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IO, ME & IRENE

Rhode Island (Usa). L'affabile e disprezzato agente Charlie Baileygates (Jim Carrey) è afflitto da una doppia personalità: finito l'effetto dei farmaci per la schizofrenesia, si trasforma nell'aggressivo e scostumato Hank (ovviamente lo stesso Jim carrey).

Quello che ha mandato in tilt il cervello del mite poliziotto è stato l'abbandono della bella-bionda-adorata e moglie fedifraga per un nano nero che gli ha mollato i tre gemelloni color cioccolato, iperintelligenti con la passione per il turpiloquio.

Poi il pacato e paziente piedipiatti riceve un incarico (pericoloso?): scortare nei pressi di New York la biondina Irene (Renée Zellwegger), irrequieta bambolina sospettata di aver avuto contatti con la mafia.

Infatti i malavitosi non tardano a farsi vivi, inguaiando ulteriormente il poliziotto, che deve tenere a bada le sfuriate dell'altro allupato se stesso, un vero bastardo, e i sussulti del cuore che batte per la graziosa prigioniera.

IO, ME & IRENE è una goliardica, esplosiva e divertente commedia giallorosa degli incorreggibili fratelli Farrelly (Scemo & + scemo, TUTTI PAZZI PER MARY, LO SPACCACUORI): ultrasboccati, espliciti e socialmente scorretti. ma non si può negare che la loro comicità paradossale, tra indicibili battutacce da osteria e gag tanto triviali quanto esilaranti, sia a volte travolgente.

Anche grazie al celebre volto di gomma dello snodato mattatore Jim Carrey, un ex guitto dal sorprendente talento, ineguagliabile nel fare il cretino, tanto da lasciare il dubbio: ci è o ci fa (benissimo)?

JERRY MAGUIRE

Los Angeles. Resta disoccupato il rampante procuratore sportivo, che sogna uno sport pulito, Jerry Maguire (Tom Cruise), che per conto di una supersocietà curava gli interessi di grandi campioni. Ad un tratto era stato colto da un raptus etico di cattiva coscienza, scoprendo che il denaro non è tutto nella vita, cercando di farne partecipi i colleghi e i superiori. Licenziato seduta stante, chiaramente.

Mollato anche dalla spocchiosa fidanzata (quando la nave affonda, si sa, i topi scappano...) riparte da zero ritrovandosi al fianco solo la ragazza madre Dorothy (Renèe Zellweger) e il modesto giocatore nero di football Rod Tidwell (Cuba Gooding jr.), unico cliente, che gli si affida per il prosieguo della carriera.

Miracolo, il brocco in mezz'ora diventa un asso, imbrocca tutte le partite e si guadagna un contratto milionario.

JERRY MAGUIRE è una lunga, prolissa, noiosa e zuccherosa commedia, che inneggia al buonismo della grande America senza timore del ridicolo. Come nella partita decisiva, quando l'esagitato Cuba Gooding jr. (Oscar come attore non protagonista) cade fulminato, per rialzarsi a suon di capriole.
La sceneggiatura è un capolavoro di romanticismo ruffianesco, politicamente corretto nei minimi particolari. Insomma un film stereotipato al massimo con tutti i luoghi comuni che può contenere: commozione, rivincita, reazione di fronte alle avversità e via dicendo. All'americana.

Il filosofo Tom Cruise discute e sbraita con il telefonino attaccato all'orecchio che neanche Moggi dei tempi d'oro.

RITORNO A COLD MOUNTAIN

Cold Mountain (North Carolina), 1861. Il timido montanaro Inman (Jude Law) si innamora al primo incrociar di sguardi della colta e delicata cittadina Ada Monroe (Nicole Kidman), giunta in loco col placido papà reverendo (Donald Sutherland).

Scoppia presto la guerra e il giovanotto, indossata la divisa di panno grigio dei sudisti, parte col fucile in spalle, con un unico casto bacio nella mente e nel cuore.

