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E IO NON PAGO - L'ITALIA DEI FURBETTI

Poltu Quartu (Costa Smeralda). Il maresciallo Remo Signorelli (Maurizio Mattioli) e il brigadiere Riccardo Riva (Maurizio Casagrande) della Guardia di Finanza sono stati comandati, in avanscoperta, a preparare "bliz antievasione" nel bellissimo centro turistico sulla Costa nord orientale della Sardegna.

Qui Remo incontra un antico compagno di scuola, il disinvolto gestore di un locale alla moda Fulvio (Jerry Calà), che non incontrava da decenni e che sospettava avesse avuto una notte d'amore con l'allora sua fidanzata e ora moglie.

Remo, sotto le mentite spoglie di un imprenditore, e Riccardo si mettono al lavoro, a caccia di evasori, e pian piano scoprono un imponente giro di evasioni fiscali.

Il problema consiste nel trovare prove, in particolare contro uno pseudo commercialista, il disonesto Massimiliano Grilli (Enzo Salvi).

E IO NON PAGO - L'ITALIA DEI FURBETTI  è una fragilissima commediola di serie B (e che in quella categoria lotta pure per la salvezza) attuale negli argomenti ma carente nei contenuti, che tenta di mettersi in scia del mitico I TARTASSATI. Fallendo l'obiettivo, chiaramente.
Il soggetto di Calà ci riporta per l'ennesima volta nei "suoi" luoghi in Sardegna per una farsa che prende spunto dalle recenti incursioni delle fiamme gialle nelle località prestigiose del Belpaese.

Rimane, in tutto e per tutto, un film d'evasione. Perché aldilà del livello basso della comicità e di quello alto delle stupidate che dovrebbero azionare la risata facile, è anche un bel manuale che raccoglie i trucchi di chi si ostina a non pagare le tasse.

Qualche cenno autobiografico di Jerry Calà non basta ad elevare la pellicola dalla mediocrità.

Probabilmente il più in parte è l'antipatico Enzo Salvi che ha tutta la bieca 'trucidità' di personaggi che le cronache quotidiane ci hanno fatto conoscere.

Ridicolo Benito Urgu, nella ricerca-tormentone dei trichechi da spiaggia.

La florida Valeria Marini, nel ruolo di una patinata maga sarda, soccorsa dai sottotitoli, non aggiunge nulla.

Chi cerca grande cinema stia alla larga.

ABBRONZATISSIMI 2 - UN ANNO DOPO

Cervia. Alla Beauty Farm del Grand Hotel più alla moda della Riviera Adriatica s'incrociano svariati vacanzieri con varie voglie e manie.

Il giornalista sportivo Martino (Jerry Calà) tampinando il celebre editore Mondì, per fargli pubblicare un suo libro, infila nel letto sbagliato la vendicativa moglie Stella (Eva Grimaldi).

La sfibrata Daniela (Vanessa Gravina), per sfuggire all'ex marito Piero (Mauro Di Francesco), elegge a finto partner l'idraulico polacco Andrej (Piermaria Cecchini). 

La bionda Bea (Valeria Marini) cerca di tenere alla larga i galletti, spacciando il maturo fidanzato cinquantenne per un arcigno genitore.

Se già il livello del prototipo  era scadente, in ABBRONZATISSIMI 2 - UN ANNO DOPO non si va meglio.

Il regista Bruno Gaburro, grazie alla buona accoglienza di pubblico del prototipo (che non sempre - questo caso lo dimostra - coincide con la qualità), cerca di creare un filmetto balneare ad uso e consumo del pubblico "estivo", sfruttando la solita formula delle varie storie amorose e delle gelosie che si intrecciano.

Inutile dire che la sceneggiatura è poca cosa, il divertimento è pressochè assente ma in compenso è pieno di  idiozie da ombrellone che s'inseguono tra bikini e cellulite, risparmiando fortunatamente sulla volgarità.

Forse perché manca la vistosa Alba Parietti, sostituita nel cast dalla Valeriona Marini (sempre fascinosa nel suo essere burrosa).

