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IMMATURI - IL VIAGGIO

Isola di Paros (Grecia). Sono sbarcati per il viaggio rimandato tanti anni prima gli ex compagni di scuola.

Lo sbalestrato gruppo formato da:  Francesca (Ambra Angiolini), pronta a trascurare il suo ragazzo pur di stare con i vecchi amici; Piero (Luca Bizzarri), che inventa moglie e figlio per non impegnarsi (ma poi finirà tra le braccia di una finta emancipata nda); Virgilo (Paolo Kessisoglu), che vorrebbe ritrovare "quel" bacio con Eleonora (Anita Caprioli), nonostante il tumore di lei.

Più Luisa (Borbora Bobulova), santa donna perchè tira fuori di casa di papà (Maurizio Mattioli) e mammà (Giovanna Ralli), il compagno Lorenzo (Ricky Memphis); infine Giorgio (Raul Bova) che attende un figlio dalla compagna Marta (Luisa Ranieri).

La macchina del tempo si rimette in moto e gli attempati ragazzi, decisi a concedersi quel viaggio mai fatto, si immergono in sole, mare e quiproquo.

IMMATURI - IL VIAGGIO è una piacevole (moderatamente) commedia vacanziera di Paolo Genovese, che si riaggancia, in tono minore, al fortunato film pilota, dallo spunto sicuramente più originale.

La storiella è esile, anche se sembra funzionare il gioco di squadra del cast, dove nessuno ruba la scena a nessun altro (anche se Ambra si gioca il jolly del nudo integrale).

Trovatine furbe usate a piene mani: gradevole ambientazione marina, scorci di mare turchese, archi bianchissimi e tramonti greci. Come le olive.

Insomma niente di nuovo sotto il sole.

LA NOSTRA VITA

Roma. Claudio (Elio Germano) è un capomastro edile quasi trentenne che lavora nei cantieri della periferia romana e vive con l'adorata moglie Elena (Isabella Ragonese) e i due figli, in attesa del terzo.

Un solo stipendio. Ieri sarebbe stato definito un proletario, oggi è un aspirante borghese piccolo piccolo che vive in un trilocale di borgata romana, dove i centri commerciali hanno preso il posto delle piazze.

Tuta giallorossa, sogna la Sardegna.

E' sconvolto ed impreparato quando l'amata donna muore di parto, proprio mentre sta dando la vita al piccolo Vasco.

Per fortuna, oltre al fratello timidone Piero (Raoul Bova), c'è la sorella sposata Loredana (Stefania Montorsi) a prendersi cura dei tre pargoli.

Incapace di fronteggiare il dolore (ma chi lo sarebbe?), si mette in testa di dover risarcire i figli, dandogli tutte quelle cose che, se non altro, si possono comperare.
Cambia così rotta e si infila così in un affare più grosso di lui, dalle ripercussioni economiche e morali. Decide di mettersi in proprio, ricattando l'appaltatore palazzinaro mediamente ricco (Giorgio Colangeli), che ha nascosto la morte sul cantiere di un poveraccio.

Guai in vista, ma cosa non si fa per i figli.

LA NOSTRA VITA del poco prolifico Daniele Luchetti è un ambizioso ed emozionante dramma socialfamiliare che racconta un'amara storia proletaria dei nostri giorni, tra lavoratori precari, piccoli evasori fiscali, consumismo spinto e i soldi che non bastano mai.

Peccato per le durezze stemperate dal finale, poco realistico anche in un paese familista, e per qualche incongruenza (la polizia non si accorge del vistoso pusher in carrozzella Luca Zingaretti).

Da applausi Elio Germano, che ha la faccia e ormai l'esperienza per un personaggio sofferente e rude, e per una battuta da Oscar: noi lavoriamo in nero, siamo gente per bene.




NESSUNO MI PUO' GIUDICARE

Il ricco e a suo modo geniale imprenditore dei sanitari Pietro (Dario Cassini) muore improvvisamente in un incidente stradale lasciando moglie e figlio, di nove anni.

La spocchiosa vedova Alice (Paola Cortellesi), 35 anni, vive, superficiale e razzista, in una grande villa a Roma nord. Improvvisamente, visto il fresco lutto,  si ritrova, oltre che con un figlio, con villa con piscina, il Suv, tre domestici, ma anche un mare di debiti.

E' l’avvocato di famiglia a darle la notizia: il consorte l’ha lasciata sul lastrico e, se non salderà al più presto il grosso debito, perderà, visto l'aprirsi delle sbarre della prigione, anche la custodia del figlio.

Ora come sopravvivere e soprattutto come ripianare il deficit per evitare la perdita del bambino a favore dei servizi sociali?

Per prima cosa si trasferisce, lasciandosi alle spalle il lusso, nel quartiere popolare Quarticciolo, popolato da varia umanità, dal portiere Lionello (Rocco Papaleo) all'imprenditore dal cuore d'oro e dagli occhi impavidi Giulio (Raul Bova).

Poi si ricorda del mestiere più antico del mondo e un giro su internet le dà la risposta su come iniziare: contattata la vistosa Eva (Anna Foglietta) si trasforma in una escort da mille euro a botta.