Tornerò! E io ti aspetterò!!

Nauseato dalla tremenda battaglia di Petersburg (una reale carneficina, uno degli scontri più brutali della guerra di secessione americana nda), dove viene anche ferito, non appena ripresosi, butta la giubba e decide di disertare per raggiungere, a piedi, l`amata Ada che sta difendendo con le unghie e con i denti la sua fattoria ( e non solo, visto l'interesse per l'articolo da parte dei malvagi cacciatori di disertori) dopo la morte del padre.

Mentre lui, in marcia, accarezza la sua foto, lei gli scrive palpitanti lettere.

Per fortuna della delicata ragazza, che non ha un capello fuori posto, arriva come manna dal cielo a sostenerla con un atteggiamento da maschiaccio la selvatica cowgirl Ruby Thewes (Renèe Zellwegger).

E narrando del viaggio dell'uno e della difesa dell'altra sarà una prova dura per entrambi.

Storia di due innamorati che quasi non si conoscono questo kolossal sentimental-bellico del dispersivo Anthony Minghella, che distilla rare emozioni nel resoconto della guerra civile, gonfio di romanticismo e gravido di violenza.

Tre stelle per la confezione anche grazie alla scenografia di Dante Ferretti, che attraverso immagini di toccante e limpida nostalgia, restituiscono la credibile atmosfera di un’America rurale, reinventata fra valli e montagne della Romania, dove è stato girato visto che gli States non sono più quelli di una volta.

APPALOOSA

New Mexico, 1882. Virgil Cole (Ed Harris) e Everett Hitch (Viggo Mortensen), due pistoleros di rara abilità che cavalcano insieme, si sono fatti la fama di pacificatori nelle città senza legge sorte in quelle terre selvagge, insomma arrivano e riportano l'ordine in quelle cittadine vessate dai fuorilegge.

Cole è un self made man scontroso e riservato, sempre alla ricerca del termine esatto, Hitch, il suo vice, soldato congedato addestrato a West Point, è il vice di poche parole e lunghi sguardi. La loro meta è Appaloosa, una piccola cittadina di polvere, spari e minatori nel New Mexico, disarmata dal temibile Randall Bragg (Jeremy Irons), spietato e potente ranchero col vizio del Winchester e dello scontro a fuoco.

Dopo l'assassinio dello sceriffo della cittadina, Cole e Hitch vengono ingaggiati per difendere la città e assicurare il colpevole Bragg alla giustizia ma l'arrivo in stazione della smaliziata vedova Allison French (Renée Zellweger), cioè "francese", un nome che promette delizie e nequizie, con l'aggiunta di essere un' appassionata frequentatrice di maschi dominanti, sconvolgerà il gioco, abbindolerà buoni e cattivi, alterando gli equilibri dietro la tastiera di un pianoforte e dentro le lenzuola, con merletti e tramonti.

Anche se quando il fido Hitch, vice dal cuore d'oro e dai principi morali solidi come il piombo delle sue pallottole, vede il roccioso Cole sciogliersi come un gelato al sole per quella femmina così educata, intraprendente («e pulita!»), capisce che i pericoli, per lui e l'amico, non vengono solo dal feroce gangster locale, né dall'opportunismo dei politicanti che li hanno assunti per ripulire il paese. Offerta, come solo lui potrebbe, una chance allo sceriffo (amico) innamorato, dovrà ripartire “cavalcando lentamente verso ovest”. Altre terre, altri orizzonti.

Appaloosa, diretto da Ed Harris, è proprio un film di genere, un western, con un piede piantato nella tradizione (amicizia virile, sparatorie, un paesino tiranneggiato dal solito possidente-bandito) e l'altro proteso a esplorare terreni meno battuti.
Una vera e propria dichiarazione d'amore al western più classico, quello d'azione e di attesa, fatto di suspence, inseguimenti, lunghi attimi di sospensione prima dello scontro mortale, colpi di scena e soprattutto amicizia virile, come in tutti i western, dove la donna è quasi sempre ragione di impicci, rotture, o quantomeno malintesi.


