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THE COUNSELOR - IL PROCURATORE

Jaurez (Messico). Fa la bella vita il Procuratore senza nome (Michael Fassbender), fidanzato alla dolce Laura (Penélope Cruz).

Non gli bastano superauto e megavilla, quindi si mette in combutta con il narcotrafficante Reiner (Javier Bardem), legato alla vistosa bionda Malkina (Cameron Diaz), per una grossa partita di droga trattata con il cartello locale.

Che tragico errore.

THE COUNSELOR - IL PROCURATORE è un crudele e freddo poliziesco, esteticamente ricercato e che si compiace di esserlo, diretto da Ridley Scott, padrone assoluto del mezzo tecnico, con qualche chiacchiera di troppo e una storia parecchio criptica.

Comunque, le riprese e alcune location (la villa di sfavillante eleganza) sono di livello, i personaggi piacevolmente sopra le righe.

Ottimi attori, con Brad Pitt (alle prese con una garrota a motore nda) addirittura ruota di scorta.

Nella scena più bollente (tanto intrigante quanto inutile per la storia), c'è Cameron Diaz, senza slip e con una notevole spaccata di gambe, che amoreggia con il parabrezza di una Ferrari inerme davanti all'allibito Javier Bardem.

Purtroppo non si vede un bel niente.

Pellicola forse lontana dalle migliori prove di Ridley Scott ma meritevole di visione.

IN HER SHOES - SE FOSSI LEI

Filadelfia. Non potrebbero essere più diverse le sorelle Feller. Se l'avvocatessa Rose (Toni Collette) è saggia e serissima, anche troppo, pur flirtando in segreto col capo dello studio legale, l'irrequieta Maggie (Cameron Diaz) è una ragazza senza certezze, che cambia lavoro e fidanzati con la stessa semplicità con cui si mangiano le noccioline.

La matrigna non la vuole, quindi lei si installa a casa di Rose, che però la sbatte fuori piangendo quando la trova a letto col suo amante.

CHARLIE'S ANGELS: PIU' CHE MAI

Los Angeles. Liberato in Mongolia un ostaggio, i tre belli ed ardimentosi Angeli dell'Agenzia investigativa diretta dall'invisibile Charlie Towsend hanno subito un'altra grana da risolvere.

L'FBI è nel panico: qualcuno ha rubato i due anelli d'argento che contengono informazioni criptate sull'identità delle persone incluse nel programma federale di protezione testimoni. Inutile dire che molte persone rischiano la pelle.

Così Natalie (Cameron Diaz), Dylan (Drew Barrymore) e Alex (Lucy Liu) si mettono in caccia, seguendo le istruzioni del fido Bosley (Bernie Mac).

Che sappia qualcosa il misterioso angelo traditore Madison Lee (Demi Moore)?

Intanto ad Alex preme solo tenere all'oscuro papà delle sue pericolose missioni. Infatti Mr. Munday crede che la figlia sia uno stimato neurochirurgo.

Avanti mie fedeli compagne.

Fragoroso, improbabile e frenetico fumetto avventuroso che rimette in pista per la seconda volta le improbabile eroine di una vecchia e popolare serie tv.

La trama conta meno di zero, è solo un pretesto per immergerci in un mondo di effetti speciali dove tutto è girato a folle velocità.

Tra colpi d'arti marziali, pugni, gimcane, travestimenti e pierineschi doppi sensi le tre vamp mostrano il meglio in bikini (la recitazione è un optional).




Ma la gara di fascino è vinta dall'esplosiva Demi Moore, che catalizza la scena lasciando poche briciole alle altre.

THE BOX

Virginia, 1976. Non è neanche l'alba quando il campanello di casa Lewis suona svegliando gli assonnati coniugi Norma (Cameron Diaz) e Arthur (James Marsden) .

Che strano! Grossa è la meraviglia della signora in sottoveste color confetto quando, aperta la porta, trova un pacchetto.
E intanto il trambusto ha svegliato anche il figlioletto Walter, giustamente incuriosito dallo strano quanto inatteso regalo: Natale in anticipo?

Nel pacchetto c’è una strana scatola, dall'anonimo incarto, e un biglietto: il signor Steward chiamerà alle cinque del pomeriggio. E chi diavolo è il signor Steward???

Ma Arthur lavora a un progetto della Nasa - il Viking è atterrato su Marte - ed è totalmente preso dal lavoro.

Norma, insegnante, è alle prese con altri problemi (licenziamento in vista) ed è sola in casa quando arriva puntuale il signor Arlington Steward (Frank Langella), distinto signore con il volto in parte sfigurato dal suo incontro ravvicinato con un fulmine. Misteriosamente resuscitato in ospedale e, costruito un apparecchio dallo scopo ignoto, se n’è andato.

