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THE COUNSELOR - IL PROCURATORE

Jaurez (Messico). Fa la bella vita il Procuratore senza nome (Michael Fassbender), fidanzato alla dolce Laura (Penélope Cruz).

Non gli bastano superauto e megavilla, quindi si mette in combutta con il narcotrafficante Reiner (Javier Bardem), legato alla vistosa bionda Malkina (Cameron Diaz), per una grossa partita di droga trattata con il cartello locale.

Che tragico errore.

THE COUNSELOR - IL PROCURATORE è un crudele e freddo poliziesco, esteticamente ricercato e che si compiace di esserlo, diretto da Ridley Scott, padrone assoluto del mezzo tecnico, con qualche chiacchiera di troppo e una storia parecchio criptica.

Comunque, le riprese e alcune location (la villa di sfavillante eleganza) sono di livello, i personaggi piacevolmente sopra le righe.

Ottimi attori, con Brad Pitt (alle prese con una garrota a motore nda) addirittura ruota di scorta.

Nella scena più bollente (tanto intrigante quanto inutile per la storia), c'è Cameron Diaz, senza slip e con una notevole spaccata di gambe, che amoreggia con il parabrezza di una Ferrari inerme davanti all'allibito Javier Bardem.

Purtroppo non si vede un bel niente.

Pellicola forse lontana dalle migliori prove di Ridley Scott ma meritevole di visione.

NON E' UN PAESE PER VECCHI

Texas, 1980. Llewelyn Moss (Josh Brolin), un ex saldatore e reduce del Vietnam, arriva casualmente quando la mattanza tra spacciatori nel deserto è finita da poco: un tappeto raccapricciante di sangue e sabbia, nell'aria desertica e desolata solo dei fuoristrada circondati da cadaveri.

Chiaramente lo scambio è andato male.

Il carico è di eroina e in una valigetta ci sono due milioni di dollari. Che fare?

Il denaro tenta tanto, troppo, anche se Moss sa che quella scelta sarà la scelta che gli cambierà la vita.
Quell'inaspettata "fortuna" potrebbe portare un sacco di guai.

Moss sceglie di provarci.

Quello che non sa l'improvvisato ladro è che il  sanguinario killer psicopatico Anton Chigurth (Javier Bardem) fuori dall’ordinario (già l’arma che usa…),  può rintracciarlo grazie al trasmettitore nascosto tra le banconote.

La reazione a catena sarà sanguinosa e neppure il disilluso sceriffo Bell (Tommy Lee Jones)  può riuscire ad arginare la barbarie dell'era contemporanea.

NON E' UN PAESE PER VECCHI è un eccitante e crudele thriller che, seppur ambientato negli Ottanta, è strettamente imparentato col western. La differenza è che, anziché cowboys e pistoleri, lo percorrono corrieri della droga e gente pronta anche alle peggiori efferatezze per possederla e per spacciarla.

Una storia carica di violenza e tensione (le uccisioni abbondano), a cura fratelli Coen, la cui originalità è  divenuto ormai un marchio di fabbrica, dove Javier Bardem, dall'agghiacciante maschera grottesca si guadagna un meritato Oscar, insieme a film, regia e sceneggiatura non originale.

Peccato che il finale tronco colga in contropiede e lasci a bocca aperta. Tra sorpresa e rabbia, ma che non stona affatto.

Forse (e dico forse) non un capolavoro ma da vedere assolutamente.

007 SKYFALL

Istanbul. Mentre fa a cazzotti con un killer sul tetto di un treno in corsa, l'agente speciale James Bond (Daniel Craig), in missione per conto della Regina, della Patria e di M (Judi Dench)  è colpito da una pallottola amica.

L'agente con licenza di uccidere doveva recuperare un file prezioso che conteneva i nomi degli agenti infiltrati del MI6.

Precipitato e disperso dentro una cascata, Bond viene dichiarato morto e compianto in un formale necrologio. A redigerlo è M, che lo ha sacrificato senza riuscire a recuperare il maltolto. Pubblicate su internet le identità degli agenti operativi, M è chiamata a rispondere della questione e della sua gestione davanti al governo britannico che vorrebbe le sue dimissioni.

Bond, intanto, anche se un po' ammaccato, è sopravvissuto alla ‘caduta’ e alla inoperosità, ed è richiamato a Londra e al dovere da un attentato gravissimo alla sede del MI6. L’obiettivo è M, il criminale è Silva (Javier Bardem), un ex agente ‘venduto’ e torturato che ha coltivato la vendetta e adesso chiede il conto al suo ex direttore dell'antico risentimento.

Figli putativi della stessa M(amma), Bond e Silva si confronteranno a colpi di pistola, fino a esplodere o a implodere il loro passato.