Anche se come talento siamo lì.

IN QUESTO MONDO DI LADRI

Milano. Scoperto con sgomento che la multiproprietà in montagna è un bidone, il bancario infelice e tanto onesto Fabio (Carlo Buccirosso), che a forza di consigliarli ai suoi clienti aveva sottoscritto anch'egli i fondi bidone della proprietà suddetta, la mantenuta Monica (Valeria Marini), il ristoratore Walter (Max Pisu), che ha perso il cuoco famoso con cui sognava di fare società e «guadagnato» 500.000 euro di debiti, l'esercente cinematografico Nicola (Biagio Izzo), rovinato dall'apertura di un multiplex proprio di fronte alla sua sala e il chirurgo plastico Lionello (Enzo lacchetti), caduto in disgrazia da quando a un'attricetta è «esploso» in aereo il seno che lui aveva rifatto, decidono di allearsi.

Restituiremo la stangata, promette Fabio, certo di ricevere il consiglio giusto dal vicino di villetta, il truffatore professionista Gastone (Ricky Tognazzi). 

Infatti il colpo si farà, proprio nella Banca Milanese dove sgobba il timido travet.

Uscito di scena per un incidente il luminare delle tette, il suo posto è rilevato dal suocero di Nicola, il vispo colonnello in pensione Leonardo (Leo GuIlotta). Pronti? Via.

IN QUESTO MONDO DI LADRI è una appena passabile commedia corale di costume con cui Carlo Vanzina e il suo sceneggiatore-fratello Enrico continuano quella analisi sociologica d'Italia che sono gli unici a compiere nel nostro cinema, anche se a loro modo.

Il titolo è preso in prestito da una fortunata canzone di Antonello Venditti che nel 1988 anticipava gli umori della tangentopoli italiana e i due Vanzina fanno leva sull'attualità per prendere bonariamente in giro vittime e carnefici dei tanti, troppi crac scoppiati nell'Italietta del Duemila.




Nell'affiatata squadra di improvvisati e simpatici malandrini spicca, questa volta anche per l'autoironia, una Valeria Marini in forma (fisica) smagliante che, non dovendosi spogliare, è costretta a recitare: tutto sommato se la cava bene.

BAMBOLA

Comacchio. La monumentale mamma (Anita Ekberg) muore lasciando ai figli, la procace Mina detta Bambola (Valeria Marini) e il gay Flavio (Stefano Dionisi), la capra Amalia e una stamberga sulle palafitte, trasformata in pizzeria con i quattrini del panzone Ugo: specialità margherite e anguille.

All'Acquapark la burrosa ragazza si lascia circuire dal fusto Settimio (Manuel Bandera), che uccide accidentalmente il geloso pigmalione e finisce dentro. La pettoruta bionda gli fa visita in galera e in parlatorio resta affascinata dal rude galeotto Furio (Jorge Perugorrìa):il macho la convince a un incontro intimo nella camera blindata accendendole dentro la fiamma del peccato, mentre nell'altra cella flirtano Flavio e Settimio.

Tragedia e sangue dietro l'angolo.

BAMBOLA è un insulso, insensato e volgarissimo fumetto erotico che nelle mani grezze del provocatorio regista catalano Bigas Luna da un risultato finale che sfocia nel grottesco involontario, con dialoghi e sequenze a dir poco imbarazzanti, su tutte quella dell'anguilla usata a mo' di dildo ittico.

Impossibile giudicare la statura artistica dell'imponente e seminuda Valeriona nazionale, burrosa come mai, che ce la mette tutta per essere sexy: quando non si strofina addosso le anguille, sta sempre sdraiata o carponi.



Non da meno la caratterizzazione del fidanzato di Bambola, diventato gay dopo esser stato sodomizzato in galera . Il film accumula assurdità e morbosità da quattro soldi fino allo sconcertante finale, guadagnandosi un posto d'onore nel cinema trash.

Forse salvabili solo gli affascinanti esterni. Però anche il corpo della Marini sarebbe da rivalutare.