Spiega a Norma che se preme il pulsante che fa bella mostra sulla scatola provocherà la morte di uno sconosciuto e guadagnerà un milione di dollari. Se invece rinuncerà a premerlo, riceverà cento dollari per il disturbo.

Ventiquattro ore per decidere.

Norma ha un problema a un piede causato da quello che oggi si definirebbe un caso di malasanità, mentre Arthur viene rifiutato come astronauta. Entrambi hanno quindi motivi per avercela con la sorte. Davanti a loro una decisione assurda che però prendono sempre più sul serio, tentati dal denaro e dalla voglia di scoprire la verità.

Dopo tanto parlare, Norma preme il pulsante quasi d’impulso.

Ma questo è solo l’inizio.

Parte lancia in resta, sbrigando con rapidità lineare la base della storia, da uno spunto tanto noto quanto interessante ed accattivante questo THE BOX di Richard Kelly (DONNIE DARKO), quel rapporto che lega la natura umana al desiderio di ricchezza, per presto virare sul paranormale e paradossale, diluendo l'idea iniziale in un guazzabuglio inestricabile di commistioni di genere.

Inquietanti bizzarrie e suggestive stranezze sono disseminate per tutto il film a dare un tono singolare alla vicenda. Frank Langella, con il volto mezzo mangiato, è una presenza sinistramente toccante resa ancora più significativa dalla recitazione composta (all'inglese, direi) e contenuta dell’attore.

Ed è proprio questo il punto del film, che si allarga verso una riflessione più ampia.

Quella che sembrava una “semplice” questione morale individuale - prendere la vita di uno sconosciuto in cambio di molti soldi - si rivela qualcosa di più complesso.

Il clima si fa progressivamente sempre più angoscioso ed indizi e trabocchetti si moltiplicano.

E così lo schermo viene pervaso da una tracimante quanto posticcia paranoia con i protagonisti circondati da allusioni, minacce, inquietudini che invadono improvvisamente il tranquillo contesto in cui sono abituati a vivere. Tutti sembrano nascondere qualcosa, la città sembra percorsa da una cospirazione globale.

Fidati solo di te stesso, è la filosofia, ma a volte nemmeno quello è sufficiente. Il tutto immerso in un periodo storico preciso, che ci sembra lontano, con le sue speranze e le sue pulsioni verso lo spazio esterno.

Pur buttando nel calderone qualche spunto metafisico il clima narrativo sa di artificioso e la vicenda non propone soluzioni finali di particolare inventiva, anzi si arriva al deludente finale stancamente.

Speriamo che gli alieni ci rapiscano senza tramortirci. Con le chiacchiere.

INNOCENTI BUGIE

Wichita, Kankas. L'ochetta bionda June Havens (Cameron Diaz) che restaura auto d'epoca, all'aeroporto della cittadina,  in attesa di prendere un aereo diretto a Boston, va a sbattere per due volte contro il misterioso e affascinante Roy Miller (Tom Cruise).

I due si ritrovano a bordo dello stesso volo, e mentre la ragazza è in bagno, lui, atletico 007 in incognito, ammazza i pochi passeggeri e anche hostess, steward e i due piloti, che volevano farlo fuori.

Lei, più sbigottita che spaventata,  dopo un atterraggio di fortuna in mezzo a un campo di granturco, arriva a casa ed è sequestrata dall'Fbi.

Cosa c'è sotto?

Semplice, si far per dire: tutti, compreso un ricco trafficante d'armi spagnolo, vogliono impadronirsi dello Zefiro, una minuscola batteria capace di produrre energia all'infinito.

Che sconquasso con tutta quella gente alle calcagna della strana coppia in fuga precipitosa per mezzo mondo.

Già, perché lo scalpitante regista James Mangold per questa storia semidivertente sospinge la sua troupe di gran carriera da New York a Salisburgo, dalle Azzorre a Siviglia. Elicottero, treno, auto, moto e aereo (come suddetto con precipitoso atterraggio su un campo di grano), ogni mezzo è buono per alzare la tensione, quasi sempre fittizia, e scatenare la fragorosa colonna sonora.

Quasi dieci anni dopo VANILLA SKY, Cameron Diaz e Tom Cruise si ritrovano.Tom Cruise sfodera muscoli e sorrisi, senza accorgersi di essere ormai bollito. Insomma un viale del tramonto  a 300 km l'ora contromano.

Cameron Diaz inalbera moine e smorfiette, ma se non altro in ridottissimo bikini rosso fa ancora la sua figura.

Al contrario del titolo italiano, INNOCENTI BUGIE, l'originale Knight & Day gioca sull'omofonia inglese fra “notte” e “cavaliere”, aprendo un gioco di doppi sensi che vede la statuetta di un cavaliere usata come nascondiglio divenire il pretesto per allestire una caotica sarabanda in giro per il mondo senza sosta, notte e giorno.

