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MIA MOGLIE E' UNA BESTIA

Milano. Stressato dal troppo lavoro il pubblicitario Gianni (Massimo Boldi) prende al volo il consiglio della saggia fidanzata Lidia (Valeria D'Obici): una tonificante vacanza in montagna.

Aria buona e vita da atleta, il citrullo inforca gli sci e finisce di botto in un crepaccio, liberando involontariamente Huc (Eva Grimaldi), seducente pur se grezza cavernicola ibernata da millenni, da lui scambiata sulle prime per una reduce della festa di Carnevale.

Chiarito l'equivoco, se la porta in città dove la povera troglodita dalle gradevoli fattezze, frastornata dalla cosiddetta civiltà, dà fuori di matto.

Più o meno come il suo salvatore: il povero yuppie finirà internato in una clinica psichiatrica.

MIA MOGLIE E' UNA BESTIA è una storiella fragile e anemica del prolifico duo Castellano e Pipolo, primo ruolo da protagonista per Massimo Boldi, fino ad allora solo comprimario.

Le battute decenti sono come i comunisti poveri, si contano sulle dita.
Se fosse stato un episodio breve di una commedia a episodi non sarebbe stato male, ma come film non regge.

La visione è consigliata solo ai fan dell'appariscente Eva Grimaldi, che, spesso nuda, ci piace sempre. Fisicamente c'è tutta!


Per il resto una sola parola: trascurabile.

ABBRONZATISSIMI 2 - UN ANNO DOPO

Cervia. Alla Beauty Farm del Grand Hotel più alla moda della Riviera Adriatica s'incrociano svariati vacanzieri con varie voglie e manie.

Il giornalista sportivo Martino (Jerry Calà) tampinando il celebre editore Mondì, per fargli pubblicare un suo libro, infila nel letto sbagliato la vendicativa moglie Stella (Eva Grimaldi).

La sfibrata Daniela (Vanessa Gravina), per sfuggire all'ex marito Piero (Mauro Di Francesco), elegge a finto partner l'idraulico polacco Andrej (Piermaria Cecchini). 

La bionda Bea (Valeria Marini) cerca di tenere alla larga i galletti, spacciando il maturo fidanzato cinquantenne per un arcigno genitore.

Se già il livello del prototipo  era scadente, in ABBRONZATISSIMI 2 - UN ANNO DOPO non si va meglio.

Il regista Bruno Gaburro, grazie alla buona accoglienza di pubblico del prototipo (che non sempre - questo caso lo dimostra - coincide con la qualità), cerca di creare un filmetto balneare ad uso e consumo del pubblico "estivo", sfruttando la solita formula delle varie storie amorose e delle gelosie che si intrecciano.

Inutile dire che la sceneggiatura è poca cosa, il divertimento è pressochè assente ma in compenso è pieno di  idiozie da ombrellone che s'inseguono tra bikini e cellulite, risparmiando fortunatamente sulla volgarità.

Forse perché manca la vistosa Alba Parietti, sostituita nel cast dalla Valeriona Marini (sempre fascinosa nel suo essere burrosa).

Anche se come talento siamo lì.

ABBRONZATISSIMI


Rimini. Lo squattrinato cantante di piano-bar Billy Damasco (Jerry Calà) fa gli occhi dolci alla seducente Aurora (Alba Parietti), infelice proprietaria di un bagno da spiaggia, che si fa corteggiare con l'intento si servirsene come sicario. Infatti gli chiede di eliminarle il solito marito noioso dalla ricca assicurazione.

Intanto due allegri cialtroni, i proletari Angelo (Teo Teocoli) e Silvano (Mauro Di Francesco), travestiti da industriali, danno la caccia alla dote di danarose cinquantenni, esattamente come la battona pentita Elide (Eva Grimaldi), che l'assillante protettore Marcello (Piermaria Cecchini) costringe a estenuanti straordinari.

Isabella (Nathalie Caldonazzo) è una ragazza che si innamora perdutamente di Mustafà (Salvatore Marino), un medico africano di colore, al punto che i due giungono alla decisione di sposarsi. Il problema è rappresentato dai genitori conservatori della ragazza, in particolare dal padre, un convinto razzista, che però alla fine acconsente al matrimonio tra i due.

ABBRONZATISSIMI è una insulsa farsa a storielle concatenate, appartenente al filone cosidetto "vacanziero" (commedie ambientate in località di vacanza generalmente balneari), pessima rifrittura di Sapore di mare dei Vanzina o, se vogliamo, un Rimini Rimini fuori tempo massimo, ricca di cosce, tette e battute penose.

In pratica il regista Bruno Gaburro ha raccolto i cocci del decennio precedente e ha cercato di ricomporre un mosaico a tinte marinaresche, ma il risultato è assai scarso.

La scatenata neoattrice (si fa per dire) Alba Parietti che balla, lecca il gelato e si dimena con sguaiata voluttà, si fa preferire da gran lunga in questa versione "nature" rispetto all'attuale restauro, ma non parlo assolutamente di doti recitative.

Innumerevole il quantitativo di natiche femminili inquadrate in tutte le salse per tutta la durata del film.

Particine anche per la futura porno attrice Valentine Demy e la futura signora Costacurta, Martina Colombari.

Sciaguratamente ne fu girato un seguito.

MUTANDE PAZZE

Roma. La prorompente Stefania (Eva Grimaldi) si precipita dal regista Tinto Grass (!) che cerca due nuove natiche d'oro da lanciare sul set.

Purtroppo anche la sua amica universitaria Beatrice (Barbara Kero) insegue ancheggiando l'identico obbiettivo.

Intanto la conduttrice televisiva Amalia (Monica Guerritore) colleziona pezzi grossi nel proprio letto: basta con i programmi pomeridiani, ora pretendo la prima serata.

E una rapida carriera è pure il traguardo della disinibita valletta Alessia (Debora Cali).

MUTANDE PAZZE è lo sgangheratissimo esordio cinematografico, che si spinge ben oltre i Bastioni di Orione del trash, del prode tuttologo (tranne che regista?) Roberto D'Agostino, che racconta le "imprese", tra squallori e miserie, di quattro soubrette quarantenni per le quali il sesso fa rima con successo, soprattutto quando cominciano a sentirsi sorpassate.

Strip, reggiseni e, naturalmente come da titolo, mutande, non bastano a dar sapore a una satira offensiva per stupidità e deprimente per sguaiataggine, con doppi sensi già stantii un secolo fa.

I dialoghi sono sicuramente irritanti, ma che fa, parlano, benissimo, i sederi in esposizione.

Insomma manufatto in tutto e per tutto d'impianto televisivo che solo per convenzione dobbiamo chiamare film, anche se dissacrante (quando non feroce verso il sottobosco televisivo) al punto di restare nel limbo vedendosi precluso il passaggio proprio in TV.

Solo una riflessione: MUTANDE PAZZE anticipa le rivelazioni postribolari di Vallettopoli o i deliri del Fabrizio Corona di turno?