvatore della patria dagli indigeni Inuit e come il marito ideale dall'affettuosa Masu (Joan Chen), è chiamato in Alaska e, insospettito, toglierà al ribaldo la voglia di scherzare con il fuoco e la vita degli altri.
Grintoso (e, come d'uopo, violento) fumettone a cavallo tra poliziesco e avventura, che strizza l'occhio allo causa ecologista e segna l'esordio di Steven Seagal come regista e coproduttore, oltre che interprete.
Purtroppo l'irritante alone di moralismo cosparso su botte, pistolettate, musica roboante e ghiacciai non aggiunge un milligrammo di credibilità a una vicenda a dir poco inverosimile.
Nessuna novità per chi conosce la filmografia di questo maestro di arti marziali assurto al firmamento di Hollywood grazie ai robusti incassi. SFIDA TRA I GHIACCI è un’avventura fracassona che ruota narcisisticamente intorno alla figura del protagonista, eroico e politicamente corretto. insomma il regista esordiente ha scelto come protagonista uno dei peggiori attori mondiali in circolazione: se stesso.
Si salva Michael Caine (come mai un attore tanto bravo è finito così male?) ma visto il curriculum è abbastanza scontato.
Il pozzo, pur di non restituire il terreno agli eschimesi, deve entrare in funzione entro due settimane, tuona il magnate mascalzone: pazienza se ci scapperà una catastrofe ecologica.
Ma il muscoloso superagente della Cia in incognito (Steven Seagal), esperto in esplosivi e nel domare incendi, già venerato come il salvatore della patria dagli indigeni Inuit e come il marito ideale dall'affettuosa Masu (Joan Chen), è chiamato in Alaska e, insospettito, toglierà al ribaldo la voglia di scherzare con il fuoco e la vita degli altri.
Grintoso (e, come d'uopo, violento) fumettone a cavallo tra poliziesco e avventura, che strizza l'occhio allo causa ecologista e segna l'esordio di Steven Seagal come regista e coproduttore, oltre che interprete.
Purtroppo l'irritante alone di moralismo cosparso su botte, pistolettate, musica roboante e ghiacciai non aggiunge un milligrammo di credibilità a una vicenda a dir poco inverosimile.
Nessuna novità per chi conosce la filmografia di questo maestro di arti marziali assurto al firmamento di Hollywood grazie ai robusti incassi. SFIDA TRA I GHIACCI è un’avventura fracassona che ruota narcisisticamente intorno alla figura del protagonista, eroico e politicamente corretto. insomma il regista esordiente ha scelto come protagonista uno dei peggiori attori mondiali in circolazione: se stesso.
Si salva Michael Caine (come mai un attore tanto bravo è finito così male?) ma visto il curriculum è abbastanza scontato.
PROGRAMMATO PER UCCIDERE
Chicago. Il grosso agente speciale della Squadra Narcotici John Hatcher (Steven Seagal), dopo una recente e pericolosa missione, nella quale è morto il suo migliore amico, è entrato in crisi, tanto da gettare alle ortiche il distintivo.
Presto lo assillano i dubbi: in città, e nello specifico proprio nel quartiere dove vive, il boss giamaicano Screwface (Basil Wallace), chiamato, dai suoi violenti scagnozzi treccioluti, "maestro", ha messo su un commercio all'ingrosso di crack, l'ultimo grido in fatto di droghe sintetiche e non.
Questo capo carismatico, dedito al riti dell'Aba Qua, una sorta di vudu caraibico, che dovrebbe dargli poteri magici, è uno spietato criminale che elimina in modo crudele sia i tutori della legge che i rivali in affari.
E appena l'adorata nipotina Tracy viene ferita in un attentato, mandandola in coma, il furibondo bersaglio mancato si rimette la divisa e lucida i pugni, spezzando gambe o braccia con le arti marziali.
Si salvino quei pochi che riescono a mettersi fuori dal suo terribile tiro. Cosa che non riesce al "maestro", malgrado i suoi giochi di prestigio.
Dopo il successo di NICO, Steven Seagal, impalato marcantonio con codino o senza, mostra ancora una volta la sua bravura nelle arti marziali, nelle sparatorie e negli scazzottamenti, in un poliziesco truce e confuso, rimpinzato di cadaveri e percosso da musiche assordanti e dure.
PROGRAMMATO PER UCCIDERE sembra aggrapparsi con almeno vent'anni di ritardo al treno dei giustizieri solitari e i cattivi questa volta sono giamaicani addirittura dediti alla magia nera. Che non basta contro Steven Seagal, anche se privo di espressioni secondarie.