Insomma un insieme di film di azione e spionaggio e commedia romantica che ha come evidente e abbastanza dichiarato modello di ispirazione (compreso il titolo italiano che lo richiama apertamente) True Lies, ricordando anche Due nel mirino.

Il tono generale è lo stesso e anche se il film di Mangold è meno riuscito del suo predecessore, rimane il pedale spinto sull'azione, un ritmo elevato e le  affascinanti “location” scelte, anche se le roboanti scene d'azione alla lunga stancano.

THE MASK- Da zero a mito

Edge City (Usa). Il timido impiegato di banca Stanley (Jim Carrey) è puntualmente maltrattato da tutti con l'unica eccezione del fido cagnolino Milo.
Si stupisce non poco che la vistosa cliente Tina (Cameron Diaz) si interessi proprio a lui, non sospettando minimamente che l'appetitosa bionda sia il grimaldello dello scaltro rapinatore Dorian (Peter Greene).

Tutto cambia un bel giorno quando trova, per caso, un oggetto di legno che galleggia sull'acqua del fiume.

Si tratta di un'antica maschera voodoo che trasforma completamente il possessore e gli permette di essere ciò che vuole. Cosa che capita e il nostro bancario sfortunato diventa all'improvviso un altro: sfrontato, cinico, intrepido e sottaniere.

Così, per vendicarsi delle passate angherie, il giovane decide di sconfiggere la banda del gangster, la banca l'alleggerisce di persona e conquista pure la pupa. Una giornalista sembra volerlo aiutare ma è interessata.

Intanto la polizia lo bracca e i gangster premono.

Il fido cagnetto di Stanley invece risolverà in extremis una situazione apparentemente senza uscita.

THE MASK - DA ZERO A MITO è una gradevole e briosa commediola giallorosa che, con reminescenze dal libro di Stevenson Dr. Jekyll e Mr. Hyde e arricchendola con trucchi speciali pari solo, e forse superiori, a Roger Rabitt, ricicla la decrepita favola della doppia personalità.

Gran parte del film è costruito sulla mimica tutta smorfie di Jim Carrey (il futuro, bravissimo divo di "The Truman Show) e la sua faccia di gomma, smorfie che lo hanno reso ultramilionario.

Con una citazione affettuosa, tra le molte, ai cartoni animati di Tex Avery coi lupi in cerca di bellezze da night-club.

GANGS OF NEW YORK

New York, 1862. Il giovane Amsterdam Vallon (Leonardo Di Caprio) esce dal riformatorio fermamente deciso a vendicare il padre, Padre Vallon, il coraggioso prete leader degli immigrati irlandesi, assassinato sedici anni prima dal feroce capo dei nativi, Bill Cutting "the Butcher" ( il Macellaio) (Daniel Day-Lewis) mentre si affrontavano nel quartiere di Five Points in una cruenta battaglia tra gangs.

Five Points è la zona della città che si estende tra il porto, Wall Street e Broadway, dove gli immigrati vivono ammucchiati, stivati in cunicoli per topi, e si combattono giorno dopo giorno per la supremazia: ladri, assassini, borseggiatori, pirati, prostitute, tirati da una parte o dall’altra da nuovi sindaci, nuovi politici, nuovi ricchi.

Il ragazzo conquista presto la fiducia del re dei bassifondi, che tiene in pugno la città col terrore e da tutti pretende il pizzo con l’aiuto del poliziotto corrotto Happy Jack (John C. Reilly), e arriva a contendergli la fiera borseggiatrice Jenny Everdaene (Cameron Diaz).

Finchè qualcuno fa la soffiata e il boss scopre la vera identità del devoto assistente. Una volta scoperto e sfigurato, non gli rimarrà che combattere apertamente contro di lui. E guerra. Ma sono gli anni della Guerra Civile: l’ultimo scontro tra le gang sarà decisamente superato in violenza e ferocia dall’intervento delle truppe inviate a far rispettare la coscrizione obbligatoria (solo chi ha 300 dollari in tasca può evitare la guerra).

GANGS OF NEW YORK è l'ambizioso, spettacolare, lugubre e violentissimo noir in costume, un dramma parastorico di Martin Scorsese che mette in scena la cruenta nascita dell’amata New York, ricostruita a Cinecittà da Dante Ferretti, dove tra coltellacci, asce e mazze il sangue scorre a fiumi.

Malgrado il cast stellare e le attese notevoli (dieci nomination e zero Oscar) il risultato è inferiore alle attese, un film imponente ma non ispirato.

Resta una somma smisurata di pezzi di bravura intervallata da lunghi tempi morti, con un cast adeguato nei ruoli di contorno ma poco azzeccato per quelli principali .