La simpatica Paola Cortellesi, pur non avendo il fisico del ruolo, gioca con spirito e insospettabili doti di seduzioni, ma deve cedere lo scettro a Rocco Papaleo, irresistibile battutista.

La battuta cult: «Ve lo meritate Nanni Moretti».

Pur non dimenticando che si tratta di una commedia nell' Italia tutta finta di moda oggi, col regista Bruno che cita spunti veri (immigrazione e povertà) ma li risolve in fiaba.

Il lieto fine, insomma, è garantito.

TI PRESENTO UN AMICO

Milano. Il giovane manager dei cosmetici Marco Ferretti (Raoul Bova)  è promosso capo del marketing e quindi ha lasciato, senza rimpianti, il cielo grigio, i bus double decker e Piccadilly Circus.
La crisi economica gli ha portato via solo la fidanzata

La bionda collega Giulia Lombardi (Barbora Bobulova) s'infuria al suo arrivo (quel posto era mio!), ma basta un incontro (molto ravvicinato) per spuntarle le unghie.

Ora però il neoboss tentenna: deve essere lui a segare i rami secchi per far quadrare il bilancio.

A complicare la vita meneghina, oltre la collega suddetta si alterneranno Sarah (Kelly Reilly), affascinante inglese che cura una galleria d’arte, Francesca (Sarah Felberbaum), giovane impiegata dell'azienda e Gabriella (Martina Stella), aspirante giornalista televisiva, che gli sconvolgeranno l'anima e il corpo.

TI PRESENTO UN AMICO è una gracile commedia sentimentale, dalla trama esilissima e situazioni che strappano a fatica il sorriso, dei fratelli Vanzina, che, secondo molti, tentano di fare il verso al magnifico TRA LE NUVOLE, con Raoul Bova (bravino) a inseguire il fantasma del cinico tagliatore di teste George Clooney.

Anche se, secondo me, il tema della perdita del lavoro nelle grosse company ricorda di più THE COMPANY MEN, con le dovute distanze emozionali.

Probabilmente, al di là dei cattivi pensieri,  i Vanzina volevano solo banalmente tornare sui luoghi di SOUTH KENSINGTON.

Nella sfilata di belle ragazze e banalità fanno una pessima figura i maschi di contorno, ridotti a caricature (vedi il tassista partenopeo).

THE TOURIST

angelina jolie
Parigi. E' sorvegliatissima l'impettita Elise Clifton-Ward (Angelina Jolie) che va al bar a prendersi un cornetto, pardon, un croissant, vestita come se andasse a una sfilata di moda.

La polizia internazionale è alla caccia di Alexander Pearce, massimo riciclatore internazionale di denaro sporco che fa diventare pulito, inseguito anche dalla mafia russa del boss Ivan Demidov.

Lui ha però cambiato aspetto grazie a un'operazione chirurgica.
Quindi nessuno saprebbe riconoscerlo, tranne che lei.

"Ci troveremo a Venezia", recita, in sostanza, il messaggio arrivato al tavolo dal fuggitivo.

Preso il treno la donna del mistero, per depistare i mastini alle calcagna, coinvolge Frank Tupelo (Johnny Depp) un ignaro professore di matematica del Wisconsin, diretto in Italia per dimenticare una delusione d’amore.

Elise farà di Frank il suo ospite, nella meravigliosa suite di un hotel veneziano, avvolgendolo volontariamente in una rete di pericoli, inseguimenti e appuntamenti al buio.
Trascinandolo insomma in un'avventura mozzafiato.

Ma chi utilizza chi?

Bisogna ricordare che Florian Henckel von Dommersmarck, il regista di questo THE TOURIST è un grande regista. All'esordio con Le vite degli altri (costato due milioni di dollari per un incasso totale di ottanta milioni) si è guadagnato anche un Oscar e prestigio internazionale.

Qui è chiamato a dirigere un copione totalmente fuori dalle proprie corde, divertendosi (?) a scorazzare nella magica Venezia.

Nutrita compagine d’interpreti italiani (da Alessio Boni a Neri Marcorè, da Christian De Sica a Nino Frassica) che se la cava benissimo: tutti in parte ma senza calcare sul clichè, evitando il rischio di dar luogo a una cartolina dell'Italia contemporanea ferma agli anni cinquanta.

Comunque lo stile a cui si ambisce è infatti quello delle commedie giallorosa d’altri tempi, un po’ Caccia al Ladro un po’ Sciarada, ma con l’accortezza di non prendersi troppo sul serio, di sporcarsi di comico (quanto involontario non si sa) e di scopiazzare il genere Bond.

Anche l'utilizzo di due icone assolute, le superstar di Hollywood  Johnny Depp e Angelina Jolie, hanno fatto virare il film un pò più lontano dalla raffinatezza europea e  un pò più vicino all’estetica disneyana.

Bellissima l'assoluta protagonista: Venezia.

IMMATURI

Roma. Un commissario non era in regola, così vent'anni dopo la raccomandata del Ministero invita ventisei studenti del Giulio Cesare a rifare la maturità.
Tra questi un gruppo di compagni di banco che abitano a Roma, ma non sono tutti romani d'origine, e si sono lasciati invecchiare senza dar seguito ai propri desideri giovanili.

