Visualizzazione post con etichetta kevin bacon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta kevin bacon. Mostra tutti i post

THE RIVER WILD - IL FIUME DELLA PAURA

Montana. Una gita in gommone sulle rapide del Kootenai potrebbe aiutarci a risolvere la nostra crisi.

Così l’atletica e vigorosa insegnante Gail (Meryl Streep), ex istruttrice di canoa, imbarca il sempre impegnato marito architetto Tom (David Strathairn) con il trascurato figlioletto Roarke e il cane Maggie. Tutti in gommone sulle rapide!

Non c’è traffico sul fiume e il quartetto fa amicizia con tre affabili uomini in gita in barca.

Wade (Kevin Bacon), Terry (John C. Reilly) e Frank, presto sparito.

I due superstiti, anche a causa delle rapide, salgono sul canotto della famigliola, che comincia a insospettirsi.

THE RIVER WILD – IL FIUME DELLA PAURA è un discreto thriller fluviale, denso di suspance, che cerca di spacciare per verosimile una storia che fa acqua (e come potrebbe essere diversamente?) da tutte le parti.

Non è la prima volta che un fiume è il protagonista di un thriller, infatti la storia ricorda molto UN TRANQUILLO WEEKEND DI PAURA. Comunque anche se il plot ha ben poco di originale, il regista Curtis Hanson sa sfruttare la storia con un certo mestiere.

Le riprese acrobatiche nelle canoe sono abbastanza coinvolgenti e gli scenari naturali, bellissimi e ben inquadrati, sono mozzafiato.

In una pellicola in cui molti avvenimenti sono prevedibili, ciò che stupisce veramente è soprattutto la performance atletico-attoriale di Meryl Streep, donna forte e tritauomini in calzoncini.

SLEEPERS

Hell's Kitchen, New York, 1966. Per una stupida bravata (un furto ad un ambulante fatto quasi per gioco) finita in tragedia, i teppistelli Shakes, Tommy, Michael e John si beccano diciotto mesi di riformatorio.
Un infame calvario di violenze ed abusi sessuali, grazie alle assidue cure del sadico secondino Nokes (Kevin Bacon), nonostante il prodigarsi di padre Bobby (Robert De Niro), prete di strada.

Nel 1981 Tommy (Billy Cudrup) e John (Ron Eldard), che hanno imboccato la strada della rabbia e della deliquenza e sono ormai gangster in pianta stabile, ritrovano casualmente in un ristorante l'antico aguzzino e lo fanno secco (come dargli torto?)

Il caso viene assegnato al procuratore Michael (Brad Pitt) (sarebbe meglio dire che viene "intercettato" dal ragazzo ora avvocato), terzo dei quattro ragazzini di un tempo.
La pratica legale sembrerebbe una formalità ma invece il processo per omicidio si trasforma in una legale vendetta contro le passate angherie, come racconta il cronista Shakes (Jason Patric), quarto dell'antico gruppo.

SLEEPERS è un avvincente, robusto e molto ben strutturato drammone social-carcerario-giudiziario del veemente regista Barry Levinson, che schiera un manipoli di superdivi a far da chiocce a giovanissimi e poco celebri protagonisti (ormai sappiamo che solo Brad Pitt è diventato un big).
A Vittorio Gassman basta un cameo per confermare una classe inimitabile.

Il ritmo nel complesso è buono, come deve essere, considerata la storia. La vicenda vissuta dai ragazzi è terrificante se si pensa che è vera, come, di fatto, è.
Bisogna dire che è descritta con crudezza ma senza morbosità e non mancano momenti di grande tenerezza, come quella in metropolitana o quella in cui padre Bobby (uno straordinario De Niro), per quanto in conflitto con la propria coscienza, guardando John e Tommy, i suoi ragazzi, con tutto l'amore di un padre di fronte a due figli smarriti, mente per salvarli (come dargli torto?) legalmente discutibile ma, umanamente, assolutamente comprensibile.

La pellicola ha l'indubbio pregio di essere emozionante.

