Inghilterra, Chissà dove. Per provare a ricucire un rapporto incrinato Martin (Cillian Murphy) e Kate (Thandie Newton) hanno preso in affitto un cottage su un isoletta deserta ed isolata dal mondo.
Purtroppo il tentativo di risolvere la crisi dura poco: stanno per scoprire che l'isola sta per diventare una prigione di inimmaginabile terrore.
Infatti piomba nel cottage un militare ferito (Jamie Bell) che, riferendo di una terribile pandemia
dilagante, un virus apocalittico che sta annientando l'umanità, li costringe, tra lo stupore e lo sconcerto, a barricarsi in casa per evitare il contagio.
E' pazzo o cosa? Ma la fuga è solo l'inizio della loro terrificante lotta per la sopravvivenza.
RETREAT - NESSUNA VIA DI FUGA è un thriller catastrofico da salotto, poco convincente dal punto di vista dei comportanti dei vari personaggi ma con un convincente finale romeriano, secco e senza appello, che chiude bene i conti.
Il plot è abbastanza classico ma l'innesto nella trama del rischio epidemia dona al soggetto un sapore retrò, complice l'ambientazione britannica.
Buono il trio di attori, sceneggiatura diligente e tensione sufficiente.
Belle le riprese in esterno, grazie al fascino intrinseco delle ambientazioni insulari.
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LA RICERCA DELLA FELICITA'
San Francisco, 1981. Il cocciuto Chris Gardner (Will Smith), brillante quanto sfortunato venditore, si è indebitato per comprare uno stock esagerato di scanner per misurare l'intensità ossea, ma non riesce a piazzarne neanche uno.Padre affettuoso di Christopher (Jaden Smith), un vivace bambino di cinque anni, e marito di una scontrosa compagna operaia, Linda (Thandie Newton), Chris fatica a sbarcare il lunario. La moglie, incapace di reggere la crisi e stufa di una vita in rosso, se ne va a New York, accettando di lasciargli il piccolo.
Rimasto solo Chris cerca tenacemente e ottiene miracolosamente un posto da stagista non retribuito presso una società di consulenza finanziaria, la prestigiosa Dean Witter, lasciapassare per diventare broker: solo uno dei venti sarà assunto.
Senza stipendio, sfrattato dall'appartamento e poi dalla stanza di un infimo motel, Chris e il suo bambino cercheranno di sopravvivere dormendo nei ricoveri per i senza tetto o nei bagni pubblici della metropolitana. Intanto riesce a vendere qualche apparecchio, giusto per sopravvivere.
Indossando sempre il suo abito migliore e l'orgoglio di chi non vuole mollare, fino a che finalmente la fortuna si gira dalla sua parte e Chris troverà una porzione di felicità.
Avvincente e toccante storia drammatica, condita con furbizia e zucchero, nell'esordio americano di Gabriele Muccino, che lascia a casa il suo cinema d'interni, di famiglie borghesi in crisi e di dialoghi urlati, accelerati e quasi sempre travolti dalla musica, e racconta, accompagnato dalla voce fuori campo del protagonista, la storia (vera) di un sognatore deciso a conquistare la felicità a passo di carica.
La sceneggiatura solida procede per accumulo di disgrazie, sfiancando lo spettatore fino all'happy end "in discesa", che risolve la vita dei protagonisti e muove alla commozione.
Will Smith, nella parte del padre che resta e decide di sognare per sé e suo figlio, realizzando l'ambizione di afferrare un po' della felicità del titolo, è bravissimo.
Padre anche nella realtà dello scricciolo Jaden, perfetto figlio d'arte.
Ispirato dalla storia vera di Chris Gardner, Muccino sogna in italiano il sogno (materialista) americano.
MISSION: IMPOSSIBLE 2
Usa. Mentre collauda tendini e muscoli, col suo bel sorriso e serrando le mascelle, scalando impervie pareti rocciose, a mani nude e in canottiera, restando attaccato, se scivola, con le braccia spalancate e le ascelle tirate, mentre un elicottero quasi lo sfiora, il baldo agente segreto Ethan Hunt (Tom Cruise), avvezzo alle missioni impossibili, è richiamato in servizio.Il tuo ex collega Sean Ambrose (Dougray Scott) ha rubato Chimera, un virus creato in laboratorio che provoca morti atroci, nonchè il suo unico antidoto, Bellerofonte. Bisogna recuperare il maltolto o sarà la catastrofe.
