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GRINDHOUSE - A PROVA DI MORTE

Austin (Texas). Un pò di chiacchiere di prammatica e si fa agganciare al pub la bionda Pam (Rose McGowan).

La ragazza accetta il passaggio sulla nera muscle car del misterioso stuntman Mike (Kurt Russell).

Non ci mette molto a scoprire, con stupore, che il sedile del passeggero, semplicemente, non esiste.

E il bolide è lanciato al frontale notturno con altre tre allegre squinzie che poco prima popolavano il locale.

Dalla strage si salva solo lui, con svariate fratture.

Quattordici mesi dopo lo troviamo in Tennessee, dove il folle maniaco assassino è pronto al bis.

Stavolta le vittime designate sono Abbey (Rosario Dawson) e le toste Kim e Zoe.

GRINDHOUSE - A PROVA DI MORTE è un esplosivo e cruento dramma parapoliziesco di Quentin Tarantino, che delizia i fan sfegatati e lascia sbalorditi in senso negativo gli occasionali spettatori. 

Io sto placidamente nel mezzo.


Il genio (a corrente alternata, come tutti i geni) mette in scena una storia insensata gravida di chiacchiere (a tratti stucchevoli) e atrocità. In pratica realizza un film omaggio al vecchio B movie e ai serial tv anni '70 reinterpretato con il gusto odierno.

Chiaramente resta pacifico che Tarantino sappia usare la macchina da presa. Inoltre la fotografia (sgranata) è ottima e la colonna sonora azzeccatissima. Anche se probabilmente siamo lontani dalla vette di PULP FICTION.

Azzeccatissimo nel ruolo il vecchio ma sempre grintoso Kurt Russell. Tutte piacevoli  le scosciate e scatenate protagoniste. E gradevoli piedi femminili dalle dita smaltate, musica che più giusta non si può, nachos, hamburger, birra. Un overdose di cibo american-style.

Il culmine è la lunga corsa in auto finale su ben note arie di poliziesco italiano (ITALIA A MANO ARMATA), seguita dalla catartica vendetta, ferocissima ed inaspettata seppur stemperata da una vena goliardica e fumettistica.

Insomma con questo GRINDHOUSE - A PROVA DI MORTE vintage... a tutto gas.

CAMINO - FUGA NELLA GIUNGLA

1985. Tra un bicchiere di troppo e un premio non gradito difficile da festeggiare, la famosa fotografa di guerra Avery Taggert (Zoe Bell), che si è costruita una solida carriera divenendo nota per la distanza emotiva che mantiene con i soggetti ritratti, ha "vinto" un biglietto per la Colombia.

La reporter dovrà avventurarsi nell'oscurità della foresta colombiana al seguito dei "Missionari", un drappello di guerriglieri antigovernativi guidati da Guillermo, detto El Guero (Nacho Vigalondo), carismatico spagnolo infarcito di comunismo e rivoluzione.

La fotografa riprende i suoi compagni di viaggio nell'aiuto ai bisognosi, mentre distribuiscono medicine alla povera gente.

 Fino a quando accidentalmente fa le foto sbagliate.

Foto che immortalano El Guero che, dietro la maschera delle chiacchere terzomondiste, è alle prese con loschi traffici di stupefacenti. Cocaina come se piovesse.

Fino a giungere all'omicidio efferato e vile di un bambino che ha visto troppo.

Proprio come la giornalista. Ora la realtà appare vivida. E pericolosa, viste le prove che possiede.

Riuscirà la nostra bionda reporter, armata solo di macchina fotografica al collo, a sopravvivere alla caccia nella giungla?  

CAMINO - FUGA NELLA GIUNGLA è un thriller-action incentrato tutto sulla figura forte e coraggiosa della protagonista, l'atletica stuntwomen Zoe Bell, trasformata in un Rambo al femminile, costretta a superare le prove di rito (salto nell'acqua compreso, un classico nel genere).

Discreto anche il folle cattivo, psicopatico ma abile nei suoi monologhi ideologici e manipolativi, poca roba gli altri.

 Il problema è che la trama è troppo esile per garantire presa per tutta la durata e questo tarpa le buone intenzioni, che pure non mancano.

 Una visione comunque la merita.

OBLIVION

Terra, 2077. Il nostro povero pianeta ha dovuto subire l'ennesima invasione aliena, avvenuta sessant'anni prima.

Tranquilli, abbiamo vinto, ma a che prezzo. Si è dovuto, infatti, scatenare l'arma nucleare per trionfare sull'invasore ma questo ha reso irriconoscibile la Terra. E apparentemente invivibile, una prateria di desolazione.

Tanto che i terrestri sopravvissuti sono stati spediti su una colonia lunare.

Tranne Jack Harper (Tom Cruise), una sorta di militare-vigilante-operaio che deve vigilare sulle estrazioni di risorse vitali per gli umani, messe spesso a rischio dagli Scavs (gli alieni).

Su di lui vigila la bella Victoria (Andrea Risebourough), con la quale divide l'appartamento (e il letto) posto in una torre di un architettura avveniristica quanto essenziale che si trova a 3500 piedi di altezza. Un bel vivere, soprattutto di notte.

Di giorno, tra paesaggi sterminati pieni di nulla, Jack, pilota temerario ed abilissimo, vola a bordo della sua Bubble Ship, una navicella, metà elicottero, metà jet, che permette all'uomo di spostarsi nei cieli.

Fino ad un bel giorno, quando ormai rimangono solo due settimane di servizio prima che anche loro due evacuino per trovare riparo su Titano, nel quale Jack si imbatte nella straniera Julia Rusakova (Olga Kurylenko), piombata sulla sua strada dopo lo schianto di una navicella precipitata davanti ai suoi occhi.

Sorpresa: è la donna che misteriosamente fa capolino nei suoi sogni con immagini legate all'ormai irriconoscibile Empire State Building.

Come se non bastasse a confondergli le idee, Jack scopre che sulla martoriata Terra non erano rimasti solo loro tre ma anche un eroico manipolo di sopravvissuti straccioni guidati da Malcolm Beech (Morgan Freeman).

E se le cose fossero diverse da come le aveva conosciute fino adesso?

OBLIVION è un inquietante e visivamente spattacolare film di fantascienza post apocalittica con cui il regista Joseph Kosinski (lo stesso del noioso TRON:LEGACY) ci porta sulle tracce dell'apocalisse disegnando un mondo tanto indesiderabile quanto seducente.


I suoi scenari vasti e incredibili e le sue visioni rivoluzionarie ma dalla cifra stilistica patinata non avrebbero però l'efficacia che hanno se non vi fosse un protagonista assoluto ad abitarli: Tom Cruise, che rende credibile lo smarrimento psicologico del suo personaggio, confermando la raggiunta maturità di attore.

Come da tradizione dei film di genere, la trama è piena di rimandi filosofici e pesca un pò dappertutto, con rimandi ad altre pellicole di genere, ma nel complesso il film risulta comunque suggestivo e di grande impatto visivo.

Forse poco originale ma accattivante.

Da vedere.