TAKING CHANCE - IL RITORNO DI UN EROE

Stati Uniti, aprile 2004. Le truppe statunitense sono nel pieno delle operazioni belliche sul teatro mediorientale e dall'Iraq arrivano anche gli effetti tragici del conflitto, come i corpi dei soldati caduti in battaglia.

Il tenente colonnello dei marines Michael Strobl (un ispiratissimo Kevin Bacon, giustamente vincitore di un Golden Globe per questo ruolo), veterano della spedizione Desert Storm e con 17 anni da militare alle spalle, si offre volontario per svolgere l'incarico di scortare nel natio Wyoming, nel paesino di Dubois, i resti del diciannovenne soldato semplice marine Chance Phelps, ucciso durante un conflitto a fuoco in Iraq.

Nel corso del viaggio, l'ufficiale, combattendo anche con i rimorsi che si porta dentro per non essere partito anche lui per la guerra, riparandosi dietro una scrivania per rimanere con la famiglia, annoterà sul suo diario le proprie emozioni e racconterà delle dimostrazioni di profondo rispetto e deferenza da parte dei civili americani incontrati nel tragitto nei confronti del giovane Phelps, che non ha mai conosciuto da vivo.

Selezionato dal Sundance Film Festival 2009 TAKING CHANCE è un film drammatico e intimista che ha come sfondo la guerra in Iraq. Dal 2003 a oggi, a ostilità tuttora in corso, i lungometraggi dedicati all'intervento militare angloamericano nell'ex regime di Saddam Hussein sono stati molteplici, il più delle volte realizzati con l'intento, non troppo velato, di criticare la politica dell'amministrazione guidata da George W. Bush.

Diretto da Ross Katz (produttore di “Lost In Translation” e “In The Bedroom”) e interpretato da un Kevin Bacon in grande spolvero, “Taking Chance” si distingue nettamente dalle altre pellicole dedicate al conflitto iracheno.

In soli 78 minuti, asciutti e grondanti di onore e rispetto, il film racconta, passo dopo passo, il viaggio compiuto dall'ufficiale per accompagnare la salma del marine.

Una reale esperienza da lui prima raccolta e pubblicata online, sulla quale si sono quindi basati gli sceneggiatori, che fa menzione delle laboriose procedure previste per queste occasioni dal protocollo militare, della testimonianza delle numerose e spontanee manifestazioni di commozione e cordoglio da parte dei cittadini incontrati durante il percorso e, infine, del dolore provato dai familiari di Phelp.

La vicenda di Strobl, marine abituato a combattere le proprie battaglie da dietro una scrivania, trovatosi per sua stessa scelta a scortare i resti di un soldato che non aveva mai incontrato (ma del quale avrebbe fatto la conoscenza grazie a quella toccante esperienza) serve a raccontare le altre migliaia di storie di soldati americani rimasti uccisi in missione e i loro conseguenti - silenziosi e spesso volutamente ignorati - rientri a casa.

“Taking Chance” risulta così una elaborazione di un quasi quotidiano e mai celebrato lutto nazionale, un “tributo a tutti gli uomini e le donne che hanno dato la loro vita nel servizio militare”, come si legge nella sinossi ufficiale della rete HBO, da dedicare ai caduti e alle loro famiglie. Una produzione del tutto scevra da influenze politiche, che ha voluto porre la luce dei riflettori su una parte della guerra che, sovente, viene trascurata dai più.

Un film che, sebbene privo di scene animate da combattimenti armati o da scontri politici, sebbene estraneo ad alcune consuetudini del cinema (la trama è appena accennata, i dialoghi sono ridotti al minimo, non sussiste alcun conflitto protagonista-antagonista) riesce a essere probabilmente il miglior film dedicato alla guerra in Iraq finora realizzato.

Una piccola quasi perfetta gemma, soprattutto a chi, come me, è stanco di produzioni politicizzate, piagnucolosamente pacifiste o squisitamente anti-Bush.