Se Daniel Day-Lewis è un esagerato cattivo, Leonardo Di Caprio quando fa la faccia truce spaventerebbe (forse) il gatto del vicino.

VANILLA SKY

New York. Il ricchissimo, giovane e bello, sottaniere David Aames (Tom Cruise), che avendo ereditato una grande casa editrice deve combattere contro i «sette nani» del consiglio di amministrazione, nel tempo libero flirta con la bionda Julie (Cameron Diaz).

Alla festa di compleanno resta però folgorato dalla bruna Sofia (Penélope Cruz) che identifica con la donna dei suoi sogni e, essendo abituato ad ottenere ciò che vuole, quando vuole, la frega all’amico romanziere Brian (Jason Lee).

La gelosissima fidanzata, scoperte le corna, lo scarrozza a tutta birra per la città.

"Quando due persone fanno l'amore, stringono un patto che non va tradito", sibila la ragazza. Poi si tuffa con lui da un cavalcavia, in un tentativo di suicidio/omicidio automobilistico.

Lei muore, il giovane resta sfigurato e con la maschera di lattice torna dall’iberica forestiera: sei Sofia o Julia?

Intanto ti soffoco con il cuscino, poi vedremo.

Urge il ricovero in un manicomio criminale, dove lo ritroviamo accusato di omicidio senza sapere (non lo sa neanche lui) quale delle sue amanti ha ucciso: la bionda Cameron Diaz o la bruna Penelope Cruz?

E’ affidato alle cure dell pacato psichiatra Mc Cabe (Kurt Russell): mio Dio! non ci capisco niente.

Giallo psicologico e fantascientifico, in bilico tra realtà ed allucinazione,di difficile comprensione del regista Cameron Crowe, che porta a spasso i suoi personaggi in una New York deserta e spettrale.

Il riso abbonda sulle labbra di Tom Cruise per tutta la prima parte di VANILLA SKY, ma poi si trasforma nel ghigno di un volto orrendamente sfigurato.

Però che pacchia confondere in continuazione sogno e realtà con un montaggio frenetico per far venire il mal di pancia allo spettatore.

Cose da pazzi! Un pò come piantare Cameron Diaz per Penelope Cruz.

E’ ben chiara la ricerca del regista dell’impeccabile equilibrio estetico di ogni inquadratura, spargendo per la scena un numero imprecisato di dettagli (soprattutto simboli della cultura pop), la copertina di un disco, una chitarra spezzata on stage o la locandina di un libro, focalizzando l’amore in un cielo color vaniglia ispirato da un quadro di Monet e disseminando l’invito al risveglio (“Apri gli occhi”) dell’originale spagnolo dal quale prende spunto, in tutta la seconda parte.

Colonna sonora strepitosa (R.E.M., Peter Gabriel, Paul McCartney, Radiohead, Chemical Bros, Bob Dylan).

TUTTI PAZZI PER MARY

Rhode Island (Usa). Nel 1998 l'imbranatissimo scrittorello Ted (Ben Stiller) non ha ancora dimenticato l'ex compagna di scuola Mary (Cameron Diaz), la più bella del liceo che nel 1985 l'aveva scelto come accompagnatore al ballo di fine anno, di cui ha perso le tracce: di lei sa solo che si è trasferita in Florida.

Per ritrovarla ingaggia l'infido detective privato Pat Healy (Matt Dillon), che in breve rintraccia la ragazza a Miami e prende per lei una cotta clamorosa.

Così al cliente in trepidante attesa racconta un sacco di balle (poveretta, pesa cento chili e viaggia sulla sedia a rotelle) mentre,infilandosi tra uno stuolo di corteggiatori, abborda la ragazza fingendosi un architetto proveniente dal Nepal.

Ma il committente mangia la foglia e accorre sul posto per vederci chiaro.

TUTTI PAZZI PER MARY è una divertente e sboccatissima commedia sentimentale dei fratelli Bobby e Peter Farrelly, già autori di Scemo+ Scemo con Jim Carrey, anche se qui fanno un passo avanti con la sceneggiatura (non con la regia ) di una farsa dove sono messi in fila tutti gli stereotipi della commedia sentimentale per smontarli e frantumarli con una spudorata buffoneria che sghignazza sulle regole del “politicamente corretto” e del buon costume.

Cospargono il tutto di umorismo ultragoliardico, a tratti davvero irresistibile: sono passate agli onori della cronaca, se non della storia, le gag del gel e quella antica (ma qui per la prima volta dotata del controcampo in passato sempre negato) del pene chiuso di scatto nella cerniera dei pantaloni.

Come si può ben capire certe gag sono abbastanza volgari da mettere in serio imbarazzo qualsiasi genitore che incautamente si sieda coi figli davanti alla tv.

Critici e spettatori divisi in due fazioni, ma Cameron Diaz è deliziosa nel ruolo di candida biondina.