Presto lo assillano i dubbi: in città, e nello specifico proprio nel quartiere dove vive, il boss giamaicano Screwface (Basil Wallace), chiamato, dai suoi violenti scagnozzi treccioluti, "maestro", ha messo su un commercio all'ingrosso di crack, l'ultimo grido in fatto di droghe sintetiche e non.
Questo capo carismatico, dedito al riti dell'Aba Qua, una sorta di vudu caraibico, che dovrebbe dargli poteri magici, è uno spietato criminale che elimina in modo crudele sia i tutori della legge che i rivali in affari.
E appena l'adorata nipotina Tracy viene ferita in un attentato, mandandola in coma, il furibondo bersaglio mancato si rimette la divisa e lucida i pugni, spezzando gambe o braccia con le arti marziali.
Si salvino quei pochi che riescono a mettersi fuori dal suo terribile tiro. Cosa che non riesce al "maestro", malgrado i suoi giochi di prestigio.
Dopo il successo di NICO, Steven Seagal, impalato marcantonio con codino o senza, mostra ancora una volta la sua bravura nelle arti marziali, nelle sparatorie e negli scazzottamenti, in un poliziesco truce e confuso, rimpinzato di cadaveri e percosso da musiche assordanti e dure.
PROGRAMMATO PER UCCIDERE sembra aggrapparsi con almeno vent'anni di ritardo al treno dei giustizieri solitari e i cattivi questa volta sono giamaicani addirittura dediti alla magia nera. Che non basta contro Steven Seagal, anche se privo di espressioni secondarie.
NICO
Chicago. Il nerboruto, reduce del Vietnam, permaloso e pio come un democristiano dei tempi andati sergente Nico Toscani (Steven Seagal), originario di Palermo, sposato alla candida Sara (Sharon Stone) così buona (d'animo) da tenersi in casa la suocera, pattuglia con occhio attento la città con la scafata collega, la panterona mulatta Dolores Jackson (Pam Grier) (quella del Tarantiniano JACKIE BROWN, per capirci nda).Mentre dà la caccia ai soliti trafficanti di droga, capeggiati dall'ex torturatore di stanza in Vietnam Zagon (Henry Silva), scopre un complicato intrigo internazionale.
Addirittura con quei sporchi guadagni la Cia finanzia la guerra in Nicaragua e inoltre il redivivo delinquente all'ingrosso intende far fuori un senatore pronto a spiattellare la verità al Paese.
Quando i pezzi grossi cercano di mettere tutto a tacere, boicottandolo, il nostro disobbedisce agli ordini e, dopo una strage in una chiesa dove c'è un prete che sa troppo, prosegue da solo. Ma per i cattivi vale per mille.
NICO è un poliziesco di infimo grado, diretto da Andrew Davis (poi si riscatterà con Il Fuggitivo) da una sceneggiatura scritta a più mani e con un copione scolapasta, uno dei tanti polizieschi americani sul “giustiziere solitario”, intinto di rara violenza.
Debutto sullo schermo dell'esordiente Steven Seagal, campione di arti marziali, che ha partecipato anche alla sceneggiatura e alla produzione di questo thriller violento e sciatto sulla corruzione della polizia e lo spaccio della droga.Al suo confronto, in termini di recitazione, Chuck Norris sembra Laurence Olivier.
Nemmeno la presenza dell'allora sconosciuta, per altro incredibilmente vestita, Sharon Stone alza il livello.
DURO DA UCCIDERE
Los Angeles. Avendo incautamente messo alle strette il corrotto senatore Vernon Trent (Bill Sadler) adesso rischia grosso il coraggioso agente Mason Storm (Steven Seagal). Infatti rimane vittima di un agguato in casa dove viene sterminata la sua famiglia e il poliziotto viene dichiarato morto dal frettoloso medico di turno.
Invece il malconcio sbirro, all'insaputa di mandanti e scagnozzi, resta in coma per ben sette anni, finchè le premurose cure della sensuale infermiera Andy Stewart (Kelly LeBrock) fanno il miracolo: si sveglia.
Dopo il risveglio dal trauma e un breve periodo di riabilitamento, compresa una tonificante vacanza a Malibù in compagnia della bella infermiera ,tornerà in pista con l'intento di uccidere gli aguzzini che sette anni prima avevano distrutto la sua tranquilla vita.
Sotto a chi tocca!
DURO DA UCCIDERE è un frenetico poliziesco tutt'azione che fila via a ritmo sostenuto che il regista Bruce Malmuth costruisce su misura per Steven Seagal, sull'onda del successo di Nico (1988), dove da ancora prova delle sue arti marziali e gli affianca l' ex Signora in rosso, la sua affascinante moglie nella realtà, la spettacolosa e statuaria Kelly LeBrock.