Il baldo agente dell'impossibile corre subito a Marsiglia, con l'intenzione di arruolare la seducente ladra internazionale Nyah Hall (Thandie Newton), ex donna del sadico cattivone, da utilizzare come passe-partout. Poi, con due tirapiedi al seguito, Luther e Billy, vola a Sidney a stanare il megalomane omicida.
Più facile a dirsi che a farsi.
Travolgente, dinamico e frenetico kolossal tecnologico avventuroso del regista cinese di Hong Kong John Woo, ancora, se possibile, più improbabile e rumoroso seguito del capostipite di Brian De Palma (che almeno cercava di tenere un certo equilibrio).
MISSION: IMPOSSIBLE 2 è un film onesto, che dà quanto promette: ossia il massimo di Tom Cruise e il massimo di John Woo, il principe dell'effimero, probabilmente il miglior regista di film d'azione al mondo.
La trama è inconsistente, soprattutto nella prima parte, ma va preso per quello che è: un giocattolone pieno di effetti speciali, con qualche sprazzo di ironia, con un paio di scene da lasciare senza fiatoTutto deve essere (iper)spettacolo, anche una semplice passeggiata per le vie di Siviglia deve promettere qualcosa di straordinario che non c'è: attraverso il rallenty, per fare un esempio.
Alla fine tutto bene, dopo aver sbaragliato il cattivone e il suo assistente.
L'abuso di maschere, tanto care al regista, deluderà le ammiratrici del sempre più innamorato di se stesso Tom Cruise.
2012
India, 2009. In un centro di ricerca situato nelle profondità di una miniera di rame, viene rilevata un'improvvisa variazione dell'emissione dei neutrini solari e il conseguente surriscaldamento del nucleo terrestre. La scoperta viene studiata dal giovane scienziato Adrian Helmsley (Chiwetel Ejiofor), accorso sul posto, che stima il pericolo dei primi effetti sulla crosta solo nel lungo periodo e decide perciò, in accordo con gli interessi dei consiglieri del governo americano, di studiare un piano di evacuazione mantenendo all'oscuro l'opinione pubblica sulla futura minaccia globale.
Contrariamente a quanto stimato, dopo soli tre anni il mantello terrestre comincia a fondere e sulla costa californiana appaiono le prime gigantesche crepe.
Jackson Curtis (John Cusack), divorziato dalla moglie Kate (Amanda Peet), scrittore di romanzi di scarso successo e autista di limousine di un laido riccone russo, se ne accorge mentre si trova in campeggio coi due figli presso il parco di Yellowstone. Là, il lago si è completamente prosciugato e un conduttore radiofonico un tantino sopra le righe, Charlie Frost (Woody Harrelson), diffonde in diretta aggiornamenti sull'imminente fine del mondo...
Se 2012 venisse ridotto di un ora, eliminando quasi tutti i dialoghi, specie i definitivi e lacrimevoli commiati, saremmo al solito polpettone, già visto, catastrofico.
Invece qui siamo all'umorismo dato dai fiotti di retorica che il regista Roland Emmerich sparge a piene mani, mettendo in scena una catastrofe trionfalistica e rivendicando l'orgoglio di un cinema meramente ludico, senza sentire la necessità di realizzare kolossal raffinati che facciano gridare al capolavoro.
Fin dai tempi di Stargate e Independence Day, il suo progetto appare piuttosto un tentativo sistematico di allargare le dimensioni dello spazio e del tempo fino alla lacerazione, per poi raccontare, in fondo, sempre la stessa storia.