SKYFALL, il ventitreesimo lunghissimo episodio della saga bondiana, è uno spettacolo magnifico, con un Daniel Craig in gran forma, a cui è stata aggiunta filosofia e una manciata di chiacchiere. Uno svecchiamento non indifferente quello operato con questa pellicola, che riesce a scrollarsi da dosso, in un batter d'occhio, 50 anni di polvere

Della lunga carrellata di cattivi che ostacolano le missioni della celebre spia britannica, il platinato Silva di Javier Bardem è senz'altro uno dei più melliflui e raccapriccianti.

Belle (come al solito) le location.

Due (eccessivi)  Oscar e un record di incassi internazionali. Nel suo genere un film riuscito.

CARNE TREMULA

Madrid, 1970. Proprio mentre il Generalissimo Francisco Franco emana il decreto che proclamava l'abolizione di libertà o diritti, lo stato d'emergenza su tutto il territorio nazionale, nasce Victor, da madre di facili costumi (Penelope Cruz) su un autobus fuori servizio diretto all'ospedale.

Vent'anni dopo. Resta di sale l'ormai ventenne Victor (Liberto Rabal) quando bussa alla porta della ricca e viziata Elena (Francesca Neri). Ma come, una settimana fa mi hai amato con passione nel bagno di una discoteca  e oggi mi spiani la pistola in faccia?

L'inizio della tragedia che segnerà la sua vita: uno sparo fa accorrere, chiamati dai vicini, i poliziotti David (Javier Bardem) e Sancho (Josè Sancho), afflitto da doloroso mal di corna curato dall'alcol, visto che la moglie Clara (Angela Molina) lo tradisce proprio con il collega.



La maxirissa si conclude con David in ospedale e Victor in galera, anche se a ferire il piedipiatti con una pallottola in apparenza vagante, che lo rende paraplegico, è stato il collega.

Quattro anni dopo l'innocente condannato esce, e mentre medita la vendetta, scopre che Elena ha sposato l'ex poliziotto sulla sedia a rotelle nel frattempo divenuto un campione di basket (per disabili, ovvio).

Meglio, ci sarà più gusto. Intanto faccio pratica con Clara, esperta amante ed infelice moglie.



CARNE TREMULA è un bizzarro melodramma, una storia di pallottole vaganti e di tradimenti incrociati, ben scritto e diretto, che riesce a coinvolgere lo spettatore per tutto l'arco della sua durata, anche quello (come me nda) meno amante del regista spagnolo Pedro Almodovar, che racconta trent'anni di storia spagnola con il suo stile ricco di invenzioni stilistiche.

La nostra Francesca Neri ci mette la sua splendida silhouette. Immagino che molti di questo film ricorderanno solo il sesso tra il disabile e la Neri (inevitabilmente un cunnilingus).

Gli astiosi riferimenti politici del regista  si condensano nella frase, detta dal giovane protagonista (la constatazione di un lieto fine?), che oggi, oltre un quarto di secolo dopo, "la Spagna non ha più paura".

Avvisate il regista: in tempi di spread e bolle immobiliari forse non è più così.

COLLATERAL

Los Angeles.  Il cordiale tassista notturno Max (Jamie Foxx) ha appena fatto una corsa con Annie (Jada Pinkett Smith), una piacente procuratrice che l'indomani terrà un'importante udienza per crimini legati alla mafia, quando riceve l'allettante offerta dal nuovo cliente, l'elegante forestiero Vincent (Tom Cruise): per seicento dollari devi portarmi in giro per tutta la notte per cinque tappe.

Max si fa convincere, senza sapere che da quel momento avrebbe iniziato un viaggio allucinante.
Alla prima tappa, pum, sulla macchina ferma sotto un fatiscente palazzo di periferia piove un cadavere.

Si, sono stato io, intima, pistola spianata in volto, lo scomodo passeggero all'autista sconvolto, un vero e proprio commesso viaggiatore della morte.

E via per la nuova esecuzione, ricorda sono cinque, col rude detective Fanning (Mark Ruffalo) che piano piano sta sbrogliando l'intricata matassa.

COLLATERAL di Michael Mann, splendido regista del cinema adrenalinico di classe, è un cupo e violento poliziesco, un lungometraggio, frenetico ed efficace, con continui cambi di ritmo che si svolge, temporalmente, tutto in una notte.

Difficile dire se l'elemento più coinvolgente di questo riuscito action movie sia quello visivo o quello della sceneggiatura.

I primi piani strettissimi, la notte losangelina, il montaggio serrato (spettacolare la scena della discoteca con un incessante e ipnotica musica martellante) e l'uso del digitale che rende le immagini notturne più nitide con un conseguente iperrealismo, il mucchio di morti ammazzati che si fondono con le chiacchiere zeppe di messaggi filosofici tra Vincent e Max.

L'insolito cattivo Tom Cruise (in versione sale e pepe), che spara a raffica e salta come un grillo, e il misurato Jamie Foxx si affrontano a viso aperto, col secondo che ruba la scena al primo.