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I TRE GIORNI DEL CONDOR

New York, in un freddo inverno. Un'anonima sezione della CIA, travestita da polverosa biblioteca, è visitata da misteriosi killer.

Le pistole con silenziatore del commando non lasciano scampo agli impiegati sotto copertura che hanno il compito di analizzare testi e romanzi polizieschi e gialli al fine di scoprire e ipotizzare gli stratagemmi utilizzati dai criminali nei singoli casi specifici a loro sottoposti.

Tutti stesi. Meno uno, il timido analista Joe Turner (Robert Redford) dal roboante nome in codice, Condor, salvatosi per un provvidenziale quanto casuale rifornimento di tramezzini al solito bar all'angolo.

Inutil dire che l'unico scampato per caso al massacro è naturalmente in gravissimo pericolo.

Braccato dagli assassini, il travet mette in moto le procedure di rito per i casi di emergenza e si reca, titubante, all'appuntamento fissato da un ambiguo dirigente, il vicedirettore Hingins, da cui esce vivo per miracolo.

Allora si fa scudo dell'altera fotografa Kathy (Faye Dunaway) all'uscita di un negozio e si rifugia a casa sua.

Mentre scoppia il flirt con l'avvenente ostaggio prova a capirci qualcosa.

I TRE GIORNI DEL CONDOR è un thriller spionistico perfetto, pur se piuttosto complicato, di sicura presa che sa tenere incollato alla sedia lo spettatore.

Il regista, il compianto  Sidney Pollack ha la possibilità di fare sfoggio del suo talento che si ravvisa soprattutto nelle nervose scene d'azione e per il buon dosaggio della suspense piuttosto che nelle intenzioni di denuncia politica delle malefatte della CIA.

Tra i due seducenti e bravissimi protagonisti, il divo Robert Redford e Faye Dunaway, si insinua il superlativo Max von Sydow, l'insolito sicario che trova il tempo di ironizzare sui troppi lati negativi di un mestiere difficile.

Pietra miliare del cinema a base di complotti, inarrivabile e mai datata summa del catechismo complottardo liberal anni '70...

ARDENNE '44: UN INFERNO

Ardenne, Belgio, 1944. Gli americani avanzano nel fango dell' Europa.

Stropicciamoci gli occhi. Non sembra vero all'esausta e composita pattuglia guidata dal ruvido e roccioso maggiore Falconer (Burt Lancaster) di potersi sistemare in un ricco (di storia e di arte) e lussuoso castello.

Il possedimento appartiene da secoli alla famiglia di un ricco aristocratico che ha sposato sua nipote, ma non è in grado di generare un erede.

Inutile dire che il maggiore ben presto, dopo il castello, "occupa" anche la contessa, accettando l'incarico di sistemare la faccenda dell'erede.

Intanto anche la truppa trova i suoi "svaghi" nel bordello del paese, mentre l'umanista capitano Beckermann è roso dal convincimento di dover abbandonare il castello per evitare di farlo diventare un obiettivo militare, cosa che porterebbe alla sicura distruzione di quell'immenso patrimonio artistico.

I tedeschi intanto avanzano...

ARDENNE '44: UN INFERNO è un atipico film di guerra, molto bello ed avvincente dietro cui si nasconde una notevole metafora tesa a mettere in rilievo come la civiltà europea sia vecchia e ricca (di storia) mentre quella americana giovane e pratica.

Un popolo, quello americano, senza passato, individualista, eterogeneo (non a caso nel plotone troviamo un italoamericano, un nativo, un nero ecc...) ma accumunato da una forte dose di cinismo e dalla ferrea e combattiva volontà di vivere il presente, a differenza degli europei molto legati alla tradizione e al passato, quasi persi nei loro "riti".

A tratti visionario e quasi psichedelico, si fa notare oltre che per la bella regia e sceneggiatura, anche per una scintillante confezione (bellissima la fotografia e i paesaggi) e per una prova corale del cast di grande valore su cui spiccano Burt Lancaster e Peter Falk.

Bello e particolare.

DESTINI INCROCIATI

Washington. C'è stato un disastro aereo sulla rotta per Miami.

Il ruvido sergente di polizia Dutch Van De Broeck (Harrison Ford) è sconvolto dalla notizia: a bordo c'era anche la moglie, la disegnatrice di moda Peyton.

Anche la deputata (repubblicana) del New Hampshire, brillante professionista in corsa per la rielezione, Kay Chandler (Kristion Scott Thomas) si dispera per il marito avvocato Cullen, che però le aveva mentito: doveva essere a New York.

La scoperta successiva affonda il coltello nella piaga:i rispettivi coniugi defunti avevano una relazione, erano amanti.

Mentre lei cerca di rimuovere le corna per preservare la figlia quindicenne Jessica e la carriera politica, lui (è uno sbirro) vuole trovare la verità.

E dopo il doveroso trauma iniziale, i due traditi prendono coscienza, indagano insieme, alla fine, naturalmente, finiscono per piacersi.

Perchè non ci consoliamo nella mia baita?