Padri valorosi , soldati intrepidi, scienziati geniali ed eroici presidenti a stelle e striscie (qui il nero, di colore, Danny Glover) e figlie orgogliose dei padri, (quasi tutte le figure declinate in maniera americanocentrica nda) sono i protagonisti senza macchia e senza spessore di storie inverosimili che, quando non trasudano un manierismo e un patriottismo esasperato, virano verso l'umorismo da quattro soldi e gli stereotipi più logori sulle varie popolazioni del mondo.
Ma sotto le crepe visibili di questa superficie, sotto ai sentimentalismi un tanto al chilo e ad un umanesimo incredibilmente naïf, si nasconde un nucleo pulsante di puro spettacolo.
Con 2012, Emmerich rende più evidente la componente popolare del suo cinema che, a differenza del gemello made in USA Michael Bay, non ricerca nello scontro, nella colluttazione fisica di corpi muscolari o meccanici perfetti, ma nel vecchio fascino di un carrozzone da luna park con tanto di imbonitore che irride ai ricchi (scemi) e ai potenti (cattivi).
Per quanto enormi possano apparire le proporzioni del cataclisma messo in scena, guardare un suo film è come aggirarsi per un parco di città in miniatura dove è ammesso sfasciare tutto, dove poter dar sfogo alle pulsioni distruttive più infantili.
E spettatori americani ed europei, che sicuramente apprezzeranno in maniera differente, saranno comunque uniti dall'arricchire gli azionisti della Sony, distributrice di 2012.
Loro sì potranno costruirsi, come nel film, un'arca alla faccia del pubblico.
Contrariamente a quanto stimato, dopo soli tre anni il mantello terrestre comincia a fondere e sulla costa californiana appaiono le prime gigantesche crepe.
Jackson Curtis (John Cusack), divorziato dalla moglie Kate (Amanda Peet), scrittore di romanzi di scarso successo e autista di limousine di un laido riccone russo, se ne accorge mentre si trova in campeggio coi due figli presso il parco di Yellowstone. Là, il lago si è completamente prosciugato e un conduttore radiofonico un tantino sopra le righe, Charlie Frost (Woody Harrelson), diffonde in diretta aggiornamenti sull'imminente fine del mondo...
Se 2012 venisse ridotto di un ora, eliminando quasi tutti i dialoghi, specie i definitivi e lacrimevoli commiati, saremmo al solito polpettone, già visto, catastrofico.
Fin dai tempi di Stargate e Independence Day, il suo progetto appare piuttosto un tentativo sistematico di allargare le dimensioni dello spazio e del tempo fino alla lacerazione, per poi raccontare, in fondo, sempre la stessa storia.
Padri valorosi , soldati intrepidi, scienziati geniali ed eroici presidenti a stelle e striscie (qui il nero, di colore, Danny Glover) e figlie orgogliose dei padri, (quasi tutte le figure declinate in maniera americanocentrica nda) sono i protagonisti senza macchia e senza spessore di storie inverosimili che, quando non trasudano un manierismo e un patriottismo esasperato, virano verso l'umorismo da quattro soldi e gli stereotipi più logori sulle varie popolazioni del mondo.
Ma sotto le crepe visibili di questa superficie, sotto ai sentimentalismi un tanto al chilo e ad un umanesimo incredibilmente naïf, si nasconde un nucleo pulsante di puro spettacolo.
Con 2012, Emmerich rende più evidente la componente popolare del suo cinema che, a differenza del gemello made in USA Michael Bay, non ricerca nello scontro, nella colluttazione fisica di corpi muscolari o meccanici perfetti, ma nel vecchio fascino di un carrozzone da luna park con tanto di imbonitore che irride ai ricchi (scemi) e ai potenti (cattivi).
Per quanto enormi possano apparire le proporzioni del cataclisma messo in scena, guardare un suo film è come aggirarsi per un parco di città in miniatura dove è ammesso sfasciare tutto, dove poter dar sfogo alle pulsioni distruttive più infantili.
E spettatori americani ed europei, che sicuramente apprezzeranno in maniera differente, saranno comunque uniti dall'arricchire gli azionisti della Sony, distributrice di 2012.
Loro sì potranno costruirsi, come nel film, un'arca alla faccia del pubblico.
Pagante.
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