Insomma, finalmente Hollywood in questo film fuori dal fronte, con questa storia vera e toccante, ha raccontato la guerra in Iraq nel modo giusto, chiedendo semplicemente comprensione e rispetto per coloro che si sacrificano per il proprio Paese, al loro valore e al dolore delle loro famiglie.

MYSTIC RIVER

Boston, anni Sessanta. Un bambino viene prelevato da un uomo molto autoritario e portato via con un'auto. Verra' violentato e poi riuscira' a fuggire. Due suoi compagni scampano alla stessa sorte.

Oggi.

E' il comprensivo Sean Devine (Kevin Bacon), uno dei due bambini scampati al lurido e laido orco, a indagare col sergente Whitney Powers (Laurence Fishburne) sulla morte di Katie, diciannove anni, figlia dell'altro (fortunato) amico di infanzia, il negoziante pregiudicato Jimmy Markum (Sean Penn), che non ha mai smesso le frequentazioni pericolose.

Chi l'ha uccisa?

Nel mirino del poliziotto entra subito il fidanzatino della ragazza, Brendan Harris, ma poi, piano piano, i sospetti si addensano proprio sul tormentato ex compagno di giochi Dave Boyle (Tim Robbins), segnato nell'animo dall'abuso sessuale subito trent'anni prima da quei due falsi agenti.

Sicuramente è lui l'assassino, se persino la trepidante moglie Celeste (Marcia Gay Harden) lo guarda con sospetto.

Atroce sorpresa.

Con MYSTIC RIVER Clint Eastwood, ispirato e senza fronzoli, confeziona un crudele, aspro, doloroso e appassionante dramma social-familiare, parente stretto del thriller poliziesco, che cerca il proprio equilibrio sugli stati d'animo interiori lasciando totalmente da parte i colpi di scena classici.
Un film che emoziona, angoscia e sconvolge per la sua terribile violenza, lasciata intuire e mai esibita e che commuove quando esalta l'amicizia.

Trova nei tre magnifici protagonisti Kevin Bacon, Sean Penn e Tim Robbins tre interpreti ideali. Con il secondo che riesce a conferire al personaggio del padre dilaniato dal lutto una profondita' e una complessita' di accenti ormai rare anche nel cinema americano e un Tim Robbins desolato ed umano.

CODICE D'ONORE

Guantanamo (Cuba). Due marines della base militare americana sono deferiti al tribunale militare per l'omicidio (involontario) di un commilitone.

Parte un inchiesta affidata al tenente di marina Daniel Kaffee (Tom Cruise) e alla seducente avvocatessa con le stellette Joanne Galloway (Demi Moore), contrapposti (d'ufficio) al capitano dei marines Jack Ross (Kevin Bacon).

Durante le indagini il duo di difensori si convince che fu un'applicazione di “codice rosso”, la norma militaresca non scritta che impone dure correzioni fisiche ai compagni che sbagliano e che, data la rigida disciplina ("Corpo, Reparto, Dio, Patria"), non poteva non essere stata autorizzata, anzi ordinata dai superiori, proprio come si difendono i due militari accusati di omicidio.

Tra i quali superiori finisce presto sul banco degli imputati il comandante della guarnigione, Nathan Jessep (Jack Nicholson).

Quanti scheletri nel suo armadio.

 Avvincente e crudo dramma processuale, che pur calato nelle convenzioni e negli stereotipi del dramma giudiziario, risulta essere un film ammirevole per la sagacia nel dar forma drammaturgica alla problematica morale sui limiti dell'obbedienza, per il disegno dei personaggi, per la capacità di dosare gli ingredienti, i toni, la suspense.

Diretto da Bob Reiner prende quota soprattutto dopo l'irritante preambolo zeppo di luoghi comuni sui disagi della naia.
Poi l'azione si fa serrata e i colpi di scena si susseguono fino all'epilogo choc.

Il luciferino Jack Nicholson, in tre scene, rischia di rubare il film all'impettito Tom Cruise.