Se la passano dignitosamente.

C'è il neuropsichiatra infantile Giorgio (Raoul Bova) che va in crisi alla notizia della compagna (Luisa Ranieri) che potrebbe diventare padre; il timido agente immobiliare Lorenzo (Ricky Memphis) che per nulla al mondo lascerebbe il tetto dei genitori, colazione a letto compresa; la pubblicitaria divorziata Luisa (Barbara Bobulova) manager distratta con figlia; la chef  Francesca (Ambra Angiolini) che lotta contro l'appetito sessuale; il dj farfallone Piero (Luca Bizzarri), che racconta di moglie e figlio inesistenti alla fidanzata/amante Cinzia (Giulia Michelini) .

E infine Virgilio (Paolo Kessisoglu) che con una bugia, vent'anni prima, ha rovinato tutto. Insomma la solita storia di corna.

Ricchi di tempo libero (come sono rappresentati gli adulti nei film nda), i nostri immaturi si riuniscono dopo un ventennio di separazione per affrontare un'antica angoscia nella stessa formazione di allora.

Tutti sotto a studiare.

IMMATURI di Paolo Genovese, pur partendo da un pretesto flebile, è una piacevole, acuta e spiritosa commedia in agrodolce, benfornita di dialoghi scintillanti mai volgari.
Di uno strepitoso  Ricky Memphis, che sta ancora dai genitori, la battuta migliore.
A chi gli chiede: Sei single o sposato?» replica senza mentire: «lo convivo».

Unico personale appunto: manca una famiglia normale. Possibile che nessuno si sia sposato e fatto figli, con mutuo e cane?

MUTANDE PAZZE

Roma. La prorompente Stefania (Eva Grimaldi) si precipita dal regista Tinto Grass (!) che cerca due nuove natiche d'oro da lanciare sul set.

Purtroppo anche la sua amica universitaria Beatrice (Barbara Kero) insegue ancheggiando l'identico obbiettivo.

Intanto la conduttrice televisiva Amalia (Monica Guerritore) colleziona pezzi grossi nel proprio letto: basta con i programmi pomeridiani, ora pretendo la prima serata.

E una rapida carriera è pure il traguardo della disinibita valletta Alessia (Debora Cali).

MUTANDE PAZZE è lo sgangheratissimo esordio cinematografico, che si spinge ben oltre i Bastioni di Orione del trash, del prode tuttologo (tranne che regista?) Roberto D'Agostino, che racconta le "imprese", tra squallori e miserie, di quattro soubrette quarantenni per le quali il sesso fa rima con successo, soprattutto quando cominciano a sentirsi sorpassate.

Strip, reggiseni e, naturalmente come da titolo, mutande, non bastano a dar sapore a una satira offensiva per stupidità e deprimente per sguaiataggine, con doppi sensi già stantii un secolo fa.

I dialoghi sono sicuramente irritanti, ma che fa, parlano, benissimo, i sederi in esposizione.

Insomma manufatto in tutto e per tutto d'impianto televisivo che solo per convenzione dobbiamo chiamare film, anche se dissacrante (quando non feroce verso il sottobosco televisivo) al punto di restare nel limbo vedendosi precluso il passaggio proprio in TV.

Solo una riflessione: MUTANDE PAZZE anticipa le rivelazioni postribolari di Vallettopoli o i deliri del Fabrizio Corona di turno?

PALERMO - MILANO SOLO ANDATA

Palermo. Quel ragioniere della mafia sa tutto. Spiazzato dalle rivelazioni di un pentito, l'insospettabile colletto bianco, il ragioniere Turi Arcangelo Leofonte (Giancarlo Giannini) è immediatamente arrestato.

Bisogna scortarlo a Milano, dove dovrà deporre nel processo contro il solito boss. Occorrono però degli agenti adeguati alla bisogna.

Il comando viene consegnato al giovane ma già esperto ufficiale calabrese Nino Di Venanzio (Raoul Bova) che si mette in viaggio con un manipolo di giovani al primo incarico, agenti sbarbatelli.

Seguiranno, dopo l'ordine del capo mandamento al suo gruppo di fuoco, agguati e sparatorie, dove trovano la morte due poliziotti assieme alla moglie e al bambino del testimone.

Sarà solo l'inizio.

PALERMO - MILANO SOLO ANDATA è un ambizioso dramma di azione violento, sottospecie discendente dalla Piovra e di quel cinema civile che, come un fiume carsico, ogni tanto emerge, con stile allarmistico, diretto da regista Claudio Fragasso.

L'azione, rumorosissima, funziona, l'interpretazione e la definizione psicologica meno, anche perchè sovrastata da sparatorie e attentati dinamitardi.

Tolto Giancarlo Giannini che sembra voler sopperire, da solo, ai numerosi difetti del film.
E appena il frastuono si quieta, dalle bocche dei troppi personaggi macchietta, provenienti da ogni regione, partono mitragliate di parolacce in dialetto.

Facendo assomigliare troppo la denuncia (sociale) al poliziottesco dei tempi che furono.