DESTINI INCROCIATI (Random Hearts) è un ben confezionato e sottilmente morboso melodramma sentimentale, anche se appesantito dalle esagerate parentesi poliziesche diretto dal veterano regista Sidney Pollack con la solita eleganza. Infatti viene considerato uno dei più bravi narratori del cinema americano.

La piacente Kristin Scott Thomas, dopo un'onorata carriera da adultera, viene finalmente tradita e sovrasta un Harrison Ford abbastanza monocorde.

EYES WIDE SHUT

New York. Si strusciano e titillano sul letto il medico di successo Bill Harford (Tom Cruise) e la bionda moglie Alice (Nicole Kidman).

Poi, ripensando alla festa della sera prima dal ricco Victor Ziegler (Sidney Pollack), dove entrambi hanno e si sono lasciati sfacciatamente corteggiare, lei rievoca antiche immagini lussuriose (l’attrazione irresistibile per un ufficiale) e lui, per quanto sembra sorriderne, si rode dalla gelosia.

La rivelazione lavora sulla sua coscienza e nei suoi incubi.
 
Immagina la moglie in atti sessuali con l’ufficiale.

Ad ingrossare il turbamento giunge l’inattesa dichiarazione d’amore di una paziente e l’incontro, subito interrotto, durante una passeggiata notturna con una squillo, ed infine, ritrova l’amico pianista Nick.

Dopo avergli strappato un indirizzo proibito, si presenta con maschera e mantello ad un castello per viziosi vip, dove belle ragazze per niente vestite si accoppiano, in ogni modo, agli ospiti in incognito (dal mantello spunta solo il…necessario).

Insomma, orgie a gò-gò.




E l’incubo raddoppia a casa.

EYES WIDE SHUT è il morboso, attesissimo (all’epoca), dramma giallo-erotico dell’eclettico regista Stanley Kubrick, mai così licenzioso, che dirige quello che fu il suo ultimo film, quello che chiuse tre parabole: ricerca, carriera e vita.

Dopo tanto rigoroso, totale, maniacale e mistico impegno, affrontando (e risolvendo con la sua visione) questo e quel tema della vita e del cinema, qui viaggia tra fantasie (sessuali) e realtà.

Il regista si ispira a un racconto di Arthur Schnitzler, Doppio sogno, ambientato nella Vienna degli anni venti, e traspone la vicenda nella New York dei giorni nostri.

Alta borghesia, alto censo, belle case, bella gente, ma il sesso in primo piano. La manifestazione del desiderio sessuale in tutte le sue dimensioni (onirica e reale), senza tuttavia che esso venga soddisfatto.

Perché il sesso è una cosa seria e misteriosa, dolorosa e, soprattutto (ed ecco Kubrick) pensata. Il sesso è di certo a lungo e fortemente rappresentato, ma Kubrick si è abbondantemente guadagnato la franchigia di artista, dunque lo stile tutto soccorre.



Il resto è ormai cronaca-leggenda: i quasi tre anni di lavorazione, certi attori assunti poi protestati, come Keytel e Malcovich, e le crisi matrimoniali-sessuali di alcuni protagonisti, a cominciare dalla coppia regina Tom-Nicole, i due soavi protagonisti. Che sparano idiozie, tubano, litigano e si raccontano le proprie ossessioni da porcelli.

Certo Nicole Kidman, nuda tra i titoli di testa, vale, comunque la si pensi sul film, sicuramente la visione.

IL SOCIO

Memphis (Tennessee). L’ambizioso laureato con lode ad Harvard Mitch McDeere (Tom Cruise) rinuncia alle offerte di importanti studi legali di New York per entrare a far parte di un modesto studio legale di esperti in diritto tributario in una città di provincia, che gli lascia intravedere una folgorante carriera e gli offre condizioni di lavoro irrinunciabili.

Mercedes, estingue i prestiti ottenuti per poter affrontare l’università e predispone un mutuo per la sua prima casa, una prestigiosa villa.
Che pacchia!! esclama la bella moglie Abby (Jean Tripplehorn) mentre il marito sgobba venti ore al giorno.

Mitch però non impiega molto a scoprire che lo studio legale in questione non è quello che sembra. Quella che appariva come un’occasione d’oro potrebbe costargli la vita.

Gli avvocati dello studio Bendini, Lambert & Locke sono gli elementi “migliori e più in gamba” reclutati nel corso degli anni per fornire una facciata pulita a quello che si rivela uno studio legale per il crimine organizzato. Insomma la società ricicla i miliardi della mafia.

E intanto l’FBI chiede proprio a lui di incastrare i capi dello studio, non senza averlo avvisato che ci ci ha provato in passato è passato a miglior vita.
Bravino Tom Cruise, eccellente, come spesso gli capita Gene Hackman, il legale corrotto.

IL SOCIO, tratto dall'ennesimo libro dall’ex (chiaramente) avvocato John Grisham e diretto da Sidney Pollack (solo sette milioni di copie vendute,per dire), parla di ambizioni giovanili, dopo un’infanzia di povertà, che si infrangono contro la legge più vecchia: niente è gratis a questo mondo.