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THE LAST DAYS ON MARS

Marte, base Tantalus, chissà quando. Proprio alla vigilia del rientro sulla Terra dopo una missione di sei mesi sul Pianeta rosso, un membro dell'equipaggio individua un elemento che può mutare radicalmente le nostre teorie sull'origine della vita: su Marte esistono batteri attivi.

Il dubbio, che rapidamente si traduce in realtà, è che siano da maneggiare con cura.

Le trasformazioni che provocano negli esseri umani sono da incubo, visto che trasforma i morti in simil-zombi aggressivi.

Si salvi chi può.

THE LAST DAYS ON MARS è un film di ordinaria amministrazione marziana (dall'evidente carenza di mezzi) dall'originalità prossima allo zero, l'ennesimo infection-movie, bolso e scolorito.

Che inoltre spreca due buone chances: una ambientazione naturale piuttosto suggestiva e la presenza di un bravo attore come Liev Schreiber nel solito equipaggio di psicolabili assemblato in simili occasioni (il più squilibrato ed inaffidabile del gruppo? Incredibilmente lo psicologo).

La prevedibilità del soggetto (appassionati e non capiranno da quasi subito come andrà a finire la vicenda) si associa alla convinzione che basti periodicamente agitare la macchina da presa e far urlare un personaggio, ormai vittima del virus (con trucco e parrucco neanche tanto bello), per tenere viva l'attenzione.

Noioso.

SALT

Washington. Qualcuno vuole incastrarmi, pensa la bella agente della Cia Evelyn Salt (Angelina Jolie), che rischiando la vita in missioni pericolose aveva ottenuto la più alta considerazione da parte dei superiori e oggi si ritrova accusata di essere una spia russa.

Così sfugge al collega Ted Winter (Liev Schreiber) e al folto manipolo di sgherri che cercano di prenderla.

Viva o meglio morta, visto che si mormora che sia pronta ad uccidere il presidente russo Metveyev durante i funerali del vice presidente americano.

Così lei scappa per tutto il film, tuffandosi da un cavalcavia sul tetto di un camion in corsa oppure da un elicottero. Altro che Tom Cruise.

Aggrovigliato e frenetico film di spionaggio iper-adrenalico, diretto dallo specialista Phillip Noyce (Giochi di potere, Sotto il segno del pericolo), al servizio della scatenata Angelina Jolie che tra lanci in acque gelate, stormi di agenti segreti uccisi come mosche d'estate, inseguimenti e, dulcis in fundo... un'agente impregnato di morale e lungimiranza che le crede, trova il tempo di togliersi gli slip.

Inutile correre alla visione: non si vede nulla.

THE MANCHURIAN CANDIDATE

Washington. E' l'influente senatrice Eleanor Prentiss Shaw (Meryl Streep) a manovrare perbenino la campagna elettorale dell'impacciato figlio Raymond (Liev Schreiber), eroe di guerra (quando prestava servizio come sergente aveva salvato la vita al comandante del suo reparto durante un imboscata, nella quale però avevano perso la vita altri due uomini) che a sorpresa supera nella corsa alla vicepresidenza l'anziano senatore Thomas Jordan (Jon Voight).

Toh, dopo ben tredici anni rispunta il maggiore Bennett Marco (Denzel Washington), proprio il capitano del suo plotone in Kuwait durante la Guerra del Golfo (Operazione Desert Storm).

L'ufficiale, da allora, è afflitto da terribili incubi. Ma che diavolo mi hanno infilato sotto la spalla? E' come se mi avessero fatto il lavaggio del cervello, pensa, girando la domanda all'antico commilitone, che presenta anch'egli molti punti oscuri nei ricordi.

Lentamente i dubbi affiorano e si delineano le certezze. Complotto? Mammina, aiutami tu.

Abbastanza inverosimile, ma elettrizzante thriller fantapolitico, costruito con un climax drammatico, come se fosse una bomba a orologeria, e diretto dal ritrovato Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti) che soffre per la lunghezza e per l'approfondimento dei dettagli della storia (presumibilmente per dare alla critica ai non sempre puliti giochi della politica un valore reale).

Trattasi del remake, a distanza di quarantadue anni, mantenendone la tensione e rinnovandone le apocalittiche premonizioni (qui siamo alla Guerra del Golfo), dello sconvolgente "Và e uccidi" (in originale The Manchurian Candidate).

Denzel Washington nel ruolo che era di Sinatra, si muove bene nella parte di automa e interpreta il dramma di un uomo che vede i valori in cui crede ciecamente disintegrarsi davanti agli occhi; la magnifica Meryl Streep, madre del candidato, è cattiva al punto giusto, tanto da poter battere in perfidia anche la strega di Biancaneve.
 
Una citazione per la serie "da vedere" per il montaggio serrato della sequenza finale. Incessante, denso di tensione, un vero "countdown". Il momento migliore di un solido e attuale film.