Ed Harris, rughe autentiche e anima romantica, infarcisce Appaloosa di rinvii sotterranei, metafilmici o espliciti del western-spaghetti, sia pure filtrati attraverso Eastwood, Costner e Walter Hill. Seminando omaggi ai registi che ama, Sergio Leone in primis, il regista tiene strette le redini e gioca con la scala dei campi e dei piani: dai campi lunghissimi al campo medio, dalla figura intera al primo piano, con i movimenti lenti dei protagonisti ripresi perfettamente o concentrandosi sulla psiche del personaggio evocato nel quadro.

E tra i punti di forza del film certamente i dialoghi: secchi, ironici, essenziali, volentieri taglienti.

CINDERELLA MAN - UNA RAGIONE PER LOTTARE

New Jersey, 1932. Picchia vistosamente meno l'immigrato irlandese Jim Braddock (Russell Crowe), che un tempo tra i pesi massimi non aveva avversari visto che li mandava tutti ko.
Finchè, dopo una serie di importanti vittorie, una frattura alla mano destra interrompe la carriera e il sodalizio con l'amico manager Joe Gould (Paul Giamatti).

Che anno maledetto il 1929: dopo esser finito nell'ombra Wall Street precipita e quindi addio risparmi.

Mia cara moglie Mae (Renée Zellweger), non ti preoccupare, manterrò te e i nostri tre bambini in qualsiasi modo, anche scaricando i sacchi al porto.

Poi la fortuna gira e rimette i guantoni: caspita è proprio quello imbattibile di prima. Ma la riemersione ha dell'incredibile: nel 1935 combatte per il titolo mondiale dei pesi massimi e liquida il temibile (aveva già due morti a suo carico sul ring) Max Baer, vendicando anche Carnera.

Occhio, ragazzo, arriva Joe Louis.

CINDERELLA MAN - UNA RAGIONE PER LOTTARE è un appassionante ed emozionante melodramma sentimental-sportivo, ispirato alla storia vera di James J. Braddock, che racconta la vita straordinaria di un pugile diventato un eroe nazionale.

Ron Howard dirige un perfetto, per un un ruolo come questo, Russell Crowe. L'attore australiano offre al suo protagonista non solo una fisicità straordinaria ma anche la vasta gamma di espressioni di cui è capace (sorride poco ma mena tanto).

E' il nucleo del film è il tema del 'non mollare' in un'epoca della storia americana che ha più di un punto di contatto con quella contemporanea: la Grande Depressione.

Un Dio, patria e famiglia innanzitutto, poi vengono i pugni.

James J. Braddock ne diviene un simbolo popolare perché non dimentica le proprie origini e conosce la miseria economica. Che non coincide mai con il degrado morale. I suoi valori sono saldi così come salda è la consapevolezza che nel Grande Paese non tutto è davvero 'grande'.
Il sottoscala in cui vive la famiglia di un uomo che ogni giorno deve cercare un lavoro precario è il luogo a cui tornare ogni giorno per fingere magari un'improvvisa inappetenza per dare più cibo ai propri figli. La boxe diventa così, ancora una volta ma con più intensità che in altri casi, un'occasione cinematografica per parlare del riscatto umano per non far dimenticare ciò che fa di un essere umano un 'uomo'.

Si osservi la scena in cui James saluta i figli prima di lasciarli per l'incontro che potrebbe costargli la vita. Dà una carezza ai due più piccoli e la mano al figlio maggiore. Subito anche quello immediatamente più giovane gli tende la propria per affermare la propria 'crescita' e assunzione di responsabilità. Potrebbe essere (questa come altre) una scena di un film del passato. Ma non stona, non è retorica, commuove.

Perché, fortunatamente, c'è ancora il grande cinema che intrattiene senza far rinunciare a pensare.