L'idea del coma che dura sette anni è forse un pò impossibile e il crepitio delle mitragliette s'accompagna con l'ancor più sinistro scricchiolio delle ossa spezzate a colpi di karate.
Atleticamente Steven Seagal è un portento, come attore dà il meglio di sè durante il coma.
TRAPPOLA SULLE MONTAGNE ROCCIOSE
Usa. Ha costruito, prima di essere esautorato dal governo, un satellite capace di distruzione di massa e adesso minaccia di far saltare il Pentagono per vendetta, il genio del computer e pericoloso psicopatico Travis Dane (Eric Bogosian), allevato tecnologicamente al Pentagono. Per dimostrare che fa sul serio, ha sequestrato il veloce treno super lusso Grand Continental, che collega Denver a Los Angeles sfrecciando attraverso le Montagne Rocciose.
Minaccia, come i cattivi globali di 007, di far saltare in aria il Pentagono, Washington e buona parte della costa orientale; si fa dare i codici segreti ed entra nel sistema, vorrebbe minacciare col satellite la Cina ("no, la Cina no, hanno la bomba atomica"), e non è ancora finito il primo tempo.
Purtroppo per il ribaldo, che pretende, per soprassedere, un milione di dollari, sul treno ha preso casualmente posto in cucina l'atletico ed indistruttibile ex ufficiale dei Seals Casey Ryback (Steven Seagal), che sta accompagnando la diletta nipotina Sarah ai funerali di papà.
In attesa di rimettersi ai fornelli, estrarrà dalla credenza un terrificante arsenale e mentre dà un occhio alla nipotina salva la capitale.
Non brilla per originalità la folle avventura del gigantesco Steven Seagal, poco espressivo eroe dai muscoli d'acciaio, che è lo stesso personaggio di Trappola in alto mare .
In attesa di rimettersi ai fornelli, estrarrà dalla credenza un terrificante arsenale e mentre dà un occhio alla nipotina salva la capitale.
Non brilla per originalità la folle avventura del gigantesco Steven Seagal, poco espressivo eroe dai muscoli d'acciaio, che è lo stesso personaggio di Trappola in alto mare .
Sicuramente un prodotto standard fra arti marziali, tastiere e canyons, ma nelle stupefacenti sequenze acrobatiche, non poche, bisogna lasciarlo stare: anche 007 al suo cospetto rischierebbe di fare la figura del dilettante.
TRAPPOLA IN ALTO MARE
Oceano Pacifico. La vecchia corazzata americana Missouri, carica di gloria e di micidiali missili a testata nucleare Tomahawk e Cruise, sta dirigendosi verso Honolulu per l'ultimo viaggio.Tra i 2400 marinai a bordo si è infiltrato un commando eversivo, terroristi guidati dal cinico ex agente della Cia William Strannix (Tommy Lee Jones) in combutta con il corrotto vice comandante della nave Krill (Gary Busey).
Pare facile impadronirsi della corazzata, vanto della marina americana, neutralizzando i 2400 uomini dell'equipaggio.
Se non fosse che.
In cambusa, tra i fornelli e le pentole, si muove, e bene, il manesco ex ufficiale, da poco degradato, Casey Riback (Steven Seagal) che tutti credono semplicemente il cuoco di bordo.
La situazione è esplosiva, ma l'uomo, si scatena contro i terroristi, impedendo loro di portare a termine il piano criminoso.
Gli basterà un' oretta per ribaltare la situazione, prima di deliziarsi anche con la bionda Jordan Tate (Erika Eleniak), seducente miss della mancata festa sul ponte.
TRAPPOLA IN ALTO MARE è un efficientissimo intrattenimento, una pellicola d'evasione, priva di logica sul piano psicologico, inverosimile eppure eccitante poliziesco acquatico tutta azione e niente chiacchiere diretto dal regista Andrew Davis (IL FUGGITIVO, per dire) in contrasto con i voleri della critica ufficiale, ma godibile in ogni suo momento.
Un furioso cocktail di proiettili e colpi di karate mossi dal gigantesco ed efficiente Steven Seagal, che muove tutti i muscoli.
Tranne quelli facciali!
TRAPPOLA IN ALTO MARE è un efficientissimo intrattenimento, una pellicola d'evasione, priva di logica sul piano psicologico, inverosimile eppure eccitante poliziesco acquatico tutta azione e niente chiacchiere diretto dal regista Andrew Davis (IL FUGGITIVO, per dire) in contrasto con i voleri della critica ufficiale, ma godibile in ogni suo momento.
Un furioso cocktail di proiettili e colpi di karate mossi dal gigantesco ed efficiente Steven Seagal, che muove tutti i muscoli.
Tranne quelli facciali!
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