Bene Demi Moore, anzi benissimo. Senza, si badi bene, mostrare un lembo di pelle scoperta più del lecito.

"Io faccio colazione a 300 metri da 4000 cubani addestrati per uccidermi, quindi non creda di poter venire qui a sventolare un distintivo nella speranza di farmi innervosire"

L'UOMO SENZA OMBRA

Washington. E' un genio lo scienziato Sebastian Caine (Kevin Bacon), dotato però di un'arroganza senza parie un megalomane desiderio di potenza.

Dopo ricerche segrete, finanziate dal Pentagono e condotte con una squadra di collaboratori per rendere i corpi invisibili, decide di provare su sé stesso il rischioso siero “inventato”.

Nonostante il parere contrario della sua équipe, specie della bionda ex fidanzata Linda (Elisabeth Shue), ora legata (di nascosto) al più romantico collega Matt (Josh Brolin).

La cassandra aveva ragione.

Un immane dolore e lo scienziato scompare come ci si attendeva, ma, purtroppo per lui, non riesce a più a compiere il viaggio a ritroso.

Ora è un vero e proprio mostro, che, sconvolto dall'insuccesso e scoperte le corna, diventa un uomo vuoto e assassino.
ELISABETH SHUE

E adesso chi lo fermerà?

Prodotto dalla Columbia e scritto da Andrew W. Marlowe, L'UOMO SENZA OMBRA è un film ambizioso sul vedere piuttosto che sul non-vedere con cui il regista olandese Paul Verhoeven, moralista pessimista e massimalista, continua il suo discorso sulla carne e il sangue, sulle metamorfosi e le manipolazioni del corpo umano reificato nell'odierna società dello spettacolo e della scienza.

Lo fa servendosi di un fumetto fantastico, che lambisce l'horror, con evidenti difetti di verosimiglianza e qualche licenza erotica.

Da segnalare i sensazionali effetti speciali, soprattutto quelli utilizzati per la raccapricciante scena della scarnificazione.

Per fortuna la deliziosa Elisabeth Shue nuda è visibilissima.



APOLLO 13

Cape Kennedy, 11 aprile 1970. Viaggiano in direzione della Luna sul razzo Saturno V il cosmonauta esperto Jim Lovell (Tom Hanks) e i meno esperti Jack Swigert (Kevin Bacon) e Fred Haise (Bill Paxton).

“Houston abbiamo un problema”, improvvisamente risuona nella base della Nasa a terra: c’è un problema a bordo della piccola navicella Apollo 13 lanciata in orbita dal razzo suddetto.

Cosa è successo? Il guasto tecnico è rappresentato dallo scoppio di un serbatoio per l’ossigeno, e a terra il centro di controllo della missione lunare diretto dal ruvido Gene Krantz (Ed Harris) prepara l’inatteso piano di emergenza per far rientare sani e salvi e tre viaggiatori dello spazio.

Anche se malato viene convocato Ken Mattingly (Gary Sinise), che avrebbe dovuto essere sulla navetta: farai delle simulazioni per capire quello che accade lassù e come metterci una pezza.

E mentre i tre cosmonauti s’apprestano ad affrontare nella speranza la difficile situazione, l’America a stelle e strisce attende col fiato sospeso.

APOLLO 13  è un enfatico, prolisso e scontato kolossal claustrofobico del regista Don Howard, che mette in scena una storia vera risalente al periodo avventuroso della conquista dello spazio con ammirevole senso dello spettacolo.

La suspense di questo thriller spaziale non è propriamente al massimo (la storia è nota, quindi scontata nel finale) e il film è pervaso da un eccessivo patriottismo, orgoglio yankee non raro per i filmoni hollywoodiani (“Non abbiamo mai perso un americano nello spazio, non cominceremo adesso.”)

Tanto è bastato per guadagnarsi due Oscar minori (montaggio e sonoro) su nove nomination.
Come già detto, nonostante il lavorio incessante degli esemplari protagonisti, chi conosce già l’episodio rischia di annoiarsi.